LETTERE DI LODOVICO ARIOSTO (continued 3)
Reading edition
Castelnovi, 20 iunii 1523.
LXXXIV
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Oggi ho avuto la ratificazione autentica dallo illustrissimo signor mio circa a quanto il magnifico Commissario di V. S. e io rimanemmo d'accordio per provvedere alle violenze, assassinamenti e omicidii e altri delitti che sono fatti in questa Garfagnana; e così la mando a quelle, e le prego e supplico che così come l'ordine è buono, così anco si ponghi ad effetto, e che ormai si li dia tal principio, che si possi sperare che abbi a succedere in meglio. A' dì passati io credo che io avvisassi V. S. ch'alla Barca, sul suo territorio, fu assassinato uno nostro da Corfino detto Bartolino, e li fu tolto un paro di buoi, una cavalla, li panni del dosso e denari in buona somma secondo il grado dell'uomo: li assassini furno di Barga e Sommocolognora et etiam delle terre di V. S., secondo che mi riferì colui che patì il danno. Poi sono circa 4 o sei dì che sul nostro, fra Cascio e questo di Castelnovo, furono assassinati alcuni da Minucciano e di altri luoghi sudditi di V. S.; e per quanto il sostituto del vicario di Minucciano mi scrive, il malfattore fu uno nostro da Camporeggiano, ma bandito, e nulla ha di roba. Questa mattina mi è venuto a far querela uno nostro da Reggio, che quelli della Barca in persona l'hanno assassinato, toltoli alcune some che conduceva di grano e altre robe, e feritolo; or io ho veduta la ferita. Io credo di udire anco questa sera qualche altro delitto, e domani un altro, e l'altro dì uno altro, e ogni giorno, non vi si facendo altra provvisione. Io prego V. S. che mi voglino aiutare a rimediarci, cioè che per qualche giorno mandino il suo bargello per stare a Gallicano, che egli da un lato e li miei balestrieri da un altro vedremo o di pigliarli o di fare loro tal paura che abbandonino l'impresa. Lo illustrissimo mio signore n'ha scritto a' signori Fiorentini, e il capitano di Barga mi ha avvisato che la intenzione de' suoi signori è di provvederci ogni modo, e che esso ne ha strettissima commissione: pure io non ne vedo esecuzione alcuna. Se V. S. si degnasseno, appresso quello che ho scritto io, di chiamare in questa unione li signori Fiorentini ancora, e sollicitarli, instigarli e spronarli, non credo che potesse se non giovare. Io ricordo quello che mi occorre; V. S. prudentissime faranno quel che loro parrà il meglio, chè pure che si facci qualche buona opera, o per una via o per una altra, io mi chiamerò satisfatto: sopratutto le supplico, che il delitto di questi della Barca, che sono persone che molto bene si potranno avere a casa loro, non si lasci impunito. Costui che dice essere stato rubato, si offerisce di stare con essi al paragone. Se in questo mezzo mi capiteranno nelle forze, che vengano a Castelnuovo, io farò il mio debito. A V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 6 iulii 1523.
A questa sarà alligato lo instrumento della ratificazione dello illustrissimo signor mio: ora da V. S. aspetto la loro ratificazione similmente autentica.
LXXXV
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. L'esibitore di questa è Tomeo di Andrea da Bargechia, il quale, come farà intendere a V. S., ha ricevuto grandissimo torto da uno suddito di quelle, e anco non molta ragione dal vicario di Gallicano. Io non mi diffonderò molto, perchè esso a bocca e per le sue scritture narrerà meglio il caso suo che io per lettere. Io raccomando a V. S. la giustizia, ben che credo che non accada, e appresso questo uomo; e in buona grazia di quelle mi raccomando sempre.
Castelnovi, 7 iulii 1523.
