CAPITOLO V.
Gaetano Barbieri translation
Dell’ago pur, che la grand’Orsa addita Ai naviganti, va fornito; e polo Gli è cieco amor di se medesmo: i lini, Ch’arte maestra dispiegò, fa gonfi L’immonda piena degl’ingordi affetti. L’Ingannatore, Tragedia.
Il Foster stava adunque disputando colla giovane signora, che opponeva soltanto disprezzo e sdegno alle preghiere reiterate da costui, ond’ella entrasse nel proprio appartamento, allorchè un fischio si fece udire alla porta della casa.
«Eccoci ad una bella stretta, disse egli; questo è, cred’io il segnale di Milord che arriva. Qual cosa dirgli ora intorno all’accaduto? Il malanno sta sempre alle calcagna di quel maledetto Lambourne. Pare non sia scappato dalla forca che per portarmi disgrazia.»
«Datevi pace, sig. Foster, disse la giovane, e pensate solamente ad aprire al vostro padrone.»
«Milord, amato milord, diss’ella correndo frettolosa verso la porta. — Ah mio Dio! (sclamò indi in tuono fatto per additarne il dolore di vedersi defraudata nelle sue speranze); non è altri che Riccardo Varney.»
«Sì, o signora (disse Varney, salutandola rispettosamente; saluto ch’ella gli restituì con un’aria mista d’indifferenza e di dispiacere), sì, non è che Riccardo Varney. Ma non dispiace il mattino veder dalla parte d’oriente una nube dorata; è questa la foriera del dio del giorno.»
«Dunque verrà quest’oggi Milord?» soggiunse ella con una gioia, fra mezzo a cui scorgeasi l’agitazione di quell’animo. La stessa inchiesta fu ripetuta dal Foster. Varney rispose alla signora, ch’ella avrebbe ricevuta la visita di Milord in quel giorno medesimo, e stava per farle alcuni complimenti, quand’essa correndo verso la porta della sala, cominciò a gridare a tutta voce: «Giannina, Giannina, venite nel gabinetto della mia toletta.» Indi voltasi a Varney, gli richiese: «Milord vi ha egli dato nessun ordine da comunicarmi?»
«Eccovi, o signora, una lettera, che egli v’invia, e con essa un pegno del suo affetto verso la persona, che è sovrana del suo cuore.» In ciò dire le consegnò parimente un plico accuratamente annodato da un filo di scarlatto. Fattasi con vivacità a scioglierne il gruppo, non vi riusciva. Onde si diede a gridare una seconda volta: «Giannina, Giannina, una forbice, un coltello, tutto è buono, purch’io possa sciogliere un tal gruppo, che tarda la mia felicità.»
«Questo strumento non potrebb’essere all’uopo, o signora?» disse il Varney, presentandole un pugnaletto di prezioso lavoro, ch’ei portava alla cintura entro fodero di marrocchino.
«No, mio signore (rispos’ella, in atto alquanto disdegnoso), l’acciaio del vostro pugnale non troncherà il mio nodo d’amore.»
«Eh sì! ne ha troncato più d’uno di questi nodi» disse da se stesso il Foster, lanciando un’occhiata significante al Varney.
In questo mentre il gruppo fu disfatto senz’altro soccorso che quello delle agili dita di Giannina, fanciulla avvenente, figlia di Foster, la quale avendo udito la voce della padrona, si era data tutta la premura di accorrere. Una collana di perle orientali stavasi entro quel plico. La giovane signora le rimise all’ancella, appena guardandole, e si affrettò a leggere, o piuttosto a divorare il contenuto del profumato biglietto, che accompagnava un tal dono.
«Certamente, o signora, disse Giannina (contemplando con grande ammirazione questa collana) le fanciulle di Tiro non portavano di più belle gemme[7]. E l’iscrizione: Per adornare ciò ch’è al di sopra d’ogni ornamento. Oh! per verità! ognuna di queste perle vale uno Stato.»
«E ogni parola di questa lettera vale l’intera collana, o mia fanciulla. Ma passiamo nel gabinetto della nostra toletta, mia cara amica, è d’uopo ch’io mi faccia bella. Milord arriva fra poco, e desidera, signor Varney, che io vi usi buona accoglienza. Oh! i suoi desiderii sono leggi per me. Questa sera siete invitato meco a cena nel mio appartamento, e voi pure, signor Foster. Date gli ordini, affinchè non si omettano i preparativi necessari a ricevere, come si conviene, Milord.» Dette le quali cose, uscì dell’appartamento.
