INDICE
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I — RIMATORI PISTOIESI
I. Meo Abbracciavacca.
Canzoni.
I. Amore non è cagione di pene ma di gioia, p. 3
II. Nella donna, piú che la beltá, è da stimarsi la saggezza, » 5
III. Fra i tormenti d'Amore si rallegra, pensando alla virtú della sua donna, » 7
Sonetti.
I. A fra Guittone. Se possiamo spegnere gli stimoli della generazione, non astenendoci dal bere e dal mangiare, » 10
II. Al medesimo. Tornato di Francia, espone le sue miserie, » 11
III. Al medesimo. Se Dio possa usare misericordia verso di lui peccatore, » ivi
IV. Al medesimo. Sul medesimo argomento, » 12
V. A Bindo d'Alessio Donati. Rimprovera l'amico d'essersi perduto in vizi carnali, » 13
VI. A Dotto Reali. Come mai l'anima, che è formata da Dio, possa essere sopraffatta da altre cure, » 15
VII. Al medesimo. Si lamenta che gli sia stato risposto oscuramente circa la questione esposta nel sonetto che precede, » ivi
VIII. A Monte d'Andrea. Eviti le pene d'amore, mutando luogo, » 17
IX. Amore gli renda piú pietosa la sua donna, » ivi
II. Si. Gui. da Pistoia.
I. A Geri Giannini da Pisa. Si compiace dell'amicizia offertagli da Geri, » 19
II. Prega Dio che lo liberi dal dolore che l'affanna, » 20
III. Lemmo Orlandi.
Canzone I. Si duole con Amore che la sua donna, da benigna, sia ora diventata con lui crudele, » 21
Canzone II. Adducendo il triste esempio di se medesimo, che, senza saper perché, fu abbandonato dalla sua donna, esorta, chi voglia aver ricompensa del proprio amore, di scegliere una donna piacente e saggia, » 23
Canzone III. È combattuto dalla necessitá di partire e dal dolore di dover lasciare la sua donna, » 25
IV. Paolo Lanfranchi.
I. Esorta il re d'Aragona a prepararsi a difendersi dal re di Francia, » 27
II. Ricorda a un uomo, superbo della sua ricchezza, l'instabilitá della fortuna, » 28
III. Risveglio doloroso, » ivi
IV. Amore gli dona in sogno un fiore della sua donna. » 29
V. Amore manifesti alla sua donna le sue pene, » ivi
VI. Amara delusione, » 30
VII. Lamenta l'avversa fortuna, che gli fa fare sempre il contrario di quel che vorrebbe, » ivi
VIII. Vicende di fortuna, » 31
V. Meo Di Bugno.
Coscienza netta non cura farneticar di gente, » 33
Nota, » 35
Glossario, » 43
II — RIMATORI LUCCHESI
I. Bonagiunta Orbicciani.
Canzoni.
I. È colpito dalla sventura; ma non perciò tralascerá di cantare la gioia che gli viene a mancare, » 49
II. Rinasce all'amore, perché la donna sua lo esorta a sperare, » 51
III. Sulla natura dell'onore e del piacere, » 52
IV. Si consola per aver ottenuto ciò che desiderava, » 55
V. Lodi della sua donna, » 56
VI. Ama la sua donna, della quale loda le virtú; ma non ha coraggio di manifestarle il suo amore, » 57
VII. Dopo aver parlato della lotta, che combatte per la sua donna, disserta sul ben fare e sulla follia, » 59
VIII. Lodi dell'amore: prega madonna che lo voglia amare, » 60
IX. Si rallegra pensando alla gioia che spera d'avere, » 61
X. Non ha l'amore della sua donna e vorrebbe dimenticarla: non essendogli ciò possibile, invoca da lei la fine dei suoi mali, » 63
XI. Credeva di non essere amato: ma ha avuto torto. E n'è lietissimo, » 65
Discordi.
I. Invita pulzelle e maritate a darsi alla gioia e all'amore, » 67
II. Si lamenta della durezza della donna sua, che un tempo lo aveva fatto sperar bene: ha fiducia però ch'ella un giorno muti pensiero, » 69
Ballate.
I. Non si vantino le proprie virtú. Dio disperda chi male amministra la giustizia, » 72
II. Varie e tante son le bellezze della donna sua, » 73
III. Se il poeta è rimeritato del suo affetto, sará il piú felice tra gli amanti, » 75
IV. L'innamorata arde d'amore e prega l'amante, se ha intenzione di continuare nella sua fierezza, di volerla piuttosto uccidere, » 76
V. Calda e viva esortazione dell'onore, » 77
Sonetti.
