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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Cap. XVI.

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Riflessioni critiche sopra i dodici articoli indirizzati dalla Maestà dell'Imperatore Napoleone alla prima assemblea Israelitica, e da questa fatti quindi passare alla sanzione del Gran Sanhedrim, unitamente alle soluzioni analoghe date a quelli della medesima.

Si tosto che per sovrana deliberazione la prima Assemblea generale degl'individui professanti la credenza di Mosè venne convocata in Parigi, nella seconda sua seduta, l'Augusto promotore volle fare sensibilmente conoscere ad essa le sue benefiche intenzioni al solido vantaggio del popolo che veniva da essa in tale circostanza formalmente rappresentato. Eccitato da sì benemerito edificante disegno, egli fece alla medesima indirizzare le seguenti dodici questioni, affinchè a ciascuna delle quali fossero applicati da essa gli schiarimenti necessarj, onde su' quali potere in seguito fondare il vasto piano indefettibile, e permanente della Rigenerazione politico morale del popolo d'Israel; esse dunque si riducono tutte alle appresso Ricerche.

Prima. È permesso agli ebrei di Sposare più di una femmina?

2. La religione ebraica permette il Divorzio? E il Divorzio è valido senza che sia pronunziato da Tribunali, ed in virtù di Leggi contraddittorie al Codice francese?

3ª. Un ebrea può maritarsi con un Cristiano, ed una cristiana con un ebreo? Ovvero la Legge mosaica preferisce che gli ebrei non debbano contrarre vincolo matrimoniale che fra di loro.

4ª. Agli occhi degli ebrei, i francesi sono essi loro fratelli, ovvero stranieri?

5ª. Nell'uno, e nell'altro caso, quali sono i rapporti che la Legge prescrive ad essi co' francesi che non professano la loro stessa Religione?

6ª. Gli ebrei nati in Francia, e dalla Legge trattati come Cittadini francesi riguardano essi la Francia come loro patria? Sono essi obbligati di difenderla? Sono essi tenuti di obbedire le Leggi, di osservare le disposizioni del Codice Civile?

7ª. Chi nomina i Rabbini?

8ª. Qual'è la giurisdizione di Polizia che esercitano i Rabbini fra gli ebrei? Quale polizia giudiziaria esercitano essi fra i medesimi?

9ª. Le formalità di elezione, la giurisdizione di polizia sono esse forse prescritte dalle loro Leggi, o solamente consecrate dall'uso?

10ª. V'ha egli professione, o mestiere che la Legge degli ebrei loro proibisca?

11ª. La Legge degli ebrei proibisce ad essi l'usura co' loro fratelli?

12ª. Divieta, o permette quella l'usura verso gl'individui stranieri?

Questi sono realmente gli articoli che sciogliere si dovevano per cesarea disposizione da quella rispettabile assemblea a cui erano essi indirizzati, la quale malgrado che gli abbia tutti delud delucidati molto dottamente, e con un metodo assai plausibile, e soddisfacente per l'inclito monarca che glieli avea ricercati, come egli Stesso volle farglielo espressamente conoscere, pure oserei opinare che alcune riflessioni specialmente ad una parte de' medesimi non dovrebbero riuscire affatto inutili all'essenzialità del mio intrapreso assunto, giacchè senza togliere il pregio che in esse medesime racchiudono le differenti soluzioni che già ne furono applicate, esse vieppiù contribuirebbero ad ornarli di maggiore chiarezza, e precisione, oltre quella che miriamo rifulgere in queste da ogni parte.