LXXXVI
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Ho avuto la notificazione di V. Ecc. di quanto quel Commissario dei Signori Lucchesi e io avevamo concluso, e così subito l'ho mandata a Sue Signorie insieme con una mia, per la quale molto mi dolgo e lamento de li assassinamenti che in queste confine tra la lor giurisdizione e nostra, ogni or da li loro, or da li nostri sudditi son fatte; di modo che pochi di questi, che tornano di quel di Roma o di Siena da lavorare, passano che non sieno spogliati e predati. Io li ho pregati che mandino il loro bargello per qualche giorno a star a Gallicano, luogo qui vicino a quattro miglia, acciò che insieme con li nostri balestrieri possiamo pigliare o dar la caccia a questi ladri. Di questo medesimo ho scritto ancora al Capitano di Barga, e m'ha risposto averne scritto a' suoi Signori, e che circa a questo ha strettissime commissioni da loro; pur nè di qua nè di là veggo ancora uscire alcun buono effetto. Io non starò d'instare, sollicitare e importunare. Circa alla differenza degli uomini di Vagli con quelli di Pietra Santa, quello che V. Ecc. ha scritto a Fiorenza e a Roma, non credo che possa se non giovare. Questi uomini dovevano venire a Ferrara, e portare loro instrumenti e contratti, e chiarire la mente di quella, che ad essi è fatto forza e violenza e ingiustizia da quel Capitano di Pietra Santa;[260] il quale, secondo che mostra per l'opere, debbe essere uomo di poca ragione, chè non solo mai non ha voluto restituire le bestie che furon tolte, e tolte sul nostro, ma poi parte n'ha fatto ammazzare alla beccaria, e il resto vendere all'incanto per ventiquattro ducati: ma questi uomini di Vagli mai non si sono potuti accordare di trovare li danari da pagare un messo che venisse a V. Ecc., e stanno pure in questa ostinazione che vorrebbon ch'io dessi loro licenza di far all'incontro ripresaglia d'uomini e di bestie che càpitano dal canto nostro. Io gli ho pur tenuti in freno, facendo lor sapere che faranno cosa che dispiacerà a V. Ecc.: quel Capitano non resta di minacciar che se li nostri saranno arditi di levar pur una capra de le loro, anderà a bruciar Vagli. Questi di Vagli cognoscono che per sè non sono possenti a resistere a quelli di Pietra Santa, e vorriano che se si attaccasse la zuffa, io li soccorressi: ma io che omai cognosco la natura de li Grafagnini, che con tutti li comandamenti del mondo non ne potrei far muovere uno a simil cose, chè già n'ho fatto più d'una esperienza, eleggo per minor danno e minor vergogna confortare li nostri a star con la testa rotta, e ricorrere a V. Ecc. per consiglio.
Contra li sudditi de' Lucchesi per la differenza c'hanno li nostri da Vallico con loro, si potria essere più audaci, perchè li nostri sudditi, massime quelli di Vallico, mostrano aver poca paura di quelli di Gelo, e anco fanno poca estima de li Signori di quelli: ma io son stato rispettivo a non li lasciar fare, perchè le lettere ch'ogni dì mi vengono da V. Ecc. sempre mi tolgono ogni ardire, e mai non sento altro, se non che io vada destramente, e che io non attizzi li galavroni: di modo che par che V. Ecc. non pur abbia rispetto alli signori de le città, ma ancora alli villani de le montagne di Reggio; sì come a' dì passati, essendo stata fatta quella preda di tanta quantità di pecore da li seguaci di Gian Giacomo Cantello e di Domenico d'Amorotto, e per questo li uomini qui de la Pieve aveano ritenuti certi muli d'uno di Castelnovo di Reggiana; e io di questa cosa avendo dato avviso, subito mi è stato rescritto, che senza dilazione alcuna io faccia restituire questi muli, e che io non attizzi li galavroni; sì che parea che non li facendo restituire subito io dovessi aver qui il campo del Papa: ma io li avea già fatto restituire, ma ben con sicurtà di rappresentarli o di pagarne la valuta ad ogni mia requisizione. Queste lettere, e altre simili a queste, mi tolgono l'ardire e mi fanno avere quel tanto rispetto, e quel che mi fa essere tenuto troppo timido, che V. Ecc. in me riprende per la sua lettera: chè da un lato aver poca forza e poco braccio all'officio, ed essere capo dei sudditi che non sono (cioè questi altri a chi non s'appartiene) per seguitarmi in alcuna impresa dove si maneggi arme; e da l'altra parte esser tuttavia ammonito e fatto pauroso da le lettere di V. Ecc., e sempre dettomi ch'io sopporti e ch'io proceda con prudenza e desterità, son sforzato che s'io fossi un leone io diventassi un coniglio.
Questi di Vallico, quando la lettera di V. Ecc. è giunta direttiva alli Signori Lucchesi in favor loro, già avevano mandato suoi ambasciatori per questa causa a quella. Ma pur che sian venuti non è male, chè meglio informeranno V. Ecc. del bisogno.
