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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Cap. XIX.

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Progetto di abrogazione generale di tutte quelle pratiche stravaganti che isolarono fino ad ora il settatore rabbanista da tutte le altre sette, e che secondo le più fondate apparenze formarono la prima sorgente fatale di quell'odio irreconciliabile, che queste sempre nutrirono contro di esso.

Se l'uomo potesse completamente modellare tutte le sue intime azioni sugli esemplari precetti della sana filosofia; se tutte le direzioni de' di lui passi non seguitassero altra scorta fuori di quella che aditata gli viene dalla ragione; l'assurdo sarebbe per la sua specie un nome ignoto, ed assai facile riuscirebbe ad esso di conoscere allora che gli orridi smarrimenti ne' quali è trascurato sovente, non potevano giugnere ad impossessarsi giammai del di lui Cuore, se non se dopo che cessando egli di fare un uso proficuo della sua medesima ragione, o incapace si rese di trarre de' sensibili vantaggi dagli utili avvertimenti di questa, o più non gli colse di ascoltare attento le Lezioni salutari dell'altra.

Quindi per poco che noi vogliamo richiamare con diligenza quanto fu da noi significato per reiterate volte concernente gl'Israeliti della nostra età, loro applicando ragionevolmente questo evidente principio, noi perverremo a conoscere con positiva certezza, siccome io l'ho altrove di proposito rimarcato (Spett. Lib. Specul. IX. T. 1. p. 96) che tutte le funeste peripezie, tutte le sciagure, e tutte le desolanti Calamità delle quali furono essi per tante volte le vittime nel mondo, non procedevano più che la loro indole naturale avesse degenerato da quella de' primi benemeriti Institutori della loro edificante religione, come alcuni l'hanno assurdamente immaginato; ovvero per che il temperamento intimo de' medesimi erasi infettato d'una pretesa corruzione di spirito, come altri bizzarramente opinarono (140); ma per che non volendo, o non potendo conoscere in tutta l'estensione la forza di quell'essenziale indefettibile principio, essi obbliarono interamente le semplici quanto ovvie instruzioni, che avevano servito un giorno di base fondamentale al primitivo stabilimento del loro Culto esimio per correre presso le logogrife visioni tradizionali che se ne fecero tenere da' medesimi il Carattere e le veci, senza forse riflettere quanto fossero queste in collusione collo spirito di esso; e per che abbandonandosi con una stupida sommissione a' loro seducenti prestigj si videro costretti a dovere insensibilmente cambiare, modificare, accrescere, o alterare tutte quelle semplici, quanto sublimi prescrizioni che furono eglino trasmesse, e così lusingati di seguitare sempre costantemente in tutta la loro integra purità le medesime Leggi, gli usi medesimi, e le stesse Cerimonie de' loro vetusti predecessori, si ritrovarono, pur troppo, a non più seguitarne, che il mitico fantasma, e lo spettro immaginario.

Quindi non è meraviglia, se in tale guisa procedendo, la degradazione d'Israel divenne sempre più umiliante, la sua proscrizione dalla società sempre ognora più avvilente, il Culto suo vieppiù degenerato da quello de' suoi predecessori; e se per conseguenza, il bisogno di restituirlo al suo decoro antico, di ravvicinarlo al Consorzio de' suoi simili, e di ripristinarlo nella sua Credenza primitiva, sempre più si rese oltremodo urgente, e indispensabile.