In quanto allo scioglimento dato dall'indicata assemblea alla prima questione, cioè: se sia permesso agli ebrei di sposare più di una femmina ad un tempo? Benchè non possa quella essere più solidamente fondata, dicendo non essere lecito agli ebrei di sposare varie femmine in una volta, mentre le Leggi alle quali sono i medesimi attualmente soggetti non permettendo la poligamia, essi non possono praticarla, quantunque la Religione per se stessa non lo imponga loro, nè non lo vieti pure si potrebbe quì aggiugnere, che questa Instituzione della natura, riguardata come necessaria indispensabilmente alla propagazione del genere umano della primitiva infanzia del mondo, allora esausto di abitanti, oggi che questo è ovunque sufficientemente popolato, sembra che più non ne abbia duopo, ed è per ciò appunto che le Leggi Europee l'hanno condannata come all'eccesso abusiva, e riprovabile ad ogni riguardo.

Non si può, per altro, negare che la massima parte de' Rabbini sia sempre stata proclive a permettere la poligamia, giacchè avvi delle Leggi espressamente nella Misnah (Mis. Tit. Ketuv. cap. 10. Sect. 2. p. 20. Sect. 9 p. 93.) che solo riguardano questo articolo.

D'altronde, molto tempo avanti che il sinodo convocato già ne' tempi andati nella città di Worms (di cui è fatta speciale menzione nella Risposta pronunziata sopra quest'articolo dalla nostra Assemblea) preseduto dal Rabbino Gherzon, e composto di Cento Rabbini, proclamasse l'anatema contro qualunque Israelita il quale avesse sposato più di una femmina alla volta; il Rabbino Gamaliel avea già condannato severamente la Poligamia, e la di lui opinione ebbe per fautori i più dotti, e i più qualificati Rabbini de' suoi tempi, sebbene lo spirito di esso non fosse da questi molto chiaramente percepito (122).

Ma tutte quelle scomuniche, tutte quelle autorevoli minacce colle quali si è creduto di sbigottire i partigiani della poligamia, hanno poco prevaluto in occidente, ed assai meno nell'oriente, mentre colà non sono già gli anatemi che fecero desistere l'ebreo dall'adottare questo costume, e seguitarlo, ma le leggi unicamente furono quelle che allarmate si sono, d'accordo, per sopprimerlo, e per distruggerlo, e tanto è ciò con sicurezza comprovato, quanto che mirasi tuttavia praticare laddove tacciono le Leggi su di un tal particolare, ovvero se ne mostrano indifferenti (123).

Nell'oriente poi essendo la Poligamia protetta, ed ampliamente autorizzata dalle Leggi del dominio musulmano, siccome ancora da certe congetture bizzarre che sembrano favoreggiarla, almeno in apparenza (124); gli ebrei se ne conformano parimenti ed è colà una massima ovunque ricevuta dalle generalità di que' popoli che un individuo, qualunque siasi, può avere al di lui servizio tante femmine vincolate in matrimonio quante ne può alimentare, benchè i settatori di Maometto, per l'ordinario, non oltrepassano il numero di quattro; Atteso che riuscirebbe assai difficile per l'uomo di soddisfare in un medesimo intervallo a' bisogni, ed alle brame di tanti differenti persone. Ma di ciò essendosi ragionato quanto era necessario, passare ci è ora duopo alle seconda interrogazione.

Il Divorzio è egli permesso dalla Religione ebraica? Il Divorzio è valido senza essere pronunziato da' Tribunali in conformità, e secondo il senso del Codice francese?

Quì si risponde che il ripudio è permesso dalla Legge di Mosè, ma non è valido se non viene precedentemente pronunziato da' tribunali in conformità, e secondo il senso del Codice francese.

Che i Divorzi sono divenuti molto meno frequenti presso gli ebrei da quando sono stati questi dispersi fra i popoli differenti della terra, le Leggi de' quali non permettono la dissoluzione de' matrimonj per cause frivoli, o per leggeri motivi, è un fatto che l'esperienza ognora in chiari sensi ci contesta. Per verità vi fu un tempo in cui, al dire degli scrittori, una minima parola, un piccolo disgusto, un sentore di gelosia, qualunque, erano Cause Sufficienti per annullare interamente vincoli maritali; ma le Leggi Civili della nostra Colta illuminata Europa, avendo riconosciuto il nocumento incalcolabile che risentita avrebbe la società dall'abusiva frequenza di sifatte dissoluzioni, sono accorse all'efficace riparo, prescrivendo le indagini le più accurate, e le più rigorose cautele avanti di passare diffinitivamente a pronunziarle nelle debite forme che loro conviene; di maniera che oggi tali separazioni più non sono appoggiate sulle fervide Controversie incessanti d'Illel, e di Sciamaj, nè sulle opinioni bizzarre del troppo indulgente R. Akiba, nè sul prodigioso esperimento delle acque amare che oggi più non conosciamo (125).

