IL ROMANTICISMO [Dallo studio su Giovanni Prati — Opere, III. 394-397].
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Come romanticismo non sono di per sé la liberazione dalle false dottrine e dalle false teoriche su l’epopea e su ’l dramma, la guerra a ogni convenzionale, la rinunzia a ciò che i nostri padri chiamavano la mitologia e il ritorno a ciò che chiamavano la fede dei padri, la rivendicazione in fine di tutte le tradizioni artistiche popolari e nazionali, però che tali rivendicazioni, tali rinunzie, tali ritorni, tali libertà ci furono d’ogni tempo, e furono, al paro de’ loro contrari, d’ogni popolo a tempi diversi; cosí è anche vero che romanticismo non è soltanto l’idealismo, il sentimentalismo, il nervosismo e il cretinismo clericale, feudale, medioevale, con tutte le sue bambocciate. Ma un po’ di tutto cotesto, e specialmente la corruzione del bene e la fermentazione del male che in quelle idee e in quelle intenzioni era, fu rappresentato dal romanticismo quando signoreggiò da ultimo come scuola. Elementi, intendimenti, momenti, instrumenti diversi d’un lungo lavoro artistico per tutta un’età vennero a esser confusi nella vittoria audace di un gruppo. Ecco un puro catalogo.
1º Sentimentalismo, fantastico o spiritualistico o accademico: Young, Rousseau, Gessner.
2º Rivelazione dell’antichità già mascherata sotto i cenci del convenzionale: rinunzia alla mitologia decoramentale. Il movimento era già cominciato oscuramente in Italia: nell’archeologia estetica fu la gloria di Winckelmann.
3º Insurrezione contro il falso Aristotele foggiato dall’Accademia di Francia, cominciata anche questa in Italia: conseguenza non legittima la tragedia urbana o il dramma lacrimoso di Diderot, 1757: gloria, Lessing, Drammaturgia di Hambourg, 1767.
4º Ritrovamento della poesia tradizionale delle nazioni, della poesia popolare: Percy, Reliquie dell’antica poesia inglese, 1765: il pasticcio ossianico-macphersoniano, 1776: Herder, Voci dei popoli, 1778: conseguenze, non perfettamente artistiche, le ballate del Bürger.
5º Periodo germanico della tempesta, della libertà, del ritorno alla natura: dèi veri, Omero e Shakespeare; falso dio, Ossian; semidio, Rousseau; conseguenze, I Masnadieri, Werther, Goetz di Berlichingen.
6º Quiete e concordia del Goethe e dello Schiller nel lavoro: periodo eroico: rinnovamento del dramma e della epopea: perfezionamento della lirica e della ballata.
7º Romanticismo propriamente detto, tedesco. Cominciò con le lezioni di Augusto Schlegel su l’arte e letteratura drammatica, 1809-1811. Avversando lo Schiller, scostandosi dal Goethe, alternando tra i due poli dello Shakespeare e del Calderon i tuffi un po’ nell’oriente e un po’ nel medio evo, sempre in traccia del fiore azzurro e del chiaro di luna, se arricchí la coltura germanica d’una profusa letteratura massime d’importazione, estenuò gli spiriti respingendoli al medio evo, al misticismo, alla mitologia, sfrenò e sfiancò gl’ingegni proclamando l’autonomia assoluta del fantastico e la incondizionata sottomissione della realità.
8º Romanticismo inglese, con rispecchiamento dell’opera del Goethe e delle dottrine tedesche posteriori: oggettivo e conservatore con lo Scott, soggettivo e rivoluzionario co ’l Byron.
9º Romanticismo italiano del 1818. Non fu in somma che l’ultimo svolgimento della scuola nazionale in un liberalismo qua e là religioso, non certo senza influenze del Goethe e del Byron, della Stäel e del Sismondi. È vero che il Tedaldi Fores ci recò subito le fantasmagorie spettrali e le bambocciate medievali, e il Biava i languori del misticismo e della sentimentalità: ma in generale il romanticismo lombardo, inalzando a idealità il buon senso, proclamando l’estetica della realità e il ritorno al vero decente e all’utile bello, fu tutto l’opposto del romanticismo tedesco propriamente detto, come precedé il romanticismo francese nella infrazione delle false regole e nella liberazione del dramma a idealità storica. Ricordiamo che il Goethe pronunziò il romanticismo essere un genere morboso fuori che nel Manzoni.
10º Romanticismo francese del 1823. Tutti sanno che fosse e che importasse: rinnovamento della lirica, del dramma, del romanzo, e in generale dello stile; e fu bene: esagerazione, colorata con miglior retorica, delle esuberanze e morbosità tedesche e inglesi; e fu male.