I. Al Guinizelli. Disputa sulla nuova maniera di poetare, » 79
II. L'uomo deve resistere fortemente ai colpi di fortuna, » 80
III. Sebbene ferito, tacerá, perché cosí spera di vincere la durezza della donna sua, » ivi
IV. Chi ha la fortuna favorevole non si rallegri troppo, » 81
V. Non basta cominciare bene: perseverare bisogna, » ivi
VI. È come il fanciullo, che torna al fuoco ove s'è bruciato, » 82
VII. Giuoca intorno alla parola «fiore», » ivi
VIII. Piú la ama e piú ella non cede, » 83
IX. Senza sapere, i signori possono perdere la signoria, » ivi
X. Ella ha in sé ogni cosa piacente, ogni valore, ogni conoscenza, » 84
XI. Molti amano non ricompensati, e il poeta è fra questi; ma sarebbe cortesia che il suo amore fosse un giorno veramente compreso, » ivi
XII. Si sente lieto, ché, per ben servire, otterrá l'amore di lei: ma non ne fa mostra, » 85
XIII. 1. Di un anonimo a Bonagiunta. Come farsi riamare dalla sua donna, » ivi
2. Risposta di Bonagiunta. Il vero amore cresce per il servire e per il tacere, e non per il parlare, » 86
XIV. 1. Di un anonimo a Bonagiunta. Domanda se debba o no manifestare alla donna il suo amore, » ivi
2. Risposta di Bonagiunta. Vero amore è quello che è noto tanto all'uomo quanto alla donna, » 87
XV. Si rifletta prima di operare e di dire, » ivi
XVI. Vuol salire in alto sulla sedia del comando, » 88
XVII. Loda le bellezze di lei, » ivi
XVIII. Per quanto abbia pregato la Madonna, non ha potuto levar gli spiriti malvagi da alcuni sonetti, » 89
Sonetto di dubbia autenticitá.
Spera di ritornar lieto, » 90
II. Tenzoni.
I. Tenzone fra Gonnella Antelminelli, Bonagiunta e Bonodico.
I. Gonnella a Bonagiunta. Perché il ferro si lima col ferro, » 91
II. Risposta di Bonagiunta a Gonnella. L'un ferro vince l'altro per forza dell'acciaio, » 92
III. Risposta di Bonodico a Gonnella. Il ferro corrode il ferro per artifizio, » ivi
IV. Risposta di Gonnella a Bonagiunta. Perché vera arte non si può imparare?, » 93
V. Risposta di Bonagiunta a Gonnella. L'arte corregge la natura; ma, mentre vuol sollevarla, non cerchi d'opprimerla, » ivi
II. Tenzone fra Bartolomeo e Bonodico.
I. Bartolomeo a Bonodico. Se donna gentile debba amare amante baldo e ardito o incerto e dubbioso, » 94
II. Bonodico a Bartolomeo. Donna valente deve amare colui che a lei piaccia, » 95
III. Gonnella degli Antelminelli.
Stanza. Come deve contenersi il franco amatore?, » 97
IV. Fredi.
Canzone. È caduto dall'altezza primiera, ma spera di risollevarsi, » 99
V. Dotto Reali.
Canzone. Privazioni e disagi, che sostiene per causa d'amore, » 101
Sonetti.
