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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

CAPITOLO XV.

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Delle altre Sette differenti derivate dal grembo della Comunione dell'Israelismo; cioè Saducei, Essenj, Terapeuti, Farisei, e Samaritani; la loro origine, i loro dogmi, le loro Cerimonie, ed i loro sistemi di Religione.

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Due Cause principali, dice un ingegnoso critico moderno, sembrano cospirare a gara per mantenere, e alimentare negli uomini la ripugnanza, e l'incuria ch'essi nutrono scrupolosamente, tutte le volte che trattasi di ponderare, o discutere le loro opinioni tradizionali; la prima si è la difficoltà insormontabile, e l'impotenza estrema nella quale si trovano di penetrare le dense tenebre, di cui le tradizioni hanno pur troppo avviluppata la religione dai suoi primi fondamentali elementi; argini molto adeguati ad opprimere ed a stancare gli spiriti limitati, ed accidiosi, che incapaci di elevarsi colla forza del raziocinio fino alla contemplazione della verità, non iscorgendovi che un Caos terribile, e informe, la giudicano forse assolutamente impossibile ad esaminare, ed approfondire, e paghi ne restano di seguitarla tale quale se la rappresentano macchinalmente (124): ecco la sola e vera cagione, a cui tutto concorre a convincerci che possono dovere l'origine, presso che tutte le Sette scaturite dal grembo del giudaismo antico, e partitamente di quella de' Farisei, della quale ci disponghiamo in seguito a parlare.

La seconda di tali cause, può dirsi quella di non lasciarci troppo soggiogare da precetti severi, mistici, o poco intelligibili, che tutto il mondo ammira nella teoria, e pochissime persone si curano di praticare con esattezza; tale è la sorgente della quale scaturirono probabilmente il Caraismo di cui testè abbiamo esaurita la materia, non meno che tutte le altre Sette delle quali ora, entriamo ad occuparci di proposito.

Che la Teologia mistica, producesse per se medesima la Setta de' Saducei, sembra che niuno abbia fino ad ora fondatamente dubitato, siccome apparisce altresì egualmente incontestabile, che le orali allegorie formassero quella de' Farisei.

In quanto poi all'epoca precisa in cui la Setta Saducea si rendesse manifesta fra gli ebrei, l'opinione la più adottata da' critici si è che Zadok, discepolo di Antigono Socheo fosse il primo, e il vero fondatore della Setta de' Saducei, duecento e quarant'anni avanti l'Era volgare; senza attenerci però a ciò che opinano vari dotti scrittori antichi, cioè che l'eresia de' Saducei fosse molto più remota, sostenendo che la medesima nacque dalla sinistra interpretazione che si è da quelli attribuita al Cap. 37 di Ezechiello, mentre studiavasi ciascuno di comprenderne il vero senso; altri ne fissano un origine assai differente facendola rimontare fino ad Esdra (Leghtf. Flor. Heb. ad Mat. III. ζ. opp. Tom. II.).

Ma prescindendo da tutte queste troppo ambigue, e tenebrose congetture, che lungi dal condurci alla verità, non fanno che aumentare i nostri dubbj e allontanarci dal retto sentiere che potrebbe indirizzarvici, noi stabiliremo Antigono per assoluto capo creatore di questa Setta, e Zadok e Baithos suoi discepoli, come gli organi, ed i propalatori delle sue nuove instituzioni, non meno che del sistema religioso che serve alle medesime come di base inconcussa, è fondamentale (125).

In origine, per quanto apparisce, i Saducei non si distinsero dalla Comunione generale dell'Israelismo, che col semplice rifiuto meramente di riconoscere, e adottare le autorità delle instituzioni tradizionali. Alcuni pretendono così pure, che tutti que' Settatori proferissero il Pentateuco di Mosè a tutti gli altri libri, considerati generalmente come sacri, e canonici, i quali non erano da essi riguardati che come opere composte da certe persone venerabili a cagione della loro santità, e de' loro esemplari costumi (126). Essi leggevano i Profeti, aderivano che si studiassero con accuratezza, e che fossero autorevolmente citati tutte le volte che l'urgenza lo esigesse, e volevano, in somma che aggregati quelli fossero nel Canone, benchè molte volte rigettavano i loro scritti, nel modo stesso appunto che inveivano pertinacemente contro le tradizioni de' Dottori, ed in particolare contro quelle de' Farisei, ai quali essi erano per tante ragioni opposti onninamente; ma i Farisei restavano, d'altronde, persuasi, che la Legge fosse l'unico, ed il più solido fondamento della Religione, e la sola regola direttrice della credenza de' medesimi e che per conseguenza tutto ciò che prescritto non era da Mosè, non doveasi mai adottare in verun modo.