Ma quali solidi luminosi vantaggi sarebbero mai per risultare in favore del popolo ebreo, se dopo di avere accuratamente semplificata la sua credenza odierna, e ridotta a quel grado di edificante purità, e di perfezione in cui ammiravasi già quella nella vetusta età de' patriarchi; se dopo di avere purificata la sua educazione, rigenerati i suoi Costumi; appianatogli il difficile sentiere di una metodica Instruzione, si lasciasse abbandonato a se stesso in balia de' suoi mostruosi prestigj tradizionali, da cui mirasi ancora fatuamente ammaliato, malgrado tutti i nostri più energici sforzi per allontanarvelo, e senza cimentarlo a rinunziare con risoluta fermezza a tutte quelle pratiche stravaganti colle quali sembra tutta via inseparabilmente collegato, e indurlo così a desistere una volta di vivere, per folle arbitrio, isolato fra i suoi simili, vilmente proscritto dalla società, e relegato nel vortice immenso de' suoi inveterati smarrimenti: niuna utilità per certo risentire egli potrebbe da tutto ciò che da noi fu detto, ed operato fin qui, per tante volte, a suo riguardo, se con una fredda indifferenza per il suo stato deplorabile noi si lasciasse vegetare nella sua stupidità primitiva, in vece di porgergli una mano soccorrevole, onde trarlo dall'orlo dell'abisso preparato ad ingoiarlo, e fare ad esso, nel tempo medesimo, conoscere, con un Politico insigne (Macch. Disc. IV.), che ogni Religione, la quale fa un dovere delle sofferenze, de' digiuni, dell'umiltà ostentata, non inspira a coloro che la professano che un coraggio passivo, poichè una credenza di tal fatta, lungi dal condurli nella via del paradiso, come follemente si pretende, snerva il loro spirito, lo avvilisce, lo prepara alla schiavitù senza speranza di scampo, nè di Conforto (141). E chi mai con più fondata ragione di quella che riconosciamo avere per se medesimo il popolo ebreo, può autenticare la verità di questo sentimento di cui esso ha si sovente risentiti, e ovunque i genuini perniciosi effetti?

Quali strepiti orribili, quale intenso clamore non fec'esso echeggiare per tante volte ovunque sulla spietata sorte a cui fatalmente soggiacque? Ma tutto ciò pur troppo indarno: a che mai giova querelarci dolenti per un funesto malore che ci assale, quando in vece di apprestarne l'antidoto, ch'efficace sarebbe prontamente a risanarlo, noi ce ne mostriamo indifferenti, e colla più stupida incuria ognora più lo alimentiamo, rendendolo più aggravante, e inveterato? Ritorniamo una volta alle nostre consolanti Instituzioni antiche, si abbroghino finalmente tutte quelle pratiche, usi, o Cerimonie, che inutili, straniere, od anche perniciose molto sovente riescire si mirano allo spirito integro delle medesime; e allora, il lenitivo possente a'contro i nostri mali, sarà bentosto ritrovato da noi senza gran pena. La società riacquisterà, con trasporto allora, nuovi membri aspiranti a contrarre i suoi legami, e ch'essa sdegnava di accogliere nel suo seno per lo passato; i popoli della terra riguarderanno in avvenire come amica prediletta una nazione, che essi hanno sempre avvilita, e combattere, considerandola come degna di odio, e di disprezzo; e questa, dal canto suo, più non avrà per principio religioso di dovere con decisa ripugnanza detestare, o sfuggire l'associazione de' medesimi; e premurosa di vedere franto una volta il talismano fatale dell'anatema che proscritta la rese per un tempo immemorabile dal Consorzio degli esseri umani, riconoscerà l'urgenza estrema di avvicinarli, dividere seco loro i diritti, gl'interessi, e i vincoli sociali.

Ma come potrebbe mai questo popolo effettuare tutto ciò per lungo tempo ancora, con felice successo, persistendo tutta via ne' suoi antichi vaneggiamenti tradizionali? Ecco la barriera oltremodo funesta che superare fa duopo senza ritardo, abrogando perpetuamente dall'edificante Religione d'Israel tutto ciò che d'inutile o di assurdo v'intrusero l'ignoranza, e il fanatismo, non ad altro capace che a soffocare il germe salutare, ad oscurarne gli eccelsi, e i veri pregj (142).

