CAPITOLO XI.
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Seguito del medesimo soggetto. Esame delle verità esposte.

Tutto che molte sensate persone sdegnate restino, e percosse dalle complicate assurdità di dettaglio di cui non solo le tradizioni ebraiche, ma tutte quelle altresì dei popoli che conosciamo sono ripiene, esse frattanto non ebbero giammai fino ad ora il risoluto coraggio di rimontare fino alla sorgente venefica dalla quale sì fatte assurdità dovettero probabilmente ritrarre l'origine fatale, per tutto non vi si scorge che uomini, o criminosamente ipocriti, o brutalmente zelanti, proclivi ad accreditare le più assurde contraddizioni, le più ridicole novellette, e le intuitive follìe, riscaldando, o seducendo colle illusioni le più bizzarre la credula fantasia degli uomini i quali finiscono in ultimo coll'identificarvisi, e idolatrare delle chimere: o homme! esclamava altre volte un saggio illustre, qui saura jamais jusqu'où tu portes la folie, et la sottise? Le Théologien le sait, en rit, et en tire bon parti.
Si ha d'altronde un bel sostenere, e dagli ebrei non meno che da tutte le altre sette concordi, che la sola legge scritta non sarà mai per se medesima sufficiente, quanto l'urgenza lo richiede, a fondare le inconcusse basi della religione; senza l'immediato soccorso della tradizione; oltre che ciò resta formalmente smentito da' moltiplici percuotenti esempi da noi altrove opportunamente riportati di quei tanti distinti soggetti, a tempo debito citati, i quali senza conoscere tradizione di sorte alcuna non lasciavano di essere perciò gli esemplari modelli della credenze d'Israel (e de' quali si cercherebbero indarno imitatori in tutto l'antico, ed il recente Giudaismo) ed i veri prediletti dell'Essere Supremo; si potrebbe, all'opposto, senza timore d'ingannarci, dimostrare con evidenza che altrettanto le parafrasi, ed i commenti riescono utili, e sovente necessarj, allorchè tendono a semplificare il soggetto originale, col mezzo d'idee chiare, compendiose, e intelligibili, quanto non meno gli uni che le altre si rendono all'eccesso aggravanti, e perniciose allo spirito, se diffusi, o enigmatici si scorgono; nel primo caso il testo acquista nuovi lumi efficaci a rischiarare la mente poco idonea di approfondirne per se stessa il vero senso; nell'ultimo poi esso diventa molto più oscuro, più confuso, inutile del tutto. Or, quale di questi sarà, dunque giustamente il caso nostro? Basta farci a considerare di slancio la soma enormemente onerosa, della quale oggi trovasi aggravato il Popolo d'Israel in tante guise differenti, in proposito di Culto, e religione, per ritrovare senza gran pena la soluzione positiva di simile problema. Dicasi pure, come sarebbe in verun modo possibile all'ebreo Talmudista di mantenere il sabato al rigore delle cerimonie innumerabili che vi aggiungono i Rabbini, minacciando una dannazione irremissibile contro chiunque individuo il quale si dimostrasse refrattario, o trasgressore delle medesime? Non bastava forse la sola prescrizione ordinata da Mosè di santificarlo e fare cessare in esso qualunque opera servile, per accrescervi, nella guisa che fece la tradizione, tante futili controversie, tante glose incongruenti del tutto estranee all'osservanza primitiva del precetto ed alla mente dell'Institutore (87)?
Ed in qual modo potrebbe egli osservare giammai con esattezza tutto quanto le parafrasi rabbiniche gli prescrivono concernente le altre feste, oltre i tanti numerosi precetti che dagli espressi ripetuti comandi della Divinità medesima sono ad esso autorevolmente imposti, senza ledere, o trascurare gli articoli essenziali del suo Culto? Ma che diremo già noi, se attignere si dovesse le nostre idee relativamente all'Essere Supremo nelle discussioni tradizionali? Non si mostrerebb'egli quest'Essere a noi sotto i tratti i più proprj a rigettare la nostra adorazione il nostro amore? In fatti come sarebb'egli possibile giammai di sentire del trasporto per un Essere di cui l'idea che ci viene rappresentata, ad altro non serve, che ad eccitare il terrore, e di cui i giudizj che vengono dalla medesima riportati fanno fremere (88)? Come ravvisare senz'allarmarsi un Dio che ora ride, ora piagne, ed ora scherza, come immaginare, senza orrore, un Dio che secondo la tradizione sembra prendersi a scherno il destino de' mortali, occupato di farsi sempre temere, e mai di farsi amare? Eh, che? Tale forse non è il carattere odibile che la tenebrosa tradizione di tutti i popoli della terra, senza escluderne forse alcuno, ci trasmise dell'Autore Supremo delle natura (89)?
