LIII.
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Quando lo re Anibal vidde la testa di suo fratello Astrubal, e seppe il dannaggio e la grande sconfitta di sue genti, elli si trasse versa Sicilia per temenzia d'alcuna sciagura e per lo dolore di suo fratello e di sua gente, della quale lo re Anibal facea grande dimostranza; poi passò uno anno, che tra e Romani e lo re Anibal non fu battaglia, non perchè fusse nè pace nè triegua infra loro, ma perchè avevano auto l'uno e l'altro tanta pistolenzia, oltre alle crudeli battaglie, che non potevano arme prendare per andare a battaglia. Intanto Scipio ebbesi la contrada conquistata da' monti di Pineos infino al mare Oceano, cioè al mare che intornia tutto il mondo, nel quale tutte le nazioni stranie di diverse maniere abitano, e tutti bracci di mare, città e castella e ville e piani e montagne tutte sottomisse alla signoria di Roma; e ciò che si metteva a fare, li veniva fatto in modo che il più della gente credeva ch'egli operasse per volontà delli Dii, e che in lui fusse alcuna cosa divina, perciò che in lui erano tutte le bontà d'onore e di larghezza è di prodezza, come più potevano essare in nullo uomo, che mai fusse nel mondo. Quando Scipio ebbe tutta Spagna conquistata, come voi udite dire e contiare, elli tornò a Roma con sì grande onore e gloria e con sì grandi ricchezze, che Roma fu tutta di gioia piena.