«Ella prende già i grandi modi, disse tosto il Varney, e ne ammette come per favore al suo cospetto. Ha ragione. La prudenza c’insegna a sperimentare anticipatamente la parte, che la fortuna può un giorno assegnarne su questa terra. Bisogna che la giovane aquila impari a guardare il sole prima di spiccare in maggior vicinanza di quest’astro il suo volo.»
«Oh! se non si tratta, che di alzare la testa in alto, converrebbe esser ben ciechi a non accorgersi che questo uccello non abbassa più la sua cresta. È un falcone, vi giuro, che il mio fischio non verrà a richiamare. Se udiste, sig. Varney, con qual aria di sprezzo ella mi parla a quest’ora!»
«Colpa tua! sciocco, imbecille, privo di fantasia come d’accorgimento, che fuor d’una brutale violenza non conosci altre vie di far fare una persona a tuo modo. Perchè, a renderle più aggradevole l’interno di questa casa, non adoperi la musica ed altri passatempi? E a toglierle ogni vaghezza d’uscirne, perchè non farle qualche racconto di spiriti? Il cimiterio tocca le muraglie del parco, e tu non hai nemmeno quanto senno basta a trarne fuori l’ombra d’un morto per tener a dovere le donne che soggiornano nella tua casa?»
«Non dite così, sig. Varney. Niun’anima vivente mi fa timore, ma non voglio prendermi troppa dimestichezza coi morti miei confinanti. V’assicuro che non vi vuole poco coraggio ad abitare in tanta vicinanza di essi; e so che il degnissimo signor Holdforth, quegli che predica la sera nella chiesa di sant’Antolina, ebbe una bella paura l’ultima volta che venne a trovarmi.»
«Taci subito, stolto superstizioso, e piuttosto, giacchè sei entrato nel proposito di coloro che ti vengono a far visita, dimmi, astuto malandrino, come è stata ch’io abbia incontrato Tressiliano nel parco?»
«Tressiliano! Chi è questo Tressiliano? Io nol conosco nemmeno di nome.»
«Che mi racconti tu, o sciagurato? Ignori dunque, che Tressiliano è quel certo cacciatore di Cornovaglia, cui il vecchio sir Ugo Robsart avea destinato quel caro augelletto di Amy? Tutto rabbia d’esserselo visto volar via, è venuto a tendergli reti fin qui. Conviene essere bene attenti, perchè costui crede gli sia stato fatto affronto, e non è uomo da berselo in santa pace. Per buona sorte egli non sospetta di Milord, nè crede aver da fare che con me solo. Ma in nome del diavolo! qual combinazione lo ha portato qui?»
«Ah! Sarà forse l’uomo venuto con Michele Lambourne.»
«E chi è poi questo Michele Lambourne? Per Dio! non ti manca che mettere un’insegna alla tua porta e invitare tutti i vagabondi, perchè entrino a vedere quelle cose che dovresti persino nascondere al sole e all’aria.»
«Ecco in qual bel modo i cortigiani ringraziano pei servigi che loro si prestano! Signor Riccardo Varney, non siete voi quello, che m’incaricaste di trovarvi un uomo, bravo per adoperare la lama, e d’una coscienza che non tema la ruggine? Non doveva io darmi attorno per contentarvi? E la cosa non era tanto facile, perchè grazie al cielo, non fo conversazione con questa razza di gente. Ma il Cielo ha permesso, che questo ribaldo, il quale è, nè più nè meno, il briccone che si conviene ai vostri fini, si presenti qui per rientrare impudentemente nei diritti d’una conoscenza ch’ebbe meco in lontani tempi. Gli ho menate buone le sue pretensioni sol per fare a voi cosa accetta; e quindi mi sono abbassato fino ad intertenermi con lui. E questa adesso è la vostra riconoscenza?»