Ma le sole cause legittimamente contestate sono quelle che le nostre Leggi sane, ed ammirabili prendono per guida, onde autorizzare giustamente il Ripudio, senza che gli statuti di società, e di natura sieno in verun modo nella benchè minima parte lesi, nè alterati.

Fin quì noi andiamo apparentemente in massima d'accordo, veggiamo se nelle questioni susseguenti noi possiamo con pari armonia uniforme convenire.

La Risposta emessa dall'Assemblea alla terza domanda: un ebrea può maritarsi con un cristiano, ed una cristiana con un ebreo? ovvero la Legge prescrive che gli ebrei non si maritino che fra di loro? Consistente, cioè, nella soluzione seguente:

La Legge non dice che un ebrea non possa maritarsi con un cristiano, nè una cristiana con un ebreo, nè molto meno essa impone che gli ebrei non possano maritarsi che tra di loro.

Questa Risposta, dico, non potrebbe essere nè più sensatamente fondata, nè più certa, se però attaccati noi fossimo unicamente alla sola teoretica prescrizione mosaica, stabilita da noi come la prima base fondamentale della nostra propostaci Riforma della credenza d'Israel; ma la pratica tradizionale che a quella si fa oggi di gran lunga prevalere, ce la fa comparire ben differente. Infatti, a che giova mai di vedere queste unioni da una parte ampliamente permesse, ed autorizzate dalla scrittura medesima (126), se la stravagante tradizione dall'altra vi oppongono di continuo mano forte per farle riguardare, in ogni senso, con ribrezzo, e con orrore, per tacere quelle insensate leggi, che giungono finanche a condannarle, sotto comminatorie di anatema, o di morte (127).

Suppongasi, per puro esempio, un ebrea congiunta in matrimonio ad un incirconciso, come mai potrebbe questo soffrire di vivere separato dal suo Letto maritale, benchè nel medesimo quartiere, presso che una terza parte dell'Anno, ad intervalli differenti, vederle radere la chioma fino alla cute, assoggettarsi a doversi nutrire il sabato di cibi cucinati il giorno avanti, senza potere in quello calcolare sul di lei servizio, di sorte alcuna; e l'educazione ch'ella conferirebbe a' propri figli, potrebbe mai degenerare da' suoi mostruosi principj? Viceversamente retorquendo la Circostanza, vale a dire che il vincolo maritale succeda fra un ebreo, ed una femmina di altra Setta, come mai adattare questa si potrebbe ad una preparazione di cibi, che la Legge formalmente gli ...ta gli gli prescrive a suo consorte e tutta nuova per essa; come ridurre quello mai la potrebbe alle lunghe astinenze di nuziali funzioni; ed alla stretta osservanza d'infinite altre bizzarre cerimonie che una femmina congiunta ad un ebreo è nel pressante dovere di conoscere, e praticare secondo quanto è dalla tradizione Rabbinica severamente comandato (128)? E non è essa forse questa medesima tradizione che gli condanna entrambi, se trasgressori, o indifferenti si mostrassero nell'osservanza scrupolosa delle bizzarre pratiche accennate, che l'ebreo avvezzo a mantenere come sacre, giugne difficilmente a rinunziare? E appunto per simile ponderato riflesso, che io non posso cessare d'insistere, che i matrimonj de' quali trattiamo, non potranno giammai essere permessi agli ebrei, che in forza del nostro fissato piano di Riforma, che esclude interamente con troppo giusti, ed inconcussi motivi, qualunque siasi prescrizione tradizionale, che sola ne forma l'ostacolo funesto, e sovente insuperabile da ogni parte (129); e gli esempi dall'assemblea nostra opportunamente riportati, de' moltiplici nodi conjugali vincolati fra i Cristiani, e gli ebrei in Francia, in Ispagna, ed in Germania, non fanno che avvalorare il mio principio, ed autenticare nel tempo stesso che gl'individui ebrei contraenti sifatti legami, determinati a rigettare tutte le tradizioni misniche, o talmudiche non avranno seguitata che la sola credenza de' primi benemeriti Institutori della sinagoga ebrea, fra i quali dimostrammo, non è che un istante, quanto simili Vincoli fossero frequenti, ed in questo Caso niente certamente di più facile a combinarli col migliore successo; e quindi quelle si fatte cerimonie religiose distinte col nome di Kidushim, senza di cui niun Matrimonio, secondo il Talmud, può essere valido, siccome altro questo non è che una certa formalità consistente in alcune benedizioni che accompagnano la presentazione di un anello che fa l'uomo alla femmina colla quale vuole contrarre matrimonio, e nelle parole seguenti proferite da esso nel momento di porgerlo: הרי את מקודשת לי בטבעת זות כדת משה בישראל (Are at Mekudescet Li vetabaghat Zoth chedat moscè veisrael) Ecco che tu sei consecrata per me, col mezzo di quest'anello, secondo la Legge di Mosè, in Israel.

