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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (89) — CAPITOLO XI.

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Io ho già di proposito rimarcato in qualche luogo (ved. l'annot. 8. T. I. pag. 41. delle Notti Campestri) che il primo scopo che si prefissero in ogni epoca del mondo i promulgatori di Sacre chimere fu quello di attribuirsi il carattere imponente di Direttori Spirituali delle Nazioni, onde con tale mezzo a colpo sicuro pervenire a disporre a loro talento; per meglio dunque riuscirci essi opinarono di rappresentare Dio come un Essere occupato unicamente d'incutere timore nell'animo de' suoi creati, e dedito giammai a farsi amare, e quindi risultare lo fanno nelle loro assurde illazioni, a un tale riguardo, or come un Essere debole, ed or come tremendo, or come benefico, ed or come tiranno, senza altra ragione che la sua propria volontà. Nè dee recarci sorpresa di ritrovare dei popoli i quali giunghino al delirio spaventevole di concepire idee cotanto mostruose, e ripugnanti del provido Autore della Natura, dal momento che ci faremo ad investigare per una parte l'indole infelice del volgo nel credere ciecamente alla rinfusa ciò che ha l'apparenza di prodigioso, e di stravagante, ed a conoscere sensibilmente dall'altra l'artifizio perverso di una certa classe d'individui, nel farsi reputare da esso l'oracolo portentoso della Divinità suprema, e l'organo immediato de' suoi Eterni inalterabili Decreti.

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