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La Seconda e Terza Guerra Punica

XXXVI.

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Quella piova fu sì grande, che appena potevano vedere l'uno l'altro, e non si potevano cognosciare l'uno l'altro, e non si potevano tenere ritti, nè tenere suo scudo nè sue armi, sì duramente l'oppressava la piova, che li mollava[34] troppo forte. Per questa avventura tutti li cavalieri ch'erano armati, e tutti e pedoni e cavalli poco si falliva che non venivano meno del tutto, e sì non sapevano partire loro schiere, che assembrare dovevano; e medesimamente quelli della città appena tornarono dentro, e quelli del campo tornarono a' loro padiglioni, e così rimase la battaglia il dì per la piova che fu così smisurata; ma la mattina sì tosto come apparve il giorno, e 'l sole rendea suoi raggi sopra la terra, s'apparecchiaro nell'oste per combattare, e dall'altra parte quelli della città s'apparecchiavano di loro armi, e sì le fecero rischiarare, che erano tutte scure per lo forte tempo che avevano auto, imperò che le volevano belle e chiare mostrare a' loro nemici, e dall'altra parte volevano tosto andare alla mortal battaglia; e sì tosto come furo nella campagna tutti assembrati e apparecchiati per ferire l'uno l'altro, ed eccoti siccome lo dì dinanzi una sì gran tempesta e più forte assai che quella dinanzi, e con sì grande tempesta lo' venne adosso, sicchè era una maraviglia, sicchè lo' tolse l'ardimento e 'l coraggio, che l'uno avea di tollare la vita a l'altro. E così come avevano fatto l'altro dì, sì si tornarono addietro a' loro alberghi; e per così maravigliose venture sì si trasse lo re Anibal addietro nella campagna, che li fu veramente avviso alle disavventure che aveva aute, che lui li sottomettarebbe e signoreggiarebbe, e farebbe di loro e di tutta la contrada tutta sua volontà, fuore solamente della città di Roma; e di ciò era bene sicuro, per ciò che sapeva bene che ella era di troppo grande forza.

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