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Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana

Scrittori in Greco. CAPO X.

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Per compimento di ciò che della lingua Greca per me si doveva dire resta ora solamente, che di coloro i quali in Greco hanno scritto, faccia onorevole ricordanza. Pochi nomi però posso quì ricordare; ma fra questi uno solo domanderebbe lungo discorso. Della Greca traduzione delle Orazioni concistoriali di Clemente XI. ho dato un cenno parlando della lingua Ebraica. Una sola Omelìa dello stesso Pontefice trasportò in Greco Biagio Garofolo, che non ho veduta[290]. Anton Maria Salvini, che tanto scrisse si esercitò ancora in questa parte. A esortazione del Marchese Maffei prese a tradurre in versi Greci le favole di Fedro, ma non le terminò. Terminò bensì la traduzione di Catullo[291], della quale però abbiamo alle stampe solamente l'elegìa, che quel poeta aveva tradotta da Callimaco, e di cui l'original testo Greco è perduto. Il Salvini tien quì pure il suo metodo di tradurre letteralmente, e con ciò appunto mostra quanto possedesse la lingua Greca. A me sembra però che la fedeltà troppo scrupolosa e servile non sia quì commendabile, perchè non può aver quello scopo, che egli si era proposto nelle versioni Italiane. Chi vuol rendere in versi Greci quell'elegia dovrebbe, se non m'inganno, adoperarsi d'indovinare il modo, con che la scrisse Callimaco, e dovrebbe inserirvi que' pochi frammenti dell'originale, che sono fino a noi pervenuti. A maggiore impresa, e più difficile si accinse il P. Carmeli, che nel 1757. stampò un Greco poema in quattro libri in lode di Lorenzo Morosini intitolato Θεῶν ἀγορὰ, cioè il Concilio degli Dei e a me rincresce che non solamente non ho potuto vederlo, ma nè pure m'è riuscito d'averne verun'altro indizio. Il Canonico Checozzi Vicentino tradusse i Salmi in versi greci, come ci assicura il Lazzarini[292]. Di quest'opera rimasta inedita non parla il P. Zaccaria nel suo elogio[293] nè il dizionario storico stampato a Bassano nel suo articolo, e invece parlano di molte sue poesie Latine e Greche unite a quelle del Volpi. Essi però errarono, perchè il Checozzi ivi non ha che un solo epigramma Greco colla versione latina. Ma quello che più d'ogn'altro ha scritto in questa lingua è il Cardinale Michel'Angelo Luchi troppo immaturatamente rapito alla Chiesa ed alle lettere. Le sue lodi sono maggiori di quello che io potessi dir quì, e sono state esposte dal signor Canonico Luigi Ciolli nell'orazion funebre da lui detta in Subiaco ai 2. d'ottobre del 1802. e l'anno medesimo stampata in Roma dal Lazzarini. Molte sono le opere sue, fra le quali settantacinque son quelle scritte in Greco tutt'ora inedite oltre agli Esapli, di cui ho già parlato, e tutte si conservano nella Vaticana. Voglionsi a queste aggiungere due dialoghi stampati, uno sulla vita rustica, e l'altro sulla necessità, che i giovani hanno d'applicare allo studio, e far buon uso del tempo[294]. Egli scriveva queste operette in Greco sopra argomenti d'ogni genere, affinchè i giovani studiosi di questa lingua trovassero in esse raccolte le principali voci, e modi di dire usati dagli scrittori, onde minor difficoltà incontrassero nel leggere l'opere degli antichi, di che gli si dee saper molto grado. Ma lasciam finalmente questa lingua, della quale troppo a lungo forse ho favellato, e a quelle facciam passaggio, che nacquer da lei.

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