XXIX.
Reading edition
Intanto tutta Campagnia e tutta Italia si rendè allo re Anibal, imperò che disperati erano ch'e Romani mai potessero avere onore o signoria, e rendersegli città e castella e ville, e sottomissersi alla sua signoria del tutto, e anco in quello tempo li Gallici assembrarono gente per andare contra a' Romani. Contra a costoro fu mandato Lucio Ponponio, che consolo era allora, ma male ne li avvenne allora, perciò che lui e sua gente furono sconfitti e morti, e pochi ne tornarono addietro. Così avvenia allora a' Romani e cresceva loro male di dì in dì, e sì erano sbigottiti, che non sapevano che si fare; ed allora erano consoli di Roma Sempronio Gaio e Quinto Fabio[30]. Per lo conseglio di costoro fu mandato Marcello contra lo re Anibal, chè tutto lo regno di Puglia e di Calavria e di Italia e di Campagnia ubbidivano a lui, e facevano sue comandamenta. Questo Marcello Claudio ch'era consolo, andò tanto lui e sua gente, ch'elli assalse lo re Anibal e sua oste a uno stretto d'una riviera, dov'elli doveva passare l'altro dì, ed ine l'assalse Marcello, e da più parti fece gridare Roma e sonare trombe e corni, d'ond'elli sbigottì molto lui e sua gente duramente per lo grande romore e per lo grande grido; e sappiate che là fu gran parte della gente dello re Anibal sconfitta e distrutta, imperò che di niuna persona dubitavano, nè di questo incontro non prendevano guardia; e sì tosto come lo consolo si potè partire, elli si trasse addietro col grande guadagno ch'elli aveva fatto, e lo re Anibal, che passati avevano l'acqua, s'attendaro dolenti e corrucciosi di questa sconfitta; e queste novelle furo tosto sapute a Roma, d'onde gran gioia fu fatta, chè non potevano credare che nullo potesse danneggiare lo re Anibal; ma Claudio Marcello lo danneggiò molto duramente e gravò. Ma infra li mali, grandi avventure e grandi pericoli, ove li Romani erano, fu Claudio Marcello lo primo che lo' donasse speranza di potere lo re Anibal sormontare e vinciare.