«Ma se costui è un briccone che ti somiglia, ed al quale manca solo la vernice dell’ipocrisia, che copre la superficie della tua anima, simile a un dipresso ad un resto d’indoratura che sta sopra una vecchia arme irrugginita, come sta poi, che il pio, l’amoroso Tressiliano, sia venuto in sua compagnia?»
«Non ne so niente io. Ma vennero insieme. Sì dalla parte del cielo! E se ho da dirvi la verità, questo Tressiliano, giacchè si chiama così, ha avuto un momento di colloquio coll’amabile nostra prigioniera, intanto che, tutto intento a servirvi, io discorrea con Lambourne nella sala della biblioteca.»
«Oh! tristo senza cervello, che hai perduto te e me in un sol colpo! In tempo che Milord non è qui, tu il sai, ella ha sospirato, e non una volta sola, verso la casa paterna. Se a furia di sermoni Tressiliano l’ha ridotta all’idea di tornarvi, noi non valiamo più una scorza di fico.»
«Non temete, sig. Varney, i sermoni di costui non farebbero nulla. Il solo aspetto di esso le fece mandar tal grido come se un aspide l’avesse punta.»
«Tanto meglio, se così è. Ma dimmi, mio buon Foster, non potresti tu esaminare tua figlia per sapere i discorsi accaduti fra essi?»
«Ve lo dico candidamente, sig. Varney, mia figlia non si frammetterà, nè poco nè assai, nelle nostre faccende; non voglio che ella si scaldi ad uno stesso fuoco con noi. Posso assistervi io, perchè mi riserbo poi a far penitenza, ma non voglio mettere in pericolo l’anima di mia figlia per servire le fantasie di Milord, o le vostre. Che cammini io fra gli agguati e i precipizi, pazienza! sono armato di discernimento, e saprò cavarmene a tempo; ma non voglio mettere in rischio il mio povero sangue.»
«Stupido automa! Se nol vuoi tu, il voglio men io, che quella insulsa di tua figlia sia iniziata nei nostri segreti, e a me niente rileva ch’ella vada, o non vada a casa del diavolo sulle tracce del suo buon padre. Dissi unicamente, che puoi sapere da lei qualche cosa.»
«Ah! tali indagini non ho mancato di farle a quest’ora, sig. Varney; ella sa dalla padrona, che il padre di questa è ammalato.»
«Ammalato! Tale notizia è utile, nè mancherò di trarne partito. Ma converrebbe liberare il paese da questo Tressiliano. Per simile impresa non avrei avuto bisogno d’altro braccio, perchè odio costui come il veleno, e la sua sola presenza mi fa l’effetto d’un bicchier di cicuta. Anzi ho veduto un momento, che se andava bene egli avea terminato d’esserci molesto. Ma sdrucciolai con un piede, in verità, se quel tuo compagno non giugneva a tempo per trattenergli il braccio, a quest’ora sarei in istato di giudicare se tu ed io ci siam posti nella strada dell’Inferno o del Cielo.»
«Considero che parlate di un tal rischio con tanta disinvoltura! Non si può negare che siete coraggioso, signor Varney. Per me, se non mi tenesse in piedi la speranza di vivere ancor molti anni, e d’aver tempo di lavorare alla grand’opera di mia salute col pentimento, non vi seguirei nel cammino che andate correndo.»
«Tu vivrai quanto Matusalemme, o mio Foster; tu accumulerai più ricchezze che non fece Salomone, e sia pur anco che tu divenga più famoso per l’edificante tua penitenza di quanto il fosti per le tue bricconerie, e non è dir poco. Ma per ora convien pensare a guardarsi da Tressiliano. Intanto quella buona lana del tuo collega gli ha tenuto dietro. Medita bene, che ogni negligenza a tale proposito può compromettere la nostra fortuna.»
«Lo so, lo so, rispose Foster, con aria malinconica. Ecco, che cosa vuol dire il collegarsi con un uomo, il quale non conosce nemmeno abbastanza la santa Scrittura per sapere che vuol data la lor mercede agli operai! Vedo che secondo il solito, non mi toccheranno se non se le fatiche e i pericoli.»
«I pericoli! Ove sono questi grandi pericoli? Non è vero che il malandrino viene a girare attorno al tuo parco e alla tua casa? Tu lo prendi per un ladro. Nulla di più naturale. Adoperi contr’esso o il ferro freddo del tuo pugnale, o il piombo scaldato dalla polvere. Anche ciò è naturalissimo. Chi potrà darti torto? Perfino un bracco messo alla catena ha ragione di morder coloro che si accostano troppo al suo canile.»
