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Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana

Della lingua Etrusca. CAPO XI.

Reading edition

Dalla lingua Greca crede ormai la maggior parte degli eruditi, che provengano l'Etrusca, e la Latina. Nel parlar della prima terrò una via diversa da quella, che ho calcata parlando delle altre lingue. Per queste ho procurato, quanto era in me di raccogliere i nomi de' principali scrittori Italiani, che le hanno illustrate, e le opere loro ho esaminate secondo che la tenuità del mio ingegno me lo ha permesso. Per l'Etrusca posso esser più breve. La storia di questa lingua si raccoglie abbastanza dal Giornale de' Letterati, che per opera d'Apostolo Zeno, e poi del P. Pier Caterino suo fratello si stampava in Venezia, dal Gori nella lunga prefazione premessa alla difesa dell'alfabeto Etrusco, e credo inutile il ripeter ciò che ivi si legge minutamente descritto. Dopo la pubblicazione di questi libri più altre opere di autori Italiani sono uscite in luce, e fra queste sono principalmente degne d'osservazione quelle del Passeri Picturae Etruscorum in vasculis etc. Romae 1767. 1775. T. 3. in fog. e in Thomae Dempsteri libros de Etruria Regali paralipomena. Lucae. 1767. in fog. Abbiamo nella prima linguae Oscae specimen singulare, quod superest Nolae in marmore musaei. Seminarii, l'alfabeto Etrusco dell'Ab. Amaduzzi[295], una tavola Eugubina, cioè la seconda del Dempstero illustrato dal Passeri, e tre brevi lessici di parole Ebraiche, dalle quali si derivano altre simili voci Etrusche o Latine, delle parole Etrusche, che si hanno negli scrittori o ne' monumenti antichi, e di quelle delle tavole Eugubine. L'Amaduzzi con molte parole dette solamente l'alfabeto del Gori; e dovendo io parlare del secondo stimo inutile il far quì parola di lui. Del sistema del Passeri dirò a suo luogo. Altre opere ancora han veduta la luce dopo la difesa del Gori, che saranno da me ricordate, dove tornerà più in acconcio.

Furon parecchi, che ne' passati secoli con diligenza raccolsero gli antichi monumenti Etruschi, e si adoperarono di legger le parole, che vi si vedono scolpite. Vane però furono per lungo tempo tante fatiche ed era riserbata al secolo decimottavo la gloria di gittare i primi fondamenti di questa parte dell'antiquaria, e poi sollevarla a così alto segno, che niuno da principio ardito avrebbe sperar tanto. Il Francese Bourguet[296] fu il primo, che trovò il vero metodo per conoscer l'alfabeto di quella nazione; il che fece prendendo le tavole di Gubbio pubblicate dal Dempstero, e confrontando le due prime scritte in Latino colla quarta scritta in Etrusco; giacchè si era avvisto, che molte voci e molti sensi si ripetevano in questa; i quali con piccola variazione si contenevano in quella. Imperfetto è quel suo alfabeto; ma merita molta lode, perchè con esso additò agli altri la strada per farne uno migliore. Il Gori seguitò le sue tracce, e condusse quell'alfabeto più vicino alla perfezione[297]. Contro gli si oppose il Marchese Maffei[298] uomo d'acuto ingegno e d'erudizion grande, ma troppo amante di contradire agli altrui divisamenti. Dopo questi Girolamo Zannetti propose un sistema nuovo asserendo, che le lettere Etrusche erano Gotiche e Runiche, e che tutti i monumenti, i quali noi chiamiamo Etruschi erano stati posti dai Goti invasori dell'Italia[299]. Se pure non fu quello (come pare) uno scherzo fatto per deridere gli antiquarj, che con tenue profitto intorno ad essi si affaticavano per intepetrarli.

