LXII.
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Di queste parole si maravigliò molto lo re Anibal in sè medesimo, e pensò che questo significasse qualche ingombro, e perciò comandò che arrivassero ad altro porto che a quello ove eglino andavano; e così come elli comandò, così fu fatto, e non si dimoronno niente grandemente, che essi arriverò nel porto d'uno castello che molto era ricco e bello della signoria di Cartaggine, che aveva nome Lepino. Là discese lo re Anibal a terra e tutta sua gente, che del mare e della pena ch'eglino avevano auta erano molto travagliati, e sì si riposaro ine longamente, e lo re Anibal fece trarre fuore delle navi suo avere e sue prede, delle quali avevano grande abbondanza. Mentre che lo re Anibal e sua gente si riposavano sotto al castello di Lepino, mandò suoi messaggi a' prencipi della città di Cartaggine, come elli era tornato in Affrica ed era arrivato con sua gente al castello di Lepino, che molto era grande e forte; e allora fu fatta in Cartaggine grande gioia e grande allegrezza per la venuta dello re Anibal, che molto era desiderato e amato da tutti quelli della città e da' ricchi e da' povari, perciò che avevano in lui sicurtà e fidanza per lo suo senno e per la sua prodezza, della quale avevano udito molto parlare appresso e a longa.