«Ottimamente! e commettendomi fatiche da cane, mi pagate al giusto come si pagano i cani. Voi, signor Varney, vi siete fatto una bella e buona proprietà dell’Abbazia d’Abingdon, ed io non ho che il povero usufrutto di questo piccolo dominio, usufrutto in oltre che durerà, quello che durerà, perchè rivocabile a vostro buon grado.»
«Intendo benissimo. Tu vorresti che il tuo usufrutto si convertisse in proprietà. Questo ancor può succedere, Tony, se però lo saprai meritare. Ma non è ora di tener le mani alla cintola. Nè basta, per mostrarti degno di quanto desideri, il prestare una stanza o due di questo vecchio casamento ad uso d’uccelliera pel leggiadro animaletto che Milord vi ha racchiuso; ed è ancor poca cosa il serrare le tue porte e le tue finestre per impedirgli di volar via. Ricordati che la rendita depurata di questo fondo è valutata 79 lire, 5 scellini, e 5 pence e mezzo, senza comprendervi le legna. Abbi coscienza un istante, e concedimi che ci vogliono grandi servigi, ben arcani servigi, e qualche cosa in somma più di quello che fai, per guadagnarti tal ricompensa. Intanto manda il tuo servo a levarmi gli stivali, e pensa a farmi dare da pranzo, ed un fiasco del tuo miglior vino; e dopo con serena fronte, con lieto animo, e leggiadro come un Adone, tornerò a vedere questo vezzoso augelletto.»
Si separarono in quell’istante, e si rividero solamente al mezzogiorno, ora in cui era usanza di pranzare. Varney comparve vestito in leggiadro aggiustamento adatto alla costumanza di que’ tempi, ed anche il Foster avea data qualche cura ad allindarsi; cura però che non ebbe miglior effetto del farne spiccar maggiormente la laidezza della persona.
Pure tal novità diede nell’occhio a Varney. Laonde terminata la mensa, ed allorchè i servi si furono ritirati, questi disse, squadrando l’altro dalla testa ai piedi. «Per bacco! Tony, come ti sei fatto bello! Sembri un cardellino. Non ti manca ora che zuffolare una giga. Ma no, no: quest’atto profano ti farebbe scacciare dalla congregazione de’ zelanti beccai, de’ puri tessitori, e dei santi fornari d’Abingdon, avvezzi a lasciar venir freddo il forno tanto che si scaldano le loro teste.»
«Parlarvi il linguaggio della fede, signor Varney, sarebbe un far ragione alla parabola, un gettare le perle agli animali immondi. Adoprerò adunque con voi linguaggio adatto mondano, solo linguaggio che chi ordina tutte le cose vi ha dato facoltà di comprendere, e da cui imparaste a trar profitto non ordinario.»
«Dì pure quello che ti piacerà, onestissimo Tony, perchè sia che, senza intenderti da te stesso, tu prenda per base de’ tuoi discorsi la fede, o intendendoti ottimamente, ne faccia tu l’applicazione che torna più comoda alle pratiche di tua vita, tali discorsi saranno sempre opportunissimi a far sentir meglio il gusto di questo alicante. Le ciance sono egregio stimolo ad assaporare il buon vino, al di sopra del caviale, delle lingue salate, e di tutt’i cibi fatti per istuzzicare il palato.»
«Ebbene dunque. Compiacetevi dirmi, signor Varney, se vi pare che il Lord nostro padrone non sarebbe meglio servito, avendo la sua anticamera guernita di gente onesta, timorata di Dio, e che non pensasse ad altro, fuorchè ad eseguire gli ordini di chi comanda, ma posatamente e senza strepito e senza scandalo; o se più gli torni l’averla piena di tagliacantoni sullo stile d’un Tidesly, d’un Killigrew, di quello scellerato del Lambourne, che m’avete dato il disturbo di cercarvi, e di tant’altri bricconi, che portano il patibolo nella fisonomia e il delitto nelle lor mani, spavento di tutta la gente che ha voglia di far bene, e vera infamia della casa di Milord.»