In seguito di quanto Flavio assicura (Lib. XX. pag. 465) pare che i Saducei negassero assolutamente l'influenza dell'Essere Supremo sulle azioni umane, stabilendo soltanto la libertà assoluta dell'uomo; ed essi toglievano a Dio qualunque ispezione sul male, ed ogni sorta d'ingerenza anche sul bene, perchè opinavano essi, che l'Essere Eterno avesse collocato il bene, e il male sotto gli occhi dell'uomo, lasciandogli un amplia facoltà di seguitare l'uno, o di schivare l'altro; ed è appunto per questa medesima ragione che i Saducei negavano, senza riserva il potere del destino, riguardandolo unicamente come una bizzarra illusione, solo degna di occupare la mente abbacinata degl'idioti, e degl'inesperti (127); sostenendo, al contrario, che tutte le nostre azioni dipendono sì direttamente da noi, che noi siamo i soli, ed i veri autori di ogni bene, siccome pure di qualunque siasi male che ci sopraggiunge, secondo che noi seguiamo il retto sentiere della virtù, o la carriera tortuosa della depravazione (128). Non erano già essi guidati da verun disegno di ricompensa nelle azioni meritorie che esercitavano, animati dalla sola grata soddisfazione di eseguirle; essi ritenevano presente ognora ciò che Antigono loro capo, e fondatore solea ripetere incessantemente a' suoi Discepoli e seguaci: non siate come gli schiavi, che obbediscono al loro padrone col disegno di trarne ricompensa; obbedite senza sperare alcun frutto dalle vostre fatiche, e che il timore dell'eterno sia sopra di voi (129).

Questi negavano ad un tempo medesimo la spiritualità delle anime umane, la resurrezione de' corpi dopo le morte, e l'esistenza degli angeli, e con più forti ragioni si sarebbero scherniti di quella bizzarra opinione sostenuta dal Ben Dior (Vedi Sefer Jezirah, ovvero libro della creazione) quali era quella, di sostenere che ogni patriarca, cominciando da Adamo, avesse un Angelo per suo inseparabile sorvegliante o precettore (130). Essai opinavano che non può esistere giammai altra essenza incorporea, o spirituale fuori che Dio, e che que' dati esseri che noi chiamiamo col nome di Angeli, non si debbono intendere che sotto il carattere di altrettante virtù, che marcano assolutamente la volontà, e la possanza infinita dell'Essere Supremo, od anche accessoriamente i mezzi da esso lui impiegati per la pronta indefettibile esecuzione de' suoi eterni Decreti.

Tali sono i principj generali de' Saducei, relativamente alla Religione che professavano; e se da quelli prescindendo gettare vorremmo uno sguardo sulla loro morale, e su' loro costumi, noi ritroveremmo non meno gli uni che l'altra irreprensibili ad ogni esperimento; le azioni de' medesimi alla verità non ismentivano il nome che portavano צדיק (Tzadik) giusto צדק (Tzedek) Rettitudine: i Saducei procedenti, come osservammo, da צדוק Tzadok facevano professione di una integrità esemplare, e di una giustizia edificante; elogio che loro venne generalmente compartito da tutti i più austeri critici dell'antichità, che non gli hanno d'altronde risparmiati, allorquando trattavasi d'inveire contro le loro cerimonie insopportabili, o condannare le assurde interpretazioni ch'essi davano al Pentateuco di Mosè, non meno che a tutti gli altri libri della Scrittura.

Ma de' Saducei, e della loro Setta avendone parlato quanto era sufficiente a farcela conoscere, ora passiamo a ragionare degli Esseni de' quali si è cotanto decantata la virtù, e l'inusitata rigidezza de' costumi.