Ancora ch'io n'abbia scritto, non starò di replicare che questi uomini a chi son state levate le bestie, son di mal animo, e mi dicono gagliardamente che se non le rianno per favore e mezzo di V. Ecc., si deliberano di non stare in questa perdita e si rivaleranno su gli uomini di Lombardia dove potranno, se ben fusson certi di perdere, non che la roba, ma la vita. Io ho scritto di questa cosa più volte al Cantello e a Domenico: mostrano ne le lor risposte che sua non sia la colpa, e che gli ne rincresca: ma poi non mi pare che l'effetto si accordi con le parole.
Si va pur dicendo che questa armata di Francia si vede in mare, e chi dice ottanta e chi cento vele; ma io non ho certo autore: questa è ben certezza, che tutte queste terre di mare ne stanno in gran sospetto. A V. Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 7 iulii 1523.
LXXXVII
Al medesimo
Ill. Signor mio. Mando a V. Ecc. queste due lettere, l'una de' Signori Fiorentini, l'altra de' Lucchesi. Credo sian le risposte di quanto ha scritto loro V. Ecc. per quelle confine e ripresaglie. Quelli di Pietra Santa vendêro le bestie per 24 ducati; pur quando li nostri dessero sicurtà di pagarle in casu sucumbentiae, le restituiriano. Quel Commissario mi fa instanza che di novo mi voglia trasferire sul loco per terminare tal confine; ed io non voglio pigliare ardire senza commissione di V. Ecc. porre a' danni di quella termini, perchè mi rendo certo, che tra per sapere meglio dir la sua ragione perchè è dottore ed ha molti dottori in compagnia, che io non ho qui alcuno, e per essere più potente e più arrogante di me, vorrà o non mettere confine o porle a suo modo: io m'ho sempre escusato, che non ho mandato da V. Ecc., e senza quello non son per venire in su quel loco.
Intendo che Mess. Giovanni Ziliolo[261] è in Frignano per rassettare quel paese: mi pare che stando là potrebbe anco rassettare questo; e questo saria mettendo le mani addosso a quelli del Costa e a quest'altri del Sillico e a parecchi da Somma Cologna, che intendo che sono venuti in Frignano in soccorso de le parti di Virgilio.
Li portatori di questa saranno, credo, uomini mandati da la Vicarìa di Camporeggiano per dolersi d'una sentenza data contra di loro. Io l'ho data secondo acta et probata e per consiglio del Capitano qui, e tenendomi alle commissioni di V. Ecc., alla quale mi raccomando.
Castelnovi, XI iulii 1523.
LXXXVIII
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Molte differenze di confine mi danno grandissimo travaglio ch'avemo con Fiorentini da un canto e con Lucchesi da l'altro. Tutto il dì fanno ripresaglia or d'uomini or di bestiami: questi uomini si dolgono, e vorrebbono fare il simile contra di loro: io per ubidir V. Ecc. li tengo repressi, or con ammonizioni or con minaccie, perchè non usino la violenza: ma questo nostro troppo rispetto fa gli avversari più ogn'ora insolenti e arroganti, chè quello che noi facemo per bontade e desiderio di vivere in pace, essi estimano che sia per viltade, e ogni dì si fanno più innanzi e trattano li sudditi di V. Ecc. come fussino lor schiavi. A' dì passati mi dolsi de' Signori Lucchesi ch'avevano ritenuto uno da le Fabriche per XV lire, che volevano e vogliono che li uomini de le Fabriche paghino l'anno per colta alli loro uomini di Gelo, facendo lor fondamento ne le confine che già Mess. Pier Antonio Mercatello pose tra il territorio di V. Ecc. e il loro. Io n'ho scritto a V. Ecc. e mandatoli alcune copie; ma nel tempo ch'Ella si è ritrovata essere fuor di Ferrara, dal Sig. Don Ercole mi fu risposto che alla tornata di V. Ecc. sarei instrutto di quanto circa questo io avessi a fare, e così ne aspetto risposta. In questo mezzo ho pregato li Signori Lucchesi che lascino quell'uomo da le Fabriche che avevan prigione finchè V. Ecc. sia ritornata e m'abbia avvisato del suo parere circa ciò, e così son stati contenti di rilassarlo con promessa di ritornare in capo d'un mese ne le lor forze. Mi è parso di darne per questa un poco di ricordo, acciò che quella non credesse che la cosa non fosse di molta importanza. Ma questa cosa, ancora che molto importi, non importa quanto un'altra differenza che è fra gli uomini de la Cappella del Capitanato di Pietra Santa e li nostri di Vagli di sopra. Il Comune de la Cappella ha fatto ripresaglia di una gran quantità di bestie grosse ritrovate pascere in un luogo confinale fra essi e li nostri di Vagli, e