← Table of contents
Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani

X LOTTO DI SER DATO

Reading edition

I

Loda la bellezza e la virtú della sua donna e le chiede scusa se non sa celebrarla come essa merita.

Fior di beltá e d'ogni cosa bona, sí forte lo mio cor immaginat'ha l'alte vertú che fan dimora e stata in de la vostr'onorata persona, che ardente mi dona 5 desiderio a farne mostramento, senn' e conoscimento quando obbrío e seguo volontate. E certo in veritate so nente dir poriane a simiglianza 10 ver' che grand'abondanza in voi soggiorno fanno e per ragione. Tanta bellezza manten lo suo viso con sí lucente chiaritá innaurato, che la sua cèra par d'angel provato. 15 No è donna né om' sí fermo assiso a ovrar, che deviso nond'aggia sua 'ntenzion per riguardare u' sente ch'ell'appare: tanto i' simiglia nobel creatura. 20 Tutt'altra sua fattura, di che parlarsi pote onestamente, è sí addorna e gente, non vi si porea apponer mancagione. Lo parlar e l'andar e 'l far dimora 25 e li atti e li costumi e i reggimenti umili son, cortesi e sí piacenti e di tanta onestá fan covertora: non guarderá un'ora, né punto in parte o' senta gente sia. 30 Quando passa per via, la ruga per miraglio al viso porta; se saluta li è porta, soavemente la rende, e ispande per u' passa sí grande 35 odor, non si porea dir per sermone. Di senno tanto assiso ha 'l suo coraggio con canoscenza e con valore intero, con cortesia e con fin pregio altero, alcun om' nonde poteria far saggio; 40 perché d'uman lignaggio non sembra sia, ma d'angelicale, e tant'è bontá e tale, e sí sottil lo suo intendiment'have; nulla cos'è sí grave 45 ad apprender, no l'apprenda 'l suo core: d'ogni cosa 'l Signore onora e serve senza falligione. A voi, madonna, cui fior conto e chiamo, mercé dimando che 'l vostro perdono 50 concediate, se 'l meo dir no è bono, a me che via piú molto che me amo. Lo senno ch'ebbe Adamo, conosco ben non poteria fornire, volendo tutte dire 55 le virtú ch'han vostro core fornito. Però molt'ho fallito a cominciar, poi non so far finita; ma par che mi dia vita che 'l saggio conta a voglia operazione. 60 Fior d'ogni ben, com'è conto di sovra, poi v'addorna di tante vertú Deo, che tutt'altre passate, al parer meo, pietá aggiate che per me il s'approva e mettetela in ovra 65 ver' me, che tuttor so stato gecchito di voi seguir, né quito di voi cred'esser mai, vivo né morto. Unde 'l vostro conforto dimando che spandiate sovra mene, 70 che alcun altro bene non m'ha savor per nessuna cagione.

II

Si lamenta della sua infelice vita e soprattutto di essere abbandonato dalle persone piú care.

De la fera infertá e angosciosa radicata in diverse e forte pene, la qual dentro e dintorn' al meo cor sento, cura tal voi' pigliar per dilettosa, qual fa lo 'nfermo, quando 'l gran mal mene, 5 che si compiange del suo sentimento, e par ch'alleggiamento alcun li sia, ed eo simil voi' fare; le doglie dimostrare, ch'eo soffero con grande compagnia, 10 in compianto vorria, sí che, per gran pietá, chi ha potenza di darne guerigion, vegna in voglienza. Savem de certo ched alcuna cosa tanto gentil nostro Signor non fene 15 quanto l'omo, né sí siali piacimento, che poi l'ee fatto, fuli sí amoroso, che li dé libertá di male e bene, operar, quanto vole a suo talento. E sí nond'è contento. 20 Noi sottoposti ci convene stare, veder, né operare cosa potem che diletto ne sia, né avem signoria di parlar a nessun che conoscenza 25 aggia con noi, e ciò n'è gran doglienza. Ed anco maggior doglia e piú gravosa aggiam che non di sovra si contene. Conforto aremmo a ciò trapassamento; ma, sperando d'aver nova gioiosa, 30 la contrara di gioia adesso vene tal ch'al cor par voglia dar lungiamento: tant'ha confondimento, che contenti seremmo al trapassare, anzi che dimorare 35 in esta vita sí crudele e ria, non fusse che tal via saven' nostr'alme terrèn ch'a perdenza girèno senz'aver giammai redenza. Piú greve pena assai e dolorosa 40 haven', ciò sono este fere catene, che altra, und'io fatt'aggia mostramento; ch'ell'è tanto crudele e sí noiosa, che, se consolazion nulla ci vene, tosto da noi li fa far partimento, 45 e lo grande tormento, ch'haven' tuttor, ci fa rinovellare, la noi' multiplicare, ch'al corpo darci nullo non poria, e a l'alma bailia 50 ha tolto: ché del mal far penitenza non pònno aver, ben c'è gran cordoglienza. E siam sotto signoria sí spietosa, che giá nulla pietá di lor non vene for' con di gente d'altro intendimento: 55 s'alcun l'avesse in cor, mostrar non l'osa; ma quell'è leal detto che mantene suo dire e opra a nostro increscimento. Molto piò spiacimento aven che lingua non porea contare, 60 e vedenci fallare parenti, amici e mettere 'n obría. Est'è la malatia, di che fatt'ho compianto: gran fallenza fan quei che 'n ciò potrèno dar guirenza. 65 A Pisa, meo lamento, nostri tormenti deggi divisare: per volere acquistare e mantenere onore e signoria aven' tal cortesia. 70 Consiglio ben chi di servirla ha 'ntenza, guardisi non cadere a tal perdenza.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings