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Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana

Traduzioni. CAPO XIV.

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Ma passiamo alle traduzioni, delle quali tal è la copia, che mi vedo costretto a tralasciarne molte. Cominciamo dai poeti, e fra questi da Plauto. Il Cavalier Lorenzo Guazzesi volgarizzò l'Aulularia, e l'Ab. Angelo Teodoro Villa il Curculione ambedue egregiamente. Il P. Brunamonti, il P. Carmeli, e l'Ab. Domenico Ferri ne tradussero alcune commedie con lode, ma il Napoletano Nicolò Eugenio Angelio diede la versione di tutte. Il signor Napoli Signorelli trova nell'Angelio una particolare accuratezza ed intelligenza de' due idiomi[375], nè in ciò lo contradirò. Credo però che meritino maggior lode il Guazzesi, il Villa, e gli altri testè nominati, ed approvo i Monaci Milanesi, che nel loro Plauto hanno poste le traduzioni di questi, e solamente per l'altre commedie hanno prese quelle dell'Angelio. Luisa Bergalli[376], Monsignor Forteguerri[377], e l'Ab. Francesco Bellaviti[378] volgarizzarono Terenzio. Il Forteguerri merita plauso, se si ha riguardo alla difficoltà di trasportare nella nostra lingua i sali, le grazie, e certi modi spiritosi e concisi de' Comici Latini: il che si deve osservare ancora riguardo ai traduttori di Plauto. Della Bergalli poi, e del Bellaviti non posso dar giudizio, perchè non mi è riuscito di vedere le loro traduzioni. Non minor difficoltà forse s'incontra nel trasportare il poema filosofico di Lucrezio: ciò non ostante con ammirabile felicità la superò Alessandro Marchetti, la versione del quale è celebre tanto, che non abbisogna delle mie lodi[379]. Commendando però l'opera del Marchetti io intendo dire, che belli sono i suoi versi, e che fedelmente ha espressi i sensi dell'Autore, ma biasimo solennemente i sentimenti d'irreligione e d'Epicureismo, che la Chiesa ha in lui condannati, e da' quali doveva la sua penna tenersi più lontana, come n'era lontano il suo cuore. Questo rimprovero ha meritato ancora, e l'ha meritato assai più l'Ab. Raffaele Pastore, la versione del quale non ho veduta[380].

Quantunque grande sia la difficoltà, che si prova nel tradurre i poeti nominati fin quì, assai maggiore però a mio giudizio la presentano Virgilio, ed Orazio. Ciò non ostante, o che la stessa difficoltà dell'impresa abbia animato alcuni colla speranza di superarla, o che gli abbia allettati la familiarità, che tutti abbiamo fin dall'adolescenza con questi poeti, essi hanno avuto maggior numero di versioni che gli altri. La Buccolica ne ha avute tre, una in terza rima, unitivi dov'era opportuno altri metri, del Marchese Prospero Manara[381], la seconda del P. Ambrogi Gesuita[382], la terza del P. Soave[383]. Non dispiacerebbero quelle degli ultimi due, se non si fosse letta quella del primo. La traduzione del Manara è opera egregia; e credo quasi che se Virgilio avesse voluto esprimere in versi Italiani i suoi sentimenti non lo avrebbe potuto fare in altro modo. Maggior numero di volgarizzamenti vanta la Georgica. Sette ne sono a me noti in questo secolo. La prima è del Modenese Cantuti in versi sdruccioli, che basti d'aver nominati. Degli altri sei uno è in ottava rima del Conte Lorenzo Tornieri[384] e cinque in versi sciolti, cioè del P. Ambrogi[385], del P. Soave[386], di Lodovico Antonio Vincenzi[387], del Manara[388], e dell'Abate Clemente Bondi[389]. Il Tornieri è elegante, ma dalla tirannia della rima spesso è strascinato, anzi che tradurre, a dir cose, che in Virgilio non sono. Il P. Soave è di soverchio abondante di epiteti; l'Ambrogi, il Manara, e il Vincenzi sono fedeli, corretti nello stile, ma forse un poco troppo timidi seguaci dell'originale, e perciò appunto non aggiungono alla maestà Virgiliana; il Bondi non è fedele abbastanza, e anch'egli non si può sollevare fino alla maestà del poeta latino. Anche l'Eneide ha avuti i suoi volgarizzamenti per opera dell'Ambrogi, e del Bondi, de' quali credo, che dar si debba il giudizio medesimo, che ho dato poco fa delle loro Georgiche.

Maggiore è ancora il numero de' traduttori d'Orazio. Parecchi ne sono a me noti, fra' quali due inediti, o al meno promessi. Lascio il Calabrese Ierocades, che è di tutti il più malvagio. Lascio il Genovese Caprio ed Ottavio dalla Riva[390], de' quali non ho veduto nè pure alcun saggio, onde far congettura del merito loro. Giuseppe de Necchi d'Aquila[391], e Gio. Pezzoli[392] hanno usato il verso sciolto, ed anche per ciò solo non saprei commendarli. Ma oltre a questo il Pezzoli scrivendo ad uso dalle scuole e quindi traducendo letteralmente non ha potuto conservare la forza dell'originale, e l'Aquila non ha saputo conservarla, quantunque non abbia nè pure il pregio della fedeltà. Lo stesso si dica di Girolamo del Buono, che ha la sua traduzione nella prima Raccolta Milanese. Questi volgarizzò ancora i sermoni e le Epistole, l'Egloghe e la Georgica di Virgilio, e i Fasti d'Ovidio, il che è rimasto inedito, come dice il Fantuzzi negli scrittori Bolognesi; nè è gran danno. Non molto migliore è il Savelli[393] per certa sua fiacchezza di stile, che troppo è lontana dallo stile d'Orazio. Francesco Corsetti dopo aver plausibilmente tradotte le satire e le Pistole[394] volle tradurre anche le odi, che morendo lasciò imperfette. L'Abate Bertola le stampò poi e ne supplì più di trenta, che mancavano, senza avvertire quali sono aggiunte da lui[395], ed alcune, non però molte, ve ne ha di bellissime; ma la più parte non sono fedeli, e mancano di quella forza, e concisione, che tanto si ammira nell'originale. I miglior traduttori d'Orazio sono a mio giudizio il Pallavicini notissimo a tutti, l'Ab. Venini, che contrasta con lui, e molte volte lo vince, il Borgianelli, il Bramieri, il Cassola, ed il Cesari[396]. Ciascuno di questi volgarizzatori meritano molta lode, si sono adoperati d'accostarsi all'originale con ogni sforzo, e se non hanno potuto ottenere il loro intento non si debbe attribuire a difetto d'ingegno, ma alla qualità dello stile Oraziano, che non può essere uguagliato traducendo. Il Pallavicini, e il Borgianelli fra questi hanno tradotti anche i sermoni, meno però felicemente delle odi. Luigi Ceretti altresì, e il P. Soave[397] e il P. Pagnini[398] tradussero alcune odi, ed alcune pure il Balì Gregorio Redi, che sono fra le sue opere, ma non le ho vedute. Finalmente il Vannetti tradusse un'epistola, e due nuove versioni annunziò[399], cioè del signor Ab. Godard, e del signor Roberto Sanseverino: ma il Sanseverino non so se veramente abbia pubblicata l'opera sua, e l'Abate Godard non si è fino ad ora determinato di pubblicare la sua versione. Alcune però delle odi per lui volgarizzate ho sentite leggere nella Romana Arcadia dove ottennero molto plauso, e n'erano degne. Delle versioni della Poetica non fo parola, perchè non posso annoverare tutte le cose più minute, e solamente indicherò quella del Metastasio, non osando però darne giudizio, perchè a me non appartiene il giudicare ciò che ha scritto un uomo così grande[400].

Catullo, Tibullo, e Properzio[401] sogliono unirsi nelle edizioni, nè io li separerò adesso ricordando la versione che ne fece il Sig. Agostino Peruzzi nel Parnasso de' Poeti Classici d'ogni nazione trasportati in lingua Italiana. Noi dobbiamo commendarlo doppiamente, e per la sua traduzione, che è assai pregevole, e per la modestia, che non ha voluto offendere. Il chiarissimo signor Ab. Rubbi loda in lui l'armonia del verso, la prontezza della rima, la nobiltà dello stile negli argomenti sublimi, e la morbidezza negli amatorj, ed io confermo le sue lodi. Non può piacermi però l'uso de' metri lirici nel volgarizzamento delle elegie. Oltre a ciò mi pare di scorgere talvolta nella sua opera qualche indizio di soverchia fretta, per cui alcuni tratti sono meno felici del rimanente. Ne recherò due soli esempi. In Catullo egli usa l'espressione amare alla follia[402], la quale dubito che non sia Italiana: e in Properzio trovo questi versi.

Sul sasso assisa a piangere S'udia sue piaghe nuove Da far pietate a Giove[403].

Il testo dice, Vulnera vicino non patienda Jovi, il che significa l'opposto. L'amorosa ferita della Vestale Tarpea, che amava Tazio nemico di Roma, ed era in procinto di tradir la patria, non poteva eccitar pietà, ma collera in Giove. Più felice nella scelta del metro fu Francesco Corsetti, ed inclinerei ancora a giudicarlo più felice nell'eleganza, e nell'esattezza; ma poche Elegie di Tibullo e Properzio, e quella d'Albinovano abbiamo da lui con altre cose, che non appartengono a questo luogo[404]. Di Ovidio son molti i traduttori; io però per non tesser quì un lungo, e nojoso catalogo di nomi, mi contenterò di ricordar solamente quelli che per la celebrità loro e pel merito delle loro versioni debbono essere preferiti; cioè Girolamo Pompei per l'Eroidi, Giov. Batista Bianchi pe' Fasti per le Tristezze e per le Pistole scritte dal Ponto, un Anonimo, che si nasconde salto il nome Arcadico d'Eschilo Acanzio pe' Rimedj d'amore, l'Ab. Pellegrino Salandri per l'Invettive contro Ibi, pe' Lisci, e per la Pescagione, e l'Abate Angelo Teodoro Villa per la consolazione a Livia, e per la Noce, oltre alle tre lettere d'Aulo Sabino[405].

Coetaneo d'Ovidio fu Fedro liberto d'Augusto, e il P. Trombelli interruppe i gravi suoi studj per tradurne lodevolmente e illustrarne con buone annotazioni le favole[406], siccome ho detto, alle quali fece precedere quelle d'Avieno e di Gabria[407]. Ma parlando di questi poeti siamo già passati ad un'età meno felice per la lingua Latina. Ciò non ostante non furono trascurati ancora gli scrittori di questi tempi e de' seguenti. Lucano fu volgarizzato dal P. Gabriele M. Meloncelli Barnabita in ottava rima[408], e dal Signor Cassoli in versi sciolti nella seconda Raccolta Milanese. Più assai del primo è lodevole il secondo. Egli è buon poeta, e se considerar si potesse l'opera sua separatamente dall'originale meriterebbe plauso. Difficile impresa è il tradurre Lucano, perchè se si vuole esser fedele si arrischia di ritrarre nel nostro volgare i suoi difetti, e se questi si vogliono evitare si arrischia di trascurare alcune bellezze, che in lui sono grandissime, e talvolta sono di tal natura, che difficilmente si trasportano in altra lingua. Dubito che il signor Cassola abbia urtato nel secondo scoglio. Vediamo il principio della sua versione.

La civil di Farsaglia orrida guerra E il fren lentato ai rei delitti io canto, E un popol forte, che la man vittrice Armò contro se stesso, e sciolti i nodi D'ogni amistà le consanguinee schiere Con l'intere del mondo armate forze Gareggianti alla pubblica rovina E tutte contro lor rivolte a zuffa L'Aquile, i dardi, e le Romane insegne.

Non aggiungo quì il testo Latino perchè è nelle mani di tutti. Ora io non trovo nella versione il plusquam civilia, delle quali parole Floro Lib. 4. Cap. 2. fa quasi il comento, come osservò già il Gronovio. Il fren lentato ai rei delitti dice molto meno che jusque datum sceleri. Tralascio per brevità le osservazioni, che gli altri versi domandano, e solamente aggiungo che poco dopo questi versi il traduttore si dee riprendere ancora per un fallo assai maggiore, dove egli dice l'opposto del testo. In Lucano Lib. 2. v. 20. leggiamo, Gens si qua jacet nascenti conscia Nilo, e il traduttore, Se v'ha gente sulla foce del Nilo in vece di dire alla fonte, o alle fonti[409].

Alle versioni di Lucano succedano quelle assai commendabili dell'Argonautica di Valerio Flacco fatte da un'anonimo nello seconda Raccolta Milanese, e da Marc'Antonio Pindemonte[410], e poi la Tebaide di Selvaggio Porpora, cioè del Cardinale Bentivoglio[411]. Questa è celebre tanto, che non abbisogna delle mie lodi. Non debbo però tacere l'autorevol giudizio d'Apostolo Zeno, che nelle annotazioni alla Biblioteca del Fontanini dice: nel volgarizzamento del Cardinal Bentivoglio Stazio è sempre Stazio, con altro abito, ma col medesimo aspetto sublime senza gonfiezza, grande senza sproporzione, soave senza mollezza ec. Anche l'Achilleide e le selve del Poeta medesimo ebbero i lor traduttori, la prima in Orazio Bianchi, e le seconde nell'Abate Biacca non affatto spregevoli, ma non paragonabili col traduttore della Tebaide. L'ebbero il Tragico Seneca in Benedetto Pasqualigo[412], Calpurnio, e Nemesiano in Tommaso Giuseppe Farsetti[413] e Claudiano in Nicola Beregani[414]. Fra i poeti di questa età, che hanno avuto in sorte ottimi volgarizzamenti debbono porsi Giovenale, e Persio. Tali non li chiamo per la versione ed illustrazione, che di molte satire del primo ha fatte il celebre Cesarotti, e pel saggio d'altra versione d'un'anonimo, che il chiarissimo signor Ab. Rubbi ha dato nel suo Parnasso de' Classici volgarizzati, perchè queste appartengono al secol presente; ma bensì per quella del Silvestri[415]. D'ambedue questi Satirici fece egli una parafrasi, piuttosto che una traduzione, in modo però che il sentimento è accuratamente presentato nel nostro volgare. E siccome egli era dotto antiquario, la sua parafrasi è accompagnata da un comentario erudito, in cui illustrandosi il testo molte cose spettanti all'antichità si espongono copiosamente. Due altri volgarizzamenti ebbe Persio. Il primo è il Salvini[416], di cui ho già indicato abbastanza il modo di tradurre: l'altro è il Soranzo, la versione del quale non ho veduta. Ma basti ormai de' Poeti; giacchè credo inutile il diffondermi ricordando le minori lor produzioni.

Primo fra gli scrittori di prosa esser dee Cicerone, e prima fra le sue opere sia quella, in cui mostrando quale esser debbe il perfetto oratore mostrò qual era egli stesso. Il P. Cantova Gesuita poteva aver luogo onorato fra gli editori, come ora glielo do fra i volgarizzatori. A lui dobbiamo i tre libri dell'Oratore di belle note arricchiti, e d'una egregia versione[417]. Le note in parte sono scelte da quelle dei miglior commentatori, in parte sono sue; e sì l'une che l'altre sono giudiziose, ed utili all'intelligenza. La versione è fedele senza esser servile, elegante, e scritta con purità di lingua. Il P. Cantova volgarizzò ancora dodici orazioni di Cicerone, che mi duole di non aver vedute. Di queste tre altri traduttori sono a me noti, cioè il Bordoni[418], il P. Alessandro Bandiera[419] de' Servi di Maria, e il P. Leonardo Giannelli de' Chierici Regolari della Madre di Dio[420]. Non esaminerò quì la fatica primo, perchè i pregi degli altri due tutto a se richiamano il mio discorso. Anche il Giannelli poteva essere da me annoverato fra gli editori per ogni maniera di copiose illustrazioni rettoriche, critiche, ed erudite, colle quali accompagna l'opera sua. Egli poi traducendo esprime i sentimenti dell'originale con maggior precisione che il Bandiera non fa, abbondando ancora di parole ove ha giudicato, che la maggior copia di queste giovar potesse al suo intento: ed il Bandiera è stato forse più sollecito del Giannelli di rappresentare nel suo volgare la dignità, l'armonia, e l'eleganza di Cicerone. Nè bastò al P. Bandiera di darci tutte le orazioni nella nostra Lingua, ma volgarizzò ancora l'epistole familiari[421] l'epistole al fratello Quinto[422], i tre libri degli Officj[423] e finalmente le vite di Cornelio Nepote[424]. Ed i Libri degli Officj ebbero ancora tre altri volgarizzalori, cioè Gianagostino Zeviani[425] Matteo Facciolati[426] e il Marchese Luigi de Silva[427], ed uno n'ebbero l'epistole familari nell'Ab. Ciliari[428] che tradusse pure i libri di Celso sulla medicina[429]. Due storici furon tradotti, cioè Sallustio e Cornelio Nepote, il primo dal P. Pietro Savi Gesuita[430] dal Dottor Giovan Battista Bianchi[431], e dal Conte Vittorio Alfieri[432], e il secondo dal P. Bandiera e dal Soresi[433]. Non ho veduto il volgarizzamento del Savi, ma se dalle altre Opere sue si può dedurre una probabile congettura, vuolsi credere che meriti lode, e certamente sarà scritto puramente, perchè egli era scrittor purissimo. Commendabile è la traduzione del Bianchi, ma troppo resta offuscata da quella dell'Alfieri; che di molto supera tutte le precedenti. Altre forse avranno stile più nobile, e numerose, saranno altre più costantemente fedeli, ma per energia d'espressione, e per una certa aria originale parmi, che non ceda la palma a veruna[434]. Il P. Bandiera poi nel volgarizzar Cornelio Nepote è stato elegante e fedele, onde dobbiamo sapergli grado di questa, come dell'altre sue letterarie fatiche. Può contrastare con lui il Milanese Soresi, principalmente per la fedeltà; ma non così facilmente crederei, che lo superasse per l'eleganza.

Minor materia porgono al mio ragionamento l'età seguenti. Nulla posso dire delle lettere di Plinio il giovine trasportate nel nostro volgare dal Canonico Gio. Antonio Tedeschi[435], che non ho vedute. Maggior fatica intraprese Lorenzo Patarol, che le orazioni tutte panegiriche degli oratori Latini volle darci corrette nel testo, illustrate da annotazioni, e spiegate in Italiano, ed a tutti i tre officj d'editore, di comentatore, e di traduttore sodisfece lodevolmente[436]. I codici Veneti, Vaticani, e Fiorentini, le edizioni precedenti, e il proprio ingegno gli somministraron il modo di rendere il testo più emendato, che prima non era. Ma per ciò che spetta alla traduzione, se altri lo avevano preceduto nel volgarizzare il panegirico di Plinio, intatta era la strada riguardo agli altri, ed altrettanto era ingrata per la rozzezza degli oratori. Al Patarol succeda il P. Marco Poleti Somasco, che l'Ottavio di Minucio Felice diede tradotto, e d'opportune annotazioni lo corredò[437].

Ma savio ed util consiglio sopra molti da me in questo capo noverati fu quello di trasportare nella nostra lingua i latini scrittori di agricoltura, il che si eseguì a Venezia colle stampe del Pepoli[438]. Non dirò della Georgica di Virgilio tradotta dal P. Soave, di cui ho già fatta parola. Il Bordoni tradusse tre libri della storia naturale di Plinio, cioè il diciassettesimo co' due seguenti; e di ciò credo che debba recarsi quel giudizio, che vuolsi dare delle orazioni di Cicerone per lui volgarizzate. Gli altri traduttori parmi che sieno stati solleciti di spiegar chiaramente il testo; ma non tutti hanno posta bastevol cura d'aggiugnere all'eleganza di quelli antichi. Piace Catone con quella sua semplicità; ma non mi piace ugualmente nella traduzione del Compagnoni. E s'incontrano talvolta in questa parole che non reputo Italiane pure, ma Lombarde. Oltre a ciò egli non di rado distende con molte parole i concetti dell'originale; il che quanto convenga a un traduttor di Catone, altri sel veda. Più felici a parer mio son le versioni di Giangirolamo Pagani, che trasportò nella nostra lingua Varrone e Columella, se si riguarda l'eleganza, e la castigatezza della lingua; poichè quanto allo spiegare il testo nè a lui fo rimprovero, nè al Compagnoni. Le annotazioni poi (giacchè ne sono in copia fornite queste opere) sono in ambedue ricche d'erudizione; ma quelle del Pagani vogliono ancora esser lodate per buona critica intorno alla emendazione del testo.