secondo l'instrumento che li uomini di Vagli m'hanno esibito, e secondo che ancora in fatti ho mandato a vedere, son certo che tal bestiame è stato tolto su quello che è di nostra giurisdizione e non de la loro. Io n'ho scritto al Capitano di Pietra Santa, e dolutomi che non faccia osservare quello che per lo instrumento pare che già gran tempo fosse stabilito: esso mi scrisse indrieto, che ad un certo dì constituito io mi ritrovassi sul loco a veder le ragioni d'una parte e de l'altra, e che intanto voleva ritenere le bestie, acciò che ritrovandosi li nostri uomini aver passato su le confine e lochi loro, ne fussino puniti; e appresso mi scrisse ch'io andassi con poche persone, che esso farebbe il simile, per fuggire li tumulti e li scandali. Io, quantunque mal volentieri mi trovassi a questa disputa, conoscendo che questo Capitano di Pietra Santa è dottore ed era per menar seco dottori e notari, di che intendo in quel luogo esserne copia, ed io non avendo chi menar meco, perchè il Capitano de la Ragione non ci voleva venire, per essere via di più di XV miglia la più aspra che sia in questo paese ed è impossibile che possa farsi a cavallo, ed esso, per essere uomo grave, non pur ne vuole andare a piedi; nè altro dottore è in tutta Grafagnana, se non Mess. Achille che gravissimamente è ammalato; pur mi disposi di andare: e così una domenica circa a XX ore mi mossi per ire quella sera ad albergare a Vagli e ritrovarmi il luni, che era il giorno constituito, sul luogo, il quale è alla sommità di Petra Pania. Fosse naturale accidente, o fosse volontà di Dio, a quell'ora si levò il più orribil tempo che fosse già dieci anni in questo paese, sicchè le fulmini ammazzâro quel giorno uomini e bestie; e fu la maggior pioggia e la più lunga che da questi tempi fosse mai: durò senza intermissione tutto il giorno e gran pezzo de la notte. L'altro dì, quando il tempo cominciò a rischiararsi e ch'io mi volsi movere, mi venne un messo che 'l Capitano di Pietra Santa era stato sul luogo, il che potè fare agevolmente per esservi molto vicino, e intendo che da quel canto non era stato alcun mal tempo: nè ancora che fosse stato buon tempo ci vorrei essere ito, perchè intendo che, contra l'ordine dato, vi era venuto con forse ducento persone armate e vi aveva appresso cento scoppettieri, e avea mostrato di venire più per combattere e ottenere per forza, che per vedere di equità. Io subito gli mandai un messo ch'era de li uomini di Vagli con la inclusa lettera, e come V. Ecc. potrà vedere lo pregavo che restituisse queste bestie. Esso non si è degnato di darmi altra risposta; anzi per mostrare più superbia mi ha rimandata la mia lettera indrieto, e detto al messo che non vole restituire le bestie, anzi che gl'incresce che ne restituisse una parte a' dì passati a' miei preghi. A questa cosa io non so pigliare rimedio, perchè ancora ch'io fossi ito o di nuovo mandassi sul luogo, so che questo Fiorentino e con le sue leggi e più con la forza vorrebbe vincere; e più presto la mia andata sarebbe a pregiudicio che a profitto del Stato di V. Ecc.[262] Questo paese, che questi di Pietra Santa vorrebbono occupare, non è da lasciar perdere così pianamente, perchè va a confinare col Stato de la Marchesa di Massa, e per quella via potemo noi condur sali e altre robe di tutta quella spiaggia; chè se Fiorentini l'usurpassino vi porrebbono la Gabella con grandissimo detrimento di questo paese.
L'uomo che sarà portatore di questa supplirà a bocca dove io mancassi nel scrivere, perchè credo che ne sarà informatissimo. Bisognerà a mio giudicio che se ci avremo a condurre su queste confine, che l'una parte e l'altra vi vada con quella gente sola che sia atta a giudicare di tal lite, perchè per l'odio che è tra li nostri di Vagli e li uomini de la Cappella e di Pietra Santa, si potrebbe attaccare una scaramuzza di mala sorte: e dovendo V. Ecc. mandarci, io non sarò buono; salvo se V. Ecc. non mi desse compagnia di dottore e persona bene instrutta. Ma saria forse meglio che la causa fosse commessa o a Lucca o a Sarzana, sicchè senza andare quelli che sono parte sul loco, si giudicasse per la giustizia; chè la lite mi par che stia in prove di testimonî: qual sia quel luogo che nomina lo instrumento Acquaruolo, e quali sieno quelli che si chiamano li pascoli d'Arni. Pur V. Ecc. farà il suo parere: in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, xiij (iulii) 1523.
