Note (125) — Cap. XVI.
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Interminabili, ed allarmanti questioni si suscitarono sovente fra l'Accademia diretta da Illel, e quella sostenuta da Sciamaj sopra questa materia, siccome intorno a moltissime altre; il primo pretendeva che l'Adulterio solo era per se medesimo efficace a dissolvere il vincolo maritale; sosteneva l'altro, al contrario, che bastava che la donna avesse fatto cuocere troppo la carne di un convito. Il Rabbino Akibà si vuole che spignesse l'indulgenza ancora più lontano; pretendendosi ch'egli decidesse, che ritrovandosi una femmina più conveniente era permesso di abbandonare quella che tale non lo era: una morale sì rilasciata non potea essere seguitata con trasporto; ma coloro che si piccavano di una maggiore devozione, adottavano di buon grado la massima d'Illel.
In quanto poi alla cerimonia Straordinaria delle acque indicate, allorchè una femmina colpevole di adulterio, confessava la sua infedeltà, il Contratto della sua dote veniva tosto abrogato, e dopo di avergli restituito ciò che dessa avea portato, si espelleva dalla casa del suo Consorte per essere lapidata. S'essa poi negava risolutamente il delitto si conduceva nella porta orientale del Tempio, e colà gli si faceva bere le Acque amare (Sal. Ben Virga Hist. Jud. p. 168.), i di cui effetti si rendevano manifesti appena che l'accusata avea cominciato a trangugiarle, il suo viso diventava livido, il di lei ventre si enfiava, e gli occhi suoi gli uscivano dalla testa (Mis. Sothà Cap. 3. p. 213. 214.) ed allora è quando facevasi luogo l'anatema pronunziata dal gran sacrificatore in faccia della femmina adultera.
Per ciò che riguarda il vero motivo per cui si chiamassero quelle acque amare, vari, e disparati sono i sentimenti de' Rabbini per giugnere ad indagare donde mai procedesse l'amarezza letale delle medesime; alcuni vollero che vi si mischiasse dell'assenzio, il quale dava elleno questo attoscato gusto (Wagenseil in Sothà p. 284.); ma il Nahmanide assicura ch'esse non cominciassero a divenire tali per mero effetto di prodigio, che nella stessa bocca delle femmine colpevoli.