Tali cerimonie verrebbero dunque a cessare di loro natura, come imposte da un Codice che più riconoscere non dobbiamo come sacro, e scaturite da una sorgente che più non ha rapporto seco noi di sorte alcuna, sostituendosene in vece da entrambe le parti una mutua espressa confessione di reciproco legame nell'atto medesimo della presentazione dell'anello in faccia del ministro civile, e di due testimonj autentici oculari; ecco dove tutte le sane Leggi fanno consistere propriamente la validità la più inconcussa, e permanente di qualunque patto, o vincolo matrimoniale.

Ma di ciò essendosi ragionato quanto fa duopo, conviene ora passare alle indagini che necessariamente offrire ci dovranno ancora le restanti questioni, che noi entriamo bentosto ad esaminare con ogni diligenza possibile.

Nulla mi emerge di aggiugnere alle ponderate soluzioni che le dotte nostre assemblee hanno emanate alla quarta, e quinta interrogazione; esse contengono delle verità non meno positive, che interessanti alle quali non si può certamente non deferire di buon grado in ogni senso: noi ci arresteremo unicamente sulla sesta interrogazione, dove sembrami opportuno di dovere riuscire inutili allo spirito esimio che l'ha dettata; essa dunque consiste a sapere: Se gli ebrei nati in Francia, o dalla Legge trattati come Cittadini francesi, riguardano essi la Francia come loro patria, se hanno l'obbligazione di difenderla; se sono tenuti di obbedire alle Leggi, ed osservare tutte le disposizioni del Codice Civile.

