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Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana

Traduttori de' Libri Sacri. CAPO IV.

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Ma questo è un modo troppo indiretto per illustrar le lingue. Molto più tendono allo scopo del mio ragionamento le traduzioni, delle quali ora farò parola. Tralascio però la traduzione in prosa de' sacri libri di Monsignor Martini prestantissimo Arcivescovo di Firenze, il Giobbe del Rezzano, e del Zampieri, le lamentazioni di Geremia del Menzini, e di Gianfrancesco Manzini, i Salmi penitenziali del Vicini, e del Cerati, quelle de' Profeti minori ed una parte delle lamentazioni di Geremia di Monsignor Domenico Pacchi, la parafrasi de' Proverbj, dell'Ecclesiaste, dell'Ecclesiastico, d'alcuni Salmi del medesimo, e le altre molte, che fatte sono sulla volgata per ristringere il mio discorso solo a quelle dell'original testo Ebraico. Il P. Ab. Luigi Mingarelli Canonico Regolare del Salvatore aprirà l'adito a questa parte del mio discorso colla traduzione in prosa dei Salmi.[49] Egli ha voluto combinare il testo Ebraico, e la volgata, e alle volte si scosta da quello per seguire la seconda, senza che se ne veda la ragione. Più famosa molto è la poetica traduzione de' Salmi, e d'altri libri poetici della Bibbia dell'Avv. Mattei, di cui tanto si è parlato a favore, e contro, e della quale si son vedute tante edizioni. L'antologia Romana, il giornale Ecclesiastico pure di Roma, il giornale di Modena, il P. Hintz, il P. Canati Teatino, il P. Fantuzzi, Monsignor Rugilo[50] ed altri ne hanno fatte critiche acri, ma vittoriose, che risparmiano a me la fatica di diffondermi sopra di lui con particolari osservazioni. Dirò solamente in generale, che egli è da riprendersi per gl'indecenti rimproveri, che fa ai SS. Padri ed ai moderni interpetri con espressioni spesso mordaci, e ingiuriose: è da riprendersi per l'arbitraria spiegazione de' titoli de' Salmi, ne' quali di suo capriccio trova i nomi de' maestri di Cappella, degli strumenti, che dovevano accompagnare il canto, il tempo della musica, se comune, o di tripola, ec. ed altri simili sogni: è da riprendersi per la libertà intollerabile, colla quale ora vorrebe, che si cangiasse la punteggiatura, ora che si aggiugnesse qualche versetto, ora che se ne togliessero altri, o si mutilassero: è da riprendersi per erronee spiegazioni del testo, o male adottando le altrui, o proponendone delle nuove: è da riprendersi per gli errori di lingua, ne' quali cade più volte: è da riprendersi per l'imitazione del Metastasio, al quale però poche volte si accosta, ma generalmente troppo ne è lontano. Ma lo stile del Metastasio bellissimo è pe' drammi, e acconcio sarebbe ancora ad alcuni altri generi di poesia, mal però si adatta ad una traduzione de' Salmi, nè ha quel genere di sublimità, o di delicatezza, che questi richiedono. I suoi panegiristi sono col tempo scemati molto di numero, e fra questi il Mingarelli nella sua traduzione si allontano dalle opinioni del Mattei, ed Evasio Leone, che n'era stato grande ammiratore, confessò poi d'aver cambiato avviso in una lettera diretta al chiarissimo signor Giordani.[51] Molto ancora offerirebbero a dire le sue dissertazioni, ma l'entrare in questa indagine mi farebbe deviar troppo dal mio sentiero. E già di queste pure si è tanto parlato, che pare inutile il parlarne di nuovo.

Altri pure hanno tentato la medesima impresa e fra questi è il signor Canonico Alberto Catenacci d'Ameria, che al cadere del secolo decimottavo pubblicò una sua traduzione dall'Ebraico de' Salmi, e de' cantici della Bibbia in varj metri.[52] Ma l'opera sua è per lo più una vera parafrasi, come il suo titolo annunzia, e una parafrasi poetica non appartiene a quel genere di traduzioni, che illustrano una lingua. Lo stesso è da dirsi della sua traduzione d'altri libri poetici della Bibbia.[53] Un motivo molto diverso mi dispensa altresì dal parlare della traduzione de' Salmi del P. Canati Teatino, che non mi è avvenuto di vedere. Ne parlerà per me il Ch. signor Abate Andrea Rubbi, il giudizio del quale valuto moltissimo, e meco lo valuteranno gli nomini dotti. Egli[54] dunque alludendo alla sua critica del Mattei da me citata poco fa, e a questa sua traduzione dice, che il P. Canati fece un volume d'ingiurie contro Saverio Mattei; poi volle superarlo con sua traduzione. Col primo screditò la sua fama; col secondo la sua penna. La traduzione dunque de' Salmi è infelice, e riguardo alla critica del Mattei è vero che screditò la fama del P. Canati, perchè piena è tutta d'ingiuriose espressioni contro quello scrittore, dalle quali ogni uomo onesto si dee astener favellando, ed assai più scrivendo. Finalmente Monsignor Rugilo tradusse i Salmi in metri lirici lodevolmente, ma per soverchio zelo criticando il Mattei usò maniere troppo aspre, ed ingiuriose.