LXXXIX
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. A questi dì ebbi una di V. S. diretta allo illustrissimo signor mio; credo fusse in risposta di quanto sua Eccellenza aveva scritto per la differenza fra li uomini delle Fabriche e di Gello: la lettera mandai domenica prossima passata, perchè prima non ho avuto mezzo. Sua Eccellenza ha per questa che io mando replicato, per non avere ancora avuta quella di V. S.: questo ho scritto, acciò che elle non ne pigliassino ammirazione; alle quali del continuo mi raccomando.
Castelnovi, 13 iulii 1523.
XC
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Per uno mandato da la Vicarìa di Camporeggiano mandai a Vostra Ecc. una lettera de li Signori Fiorentini, e una de li Signori Lucchesi. Credo che lo esibitore di questa sarà uno mandato da li uomini di Vagli di sopra, alli quali, come per altre mie ho scritto a Vostra Ecc., da li uomini di Pietra Santa è usata gran violenza. Vostra Ecc. farà vedere li loro instrumenti e anco si degnerà pigliarne informazione dal Mag. Mess. Agostino da Villa,[263] il quale intendo che già fu sul fatto e se ne chiarì benissimo, poi quella farà e commetterà secondo il suo parere.
Ho poi avuta una di V. Ecc. dì X di questo, e insieme una direttiva alli Sig.i Lucchesi. Quella che va a' Lucchesi per li uomini medesimi di Vallico, che ne sono stati portatori, ho mandata a Lucca, e ne aspetto risposta. Io mandai anco l'altra ch'io ebbi a' dì passati, e credo che quella ch'io ho mandata per l'uomo da Camporeggiano sia la risposta. Se li prefati Sig.i Lucchesi faranno il lor debito, n'avrò piacere; quand'anco non lo facciano, non mancherà per me; poichè io so la intenzione di V. Ecc. di portarmi con loro come essi si porteranno con noi: se faranno ripresaglia di nostre robe o nostri uomini, farò altrettanto a loro. Circa alle novelle da Pisa, poco si può intendere di verità, perchè vi è la peste. Io non lascio entrar qui persona che venga di là, nè alcuno de' nostri andare a quella via.
Noi semo stati in gran pericolo circa la peste: perchè questi contadini, fatto Pasqua, hanno usanza di andare in gran quantità su quel di Roma e ne le Maremme a guadagnare, e poi, segati li grani, tornano a casa, e nel ritorno molti hanno seco il morbo. Io ho durato grandissima fatica a far che non sieno ricettati ne le lor terre, ma confinati chi qua chi là, e provvisto lor al bosco de li lor bisogni; pur non ho possuto provveder tanto, che molti furtivamente non sieno andati alle mogli ed alle lor case; e in una de le terre nove detta Roggio si è attaccata la peste, sì che subito ne son morti nove. Provvisioni grandi se gli son fatte e fanno tuttavia, e spero che non si dilaterà più innanzi. Questi Maremmani han fornito di venire, sicchè non abbiamo dubbio di peggio. Sia come si voglia, n'ho voluto dare avviso a V. Ecc.