Filone ha distinto due ordini di Esseni (Phil. de vitae contemp.); gli uni si attaccavano alla pratica, e gli altri, che si nominano Terapeuti, alla contemplazione: questi ultimi erano così pure della setta degli Esseni; Filone dandone loro il nome, non gli distingue dal primo ramo di quella Setta, se non se da qualche grado di perfezione.

Gli Esseni erano precisamente ciò che i viaggiatori ci descrivono essere i Dunkari nella Pensilvania, cioè, una specie di religiosi, benchè la maggior parte di essi fosse ammogliata, il Celibato essendo in orrore massimo a quei tempi, siccome l'ho io dimostrato altrove (Vedi le annot. 66 e 119, del T. II. alle Not. Camp. p. 23 e 180) anche presso le persone consecrate al servizio dell'altare; volontariamente assoggettati alle più austere prescrizioni, vivendo tutti in comune per lo più fra gli eremi deserti, distribuendo il loro ozio quotidiano fra la preghiera, e la fatica, avendo interamente proscritto dal loro consorzio qualunque sentimento di disparità, o di preferenza, siccome ancora ogni ambizioso disegno di proprietà; schivavano l'incontro del resto degli uomini, non comunicando che solo con coloro che riconoscevano aderenti alla loro Setta, ed uniformi ne' costumi, poichè siccome quelli reputavano la loro religione più sana, e più elevata di quella degli altri uomini, quindi è perchè dessi sfuggivano qualunque specie di relazione coi medesimi, così è, dice Bayle, che la fierezza segue per l'ordinario le devozioni particolari; egli è di tali Settarj che Plinio il naturalista, e Solim dissero Gens aeterna, in qua nemo nascitur. (Hier. Lib. V. Cap. 17 et Sol. Cap. 35. p. 47) falsamente supponendoli d'accordo proclivi al Celibato.

In quanto poi all'origine degli Esseni, moltiplici, e divise, al solito, sono le opinioni degli antichi, non meno che de' recenti scrittori: R. Abram Zachut (nel suo più volte citato Juhassim) assegna loro per padre, e fondatore Judah Galilei; alcuni, ed Epifanio, e Petit fra questi, gli annoverano fra gli eretici Samaritani (de' quali sarà da noi fatta in seguito rapida menzione); essi gli appellano Jesseni, immaginando erroneamente, che avessero quelli preso questo nome da Jesse padre di David. Fuller ha creduto Miscell. Sacr. Lib. IV. Cap. IV. p. 2392) che gli Esseni fossero gli stessi dei Baitosei, perchè questo vocabolo significa Casa di guariti, nome che conviene alle persone che si distinguono col carattere di Terapeuti, cioè a dire, Medici benchè in seguito questo autore variasse di opinione. Nilo unitamente a vari critici moderni, gli vuole discendenti da Jonadab (Ascet. Cap. 3). I cristiani poi abbagliati delle austere mortificazioni di questi Settarj, hanno tentato di toglierli agli ebrei, e di farne degli eremiti, o i primi frati del vangelo (131); ed Eusebio ha loro conferito il cristianesimo, così straniero ad essi, quanto dovea esserlo a Pitagora, che ridicolmente alcuni pretesero di fare Carmelitano (132). Essi compariscono nell'Istoria di Flavio sotto Antigono, poichè fu allora che si vide (per quanto esso ci dice Lib. III. Cap. XII) quel Profeta Esseno nominato Iudah, il quale avea predetto che Antigono sarebbe ucciso un tale dato giorno nella Torre di Straton; e infatti Antigono è stato ucciso, quel giorno stesso vaticinato, in un luogo che chiamavasi la Torre di Straton; era con sì fatte predizioni, che gli Esseni, ei Terapeuti si distinguevano nel mondo.

Quante disparate contraddittorie opinioni, senza esservene forse una sola giustamente fondata. Malgrado però che dobbiamo sempre confessare di non riconoscere nel suo vero fondo la vera origine primitiva di questa Setta, la congettura di Drusio riportata dal Basnage (Hist. des Juifs. T. 1. Lib. 2. Cap. 12) sembra la più verosimile, e la meno prossima all'errore di tutte quante ritroviamo noi prodotte fino al presente.

