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Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana

Della lingua latina. Grammatici. CAPO XII.

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Ho già detto, che dalla Greca lingua è nata la Latina[309]; laonde ragion vuole, che si parli ora di questa dopo avere pel mio instituto detto abbastanza dell'Etrusca, che ebbe la stessa origine. E quì non abbiano a sdegno i dotti miei leggitori se alla loro memoria richiamo sulle prime tenuissimi oggetti, cioè i libri de' teneri fanciulli, che cominciano a dar opera agli studj. Sono questi i fondamenti di quel letterario edificio, che deve un giorno inalzarsi, e se piccola ed umile è l'opera, non è però piccola l'utilità, cui sì fatti libri cercano procacciare. Parlando però degli elementi della lingua Latina sarò brevissimo. Alessandro Zorzi Veneziano scrisse del modo d'insegnare ai fanciulli le due lingue Italiana, e Latina[310]. Egli riduce le declinazioni, e le conjugazioni a certe tavole, colle quali si debbono facilmente imparare i nomi, e i verbi. Quindi il maestro dee trarre dai migliori scrittori Latini dei dettati, ne' quali la sintassi corrisponda esattamente all'Italiana, e su questi si addestrerà il principiante senza fatica. Per gl'idiotismi poi, per certe figure grammaticali, e per altre simili difficoltà, che ad ogni passo s'incontrano, egli si riserba d'istruire il discepolo praticamente nell'atto stesso della traduzione. Con queste, ed altre simili industrie egli spera, che un fanciullo di sei anni possa applicarsi alla lingua Latina con profitto, e si vuole, che ne abbia fatta la prova. Io però non sono punto sollecito, che un fanciullo cominci a sei anni a studiare il Latino; ma vorrei, che, quando lo comincia, si avvezzasse a ragionare alquanto, e non fosse ammaestrato con sì fatti metodi meccanici, i quali se giovano, perchè diminuiscono la fatica, nocciono, perchè intorpidiscono la riflessione, e l'ingegno. Il metodo migliore è, siccome io giudico, quello di Ferdinando Porretti, (e sarà questa la prima grammatica, di cui parlerò) che imitò la grammatica celebre del P. Emanuele Alvarez Gesuita. Chiari sono e precisi i precetti, ottimi gli esempj, naturale è l'ordine, e se v'ha qualche neo si potrebbe agevolmente emendare. A cagion d'esempio vorrei, che parlando dei verbi non fosse trascurato il modo potenziale, e il concessivo, che da tutti i moderni scrittor di Grammatica si tralascia. Non lo trascurò però il loro gran maestro Alvarez, perchè raro non ne è l'uso negli antichi autori. Reputo poi inutile di aggiugner quì il novero delle molte altre Grammatiche venute alla luce in Italia nel passato secolo, le quali non essendo notabili per qualche pregio parmi, che non richiedano d'essere ad una ad una nominate con noja soverchia di quelli che leggono, e mia.

La seconda Grammatica, di cui ho deliberato di parlare è quella d'Agostino Maria del Monte. Egli provvide prima ai fanciulli con alcune illustrazioni dell'Alvarez, e le stampò in Roma col titolo d'Emanuele elucidato, che basti d'aver nominato. Maggior opera poi intraprese scrivendo un'ampia grammatica pe' maestri, cui chiamò Latium restitutum[311]. Le parti tutte quante di questa facoltà vi si vedono esposte diffusamente con molta copia d'esempj, secondo il metodo dell'Alvarez, che a mio giudicio è ottimo. Le regole sono chiare, gli usi diversi di molte voci, che ne' Latini scrittori s'incontrano, vi son notati, i modi di dire meritevoli d'osservazione vi sono accennati minutamente.

Ma torniamo ancora per poco fra i libri elementari dei fanciulli. Maurizio Francesconi compilò un Dizionarietto acconcio al bisogno de' principianti, ed un altro ne fece il P. Mandosio Gesuita; ma il celebre Tiraboschi, che li trovava alquanto difettosi, prese a correggere il secondo, e ad accrescerlo; il che fece per modo, che riuscì un'opera affatto nuova, e questa fu la prima fatica dell'immortale autore della storia della Letteratura Italiana, e di più altre opere, che portarono poi la sua gloria a quell'alto segno, a cui la vediamo pervenuta. Ma questo Dizionario serve solamente all'età più tenera, che si trattiene fra gli elementi primi della lingua Latina. L'Ab. Pasini volle, che del necessario ajuto non mancassero nè pure quei giovanetti, che qualche maggiore progresso hanno fatto in questo studio, e compilò un ottimo Dizionario in due parti diviso, che servisse nel tempo stesso a tradurre dai Latino in Italiano, e dall'Italiano in Latino. Giudiziosa è la scelta delle parole, che sono tutte di tersa Latinità, copiosi ma non soverchi gli esempj tratti da' buoni scrittori per mostrar l'uso delle diverse voci, e i modi di dire più eleganti.