Molto più felice di tutte quante le traduzioni fin quì nominate è la Cantica d'Evasio Leone.[55] Essa a dir vero non è tratta intieramente dall'originale, ma in gran parte dalla volgata, alla quale il dotto autore ha avuto molto riguardo. Siccome però non ha mai perduto di mira il testo Ebraico, e questo nelle annotazioni ha egregiamente illustrato, deve aver quì luogo. Egli ha conosciuto con altri, che l'opera ha una forma drammatica, ma divisa, in varie parti, che noi diremmo cantate. Ha per ciò usati i versi drammatici, tali però, che sono degni del Metastasio. Lo stile dunque è bellissimo, e solamente alcuno potrebbe credere, che fosse troppo molle principalmente per un sacro argomento. Egli previene questa objezione (opere T. 3. p. 140.) indicando il fine, ch'egli si era proposto in questa sua fatica, e ricordando gli esempj di quelli, che l'avevano preceduto. Il suo scopo era di opporsi all'empio autore del Precis sur le Cantique des Cantiques, e al non meno empio volgarizzatore Italiano di quel librettaccio Francese, il che richiedeva fedeltà nella traduzione. Nel metro stesso ha egli tradotti i treni di Geremia ottimamente, ma dubiterei, che per questo non fosse adatto il metro drammatico da lui usato anche quì; ed a me pare, che con miglior consiglio il Menzini adoperasse la terza rima, e il Manzoni quello delle Canzoni Petrarchesche. Un altro valoroso traduttore ancora ha avuto la Cantica, ed uno Giobbe; la prima nel celebre signor Abate Valperga Caluso nascosto sotto il nome di Euforbo Melesigene, e il secondo nel signor Ab. Ceruti,[56] i quali hanno mostrato, come si possa esser fedele traducendo, e meritarsi nel tempo stesso il titolo di buon Poeta.

Nella illustrazione delle lingue meritano onorevol menzione gli editori de' Classici, di che ora debbo parlare. Passerò sotto silenzio le molte edizioni del testo Ebraico del vecchio testamento, che non hanno verun pregio particolare per essere commendate. Ma non tacerò quelle di Mantova di Livorno e di Pisa con ottimo avvedimento emendate secondo le correzioni del Norzi. Non è di questo luogo il dire qual fosse la diligenza usata dal Norzi nel secolo sestodecimo per richiamare il testo Ebraico alla primitiva lezione, e come in gran parte riuscirono commendabili le sue fatiche; di che ha già parlato abbastanza il dottissimo signor Abate de Rossi.[57] Il suo comento con troppo superbo nome intitolato da lui Gomér peretz, cioè Riparatore della rovina fu finalmente posto in luce co' torchj di Mantova il 1742. insieme col sacro testo da Raffaele Chajìm Basilea, che vi aggiunse ancora alcune sue utili note, e l'esame di ben novecento varianti, che il Vander Hoogth aveva raccolte da altre edizioni della Bibbia. Questo dotto editore intitolò il comento del Norzi più modestamente Minchad scai, cioè oblazione liberale, e presso che sempre emendò il sacro testo secondo l'avviso di quell'antico Rabbino. L'edizione Mantovana della Bibbia fu ripetuta in Livorno nel 1780. e poi in Pisa nel 1803.[58] Ma i due Editori non la ripeterono servilmente, avendo essi ora seguiti ed ora abbandonati i consigli del Norzi, quando il Mantovano Basilea aveva fatto altramente. Il signor de Rossi colla sua profonda dottrina ha già mostrati parecchi de' pregj e de' difetti di queste edizioni, e a lui potranno ricorrere gli studiosi della lingua Ebraica.[59]

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