VI.
Reading edition
Allora quando Anibal stava all'assedio di Serragoza con cento cinquanta migliaia d'uomini d'arme, siccome Eutropio racconta, vennero a lui messaggi da Roma, e sì li dissero da parte de' senatori e de' consoli, ch'elli lassasse Serragoza e sì se n'andasse, ma non ne volse fare nulla per cosa ch'elli dicessero, anzi minacciò li messaggi e villanamente li accomiatò. Li messaggi che tornarono a' senatori, dissero la risposta di Anibal e la villania ch'elli aveva detta. Allora ebbero li senatori e consoli consiglio, che mandassero a Cartaggine, siccome fecero, e mandaro a' Cartagginesi sopra alla pace, ch'ell'avevano promessa, che mandassero a Anibal loro re, che contra quelli di Serragoza, che loro amici erano, non combattessero nè non tenessero assedio dinanzi a loro città. Li Cartagginesi risposero alli messaggi di Roma, che già non se ne tramettarebbero, nè niente per li Romani farebbero, ma tornassero tosto addietro, altrimenti perdarebbero la vita. Con tali parole e con più altre villaneggiaro molto li messaggi de' Romani, e quali si partiro da loro il più tosto che potero, e contiaro bene a' senatori ed a' consoli ciò che l'era stato detto e fatto. Intanto fu Serragoza presa non per forza ma per fame, chè quelli della città avevano sì grande caro, che mangiaro tutte le bestie della città, e tutto ciò che potevano avere senza nulla dimoranza; ed appresso si tennero tanto, ch'egli erano tutti infiati innanzi che si volessero arrendare; ma nella fine non potero più sofferire, che si convenne che si arrendessero allo re Anibal.