Ma usciamo finalmente dagli studj puerili. Il Dizionario di Ambrogio Calepino tante volte stampato, ed accresciuto in guisa, che egli non avrebbe potuto più riconoscerlo come opera sua, aveva tuttavia bisogno di molte cure, e Iacopo Facciolati ve le impiegò ajutato in ciò da Egidio Forcellini, che stato era suo discepolo, e dal P. Lagomarsini Gesuita. Lo stampò egli di nuovo, molte cose aggiungendo, altre levandone con fatica grande di parecchi anni. Quantunque però la diligenza da lui usata fosse molta, e moltissima fosse la dottrina, che in questa lingua aveva il nuovo editore, la sua edizione riuscì imperfetta, e Gio. Francesco Corradini dall'Aglio vi fece un supplimento non senza molta mordacità[312]. Con migliore e più utile divisamento il Gallizioli deposta ogni malignità sempre ingiusta e biasimevole prese a supplire ai difetti del Facciolati, e procurando una nuova impressione di quel Dizionario l'accrebbe di moltissime voci Latine, e di molte delle lingue Orientali, e in questa guisa lo condusse presso alla perfezione[313]. Ma la gloria di dare a questa lingua un Lessico in tutte le sue parti compiuto, era riserbata ad Egidio Forcellini[314]. Egli v'impiegò trenta anni, e la perfezione dell'opera corrisponde egregiamente alla lunghezza di questo tempo. Niuna altra nazione può vantare un Dizionario Latino così pregevole: anzi tutti quelli, che l'hanno preceduto gli sono di gran lunga inferiori. Si hanno quì raccolte le voci Latine tutte quante, i diversi loro significati, il modo di usarle; e gli esempi accennano ciò che appartiene ai secoli migliori, e si può usare volendo scrivere puramente, e ciò che è de' secoli posteriori, e vuolsi evitare. Ma per ciò che riguarda le voci da evitarsi abbiamo ancora un altro Dizionario compilato per opera del P. Marchelli[315]. Egli è stato parco in quest'indice, che dopo il Lexicon Latinae linguae antibarbarum del Noltenio, e dopo l'opera del Vossio de vitiis latini sermonis et glossematis latino-barbaris avrebbe agevolmente potuto rendere molto più copioso. Ma l'autore ha voluto provvedere al commodo de' giovani studiosi, cui la copia soverchia riuscita sarebbe rincrescevole; e piuttosto ha abbondato nella critica con maggior loro vantaggio. Un altro vocabolario in parte di cattiva latinità, ma pur necessario preparò il Baruffaldi di quelle voci che nel vecchio, e nuovo Testamento, nel Rituale, nel Martirologio, e in altrettali libri ecclesiastici s'incontrano, che è rimasto inedito[316].

Ma lasciando la Latinità barbara, e quella che i riti sacri hanno necessariamente introdotta, altre opere devo aggiungere, che in qualche modo appartengono ai Dizionarj. Tali sono in primo luogo le animadversiones criticae, colle quali il Facciolati emendò il Dizionario Latino Francese del Danet. Al genere stesso ridur si può l'aurea operetta del Gesuita Tursellini Particulae latini sermonis. Essa appartiene al secolo XVII.; ma poi nel seguente il Facciolati la prese tra mano, l'accrebbe, la migliorò a vantaggio del Seminario di Padova[317], al quale tante opere eccellenti dobbiamo; o per dir meglio nulla ha dato quel Seminario, che non sia eccellente.

