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La Seconda e Terza Guerra Punica

XLVI.

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Eutropio conta che intanto Fabio Massimo uscì di Roma con grande gente appiè e a cavallo per volontà de' senatori, e sì andò tanto che gionse alla città di Taranto, ove era tutto il fornimento di Anibal, e le grandi ricchezze ch'egli avevano conquistate per molte contrade. Quando Abran, uno duca dello re Anibal, che molto era valente e di grande potenzia, che con lui avea molta gran gente menata e ragunata dentro alla città di Taranto, sì tosto come Fabio Massimo venne dinanzi alla città, sì uscì lo duca contra a lui a battaglia ordinata, e senza fare menzione o parola nulla di fare o pace o concordia, ma tostamente s'incontrarono con loro, però che si odiavano mortalmente, e sì si feriro molto duramente li Romani e li Affricani, imperò che molto desideravano di sconfiggiare l'uno l'altro e cacciarsi di campo. Coloro che là assembraro primamente, non curavano di belle giostre per mostrare loro cavallare, anzi assembraro sì tosto come si viddero, e cominciaro a trarre e a lanciare l'uno l'altro, e quelli appiei e quelli a cavallo tutti insieme, e sì si ferivano di lancie e di quadrella e di spade e d'accette taglienti, che allora e in quello tempo erano molto in usanza di portare in battaglia, colle quali si fendevano e tagliavano teste e costati e petti in sì grande quantità, che tutta la terra n'era coperta. In quella battaglia uccise Fabio Massimo Abran, per la cui morte quelli della città di Taranto e li Affricani medesimi che con lui erano, furono sconfitti. Là fu molta grande distruzione di cavalieri e di sergenti allo 'ncalciare verso la città, imperò che li Romani li seguivano molto vigorosamente, sicchè insieme con loro entraro dentro alla città, e sì furo sì duramente sbigottiti e spaventati quelli che sopra le mura della città erano, e le donne e le damigelle per lo grande dolore e per la grande distruzione, ch'elle vedevano fare di loro gente, che ciò era maraviglia; e già neuno faceva difesa per li Romani ritenere o per difendare loro vita. Così e in tale maniera fu presa la città di Taranto.

Allora lo consolo Fabio Massimo fece ragunare l'avere e le grandi prede che là furono trovate e guadagnate, e sì le partì tutte e donò a sua gente e a sua cavallaria, e poi fece vendare bene vinti milia prigioni ch'elli aveva presi, e sì ne fece portare l'avere a Roma e mettare in comune tesoro della città. Allora tornaro alla forza e all'aiuto de' Romani molta gente che s'era partita da loro per paura di Anibal, imperò che Fabio Massimo lo' diceva e sicurava, che mai più lo re Anibal non arebbe sopra loro signoria.

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