LXXII.
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Nel tempo che io v'ô detto, providdero li senatori e consoli e la comunità di Roma di distruggiare Cartaggine, e sì tosto come quello conseglio fu preso, lo consolo Lucio Censorino e Marco Manio e Publio Scipio furono eletti per passare il mare e per andare in Affrica. Costoro s'apparecchiaro molto riccamente di buoni cavalli e di ricche armadure, e molto assembraro grande gente appiè e a cavallo e molto avere. Quando esciro di Roma, costoro andaro tanto ch'ellino entraro in mare con grande navilio, e sì tosto come furo in mare, il vento si levò, il quale ferì nelle vele di diversi colori, e sì andaro tanto senza tempesta, che giunsero in Affrica assai presso a Cartaggine; e sì tosto come ebbero preso porto e l'àncore gittate in terra, ellino trassero delle navi cavalli e armadure, e sì si attendaro longo il porto alla marina, e là si riposaro li Romani tre dì, e intanto mandaro loro messaggi a' baroni della terra di Cartaggine, che lo' venissero a parlare, ed ellino così fecero; e sì tosto come e consoli di Roma li viddero, sì lo' comandaro che lo' dessero tutte loro navi e loro armadure per fare loro bisogno, perciò che none avevano recate tante armadure, quante a loro genti bisognava. A questo comandamento non si ristettero niente e Cartagginesi, anzi dierono a' Romani tutto loro navilio e galee altresì. Appresso lo' fecero arrecare fuore di Cartaggine sì grande quantità d'armadure, che tutte le genti d'Affrica se ne sarebbero potuti armare per difendare loro corpi in battaglia.