Per altro, in seguito di quanto venghiamo noi di esporre concernente la Riforma degli abusi del Culto Israelitico, sarebb'egli farne di proposito necessario cred'io di fissare quì una metodica restrizione ancora nelle lunghissime preghiere sacre interminabili usitate quotidianamente da questo popolo, dimostrando ad esso l'inutilità delle medesime, o almeno la poca loro efficacia per lo scopo a cui si pretende farle in massima servire (143): tutte le nazioni pregano Dio; ma i filosofi si rassegnano alla sua volontà eterna e lo obbediscono: se noi non possiamo giugnere a tanto, essendo nazione, e non filosofi, almeno procuriamo di rendere le nostre preghiere più concise, meno monòtone, e riuscire le vedremo allora più energiche, più ovvie, e più meritevoli di essere esaudite dal Dio di verità a cui sono esse dirette. Io non dirò già, come opina Virgilio, che inutili si rendono le preghiere, e che questi non faranno mai cambiare i decreti degli Dei:

Desine fata Deum flecti sperare precando. Æneid. Lib. 6. v. 376.

Ma che debbasi credere lodevole cosa, e conveniente ad un Divino Culto il passare le 4, le 6. ore, e sovente un intera giornata, a ripetere le ossecrazioni medesime; questo è ciò che approvare non si può da mente sana, senza che la sublimità della Religione vengane lesa ed oscurata (144), come veggiamo appunto accadere nel caso nostro dove le preghiere che ugualmente praticare si mirano fra noi, lungi dall'inspirare devozione, e rispetto, producono per la loro prolissità soverchia, la noia nell'intenderle, la stanchezza nel recitarle. Quindi per ovviare a si fatto pernicioso inconveniente, sarebbe dunque oltremodo necessario di ridurre interamente le preghiere usitate dalla sinagoga ebrea ad un numero più ristretto, e più compendioso, allontanando dalle medesime tutte quelle superfluità, o ripetizioni, le quali non so come introdotte a poco a poco fra di esse, e colla successione de' tempi abusivamente passate in consuetudine, e che non tendono ad altro che a renderle più diffuse, e per conseguenza più annojanti, inutili del tutto. In tal modo noi perveniremo agevolmente al grande commendevole scopo, che con tante cure, e fatiche ci siamo noi proposti, qual è quello di rendere il Culto d'Israel degno del nitido fonte salutare da cui ei trasse un giorno la primitiva sua derivazione, abrogando, da colmo a fondo, tutto quanto l'ignoranza, o il fanatismo v'intrusero già di soverchio, d'inutile, o di assurdo a scapito enorme della verità che ne forma la solida eterna base, e della ragione che servì sempre ad esso di guida, e di sostegno.

Questo è l'ostacolo solo che tutta via restavaci a superare, il giogo aggravante è solo questo che rimanevaci a scuotere ancora, onde compiere l'opera perpetuamente memorabile della Rigenerazione del popolo d'Israel; se vincere possiamo l'uno; se riusciamo a liberarci anche dell'altro, la nostra felicità è gionta al colmo, nulla più restaci a desiderare per conservarla: il Culto d'Israel della posterità di Abramo potrà dirsi meritamente allora il più esimio, e il più perfetto di quanti altri mai sieno stati conosciuti, o esercitati dagli uomini sopra la terra; la funesta barriera che odiosamente separava già ne' tempi andati questa nazione da tutte le altre, sarà tolto per sempre, e rinunziando per opera nostra completamente a' suoi inveterati prestigj tradizionali, a' suoi insociabili Costumi, più non si vedrà il popolo ebreo contraddistinto fra di esse nel mondo colle marche dell'avvilimento, e dell'infamia come lo fu pur troppo per sì lungo intervallo di secoli; esse saranno eternamente cancellate dalla reminiscenza delle nazioni le quali divenute così pure dal canto loro meno dedite al fanatismo, più inerenti alla filantropia, e più eque verso di esso, riconosceranno per isperienza che l'individuo Israelita può essere, ad ogni riguardo, suscettibile ancora di virtù, di coltura, e di un illuminato disinganno.

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