Non son mancati alla lingua Latina i Dizionarj spettanti alle arti. Tre ne ha dati il P. Carlo d'Aquino, cioè quelli dell'arte militare[318], dell'architettura[319], e dell'agricoltura[320]. E Vincenzo Cavallucci insegnò, come latinamente si esprimano le voci degli animali[321]. A questa classe riduco ancora le sigle. Molti avevano nei passati secoli raccolte e interpetrate le sigle latine, e principalmente si era reso celebre in ciò Sertorio Orsato. Ma l'antiquaria è una facoltà vastissima, nuove iscrizioni vengono alla luce, e quindi nuove sigle si trovano, o le antiche si debbono spiegare diversamente da quello che si era fatto; onde era necessario, che se ne desse una nuova compilazione. Il Marchese Maffei nel Museo Veronese l'aveva promessa; ma poi non l'eseguì. Il chiarissimo signor Giovan Domenico Coleti si accinse all'opera, e raccolto quanto in sì fatto genere si ha nelle grandi collezioni lapidarie, o altrove potè trovare, tutto riunì, e lo pubblicò nella Raccolta Ferrarese d'opuscoli T. 14. e seguenti. Egli stesso previde subito che altri vi avrebbe fatto qualche supplimento. Deerunt (dice nella prefazione) fortasse aliqua? Non inficior: erit aliquando, quì augeat, quum. Quicquid sub terra est in apricum proferet aetas. Il supplimento lo ha poi fatto l'Abate Rubbi nel già citato Dizionario d'antichità, dove è inserita l'opera del signor Coleti con parecchie aggiunte di lui. Ma è da dolersi, che sia rimasta interrotta l'impressione di quel Dizionario, che non oltrepassa la lettera M, e perciò fino a questo segno solamente giungono ancora le sigle del Rubbi. Avrei desiderato, che il Coleti ugualmente che il Rubbi non avessero tralasciate le illustrazioni, colle quali l'Orsato accompagnò le sue sigle, ed altre ne avessero aggiunte, ed erano bene da ciò. Ma la grettezza degli stampatori, come sovente avviene, impedì forse una cosa tanto opportuna. A queste compilazioni di sigle una se ne dee aggiugnere non mai impressa. Il signor Conte Polcastro pronipote di Sertorio Orsato coll'Ab. Gennari prese a perfezionare l'opera citata di quel suo bisavolo, correggendo qualche errore, in cui egli era caduto, ed accrescendola di cinquemila segni; ed in questa fatica ebbe gran parte ancora il signor Gianantonio Mussato. Il Cesarotti ne parla in una Relazione Accademica del 1786.[322] e dopo quest'epoca non si è più fatto parola dell'opera loro, nè so se essi abbiano reputato inutile il pubblicarla, da che si cominciarono a stampare le sigle del sig. Ab. Rubbi. Vuolsi pur ricordare il Lessico lapidario, che il Gori meditava di fare[323], e il Lexicon vestiarium sacrum et profanum, che forse aveva già fatto[324]. Porrò quì pure quasi appendice dei Lessici la Calligrafia Plautina, e Terenziana del Ricci[325], alla quale si potrebbe aggiungere quella d'Angelo Rocca[326] e qualche altro libro di simil genere. Sopra tutto si deve aggiungere il Lessico Ciceroniano compilato già dal Nizolio fino dal secolo sestodecimo, ed accresciuto poi di molto dall'instancabile Facciolati[327]. Egli però non impiegò in quest'opera tutta quella diligenza, che era necessaria; talchè non poco rimarrebbe a fare a coloro che dopo lui volessero assumere lo stesso incarico.

Chiuderò finalmente la serie de' Grammatici con uno scrittore d'etimologie. Notissimo è il lessico etimologico latino del Vossio. Il Mazzocchi ne procacciò una nuova impressione in Napoli, cui fece molte aggiunte[328]. Il Vossio trae gran parte delle sue etimologie dal Greco e il Mazzocchi dall'Ebraico. Egli era assai dotto in questa lingua; ma troppo facilmente a dir vero gli pareva di scoprirne le vestigie anche dove non sono. Ne ho dato un cenno nel primo capo di questa parte; e lo stesso giudizio credo, che si debba fare anche di questa per altro ingegnosa fatica di quel grande erudito.

Notes in this chapter

Note 1 · Si veda l'Etimologico del Vossio, e Schedii Proleg. in Etymol. Lennepii et Index Etymologicus vocum Latinarum, che è in fine dell'EtimologicNote 2 · Ferrara 1775. in 8.Note 3 · Latium restitutum, seu latina lingua in veterem restituta splendorem opera et industria Augustini Mariae Savonensis Romae. 1720. e di nuovo Note 4 · Lexicon Latinum criticum Io. Francisci Corradini de Allio in quo novæ latinæ voces etc. quæ in thesauris linguæ latinæ etc. desiderantur, prNote 5 · Ambrosii Calepini dictionarium septem linguarum curante Iacobo Facciolato. Editio a Cl. Io. Baptista Galliciolo a mendis quam plurimis expurNote 6 · Totius Latinitatis Lexicon consilio et cura Iacobi Facciolati opera et studio Ægidii Forcellini Alumni Seminarii Patavini lucubratum. PataviNote 7 · Index criticus vocum ab iis, quì latine scribere velint, vitandarum auctore Ioanne Marchelli S. I. Mediolani 1753. in 4.Note 8 · Vocabolario manuale d'alcune voci latine, o d'altro linguaggio straniero, stravaganti, e d'oscuro significato, le quali si trovano ne' libriNote 9 · Patavii 1715. in 12.Note 10 · Lexicon militare. Romæ 1724. Additiones ad Lexicon militare ib. 1727. in 4.Note 11 · Vocabularium architecturae edificatoriae cum indice vocum Italicarum. ib. 1734. in 4.Note 12 · Nomenclator agriculturae ib. 1736. in 4.Note 13 · Lexicon vocum, quae a brutis animantibus emittuntur opera et studio Vincentii Cavallucci Parisiis 1790.Note 14 · Cesar. Op. T. 17. p. 250.Note 15 · Zacc. Ann. Lett. d'Ital. T. 2. p. 482.Note 16 · Symb. Litt. Flor. T. 5. p. 70.Note 17 · Firenze 1735. in 8.Note 18 · I Luoghi occulti della Lingua Latina fra le sue opere T. 1. p. 404.Note 19 · Lexicon Ciceronianum Marii Nizolii ex recensione Alexandri Scoti, nunc crebris locis refertum, et inculcatum. Accedunt phrases et formulae lNote 20 · Gerardi Ioannis Vossi Etymologicum linguae latinae cura Alexii Symmachi. Mazzochii Neapoli 1762. 1763. T. 2. in fol.
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