Circa a quanto V. Ecc. mi commette, ch'io l'avvisi di che genti io avrei bisogno per rassettare questo paese, io n'ho già dato avviso a Mess. Gioan Ziliolo, e forse esso avrà mandata la mia lettera a V. Ecc., pur lo scriverò anco a quella. Qui non è alcuna terra ribelle che si bisogni brugiare o saccheggiare, nè alcuno capo di parte ch'abbia sèguito di 200 o di 300 uomini, sicchè per questo sia bisogno mandare esercito di qua. Qui sono quelli del Costa che sono circa sei; li figlioli di Pellegrino dal Sillico altrettanti, e qualche altro giottoncello che li seguita da Barga e da Sommocologna, che senza l'aiuto de' Lombardi non ponno far gran squadra; e quando hanno avuti li Lombardi con loro, cioè quelli Pacchioni e alcuni da la Temporia, non sono arrivati a cento, ma spesso sono stati in trenta o in quaranta. Io so che, come s'intenda che Mess. Giovanni sia per passare o mandar gente di qua, si leveranno: nè finchè ci stia ci appariranno; ma non sì presto sarà partito che saranno qui: nè altra punizione si potrà dar loro, se non di mettere le mani addosso a' loro padri, fratelli e parenti, e non li lasciare che non diano sicurtà che non torneranno li malfattori nel paese. A quelli che non hanno padre, saccheggiar le case e poi arderle e spianare, tagliar le viti e gli arbori, e distruggere li lor luoghi, ch'ogni modo non si potria trovar chi li comprasse, nè aver se ne potria frutto per la Camera; ed anco saria forse bene di non aver rispetto in questo alli padri, nè alle mogliere per dar lor punizione, chè con tante proibizioni di V. Ecc. han sempre dato lor recapito. Poi sarìa bene batter per terra tutti li campanili, o vero aprirli di sorte che non potessino dar ricorso alli delinquenti: et similiter le rôcche che V. Ecc. non vuol far guardare, o saltem alcuna, come quella di Dallo, dove quelli del Costa signoreggiano. A far tutte queste cose basteriano cento fanti, e anco cinquanta: li cavalli qui ponno far poco frutto; pur questi pochi che ci abbiamo con li fanti saranno a sufficienza. Io mandai ieri questo capo di cavalli leggieri che sta qui, cioè Antonio da Cento, a parlare a Mess. Giovanni Ziliolo per vedere se potesse avere fino a 20 fanti, per tornare secretamente di notte, e provare se potesse avere in Cicerana questi banditi: non so quello che sarà, pur dubito più del no che io spieri del sì; perchè, poi che sentono questa furia in Frignano, stanno tuttavia su l'ale. M'era stato detto che volevano andare a trovare Mess. Giovanni, ed io lo aveva avvisato: e si mossono, e poi sono tornati indrieto. Quelli del Costa intendo che sono passati in Lombardia a danno de le reliquie di Domenico di Amorotto;[264] non so se V. Ecc. avesse modo di farli pigliare là, che saría una salutifera opera. Impiccati che fossino X ribaldi di questo paese, il sarìa tutto risanato. Il barigello di Lucca oggi è venuto a Gallicano con commissione da' suoi Signori di far quanto io gli comandarò, e gli è accaduto venire in tempo che'l nostro Capitano di balestrieri non ci era. Mi ha scritto e rescritto, e semo d'accordo che ad ogni mia richiesta tornerà: io lo avrei fatto aspettare, ma essendo scoperta la sua venuta tutti li tristi avranno sgombrato. Io gli ho mandata una nota del nome di questi banditi. Mostrano le lettere sue che ci viene di buono animo, e così anco le lettere che sopra ciò m'hanno scritto li Signori Lucchesi. Altro non occorre. A V. Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, XV iulii 1523.
XCI
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Pier Morello m'ha portato una di V. Ecc. ne la quale essa mi riprende ch'io abbia mandato a consigliare la causa ch'egli ha col pisano a Lucca, e che più presto io non l'abbia mandata a Ferrara. Ma acciò che la ragione mia anco s'intenda, V. Ecc. intenderà come questa causa fu commessa al Commissario e alli quattro soprastanti alla gabella, ed essendo venuto per questo in mia mano questa causa, io ne presi consiglio a' dì passati con Mess. Raffaele da Carrara allora Capitano di Camporeggiano, e questo perchè il Capitano qui di Castelnovo è sospetto grandemente al pisano. Esso Mess. Raffaele, veduto il processo, mi fece la sentenza in scritto; ne la quale assolveva il pisano a solutione datij per quelli legnami de quibus in causa, e Pier di Morello ab expensis. E non mi fidando io che questa sentenza fosse de jure per certi andamenti che avevo veduto, ne mandai la copia a V. Ecc., e la pregai che la facesse vedere al Consiglio, e dissi di volere appresso mandare il processo. Ma V. Ecc. mi fece rispondere, che non voleva che altrimenti il Consiglio si intromettesse in questa causa, che pur io la terminassi secondo il parer