«Voi dovete sapere, onestissimo Tony, che chi va a caccia così d’uccellame come di quadrupedi, deve avere al proprio comando tanto cani quanto falconi. La strada che Milord corre, è ingombra di molti pericoli, e gli fa mestieri di gente d’ogni classe a lui affezionata, e della quale possa fidarsi. In una sì estesa bisogna adunque gli vogliono cortigiani, qual mi son io, capaci di fargli onore nell’accompagnarlo alla Corte, abili per dar di mano alla sciabola per ogni motto ch’altri pronunzi contro l’onor del Signore, e....»
«Pronti, continuò Foster, a dir per lui due parole all’orecchio di bella donna, ogni volta ch’egli non se le può avvicinare.»
«Gli abbisognano parimente (seguitò Varney, senza far mostra d’accorgersi di cotale interruzione) procuratori, che sappiano fare all’uopo da minatori, e addottrinati ora nel dar tal forma ai contratti, che vincolando gli altri, non mettano lui in angustia, ora nell’agevolargli le migliori vie di vantaggiare su i concedimenti de’ fondi ecclesiastici e delle grazie: gli abbisognano farmacisti, periti nell’apparecchiare un brodo o un cordiale: gli abbisognano spadaccini, risoluti ad affrontare il diavolo se venisse loro all’incontro, e per ultimo gli abbisognano, religiosissimo Foster, anime sante, innocenti, puritane, come la tua, le quali valgano nel compiere le opere di Satanasso, e nello sfidarne ad un tempo il potere.»
«Non v’intendereste già dire, signor Varney, che il nostro padrone, l’uomo da me riguardato superiore a tutti i primati di questo regno nella nobiltà dei pensamenti, ricorra per innalzarsi a pratiche della natura di quelle che voi indicaste, e che non si possono mettere in opera senza l’offesa di Dio?»
«Amico Foster, non prenderla con me in questo tuono, e guarda di non fare abbaglio. Io non mi metto in tuo potere, come forse il tuo scarso cervello te lo dà ad immaginare, se anche non mi prende dinanzi a te il fastidio di palliare gli strumenti, le molle, le viti, le leve, i rampiconi, di cui un grande non può far senza per sorger alto, e alto mantenersi nei tempi scabrosi. Non dicevi tu testè, che il nostro buon Lord supera tutti nella nobiltà dei pensamenti? Ebbene! Appunto perchè non permette cose ignobili a se medesimo, fia tanto maggior bisogno d’avere al suo salario uomini non tanto scrupolosi, ed i quali, non ignorando, che se cadesse il padrone, verrebbero trascinati nella sua rovina, sudino sangue e cimentino corpo ed anima per sostenerlo. Se ti dissi ciò è perchè non m’importa che egli lo sappia.»
«Queste che voi pronunziate sono parole di vangelo, signor Varney. Il capo di una fazione non è altro che una barca in mezzo al mare, incapace di sollevarsi da se medesima se non la innalzano i flutti che la sostengono.»
«Tu non sai che sciorinare metafore, o Tony, e il tuo abito di velluto ti trasformò in un oracolo. Vedo, converrà che ti mandiamo ad Oxford per assumervi i gradi di quella università. Ma finchè venga questo momento, raccontami se impiegasti a dovere le somme che ti mandammo da Londra. Hai tu fatto mettere all’ordine un appartamento che sia degno di Milord?»
«Degno di Milord! sarebbe degno d’un re nel giorno delle sue nozze; e la nostra giovane ospite è venuta in tal boria che nol potrebbe di più, ve ne accerto, la regina di Saba.»
«Tanto meglio! mio buon Foster. Ben abbiam di bisogno ch’ella sia contenta di noi. Da essa dipende la nostra sorte.»
«Se ciò è, vedo che fabbrichiamo sulla sabbia. Supponendo ch’ella andando alla Corte partecipi al grado e all’autorità del marito, di qual occhio volete riguardi me, che sono in tal qual modo il suo carceriere, costretto a tenerla qui, le piaccia o non le piaccia, come un bruco in un albero di spalliera, quand’ella non si augura che d’essere una farfalla dorata, libera di spaziare a suo buon grado, e in lungo ed in largo, per tutto un giardino?»
