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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (133) — CAPITOLO XV.

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A torto alcuni critici hanno imputati gli Essenj, del pari che i Terapeuti, di essere adoratori del Sole, attesa la somma venerazione ch'essi aveano per questo luminare, che lo aspettavano con impazienza, indirizzandoli de' voti per affrettare il suo arrivo; essi non osavano trattare nè proporre alcun affare fino alla comparsa del medesimo; temevano di profanare, o denigrare il suo splendore colle impurità che escono dal corpo, e perciò nel momento di soddisfare a questo bisogno urgente della natura si occultavano ne' latiboli i più oscuri; ed il Porfirio ha confermato questo pensiere; ma esso è per altro, smentito da infiniti esempi i quali provano ad evidenza, che non solo gli Essenj, e i Terapeuti, ma tutti quelli altresì discendenti dalla prosapia d'Israel non riconoscevano che un solo Dio a cui unicamente indirizzavano i loro voti, e le loro preghiere. Ma se gli Esseni fossero stati ancora predominati da sì fatta superstizione, chiaramente espressa dagli antichi, essi l'avevano, senza dubbio, presa da' Pagani; poichè Esiodo assicura che i gentili riguardavano come un grave delitto di lesa Divinità di rivolgersi alla parte del Sole allorchè soddisfacevano a' loro bisogni corporali, e questo sentimento rispettoso era universale, per guanto abbiamo dall'istoria, presso tutti i popoli del mondo antico.

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