Questo autore dunque asserisce, che gli Esseni sono quelli i quali essendo perseguitati da Ircano si ritirarono ne' Deserti, e che la necessità gli astrinse allora ad accostumarsi ad un genere di vita molto austero ed in cui essi perseverarono in seguito arbitrariamente; e tale rigoroso sistema di vita si è sempre creduto da varj Autori che fosse loro comune co' già menzionati Terapeuti, sebbene questa opinione sia da molti altri contrastata, colla differenza però che quelli si dividevano in molte società diverse, che diramavansi senza però fissare un domicilio permanente, quando gli ultimi, al contrario, erano tutti concentrati nell'Egitto, per quanto narra, Filone il quale vivea fra di essi, dediti sempre alla campagna, come un soggiorno più ovvio alla meditazione, e più omogeneo alla vita comtemplativa che conducevano.

Per quanto riguarda la religione professata da tali Settarj, essa era limitata a livello dei loro bisogni, ma altrettanto severa del pari che i loro costumi, essi avevano un profondo rispetto per la Divinità, alla quale attribuivano un potere assoluto, e illimitato sopra tutti gli avvenimenti mondani, sostenendo fermamente che niente si opera nell'universo, se non se coll'immediata influenza de' suoi eterni Consigli: il Sole era da' medesimi considerato come una delle più stupende produzioni tratte del suo braccio onnipossente (133). Flavio (De Bel. Iud. Lib. II. C. 7), e vari altri suppongono che essi davano tutto al destino, ma questi medesimi autori gli hanno in seguito giustificati aducendo che tanto gli Esseni quanto i Terapeuti intendevano per destino la provvidenza, che dirige tutte le creature conformemente alle loro intime affezioni, e che non impone giammai alcuna necessità all'uomo, nè attenta in verun modo alla sua propria libertà. Gli Esseni onoravano Mosè come il primo Legislatore, erano molto attaccati alla Scrittura, e rigettavano interamente le tradizioni; essi sostenevano l'Immortalità dell'anima umana contro i Saducei, benchè questo dogma venisse in seguito alterato da false interpretazioni, come si può espressamente rimarcarlo in Flavio (idem), ed in Porfirio. (apud Civil. contr. Iul. L. IV. p. 7) pretendendo erroneamente che le medesime non discendevano da un aria molto sottile ne' corpi, se non se perchè desse vi erano attirate da un certo incanto naturale che concepire giammai noi non possiamo.

Ma lasciamo pure gli Esseni, e i Terapeuti colle loro frenesìe religiose, ed entriamo ad esaminare i Farisei, presso i quali ne ritroveremo forse delle altre non meno pericolose che stravaganti.

Notes in this chapter

Note 1 · Coloro che dell'indole umana formarono la prima base delle loro filosofiche applicazioni, possono avere rimarcato come lo spirito nostro suoNote 2 · Molti scrittori, d'altronde accreditati, hanno asseverantemente sostenuto, che Sadok e Baithos, entrambi discepoli di Antigono, avessero fonNote 3 · Per altro, non mi sembra inutile quì di avvertire, che sebbene, per quanto apparisca da varj monumenti antichi, i Saducei non ammettessero fNote 4 · Varie, e contraddittorie sono le opinioni che si agitano fra i filosofi relativamente al destino; gli uni credono che il destino sia una cosNote 5 · Epicuro, e Cicerone incessantemente ripetono d'accordo che: anilis plenum superstitionis fati nomen. Infatti non è egli il più nero attentatNote 6 · Ved Pirk. Av. Cap. 1. N. 3. e Mannon Comm. in Pir. Av p. 25 Cap. 1. Dee recare bene sorprese massima tale adottata da un capo Settario, il qNote 7 · Il Cuzarì, unito a' Cabalisti, dice che Adamo avea un padre il quale servivagli anche da precettore, e questi era l'angelo Gaziel; il medesiNote 8 · Questa Setta (come lo rimarca un'illustre antico), che Filone ha dipinta in un trattato ch'esso ha fatto espressamente, affine di farne onorNote 9 · Alcuni scrittori del secolo passato si fecero inconsideratamente a sostenere che Pitagora avendo viaggiato nella Giudea, ed essendosi fatto Note 10 · A torto alcuni critici hanno imputati gli Essenj, del pari che i Terapeuti, di essere adoratori del Sole, attesa la somma venerazione ch'ess
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