mio e de li quattro soprastanti. Dopo, fra pochi dì, venendo io a Ferrara e parlando di questo col Mag. Mess. Matteo Casella,[265] Sua Mag. mi disse ch'io non andassi cercando altri consigli, ma che secondo il parer de li quattro io la espedissi: e così, tornato ch'io fui qui, tolsi il processo e chiamai li quattro li quali si trovano essere al presente, e poi ch'ebbi udito il parer loro, chiamai li altri quattro, e gli altri quattro ancora ch'erano stati prima, e finalmente quanti uomini di questa terra per diversi tempi erano stati a quello officio de la gabella; li quali nemine discrepante ho ritrovati tutti conformi, che di tal petizione il pisano debbia essere assoluto, fondando questo lor parere, parto sopra li capitoli de la gabella, parte su la consuetudine che mai non si pagò, ma più che dicono che la volontà di chi tali capitoli constituì, non fu mai che di tal cose s'avesse a pagar dazio, e ne sono alcuni vivi che si trovâro a farli: e aggiungono ancora, che quando questi capitoli non fussino ben chiari, tutta questa terra sarebbe per far generale consiglio, e chiarire nominatamente che di tal cose non s'avesse a pagar dazio; e questo perchè quando tali imprese di legnami si facevano, si dava guadagno a poveromini che mettevano opere e fatiche in tal condotte di mille ducati l'anno; il che poi che questa lite è cominciata è cessato con grandissimo danno del paese. Veduto io che 'l parer di tutti gli uomini di questa terra era risoluto che 'l pisano erat absolvendus, proposi loro che anco giudicassino, se Piero dovea essere condennato in le spese, e in certa pena in che per li capitoli incorre il gabelliere che domandi quello che non ha d'avere, e se lor pareva an Petrus habuerit iustam causam litigandi, an non. A questo non potei condurre alcun di essi che volesson giudicare, allegando che questa era materia da dottori e non da essi, che sono volgari e idioti. Per questa causa, desiderando io di dar sentenza che fosse giustificata e che quando si avesse a vedere altrove non fosse riprovata, presi espediente di mandare il processo a Lucca per farmi chiarire questo punto, sì come luogo più vicino, sperando di mandare un dì il processo e l'altro averne la espedizione. Ma la cosa è successa altrimente, perchè il dottore a chi lo mandai si trovò ammalato e mai non l'ha potuto vedere; ma ora ch'io intendo la volontà di V. Ecc. lo manderò subito a tôrre e lo rimetterò a Ferrara.
Credo che Pier Morello si sia venuto a doler di me, come di persona che non spiera poter trattare a suo modo contra la giustizia, perchè mai non gli ho risposto, come forse sperava; imperò che nel principio ch'io venni qui egli mi fece offerire prima per Ser Tito allora mio Cancelliere, e poi a me in persona, di volermi dar la metade di ciò che si poteva cavare da questo pisano, ed anco miglior condizione, pur ch'io lo favorissi usque ad victoriam in questa causa. S'io ho fallito a mandar il processo a Lucca, m'incresce: ma non ho però fatto cosa che altri miei predecessori non abbiano fatto, e che mi paia che sia contra il dovere, essendo di qui a Lucca XX miglia e di qui a Ferrara cento: nè anco ho Lucca per città nimica di V. Ecc., nè dove una parte abbia più amicizia o parentado che l'altra; nè all'una parte nè all'altra io dissi dove o a chi io l'avessi mandato, nè so come Piero poi l'abbia inteso; ma dubito che esso abbia paura de la ragione in ogni loco, e che non abbia fatto questa querela perchè dubiti più di Lucca che d'altro luogo, ma perchè ogni indugia e dilazione fa per lui.
Se 'l pisano si duole perchè sia menato in lungo, ha ragione perchè ha frustato tanto tempo qui, che se fosse stato in paradiso gli dovrebbe rincrescere: ma la colpa non è mia. Questi uomini vengono mal volontiera a dar questa sentenza, e studiosamente vanno tutti differendo finchè possano uscire d'officio, e lasciar questo carico alli successori: ma quando fosse commessa nominatamente a quelli quattro che erano in officio al tempo che la causa fu commessa, cioè Soardino, Maestro Gianpiero Atolino, Simon di Lorenzo e Valdrigo,[266] o ad alcun altro che avesse essere giudice usque ad expeditionem cause, credo che attenderebbono alla espedizione, e non a mirar di dare il carico al successore. Tutti sono d'accordo a dire che Piero ha il torto, ma non gli vorrebbono far male. Se pare a V. Ecc. che io mandi il processo, e che io aspetti da Ferrara la sentenza o che pur ch'io la dia secondo il consiglio di questi uomini secondo la commissione di V. Ecc. senza altra consultazione, quella mi faccia dar avviso, che subito io gli darò espedizione. In buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, XVI iulii 1523.
