Interpetri de' Libri Sacri. CAPO III.
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Lo studio della lingua Ebraica dee sopra tutto esser rivolto alla interpetrazione dei divini libri del vecchio Testamento, e questo scopo non è stato dimenticato dai nostri. Il primo mezzo per ottenere ciò è stato il raccogliere le varie lezioni, il che ha fatto con incredibil fatica ed erudizione il Sig. Ab. de Rossi. Il Kennicott aveva già prima intrapresa ed eseguita questa fatica in Inghilterra, nella quale opera si era prevaluto degli Europei più dotti nella lingua Ebraica, fra' quali voglionsi da me ricordare il medesimo Signor de Rossi, che non pensava allora ad essergli successore nello stesso lavoro, il P. Porta in Milano, i PP. Berretta, e Bartoli in Firenze, i due Assemani, i PP. Giorgi, Teoli, Ballerini, e il Costanzo in Roma, ed altri certamente a me ignoti. Fu lodata la fatica di quel dotto Inglese; ma quando vennero alla luce le varianti del Poliglotto Italiano[34] la gloria del primo restò offuscata. I MSS esaminati dal Kennicott erano 579. e quelli solamente che possedeva l'autore Italiano nella domestica sua ma ricchissima libreria erano 617. A queste si aggiungano 310. sue edizioni, 46. MSS. Samaritani, 134. codici e 42. edizioni d'estere librerie. Se grande fu la sua diligenza nel raccogliere ed esaminare tanti codici, e trarne le varianti di qualche importanza, lasciate le minuzie masoretiche, di che ridonda l'opera Inglese, fu anche maggior la dottrina, con cui nei prolegomeni si parla de' fonti della critica sacra, nelle dissertazioni si esaminano le precedenti collazioni fatte dagli Ebrei e dai Cristiani, e si mostra l'utilità di questa, e tutta l'opera dal principio sino alla fine è condotta. E quantunque tanto facesse allora, pure quest'uomo instancabile trovò poi modo di fare a quell'opera un'appendice di nuove varianti importantissime.[35] Nè in ciò si limita l'illustrazione del sacro testo fatta da lui, ma sono fra le sue carte altre cose non ancor pubblicate, in parte già compite, in parte cominciate soltanto. E' fra le prime una Manuductio philhebraei ad hebraia biblia, che contiene una breve, ed esatta notizia del suo pregio, autorità, ed uso delle migliori sue edizioni, e delle più stimate traduzioni.[36] Vi è l'introductio in criticam sacram veteris Testamenti, una parte della quale ha servito ai prolegomeni delle varianti. Vi è l'opera de studio legis, seu Biblico ex Rabbinorum praeceptis optime instituendo. È fra le seconde la synopsis institutionum Biblicarum Sacrarumque antiquitatum, e un commentario de locis theologicis hebraeorum eorumque tum apud Judaeos tum apud Christianos auctoritate.
A questa classe può riferirsi ciò che egli scrisse intorno al Messia, cioè in primo luogo l'opera della vana espettazione degli Ebrei del loro Re Messia dal compimento di tutte le epoche.[37] Mostra egli che v'ha una data e certa epoca rivelata della venuta del Messia, che questa non poteva esser ritardata, che tutte l'epoche più autorevoli determinate dalla Scrittura o dalla tradizione sono passate, che in niuno, come in Gesù Cristo, si avverano queste epoche, e i caratteri tutti del Messia. Quest'opera applaudita trovò due oppositori, ma per loro onore non dirò quali fossero, e quanto spregevoli le loro obiezioni. Dirò solamente, che il Signor de Rossi rispose coll'esame delle riflessioni teologico-critiche contro il libro della vana espettazione degli Ebrei,[38] nè i critici osarono più di ritornare in campo. Altre opere ancora aveva preparate intorno al Messia, cioè il lumen salutis, seu Biblica Messiae oracula ex Chaldaicis paraphrasibus ac Rabinorum commentariis illustrata, alcuni estratti del Sanhedrin in Ebraico, e in Latino, e il systema recentioris judaeorum theologiae de eorum rege Messia, ma rimangono manoscritte.