Benchè la risposta che a simile domanda si aduce dal Consiglio Israelitico, non possa essere al solito per se medesima, nè più sensata, nè più analoga nè più certa, dicendo che gli ebrei sono si attaccati al suolo che loro dette i natali, che anche infausto molte volte per essi, non si possono giammai determinare di buon grado a rinunziarvi; a più fondate ragioni essi debbono esservi inseparabilmente attaccati, se ne traggono de' solidi vantaggi, e de' favori; e quì opportunamente si riporta l'ingiunzione fatta da Geremia agli ebrei di Babilonia di dovere considerare questo suolo come loro stessa patria quantunque non vi dovessero permanere che soli settant'anni (Ger. Cap. V. ) e vari altri passi della Scrittura tutti tendenti ad inspirare nell'animo degl'Israeliti la fraternità per i Popoli che gli accolgono nel loro seno, ed un deciso affetto verso la patria che loro accorda un filiale pacifico asilo. Tuttoche, dico, sieno queste altrettante verità dimostrate come Certe, e irrefragabili, pure sembrami che non potrebbero quelle andare esenti dall'essere in qualche parte attaccate da' critici, i quali opporrebbero, senza ritegno, che avendo gli ebrei francesi, e gl'Italiani in particolare unanimemente riconosciuto per l'organo de' loro respettivi Rappresentanti gli uni la Francia, gli altri l'Italia per unica loro, e vera patria, abdicando ad un tempo interamente a tutto ciò che attaccati gli aveva fino ad ora alla Gerusalem loro patria antica; a quale oggetto dunque, ci apporrebbero essi, mantenere ancora in tutto il pristino vigore l'osservanza del Digiuno di Tamuz, e quella del nono giorno del mese di Av? (ved. l'annot. ) Dopo un abbandono si espresso, ed una sì formale univoca rinunzia con quale fondamento nutrire ancora viva la speranza di potere un giorno riacquistare quello su di cui più non restaci da fare valere sorte alcuna nè diritto nè ragione (130). Oltre a ciò, quale idea stravagante di rincrescere, piagnere, o attristarsi per una perdita sofferta è già oltre diciassette secoli, e che malgrado tremila e cinquecento digiuni fatti dall'intero giudaismo durante sì complicata serie di epoche, animato dalla lusinga di conseguire con tale mezzo il totale ricupero, gionto ancora non è a ripararla?

Quanti esempi memorabili contrapporre non si potrebbero, non dico già di quelle tante nazioni che contava la terra i 15. e i 18. secoli addietro, e di cui le Ricchezze, la possanza, i nomi stessi più ora non esistono che in quelle vetuste pagine muffate che i primi tipi ci trasmisero un giorno, ma solo riferire io voglio de' tempi assai più recenti ne' quali si videro quantità di popoli dispersi, Regnanti detronizzati, tempj aboliti, e quasi anche distrutti; immensi tesori predati e che per ciò? Niente più consentaneo all'ordine delle cose terrene di vedere un popolo debole divenire la conquista di un popolo più forte, ed un monarca formidabile soggiogare un Regoluzzo; ed a fronte di tutti que' digiuni che potessero da quello instituirsi, e di tutte le più fervide ossecrazioni che intuonate fossero da questi, il vinto spera in darno di potere ricuperare le sue perdite, e fare quindi valere i suoi diritti fino a tanto ch'esso non divenga, o più, o almeno tanto forte quanto lo è il suo vincitore (131). Ma gli ebrei Talmudisti insistendo ne' loro principj, mi sembrerebbero fuori di questo Caso, ed anche affatto alieni dal pensiere di tentarlo, mentre avvezzi a mirare cadere le mura di Gerico allo strepito di trombe ( ) abituati a sconfiggere numerose Coorti allo spezzare di stoviglie ( ); ed accostumati di vedere il solo braccio di Sansone con una macella di asino fare scempio di 3000 filistei in un rapido istante ( ) così essi attendono fermamente di vedere un giorno rinnovare i medesimi prodigj in loro favore, e credono che la preghiera, e il digiuno debbano essere quelle sole armi portentose, che indipendentemente da ogni umana influenza dovranno un giorno rimettere il Popolo d'Israel nell'intero possesso del suolo venerabile de' suoi benemeriti progenitori.

Quindi per distruggere queste acerrime imputazioni, che lanciare ci potrebbero i critici, ad un tale riguardo sarebbe, per quanto io penso oltremodo necessario di dimostrare col fatto la genuina verità esposta, sopprimendo, ed abrogando tutte quelle preghiere, o astinenze usitate fino ad ora dal popolo ebreo, che parrebbero concorrere a palliarla, se non ancora forse a smentirla, ma di ciò mi riserbo a ragionare di proposito fondatamente altrove.

