Iscrizioni. CAPO XVI.
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Un altro genere d'illustrazione ci offrono finalmente le iscrizioni. Se io volessi quì far parola de' raccoglitori, e degl'interpetri delle antiche iscrizioni mi si aprirebbe davanti un campo troppo vasto da percorrere. Molto mi somministrerebbono da dire le grandi raccolte del Gori, del Maffei, del Muratori, del Donati; molto il P. Lupi, il P. Bonada, il P. Corsini, il Rivautella e il Ricolvi, l'Olivieri, il Mazzocchi, il Martorelli, l'Oderici, il Passionei, il P. Zaccaria, il del Signore, gli editori degli Aneddoti stampati a Roma, l'Avvocato Cantini, e tanti altri. Fra una messe così abbondante sceglierò due soli scrittori, che illustrando iscrizioni hanno illustrata l'antica lingua del Lazio. Sarà il primo Matteo Egizio pel suo Commentario sul celebre Senatus-Consulto de' Baccanali[453]. Il Langlet dice, che esso piacerà a quegli eruditi, quì aiment les citations prodiguèes[454]. Ma il principal difetto dell'Egizio non consiste nella moltitudine delle citazioni, le quali a coloro sogliono dispiacere sopra ogni altro, che vogliono mentire impunemente. Gli attribuirei piuttosto a difetto quella soverchia copia d'erudizione, che stanca il lettore, benchè paziente. Essa però nella sua opera è piena d'ottime notizie, e niente lascia a desiderare per la spiegazione di quel decreto, e per l'illustrazione dell'antica lingua latina, nella quale è scritto. L' altro è Monsignor Gaetano Marini, del quale non dubito d'asserire, che niuno lo superò, anzi niuno l'uguagliò in questa parte difficile dell'Antiquaria. Fanno di ciò piena testimonianza le sue opere immortali sopra gli Atti de' Fratelli Arvali, e sulle iscrizioni di Casa Albani[455]. Ma non basta il raccogliere e spiegare le iscrizioni antiche; bisogna ancora assai volte far nuove iscrizioni per tramandare alla posterità le memorie de' nostri tempi. Alcuni sperano di meritare i sommi onori in questo genere, perchè hanno tratta qualche parola o qualche espressione dai sepolcri degli Scipioni, o dai frammenti d'Ennio e di Pacuvio; ma sono in errore. Quale esser debba lo stile delle iscrizioni l'insegnò l'Ex-Gesuita Abate Morcelli in un'egregia sua opera[456], nella quale per qualsivoglia genere dette gli opportuni precetti, ed in altra opera somministrò gli esempj da lui stesso composti con ammirabile felicità[457], onde è divenuto regola ed esempio in questa parte delle latina letteratura.