Notes in this chapter

Note 1 · Storia de' Teat. T. 6. p. 233. Edizione del 1790.Note 2 · Venezia. 1733. in 8.Note 3 · Urbino 1736. in f. col testo Latino a fronte a le figure delle maschere ricavate da un MS. della Vaticana.Note 4 · Bassano 1758. in 8.Note 5 · Londra 1717. in 8.Note 6 · Filosofia della natura di T. Lucrezio Caro e confutazione del suo Deismo e Materialismo dell'Ab. Raffaele Pastore. Londra 1776. T. 2. in 8.Note 7 · La Bucolica di P. Virgilio Marone in rime italiane. Parma in 8. Senza indizio d'anno.Note 8 · Colle altre Opere di Virg.Note 9 · Nella seconda Raccolta milanese.Note 10 · Vicenza 1780.Note 11 · Colle altre opere di Virgilio e separatamente Roma 1758. in 12.Note 12 · Nella seconda Raccolta Milanese de' Poeti Latini.Note 13 · Modena Anno VI. della Repubblica Francese.Note 14 · Parma 1801. opera postuma.Note 15 · Vienna. 1800.Note 16 · Le odi di P. Orazio Flacco espresse in varj metri da Octavio dalla Riva. Verona 1746. in 8.Note 17 · Milano 1779.Note 18 · Bergamo 1789.Note 19 · Non posso indicare il luogo e l'anno della stampa, non avendo ora l'opera sotto gli occhi. La vidi alcuni anni sono, e ne do il giudizio cheNote 20 · Le prime furono stampate a Siena il 1759. e le seconde ivi il 1764.Note 21 · Siena 1778.Note 22 · La prima edizione del Pallavicini è di Lipsia del 1736. L'Orazio del Venini è nella seconda Raccolta Milanese, e corretto in Milano, 1791.; Note 23 · Atti dell'Accad. It. T. I. p. XXXV. e CXXVIII.Note 24 · Sono fra le sue Poesie unite a Teocrito Mosco, e Bione.Note 25 · Osservazioni intorno ad Orazio T. 1. p. 93. L'epistola dal Vannetti volgarizzata è ivi p. 163.Note 26 · Tralascio quelli che poche cose hanno volgarizzate, come il Frugoni, l'Ab. Civetti, ed altri.Note 27 · Le opere loro furono tradotte da Raffaele Pastore. Venezia 1776. in 12. da Guido Riviera, ivi 1761. T 2. in 8. Nella prima Raccolta MilaneseNote 28 · Parnasso citato. T. 20. p. 335.Note 29 · Ivi T. 36. p. 112. Prop. Lib. 4. El. 4.Note 30 · Elegie scelte di Tibullo Properzio ed Albinovano tradotte in terza rima da Oresbio Agreo P. A. ec. Lucca 1745. in 4. Giulio Cesare Becelli tNote 31 · Le altre traduzioni d'Ovidio a me note sono le Eroidi del Conte Giulio Bussi, dell'Ab. Cesare Frassoni, e di Marc'Aurelio Soranzo; le TristeNote 32 · Venezia 1735. in 8. Felice è pure la versione anonima che abbiamo nella prima Raccolta Milanese.Note 33 · Venezia 1725. in 4.Note 34 · Roma 1707. in 4.Note 35 · La traduzione di Lucano del Signor Cristoforo Boccella non appartiene al mio argomento essendo impressa nel secolo decimonono. E già mi riusNote 36 · Verona. 1776. in 8.Note 37 · Roma. 1729. in f.Note 38 · La Medea, l'Edipo, la Troade l'Ippolito di Seneca, e l'Ippolito d'Euripide. Venezia 1750. in 8.Note 39 · Venezia 1761. in 8.Note 40 · Nella prima Raccolta MilaneseNote 41 · Venezia 1758. T. 3. in 8.Note 42 · Firenze. 1726. in 8.Note 43 · Milano 1771. T. 3. in 8.Note 44 · Le orazioni scelte di M. Tullio Cicerone tradotte in lingua Italiana ed arricchite di note dall'Ab. Placido Bordoni. Venezia 1795. T. 3. in Note 45 · Orazioni di M. Tullio Cicerone in volgar Toscano recate ec. Venezia 1750. T. 7. in 8.Note 46 · Orazione in difesa di Sesto Roscio d'Ameria Lucca 1789. in 8. Orazione in favore della legge Manilia. Ivi 1789. Le quattro Catilinarie Ivi 1Note 47 · Venezia 1762. T 2. in 8. Il P. Anton Maria Ambrogi Gesuita tradusse le lettere scelte Roma, 1780. e Venezia, 1800.Note 48 · Venezia 1744. in 8.Note 49 · Ivi 1754. T. 2. in 8.Note 50 · Ivi 1743. in 8.Note 51 · Verona 1737. in 8.Note 52 · Venezia 1750. in 32.Note 53 · Firenze 1756. in f.Note 54 · Venezia 1740. in 8. non sono però tutte.Note 55 · Ivi 1747. T. 2. in 8. Haller Bibl. Chir. T. 1. p. 43.Note 56 · Torino 1763. E' la congiura di Catilina solamente.Note 57 · Venezia 1761. in 8.Note 58 · Fra le opere postume.Note 59 · Bassano 1802. in 8. Questa è la quarta edizione. Le altre che non ho vedute sono del secolo decimottavo.Note 60 · Ho notata questa versione perchè fu scritta nel passato secolo, ed ho taciuto di quella bellissima del signor Abate Nardini, perchè giudico,Note 61 · Roma 1717. in 8.Note 62 · Panegiricae orationes veterum etc. Venetiis 1708. in 8.Note 63 · Venezia 1756. in 8.Note 64 · Ivi 1792. e seguenti.
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