«Ti crucci, mal a proposito. Sarà mia cura il farle comprendere che quanto operasti ebbe a solo fine il buon servigio di Milord e di lei medesima. Lascia che abbandoni il guscio dell’uovo entro cui sta racchiusa, e dirà ella stessa, che noi facemmo sbucciare la magnificenza cui si vedrà sollevata.»
«Badate, sig. Varney; perchè in questa faccenda, potreste aver fatt’i conti senza dell’oste. Ho veduto questa mattina che vi accolse con molto gelo, nè credo che siate voi più di me il suo prediletto.»
«Tu t’inganni, Foster, è di gran lunga che tu t’inganni; ella tiene a me per tutti que’ legami che la possono vincolare ad un uomo, la cui mercè vide soddisfatti ad un tempo, il suo amore e la sua ambizione. Chi se non io, ha sottratto all’umile sorte che le si presentava l’ignorata Amy Robsart, figlia d’un vecchio rimbambito, d’un cavaliere privo di ricchezze, la futura sposa d’un pazzo, d’un entusiasta, di questo Edmondo Tressiliano? Chi se non io, fece brillare a’ suoi occhi la prospettiva del più ridente destino, ch’uom possa augurarsi nell’Inghilterra, e fors’anche in tutta l’Europa? Io, te l’ho pur detto altre volte, condussi i primi intertenimenti misteriosi di questi due amanti. Io vegliava attorno del bosco, intanto che Milord facea la sua caccia. Io solo accompagnai Amy nella fuga, e su di me solo ne rinversano la colpa i suoi congiunti; motivo onde se mi trovassi ne’ loro dintorni, mi converrebbe portar tutt’altro che una camicia di tela d’Olanda sulla mia pelle per non metterla in corrispondenza coll’acciaio di Spagna. Chi portava le lettere dell’uno all’altro? Chi teneva a bada Tressiliano ed il vecchio? Chi regolò tutti gli apparecchi della fuga? Io soltanto. Io fui in somma che trassi questa vezzosa pratellina dal campo ignoto in cui fioriva, per collocarla sul cimiero più ragguardevole dell’Inghilterra.»
«Ottimamente, sig. Varney. Ma credete non s’accorga, che se dipendea soltanto dai vostri consigli, il fiore sarebbe stato attaccato molto debolmente al cimiero; e che il primo soffio del vento sempre variabile della passione, avrebbe fatto cader per terra la povera pratellina?»
«Ella dee pur anche pensare (disse sorridendo Varney), che la fedeltà da me dovuta a Milord dovea tenermi lontano dal consigliargli a prima giunta un tal matrimonio; che però non mi stetti dal darne il parere, allorchè m’avvidi che non potea renderla paga altra cosa fuorchè.... dirò il sacramento, o il contratto di nozze, Foster?[8]»
«Ma cova anche un altro rancore contro di voi, e ve lo dico perchè vi mettiate in riguardo finchè siete in tempo. Non le va troppo a genio questo nascondere il proprio splendere entro la lanterna d’un vecchio monastero. Brillar alla corte col titolo di contessa, questo è quanto ella desidera.»
«E non le do torto. La cosa è naturalissima. Ma che ha di comune tal suo desiderio con me? Splenda essa dietro di un osso, o dietro d’un cristallo, come piacerà meglio a Milord; in tutto questo io non entro per nulla.»
«Ella pensa in vece che teniate il timone del navilio, e che stia in voi il governarlo a vostro buon grado. In una parola dà tutta la colpa della ritiratezza in cui vive ai consigli segreti, che suggerite a Milord, e alla sollecitudine ch’io metto nell’adempire i vostri ordini, onde ama entrambi all’incirca, come qualunque galantuomo ama il giudice che lo condanna e l’altra persona che eseguisce la sentenza.»