I. A Meo Abbracciavacca. Domanda schiarimenti perché egli abbia cuore scontento e volontá perfetta, » 104
II. Allo stesso. Sulla questione: Se l'anima viene compíta da Dio, com'è che può fallire, » 105
Nota, » 107
Glossario, » 121
III — RIMATORI PISANI
I. Gallo o Galletto.
I. Ha ricevuto da madonna una rosa e molto spera per questo lusinghiero principio, » 135
II. Canzone equivoca. Si lagna che da piú d'un anno sia caduto in servitú di lei, e ne loda le bellezze, » 137
II. Leonardo del Guallacca.
A Gallo. Brutti lacci quelli d'Amore, e quanti affanni esso procura!, » 139
III. Panuccio del Bagno.
I. È contento di servire madonna, » 143
II. È contento di soffrire gravi pene per lei, » 145
III. Si lagna d'aver perduto la gioia che prima aveva avuto, amando madonna, » 148
IV. Si lagna delle pene in cui si trova per servire madonna, » 150
V. Ancora mostra il suo dolore per la crudeltá di lei, » 152
VI. Si lamenta ancora di dover tanto soffrire per essere servo d'Amore, » 155
VII. Si lamenta delle prepotenze e ingiustizie che commetteva in Pisa la parte che spadroneggiava al governo della cosa pubblica, » 158
VIII. Vorrebbe trovar rimedio contro le pene d'amore, ma non sa come, » 161
IX. Dice d'esser tutto preso dall'amore di lei e di non avere altro pensiero, » 164
X. Rintronico. Consiglia a soffrire le avversitá con rassegnazione, sperando d'averne un giorno lenimento, » 167
XI. Non potendo piú reggere alle amare pene che lo affliggono, si risolve a parlarne, ma in forma coperta, perché non lo intenda un tal Corso, » 169
XII. Anche qui parla chiuso, per dare sfogo al dolore che lo affanna, » 171
XIII. L'anima viene pura dall'alto; ma si guasta poi e si travia, come quella del poeta, che ha dato a madonna l'impero del suo cuore, » 173
XIV. Instabilitá della fortuna, » 174
XV. Conforta un amico d'un grave dolore che lo affanna, » 175
XVI. Dice ad un amico come giá da tre anni sia servo d'amore, e gli domanda consiglio, » ivi
XVII. Esorta altri a mostrare, ch'è tempo, il proprio valore, per togliersi dal basso stato, ov'è caduto, » 176
XVIII. Discopre le sue pene per essere in signoria d'amore, » 177
XIX. Si lamenta di vedere abbandonata la giustizia e trionfare la slealtá, » 178
XX. Ogni sua volontá, ogni diletto è in piacere a lei, » 179
XXI. Amore ha preso tutta la sua anima ed è porto d'ogni sua virtú, » ivi
XXII. Ha la graziosa immagine di madonna fissa sempre in cuore, » 180
IV. Betto Mettefuoco.
Si mostra lieto di essere in servitú d'Amore per una donna avvenente, » 181
V. Ciolo Della Barba.
Chiede a madonna, poiché è in tutto servo di lei, che si mova a pietá del suo amore, » 185
VI. Pucciandone Martelli.
I. Si lagna delle pene che gli dá Amore e chiede a madonna che si mova a pietá del suo dolore, » 187
II. Della gioia che prova a guardar lei, » 190
III. Si lagna che madonna lo faccia tanto soffrire, » 191
IV. Si lamenta che Amore lo abbia ingannato, e lo prega a far sí che madonna abbia pietá di lui, » 192
V. In madonna è ogni bellezza e gentilezza, ed è onorato chi ha fermezza in amar lei, » 194
VII. Bacciarone di messer Bacone.
I. Stolti coloro che lodano Amore, fonte di tanti mali, » 195
II. Si lagna di Amore, che con tante pene lo tormenta, e chiede perdono a Dio d'essersi fatto schiavo di lui, » 199
III. Esprime il dolore che sente a veder governata Pisa da tali che non curano il bene e fanno strazio della patria, » 202
VIII. Geri Giannini.
I. A Natuccio Cinquino. Si duole della sua dolorosa vita e chiede pietá a Dio, » 205
II. Risposta di Natuccio Cinquino. Conforta il dolore che ha, sperando che abbia una volta a finire, » 206
III. A Si. Gui. da Pistoia. Se preferisca che la loro amicizia invecchi o sia sempre fresca, » ivi
IX. Natuccio Cinquino.
Tenzoni fra Natuccio e Bacciarone.
I. 1. A Bacciarone di messer Bacone. Perché il dolore e la gioia siano date all'uomo sempre per il suo meglio, » 209
2. Risposta di Bacciarone. Nel dolore l'uomo impara a soffrire, e nelle prosperità apprende ad essere grato a Dio, » 210
II. 1. A Bacciarone di messer Bacone. Perché il peccato sia piú amato che fare e dire il bene, » 210
2. Risposta di Bacciarone. Il peccato è amato piú del bene a causa dell'abitudine, che è piú forte della natura e della ragione, » 211
X. Lotto di ser Dato.
I. Loda la bellezza e la virtú della sua donna e le chiede scusa se non sa celebrarla come essa merita, » 213
II. Si lamenta della sua infelice vita e soprattutto di essere abbandonato dalle persone piú care, » 215
XI. Nocco di Cenni di Frediano.
Si lagna che madonna gli abbia prima fatto sperare d'aver gioia del suo amore, e poi lo abbia ingannato, » 219
XII. Geronimo Terramagnino.
I. Dice ad un poeta che è bene riflettere lungamente prima di parlare, » 223
II. Doctrina de cort, » 224
Nota, » 251
Glossario, » 275
Indice dei capoversi, » 287