Niente altro restami a dire sulla settima, l'ottava, e la nona questione, le quali tutte riguardano l'elezione de' Rabbini, le loro ingerenze particolari, o attribuzioni, se non che sarebbe oltremodo necessario essere più circospetto, meno facile all'avvenire di ciò che si era per lo passato nel conferire il titolo di Haham, ossia Rabbino, mentre i soli requisiti accennati dalla nostra rispettabile assemblea non mi parrebbero sufficienti quanto fa duopo a meritarlo, nel modo che si è generalmente creduto fino ad ora. Non mi si negherà certamente che una delle ingerenze principali annesse a questo grado è, senza dubbio, la predicazione, e la spiegazione del sacro Codice. Or domando, come potrebb'esso mai riuscirci senza una profonda cognizione dell'idioma del suo paese? Come giugnerebb'esso a persuadere senza eloquenza? Come dilettare, muovere, convincere, sia in quello, o in questo ramo, senza usare a tempo, e luogo di que' precetti indispensabili che l'arte filologica prescrive, e senza de' quali ogni discorso riesce per sua natura languido, insulso, ed annojante (132)? Quindi è che di somma urgenza, ed essenziale cred'io per coloro che sono richiamati alla professione del Rabanismo di conoscere in tutta l'estensione quanto l'arte oratoria per se medesima racchiude; e che in conseguenza non si dovrebbe graduare per Rabbino, se non se quell'individuo il quale oltre le menzionate doti riconosciute assolutamente necessarie al suo grado, cioè, esemplari costumi ed una profonda versatilità nelle basi della Religione, manifestasse ancora nel tempo stesso una esplicita perizia nell'arte del ben dire.

La Decima domanda aggirasi a sapere: Se avvi mestiere, o professione, cui la Legge degli ebrei loro proibisca? E la soluzione adottata dall'assemblea, e sanzionata dal Gran sinedrio, è quale appunto dee essere troppo giusta, e assai bene fondata; cioè, non solo non esservi alcun mestiere, purchè onesto, che sia dalla Religione interdetto agl'Israeliti, ma col Contesto Misnico, e talmudico alla mano (Tract. Kiduscim Cap. 1. E Tract Avoth Cap. 1.) si sostiene che il genitore il quale non fa instruire il proprio figlio di una qualunque siasi arte, lo alleva, e lo introduce alla funesta carriera de' malvaggi; verità che l'esperienza ci comprova molto frequente.

Solo si potrebbe qui di proposito rimarcare a giustificazione del popolo d'Israel, che se gli individui di questo non si videro sempre, e ovunque dediti specialmente alle professioni mecaniche, una si fatta indolenza non dee già ripetersi per che quelli ne fossero avversi, come assurdamente opinarono taluni ma da tutti quegli ostacoli pertinaci che molto sovente loro contrastavano i progressi nella guisa che osservammo accadere a' medesimi pur troppo nell'acquisto delle scienze, e nello sviluppo della Ragione; e siccome da quando agli ebrei fu permesso di coltivarsi, e di usare delle loro facoltà intellettuali, noi già sufficientemente dimostrammo a quale grado sommo si fecero essi distinguere nel mondo per genio, per talenti, e per dottrina, così laddove non era loro interdetto il libero esercizio delle arti liberali, e de' mestieri, facevano ad evidenza conoscere di esserne stati un giorno perfetti conoscitori, e di poterli anche divenire a' tempi nostri, sempre che il fanatismo, e la superstizione non vi avessero tenacemente opposte le loro malefiche barriere per distorli, ed allontanarneli, in modo che ravvicinare più non si potessero giammai (133).