«Eppure le sarà d’uopo amarci un po’ più, quando le piaccia uscire di questo luogo. Se ho avute ragioni d’alto peso per consigliare, che fosse qui custodita per qualche tempo, potrei anche averne altre per dar pareri, che la traessero a brillare in tutto lo splendore cui tanto sospira; ma colla carica che occupo presso la persona di Milord, sarei ben pazzo a far ciò se costei mi fosse nemica. Tu devi, o Foster, al primo destro che n’hai, farle ben capire una tal verità, e a me poi lascia la cura di parlare in tuo favore, e metterti in buon aspetto presso di lei. Fa per me, e farò per te, è adagio ricevuto in tutto l’universo. È d’uopo ch’ella conosca i propri amici, ma che calcoli ad un tempo il potere in cui sono di divenirle nemico. Intanto falle guardia da presso, ma con tutto quel rispetto esterno, che può sperarsi dalla tua indole grossolana. Però divengono ora una providenza quest’aria rubesta, e questo umor burbero, di cui sei provvisto a dovizia, e devi ringraziar Dio d’un tal dono, utile persino agl’interessi di Milord; perchè quando è d’uopo venire ad atti di severità, sembrano piuttosto effetti della tua natural buona grazia. Ella ne incolpa questa sola, e non gli ordini segreti che hai ricevuti, e così risparmia di sospettare di Milord. Ma zitto. Alcuno picchia alla porta. Guarda alla finestra, e non permettere ch’entri nessuno. Non è giorno questo in cui abbiamo d’uopo d’interrompimenti.»
«È Michele Lambourne, disse il Foster, dopo avere osservato chi fosse, quel medesimo di cui vi ebbi discorso prima del pranzo.»
«Oh! entri, entri, disse il cortigiano. Ei ne apporterà sicuramente notizie di Tressiliano, e a noi rileva troppo il sapere ogni andamento di costui. Fallo entrare, ti dico; ma non condurlo qui. Io verrò poi a trovarti nella biblioteca.»
Uscì il Foster, e il Varney colle braccia incrocicchiate sul petto, e assorto in profondissima meditazione si lasciò di tempo in tempo sfuggire alcune parole interrotte, che noi abbiamo raccozzate con qualche maggior ordine per renderne più intelligibile il monologo ai nostri leggitori.
«Non è cosa che troppo vera (egli disse, arrestandosi d’improvviso, ed appoggiando la mano destra sulla tavola ove aveva pranzato). Questo antico scellerato ha scorta nel midollo la natura de’ timori onde sono compreso, nè mi trovò preparato a celarglieli. Costei non mi ama, e piacesse al Cielo che nemmen io l’avessi amata giammai. Ben lo vedo. Fui uno stolido a parlarle per me, quando ogni regola di prudenza m’insegnava a non essere che il fedele interprete di Milord. Questo momento fatale d’inconsideratezza mi ha posto a discrezione di Amy, e un uomo savio non si commette mai ad una donna, che, valga quanto sa valere, sarà sempre una copia della nostra madre comune Eva[9]. Dal momento che la mia politica cadde in sì goffo strabocco, non posso veder questa femmina, senza sentire in me una mescolanza di tema, di odio e di tenerezza ch’io non so se, standone in me la scelta, preferissi il perderla al piacere di possederla. Ma assolutamente non mi torna ch’ella esca di qui, finch’io non sappia come aggiusteremo le partite fra noi. L’interesse di Milord vuole che queste oscure nozze rimangano occulte. Tal pure è l’interesse mio, perchè se Milord cade, mi vedrò involto nella sua caduta. Per altra parte, sarei grandemente stolto se le dessi braccio a salire sullo scanno suo di parata, perchè sedutavi una volta, mi mettesse i piedi sul collo. È d’uopo che l’amore, o la tema le parlino in mio favore. Chi sa s’io non possa vendicarmi ancora nella più dolce guisa degli sprezzi ch’io ne soffersi? Sarebbe questo il capolavoro di un cortigiano. Ma perciò fa di mestieri.... sì ch’io possa venire ammesso alle confidenze di quella mente, ch’ella mi sveli un segreto, non fosse che il disegno di scoprire una nidata di fanelli, ed in allora... in allora, bella contessa, voi siete in potere di Varney.»
Fece indi alcuni altri giri su e giù per la stanza, si versò una tazza di vino, la bevve, quasi ne traesse speranza di calmare l’agitazione in cui era il suo spirito. «Ora armiamci di fronte serena, e di cuore impenetrabile.» Uscì di poi dell’appartamento, e andò a trovare il Lambourne per ascoltarne il riferto, e munirlo di nuove istruzioni.