XLII.
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Quando ciò fu fatto, Scipio con sua grande oste andò tanto per sue giornate, poi che si partì di Roma, che passò i monti di Pineos, e tanto fece che venne in Ispagna; e quando fu entrato nella contrada, egli domandò dove fossero ragunate le più grandi ricchezze degli Affricani, e quale era la terra, ov'ellino avessero mandata maggiore forza di loro gente, e fu lo' detto di Cartaggine novella, la quale avevano fatta in Ispagna. Di questa Cartaggine novella, siccome Orosio contia, e dice la maggiore parte della gente, che questa è quella città, che ora è chiamata Marot, e tali dicono ch'è chiamata Tolletta[38], che tanto è oggi nominata e pregiata, ch'è posta su lo rivaggio, ove altri truova tale fiata granella d'oro mescolate coll'arena, chi bene la vuole cercare, ma non vi so bene dire quale fu di queste due città l'una, che fu quella Cartagine ch'io v'ô parlato; ma tanto sappiate certamente di vero, che questa non fu la gran Cartaggine, ch'è in Libia nelle parti d'Affrica, d'onde lo re Astrubal aveva sì grande gente ragunata in Ispagna per navilio; Cartaggine, ond'io vi parlo, fu la città di Marte, siccome a me pare, e sappiate che Astrubal era nell'ultime parti di Spagna, là ove avea fatte molte battaglie a prendare le città e le castella, e conquistare le stranie nazioni. Ma sì tosto come seppe e intese che Scipio avea passati e monti di Pineos, d'onde io v'ô dinanzi parlato, e ch'egli era già entrato in Ispagna, elli si partì il più tosto che potè per venire contra a lui, ma intanto assediò Scipio Cartaggine novella, là ove era tutto l'oro e tutto l'argento, che gli Affricani avevano conquistato.