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Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani

IX NATUCCIO CINQUINO

Reading edition

Tenzoni fra Natuccio e Bacciarone

I

1.

A Bacciarone di Messer Bacone

Perché il dolore e la gioia siano date all'uomo sempre per il suo meglio.

A cui prudenza porge alta lumera di ver sentire in de l'occulte cose, dar al nescente pò vera mainera e chiarir fermo de le piú dubbiose. Ed eo da voi discreto ho ferma spera di chiar savere ciò ch'è 'n me ascose: ch'i'aldo a saggi dire in voce vera che ciò ch'aven piacente over dogliose, cioè cose nel mondo a l'om che regna, sia per miglior di lui senz'alcun fallo; e come sia, non viso è per mia 'ntenza: ché, s'alcun om' resede in vita degna, fôra lui vita mei' che morte stallo: se da ciò poi si parte, e' va a perdenza.

2

Risposta di Bacciarone

Nel dolore l'uomo impara a soffrire, e nelle prosperitá apprende ad esserne grato a Dio.

Chi nel dolore ha bona sofferenza, vera prudenza — regna in tale core ed in prosperitate canoscenza che tal sentenza — vegna dal Signore. Di tali si pò dir fòr di temenza, a mia parvenza, — ch'è per lor migliore ciò che avène, bon over doglienza: e chi ben pensa — no i' parrá errore. Che se piacere avèn lor, hanne gioia e de la noia — dánsi pace 'ntera: und' han lumera — e fuggon maggior pene. Ma quei, ch'orgoglio e baldanz' hano croia, e volno moia — umilitate vera, la lor mainera — contrar'è di bene.

II

1.

A Bacciarone di messer Bacone

Perché il peccato sia piú amato che fare e dire il bene.

Aldendo dire l'altèro valore, che 'n vostro core — regna a compimento, distringemi d'averne acontamento per dicimento — o per altro labore. E conoscenza aggio che 'n me fiore no è lo core — d'aver ciò talento; ma volontá mi dona movimento ch'apparimento — faccia all'alto fiore. Unde dimando vo': — Perché 'l peccato è piò amato — che 'l ben fare o dire, poiché di gir — savemo a perdizione? — E ciò credo sia senza questione, qual è cagione — che ciascun, ch'è nato, par ch'obbriato — aggia 'l sommo Sire.

2.

Risposta di Bacciarone

Il peccato è amato piú del bene a causa dell'abitudine, che è piú forte della natura e della ragione.

Tua scritta intesi bene lo tinore: conoscitore — bon sarei contento esser di ciò che fu tuo piacimento dimandamento — farmi del follore, che 'n dei piú regna d'esser facitore contr' al signore, — non hano spavento: parlo 'n comuno d'esto marrimento, no ched eo sento, — di ciò guardatore. Unde rispondo a te c'hai dimandato: — Saggio se' nato, — se ben sai finire, là u' 'l fallire — e il ben fa locagione. Usanza vince natur' e ragione, perché fellone — fa 'l malvagio usato 'om ordinato — pur a ben seguire. —

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