L'undecima, e la dodicesima questione finalmente hanno per iscopo di conoscere: 1º. Se la Legge degli ebrei proibisce ad essi l'usura co' loro fratelli: 2º. Se questa Legge vieta, o permette loro l'usura cogli stranieri

Quanto fu da entrambe le assemblee Israelitiche sensatamente deciso intorno questi due ultimi articoli, essendo appoggiato alle ragioni le più solide, le più ponderate, ed inconcusse, risultanti dall'analisi il più esatto, ed il più giusto, noi non abbiamo che rapportarvici in ogni senso, richiamando ad un tempo medesimo tutto quello che per reiterate volte fu già da noi significato nel Corso di quest'opera, concernente un tale assunto: solo mi emerge quì fondatamente rammentare co' numerosi riportati esempi alla mano, che gli ebrei in generale saranno sempre mai ciò che vogliono le Leggi alle quali sono i medesimi soggetti, nel modo istesso che noi vedremo il loro Carattere ovunque, ed in ogni tempo modellato sopra quello de' popoli fra i quali essi vivono, o ne contraggono de' rapporti di società, e di Commercio; verità che abbiamo dimostrato più volte con tanti percuotenti esempi, opportunamente da noi già riportati.

Tali sono dunque le ponderate riflessioni che la verità, e la ragione mi eccitarono di proposito a fare sulle assennate Risposte che entrambe le assemblee Israelitiche hanno rassegnate all'augusto Regnante della Francia, e dell'Italia, in evasione alle sovrane Ricerche analoghe che piacque ad esso proporre alle medesime.

Or mi sarebb'egli pur anche permesso d'inoltrare le mie assidue ponderate indagini fino sulle sagge operazioni fatte da questi medesimi Consessi, onde pervenire a discernere se le Ispezioni della prima assemblea, e le ingerenze assunte dal gran Sanhedrim, furono in massima quelle stesse che le auguste disposizioni di Napoleone si prefiggevano, e che il bisogno urgente d'Israel richiedeva immediatamente per tate parti? Ecco ciò appunto che noi passiamo tosto ad esaminare colla più esatta precisione possibile.

Notes in this chapter

Note 1 · I difensori dell'opinione di Gamaliel si è come lo rimarca sensatamente Basnage (Hist. des Juifs T. X. Lib. VI. C. 22.) hanno supposto viemaNote 2 · Questo era un abuso presso che generale fra gli ebrei di molte parti dell'Italia, dove non si avea forse tutta via opinato a costituire dellNote 3 · I fautori della Poligamia (dice Beverland nel suo Trattato Polygamia Triumphatrix) appoggiano questa Instituzione sull'esempio de' PatriarchNote 4 · Interminabili, ed allarmanti questioni si suscitarono sovente fra l'Accademia diretta da Illel, e quella sostenuta da Sciamaj sopra questa mNote 5 · A fronte di tutti quegli scrupoli severi che gl'Israeliti antichi dimostravano per la relazione cogli stranieri, noi veggiamo frattanto che Note 6 · L'imperatore Costanzo ha pubblicato una Legge colla quale condannava esso alla pena di morte qualunque ebreo il quale avesse sposato una femNote 7 · Il primo dovere che impongono i Rabbini alle femmine ebree che si destinano al matrimonio si è quello di recidersi tutti i capelli della tesNote 8 · Comunque intendere si vogliano unioni di tal fatta, come appunto la grande Assemblea Israelitica dottamente lo riflette nella sua terza soluNote 9 · Lo scopo primo, ed essenziale di entrambi questi digiuni non è tanto per la triste commemorazione delle perdite immense che il popolo d'IsraNote 10 · Infiniti percuotenti esempi concorrono a dimostrarci, e quello che ci offre il popolo ebreo più di ogni altro certamente che la soverchia coNote 11 · Sebbene qualche volta veggiamo riuscire in tutto ciò col soccorso meramente delle sole qualità naturali, non per tanto, sembra che l'uso de'Note 12 · In tutta l'antichità non si conosce alcun popolo, che più degl'Israeliti fosse inerente all'Agricoltura, e per quanto le Sacre pagine ci ann
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