Stabilito l'Alfabeto volle il Bourguet spiegar le tavole Eugubine, e si valse in ciò della lingua Greca ed anche delle Orientali, ma specialmente della Caldea; e credette di ravvisare in esse preghiere rituali a Giove, e ad altre Divinità per ottenerne il favore nelle disgrazie e desolazioni delle campagne e degli armenti; onde le chiamò Litanie Pelasgiche[300]. L'Olivieri rimase da prima abbagliato da quell'erudizione etimologica, e seguì le sue pedate, spiegando il Bronzo Lespiriano[301]. Il Gori però giudicò non doversi ricorrere alle lingue Orientali, ma principalmente alla Greca, e talvolta ancora alla Latina antica, e quindi con nuove etimologie prese a spiegare una tavola Eugubina, che è la seconda del Dempstero[302], nella quale trovò egli pure preci e lamenti non molto dissimili da quelli del Bourguet. All'opposto il Lami voleva, che si spiegasse l'Etrusco col latino principalmente; nè si ricorresse al Greco se non se rade volte; e con questo metodo spiegando una tavola, che è la seconda presso il Dempstero vi trovò la fuga de' cittadini di Gubbio dalla città loro presa dai nemici, messa a sacco, e devastata[303], i lamenti de' fuggitivi, e le loro preghiere a Giove vendicatore. Il Passeri imitò il Lami servendosi molto della lingua latina; ma nella spiegazione delle tavole fu più cauto degli altri, perchè non s'impegnò a una traduzion letterale[304]. Un sistema affatto diverso da questi tennero il Mattei, che ricorse alla lingua Ebraica[305], e il Mazzocchi, che i nomi delle città Etrusche derivò unicamente da questa, e da altre lingue Orientali[306]. Il P. Bardetti seguì molto da vicino le vestigie del Lami, e solamente nuove etimologie v'aggiunse derivate dalle lingue Settentrionali[307]. Tutti poi questi scrittori errarono, perchè nel derivare le etimologie bastò loro una somiglianza, qualunque essa fosse, delle parole Etrusche colle Greche Latine e simili. Anzi a taluni bastò ancora la somiglianza di due o tre sole lettere. Oltre a ciò spesso ne' loro libri si trova incertezza di metodi, incostanza nelle decisioni, e nulla in somma, che debba appagare i desiderj degli eruditi.

All'Ab. Luigi Lanzi era riserbato di terminare le dispute in questa parte dell'antiquaria[308]. Egli si procacciò copie esatte delle principali iscrizioni; stabilì il vero alfabeto; col soccorso dell'antica lingua latina e de' più antichi dialetti della Greca, e con diligenti osservazioni su certi nomi determinò l'ortografia; raccolse le più antiche voci Greche e latine da' lessicografi dagli scoliasti e dagli antichi grammatici; trasse profitto dalle figure protesi, aferesi, ed altre simili frequenti presso il volgo, e dal volgo passate agli scrittori, e principalmente ai poeti; lo trasse dall'etimologia giudiziosamente adoperata, e dall'analogia. Questi unitamente alla storia de' primi abitatori dell'Italia sono i fondamenti della sua grand'opera, de' quali egli fa uso colla maggiore avvedutezza. Fra il sistema del Gori, che quasi tutto riduceva alla lingua Greca, e quello del Lami, che riduceva quasi tutto alla Latina, egli tiene una via media, la quale sembra più sicura. In questa guisa potè indagare gli articoli, i nomi, i pronomi, i nomi numerali, i verbi, le proposizioni, gli avverbj, le congiunzioni, e la sintassi di questa lingua perduta. Spiega da prima le iscrizioni più brevi, poi le maggiori, e finalmente le celebri tavole Eugubine. Giunto il lettore al termine dell'opera se addietro si volge, e porta lo sguardo sul lungo cammino già fatto in mezzo a tanti scogli, a tanta oscurità, appena crede d'esser pervenuto a quel segno, a cui da principio creduto avrebbe impossibile di pervenire. Gli eruditi principalmente hanno adottato il sistema del Lanzi, e se v'ha alcuno, che ricusi d'arrendersi, e speri di poter derivare dalle lingue Orientali l'etimologia di qualche parola, non può però, e credo che non potrà mai formare per questa via un altro sistema così saldamente fondato e connesso in tutte le sue parti.

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