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La Seconda e Terza Guerra Punica

XLV.

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Intanto gionse Astrubal con sua gran gente contra Scipio lo consolo, che la battaglia non rifiutò niente, anzi ordinò sua gente e sue schiere come valente cavaliere e cortese e savio, e sì gli amaestrò molto di ben fare e di vendicare l'onta e 'l danneggio che gli Affricani gli avevano fatto, e allora venne tutte le schiere senza dimoranza. Lo re Astrubal, che attendato era, non avea dormito tutta la notte per lo gran disio della battaglia, e la mattina per tempo fece sue schiere armare, chè non credeva che li Romani si potessero tenere contra lui in nulla maniera, e similemente li Romani desideravano di combattare con lui, e non credevano già vedere l'ora che le schiere fussero ordinate; e per questa volontà che l'uni e l'altri avevano sì grande di combattare, furo tosto assembrati. Poi che s'accostaro, là fu molto grande battaglia e pericolosa e crudele senza misericordia e senza pietà; là fecero molto bene li arditi e li valenti cavalieri, che per paura di morte none sbigottiro; e bene sappiate che neuno che troppo dubiti, non può essere nè pro nè ardito, e coloro che vogliono avere il pregio e l'ardimento di loro grande forza acquistare fama, sì si metteno in avventura di morte. Là lo' fece molto bene lo consolo Scipio, chè per sua grande prodezza furo li Affricani sconfitti lo dì, e Astrubal loro signore cacciato dello stormo, e sua gente cacciata per forza infino alla notte. Là fu molto grande acquisto fatto, chè quando li Romani tornaro di loro incalcio, ellino trovarono le tende e padiglioni degli Affricani sì guarniti d'oro e d'argento e di drappi di seta e d'avere e di prigioni e di preda, sì che appena ne potrebbe altri dire il numaro; e così crebbe in molto grande avere Scipio e in grande nome pel primo anno per la terra di Spagna e per tutte le contrade del paese d'intorno.

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