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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Note (132) — Cap. XVI.

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Sebbene qualche volta veggiamo riuscire in tutto ciò col soccorso meramente delle sole qualità naturali, non per tanto, sembra che l'uso de' precetti oratorj sia in certa guisa molto necessario per rendersi perito quanto è duopo nell'arte del ben dire. D'altronde l'eloquenza che trae la sua sorgente dalla natura, non essendo sottoposta a prescrizione, essa lo è unicamente alla più, o meno veemenza della passione dalla quale è incitata, ed alla più o meno importante Circostanza che la promuove, di maniera che venendo ad illanguidire l'intensità dell'una, o trovandosi a variare la passione dell'altra, al segno che riescano entrambe indifferenti, l'Eloquenza dovrà cessare così pure con esse, e rendersi suscettibili delle medesime alterazioni di quelle, quando, al contrario, l'Eloquenza che è soggetta a' precetti filologici fa nascere alla stessa la passione che fa servirgli di alimento, e con eguale facilità crea la circostanza che più stima convenirgli. Quindi è che l'eloquenza naturale non sarà che poca cosa se non è accompagnata da precetti che l'arte oratoria stabilisce, e senza i quali la facoltà di parlare al Cuore degli uomini sarà in ogni tempo per noi un arte sconosciuta.

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