V DOTTO REALI
Reading edition
CANZONE
Privazioni e disagi, che sostiene per causa d'amore.
Di ciò che 'l meo cor sente, inver, neente — taccio: saccio; — però fo laccio per prender amore. Vero è, non disdico: 5 s'eo dico — vento — spento, contra talento — sento sí alto valore. Provo — novo — trovare: parlare — d'amare — mi face 10 amore, ch'è verace. Aggio — saggio — veduto compiuto — che muto — non tace, né per natur' ha pace. Però di dir non lasso, 15 né passo — ditto — dritto: in ch'io son fitto, — gitto mio greve pensero. Ca quei che piú par gioia m'è en noia: poco — foco 20 in loco — pare gioco, crescendo par fèro. Quale — male, — s'uzansa l'avansa, — bassansa — può avere, se non per astenere? 25 Tempo — ben pò — fuggire soffrire... — , d'audire di ciascun c'ha savere. Ché ciascuna vertude conclude — fede; — crede 30 omo che vede; — chiede ch'è ciò che vòl; tene non ch'è fé per credensa, sentensa — spera — vera, ch'è luce intera — clera, 35 per cui vita vene. Morte — forte — disdegna: spegna — non segna — fallire, ma dá fallo fuggire. Arte — parte — per pianto, 40 di tanto — o quanto — ben dire si può sensa finire. Oh quante pene passa chi lassa — voglia! — Doglia da sé dispoglia, — scoglia, 45 como fa serpente. Seguirla no è vita nodrita, — ch'ira — tira lo core, gira. — Mira: male chi non sente! 50 Molte — volte si sferra chi serra — ... — chi caccia visii, vertú allaccia. Fama — chiama — chi pensa; non tensa, — offensa — non faccia 55 omo tal, che sé isfaccia. Però di dir non tardi, ma guardi — danno, — c'hanno quei che non sanno: — stanno in vita penosa. 60 In ciò saver si loda: chi mod'ha, — cura — pura con mizura: — dura in cui senno posa. Ésca — pesca — chi prende: 65 sé vende — chi rende — penseri assai piú leggeri.
SONETTI
I
A Meo Abbracciavacca
Domanda schiarimenti perché egli abbia cuore scontento e volontá imperfetta.
A te, Meo Abracciavacca, Dotto Reali, menimo frate dell'ordine dei cavalieri di beata Maria, manda salute.
Pensando che lo cor dell'omo non si chiami contento in de lo stato là' u' si trova; e sí come sono divizi li stati e le condissioni dell'omo, cosí sono divize le volontadi. E per le volontade, che sono diverse in del corpo de l'omo, perfessione non si trova in intelletto, ma parte de le cose si puon sentire per esperiensa e per ingegno; e ciò giudica ragione umana. E io, conoscendo in me simile core e volontade per defettiva parte del mio sentire, mi movo per fare me chiaro del mio difetto. E, accioché scuritate riceva lume da quella parte che dar lo pò, mando a te questo sonetto per tutte quelle cose che di sopra son ditte. E risponsione mi manda di ciò che senti. E mostralo a frate Gaddo e a Finfo.
Similimente canoscensa move lo cor dell'om, che spesso si disforma, sí come l'aire face quando plove, che per contrario vento si riforma. E venta puro e mostra cose nòve in occhio d'om per parer non per forma. A simil, parlo per intender prove del meo defetto da ciò che piú forma. E ciò è mezzo di principio fine, e di fine principio naturale, ch'assai paleze mostra, in cui figura qual d'esti dui piú sente, e chi di fine intenda, non che porti naturale, per sé manda per compier la figura.
II
Allo stesso
Sulla questione: Se l'anima viene compíta da Dio, com'è che può fallire?
A piò voler mostrar che porti vero non magistero — di ciò sta nascoso, e di ciò spesso me medesmo chero e sí mi fero — ch'eo vivo doglioso. Qual per natura pò sentire intero ciò ch'è mistero, — di che non dire oso? Per me comune piò che 'l lume cero non mi dispero — e faccio risposo. A intelletto volontá pertene, perché convene — che l'alm'aggia vita e sia finita, — ben discenda pura. Ché suo vazel tal natura — mantene, qual li adivene — da quella ch'è unita, ancor ch'aita — sia d'altra fattura.