E se da testè riportati assunti passare si volesse ad interrogare la tradizione Israelistica specialmente sopra i cibi, supporremo noi forse che potesse meglio riuscirci, la ritroveremo noi, per qualche parte almeno, più sensata, meno ridicola, più congruente? Che l'astinenza di alcuni cibi, o il divieto di nutrirsi di certi animali, autorizzato parimente presso molti popoli antichi, nel modo che lo abbiamo altrove chiaramente significato (ann. 28) ed imposta agli ebrei come un precetto non meno urgente ad osservarsi degli altri che il Codice Mosaico avea eglino già prescritti, sia che fosse il medesimo basato sopra uno di quei menzionati disegni da' quali erano que' popoli guidati, sia che diretto venisse da qualche altro, che le sacre pagine rivelarci non vollero, debba riguardarsi come una instituzione utile, ed anche in certi climi, a molti riguardi ovvia, e indispensabile, ciò potrebbe senza ostacolo accordarsi, ed io ne convengo di buon grado, ma che una semplice ingiunzione ordinata da Mosè, benchè triplicatamente di non cuocere l'agnello nel latte della capra (90), e che altro per se medesimo non è che un mero suggerimento di umanità, onde fare sott'intendere con esso di non incrudelire contro di coloro da' quali abbiamo tratta l'esistenza sulla terra, che un avvertimento morale di simile natura, dico, debba implicare una quantità di altri usi, e di astinenze, le quali, anche a senso di qualche accreditato Rabbino, non hanno il benchè minimo rapporto collo spirito intimo del precetto di Mosè; ecco ciò che una mente illuminata soffrire certamente non potrebbe senza indignazione (91).
Ma cessiamo di più lungamente inveire contro gli smarrimenti umani; la sola esposizione sarebbe stata sufficiente per se stessa a dimostrarne l'assurdo; e farci quindi giudicare quale intimo valore il sensato filosofo ebreo vi attacca, e la fede che il medesimo vi presta. Ma essendoci prefissi fondatamente di condurre il popolo d'Israel nel sentiere della ragione; disingannarlo de' vetusti suoi errori, restituirlo al suo antico decoro, ed illuminarlo intorno i di lui veri interessi, noi fummo astretti ad esporre una parte di que' dogmi, riti, o cerimonie che la tradizione gli fece, per tanti secoli, considerare come sacre, corredate ovunque di quelle osservazioni analoghe, che ci sembrarono le più efficaci a sortire il nostro premeditato intento, ed a giustificare nel tempo stesso i fondati motivi delle nostre salutari operazioni. Quindi tutto ciò che fu da noi opportunamente riportato sulla evidente inutilità della massima parte delle glose tradizionali, sembrami sufficiente a fare ampliamente comprendere quanto meno stravagante oggi comparirebbe il Codice mosaico nelle menti sovvertite de' filosofi increduli, se non gli fossero eccessivamente addizionate quelle moltiplici bizzarre cerimonie che fin quì combattemmo, colle innumerabili altre prescrizioni strane, ed insensato che ommesse abbiamo come non solo destituito affatto di verità, di base, e di ragione, ma come opposte diametralmente alla purità inalterabile del fonte incontaminato da cui si pretende follemente farle derivare (92). Conchiudendo, in ultimo coll'evidenza irrefragabile alla mano che tutti i principj di tal fatta non sono che il risultato genuino di una sregolata immaginazione, o di entusiastico trasporto in cui l'esperienza, e il raziocinio non ebbero giammai alcuna parte; e l'eccessiva difficoltà che sovente incontrasi a combattere simili principj solo dipende dall'indole riprovabile della fantasia umana, la quale preoccupata una volta dalle illusorie visioni che la sorprendino, e la rimuovino, si rende incapace assolutamente di riflettere, di ragionare (93): Colui che si accigne a combattere la superstizione, ed i suoi terribili fantasmi colle armi della ragione (dice sensatamente Shaftesbury) rassomiglia ad un uomo il quale si servisse di una spada per uccidere delle zanzare, o de' moscherini, sì tosto che il colpo è vibrato, le chimere fatali, a guisa di que' tormentosi insetti, ritornano a svolazzare intorno all'uomo, riprendendo nel suo spirito il luogo stesso da cui supponevasi forse di averle proscritte per sempre (94).
E pure questo male ancora, tutto che all'eccesso orrido, e flagellatore apparisca agli occhi nostri, non è, nulla ostante, senza qualche pronto, ed efficace rimedio; ma questo, per altro in vano ci potremo lusingare di conseguirlo fuorchè dalla sola ragione; procuriamo dunque di allontanare da' suoi recinti lo sciame infetto delle contaminate visioni che rendevano fino ad ora un peso incomodo, e lacerante per l'uomo; rinunziamo fermamente di accordo a quelle odiose follìe che la degradarono sì di frequente, e che la nostra insensata credulità gli fece servire miseramente di pascolo, e di arredo per sì lungo periodo di secoli, proclamiamola definitivamente nostra guida, ed essa ci farà, in ogni senso, conoscere ciò che sia vera felicità sopra la terra, e per quali mezzi adeguati ed infallibili può l'uomo pervenire a distinguerne il sembiante, a possederla in tutta la sua integra purità, ed estensione.