Se tutti io volessi quì registrare gl'interpetri della Sacra Scrittura, e devierei dal cammino, che mi debbo proporre, e diffondermi dovrei soverchiamente. Parlerò però soltanto di volo d'alcuni che questa parte coltivando de' sacri studj fecero uso della lingua Ebraica, il che mi pare intimamente connesso col mio argomento. E prima ricorderò l'Ermeneutica del già citato Arizzarra[39] nella qual opera, oltre alle molte cose, che al teologo appartengono, e all'uomo erudito, più altre ne sono, che questa lingua riguardano, cioè dove parla della necessità di studiarla, delle Bibbie Poliglotte, del Talmud, e de' Commenti Rabbinici, dello stile de' Sacri Libri, dell'officio proprio d'un sacro interpetre, del merito de' SS. PP. e degl'Interpetri moderni, de' varj sensi della Sacra Scrittura, e delle regole, che voglionsi osservare nell'Ermeneutica Sacra. All'Arizzarra, che generalmente ha trattata questa parte, coloro debbon succedere, che più particolarmente coll'uso della lingua Ebraica, o dell'altre Orientali han preso a spiegare le sacre carte. Tale è il Gesuita Airoli, che in più e diverse dissertazioni mostrò quanto profondo egli fosse in queste lingue, le quali insegnava nel Collegio Romano.[40] Tale è il Pasini, che mentre nel Seminario di Padova insegnava queste lingue un picciol libro pubblicò pieno di dottrina sul sacro testo sulle sue traduzioni, e su parecchi luoghi del testo medesimo, i quali coll'ajuto di molta erudizion poliglotta egli spiega dottamente.[41] Quest'opera forse fece sì che la fama del suo sapere giunse al Re Sardo, il quale lo chiamò a Torino professore delle lingue Orientali. Ivi oltre alla Grammatica di cui ho parlato, ed altre opere, che altrove si accenneranno, stampò con molto corredo d'erudizione, e di dottrina le sue dissertazioni sul Pentateuco.[42] Al Pasini successe prima in Padova lo Zanolini, e poi nella scuola di Torino il Marchini, i quali pure rivolsero la lor dottrina Orientale alla interpetrazione della Scrittura.[43] Intanto il Seminario di Napoli aveva affidata la stessa scuola al celebre Alessio Simmaco Marzocchi, che col suo Spicilegio Biblico[44] aveva confermata quell'alta idea di vasta erudizione, che l'altre sue opere gli aveano procacciata. A queste opere voglionsi aggiugnere le Pandectae Biblicae opera inedita di Jacopo Cavalli in trenta volumi, nella quale si rischiarano tutte le voci, i sensi tutti, tutte le spiegazioni della sacra Scrittura, colla concordanza de' sacri interpetri, de' dottori Cattolici, e di quanto scrisse principalmente il Cardinale Ugone ne' suoi biblici comentarj, come dice il P. Zaccaria negli Annali letterarj d'Italia T. 3. p. 505.
Molto aggiunger potrei, se le minori opere di questo genere volessi andare indagando, come una lettera del P. Ferdinando Mingarelli contro il Celotti[45] il Commentario del Matani sopra il nome di Dio presso gli Ebrei,[46] una dissertazione del Marcuzzi[47] sull'interpetrazione d'un passo di S. Matteo, quella del celebre Signor Ab. Caluso sul nome tetragramma di Dio stampata dal Bodoni, ed altre sì fatte moltissime. Queste dunque tralascio, e tante altre, che stampar solevano i Gesuiti Interpetri della sacra Scrittura nel Collegio Romano, delle quali molte si debbono al solo P. Antonio Casini. Questi è ancora autore d'una Enciclopedia scritturale piena d'ingegnose riflessioni, ma mancante d'ordine e di metodo.[48]
Finalmente debbo far menzione del P. Luigi Mingarelli. Il P. Cavalieri che ne scrisse la vita ci fa sapere, che egli lasciò manuscritte alcune osservazioni sopra il Salterio Ebraico stampato a Mantova da Rafaele Hajim il 1743.: altre osservazioni sopra un'Ebraica Grammatica stampata in Venezia dal Vandramini ed altrove, il titolo della quale suona in latino: Portae Sion: adduntur praeparatio convivii, et liber formationis: osservazioni sopra i passi del vecchio Testamento, che occorrono nel nuovo: e finalmente l'indice ragionato de' codici Ebraici, Greci, e Latini della libreria di S. Salvatore di Bologna. Queste tre opere non hanno veduta la pubblica luce, e furono ignote al Fantuzzi, che non ne ha parlato ne' suoi Scrittori Bolognesi: ed io non avrei potuto darne questo cenno, se il P. Cavalieri non ne avesse fatta menzione nella vita allegata.