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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Note (124) — Cap. XVI.

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I fautori della Poligamia (dice Beverland nel suo Trattato Polygamia Triumphatrix) appoggiano questa Instituzione sull'esempio de' Patriarchi, e de' Santi che hanno vissuto avanti, e dopo il Diluvio i quali (come opinano essi) avrebbero lasciato il mondo un inospite deserto, se non avessero accresciuto il numero delle donne, e in conseguenza quello ancora de' figli; essi aggiungono altresì che sarebbe impossibile che Dio avesse tollerato quest'uso universale con una quiescenza di tanti continuati secoli, s'egli lo avesse riguardato come un attentato alle sue Divine Leggi, o come un abuso riprovabile in faccia della società. Mosè, il quale riformò gli abusi che si erano introdotti ne' precetti Noakiti, o nella Legge naturale, non fece alcun Regolamento per restrignere i matrimonj al semplice vincolo di una sola femmina. I santi antichi i quali hanno vissuto sotto questa economia, conchiudono essi, non avrebbero osato violare la Legge se la medesima fosse stata loro trasmessa propriamente dalla genuina tradizione, almeno alcuni fra quelli si sarebbero fatti, senza dubbio, un pressante dovere di osservarla, siccome gli altri non avrebbero certamente osato rendere i loro matrimonj così affluenti, e così pubblici come lo furono essi per sì lungo periodo di anni.

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