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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (128) — CAPITOLO XV.

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Epicuro, e Cicerone incessantemente ripetono d'accordo che: anilis plenum superstitionis fati nomen. Infatti non è egli il più nero attentato, che si possa commettere contro la libertà delle umane azioni, ammettendo una necessità fortuita che tutta la distrugge, senza ritegno? Se lo spirito nostro (come lo riflette dottamente Gassendi Philos. T. VII. Lib. III. Cap. 2. pag. 635.) nello stato in cui si trova, fosse condotto dal destino, e che destituito di libertà, esso facesse tutto mediante una necessità costante e inevitabile, la maniera, e la condotta ordinaria della vita umana perirebbero con essa, ed inutile si renderebbe ogni specie di soccorso. Laonde qualunque cosa che deliberata fosse dall'uomo, non succederà se non se ciò che sarà stato decretato dal destino, così la prudenza sarà un nome vano, lo studio della saggezza inutile, e tutti i Legislatori saranno ridicoli, o tiranni, perchè comandano delle cose, che o noi non dobbiamo fare assolutamente, o che noi non possiamo fare in veruna maniera; il vizio, e la virtù non sarebbero che due chimere, così niuno meriterebbe una ricompensa per le azioni morigerate, nè gastigo per le sue colpe; finalmente tutte le cose andando in forza di una necessità inevitabile, indarno farebbe l'uomo voti, o preghiere: egli non sarebbe se non se ciò che vuole il destino a cui egli fosse assoggettato.

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