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La Seconda e Terza Guerra Punica

XXXV.

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Sì tosto come ciò fu divisato e detto, ellino assembrarono allora tutta loro gente e loro forza e loro potere, e tutti coloro che arme potevano portare, furo tutti ragunati in Campidoglio, ed allora furo pregati che arditamente e vigorosamente combattessero, siccome per loro difendare e loro donne e loro figliuogli, ch'e loro nemici desideravano di menare in loro contrada per fare loro volontà. A queste parole furo le schiere ordinate, e le nobili donne e le pulzelle saliro su per le mura della città, tutte spogliate di loro migliori robbe, per la città difendare, se loro gente fusse sconfitta. Intanto furo li Romani usciti della città, e nullo pensiero avevano, se non o essare tutti morti o tutti presi innanzi che tornare per forza dentro alla città. Quando lo re Anibal vidde che li Romani erano usciti tutti fuore di Roma contra di lui nella campagna, e tutti ordinare e apparecchiare per combattare, elli si pensò bene ch'ellino non volevano tornare addietro, che loro si vendicarebbero del duolo e del dannaggio ch'elli l'aveva fatto; e perciò comandò che sue genti fussero bene ordinate e schierate per combattare, e pensò che se potesse tanto fare, che si mettesse tra loro e la città, giammai uno solo non avarebbe potere di ritornarvi nella città; e tantosto furo d'una parte e dell'altra le schiere ordinate assai tostamente, ma sì tosto come quelli da cavallo si volevano muovare per combattare, e quelli da piei s'erano già tanto appressimati, che già gli archi tiravano per trarre l'uno all'altro; e intanto venne una sì gran piova ed uno sì gran vento mescolato con gragniuola, e dè lo' adosso per sì fatto modo, che mai sì grande piova e grandine non avevano veduta, e ciò fu una delle maggiori maraviglie, che altri udisse mai parlare.

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