XCII
Al medesimo
Ill. Sig. mio. Avevo mandato il Capitano de li balestrieri qui a Mess. Gioan Ziliolo perchè avessi in presto fino a XX fanti che volevo che venissono di notte per provare se si potean pigliare li fratelli del Moro dal Sillico che tuttavia stanno a Cicerana, cioè quelli che assassinâro il prete pisano; ed è tornato senza, riferendomi che da V. Ecc. Mess. Gioanni non ha commissione alcuna di mandar gente di qua. A questo prego V. Ecc. che faccia quella provvisione che li pare, secondo che per l'altra mia scrivo.
Il Camerlingo di Camporeggiano è qui che non ha portato se non una parte de li danari de li balestrieri, e dice che quelli de le terre nuove, cioè Dallo, Pontecchio e il Castello, e l'altre de la Vicarìa di sopra, negano di voler più conferire alla provvisione di quelli, allegando che ogni modo[267] non gli giovano, che sono assassinati e depredati da li Lombardi e da altri, e non è chi li soccorra; e non solo di questa paga, ma di due passate sono debitori. Io gli ho subito fatto far li comandamenti con protesto se non pagano ecc., ma non si trova messo che voglia ire in quel luogo: vederò di mandarli un balestriere, se io potrò. È passato un anno che io feci in scritto alcuni comandamenti alli padri e fratelli di quelli assassini da Pontecchio, e li mandai alli officiali a Camporeggiano, acciò che per uno di quelli messi gli mandassino, e mai non hanno potuto far che messo vi voglia andare, e più che uno di questi citati in questo tempo è venuto a Camporeggiano a certo parlamento, e il notaro del Capitano che avea questi comandamenti in mano non è stato ardito di fargline motto, e questo per esser di questo paese; chè dice che non vole essere amazzato per questo.
Appresso,[268] certi banditi che sono assassini, e sono due deserti[269] che non hanno nè credito nè sèguito, stanno tuttavia a Camporeggiano, e non solo quelli officiali non si pongono alla prova di pigliarli, ma pur mai non me n'hanno scritto: il che intendendo io per altra via, vi mandai li balestrieri e giungendo improvviso si trovò che uno di questi tristi, detto il Frate, giocava a carte con uno da Camporeggiano col circulo di tutta la terra intorno, e come li balestrieri si scopersono lo ascosero, e lo fêro fuggire in un campo di canape: e tutti lo vedevano e sapevano, nè fu alcuno che volesse cennare alli balestrieri, e fra gli altri ci era Ser Costantino da Castelnovo ivi notaro, il quale poi si escusa che non vole essere ammazzato. E appresso, colui che ivi fa l'ufficio del Cavalliero stette quel dì medesimo a battere su un'ara con questo ribaldo il quale da XX giorni in qua ha assassinato circa sei persone in più volte, poveromini che veniano di Maremma, e tolto loro fin a XV ducati. M'incresce, chè par che qui io non abbia da far altro che di riferir male: pur lo fo perchè tutta la colpa, se le cose non vanno bene, non cada sopra di me. A V. Ecc. umil. mi raccomando.
(Castelnovi), XVII iulii 1523.
S'io volessi anco aggiungere cha a Camporeggiano o in quella Vicaria si son fatti maleficî di più sorte, contra li quali non si è mai processo, direi male, ma direi però la verità.
XCIII
Agli Otto di Pratica in Firenze
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Baccio de la Masa, esibitore di questa, è venuto a me facendomi intendere, come da Vostre Signorie è stato chiamato a Fiorenza, e non sapendo per che causa, ha avuto ricorso al magnifico Potestade di Barga; il quale gli ha detto, questo non dovere essere per altro, se non per le querele che di quelli di Barga e di Somma Cologna son venute dal Commissario di Castelnuovo; e mi ha pregato, che appresso Vostre Signorie io faccia fede de la verità. Io dunque, perchè non fu mai mia intenzione di ascondere o di fingere quella, dico che di questo Baccio non ho mai avuto richiamo alcuno: anzi il dì di San Piero prossimo passato egli fu a ritrovarmi per comporre certa lite e discordia, che fra un certo Giuliano Grigoro e alcuni sudditi del mio Ill.mo Signore era sorta; e questo perchè li nostri si dolevano che questo Giuliano era stato in grossa compagnia a Massa, terra di questa ducale provincia, e avea usata certa violenza contra di loro: e da quel giorno in qua le cose sono state molto quiete, e mi ho creduto che sia stata assai opera di questo Baccio; e così ne fo fede a Vostre Signorie, alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 20 iulii 1523.
XCIV
Ai medesimi
Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi. Molte volte mi son doluto agli capitani di Barga de li latrocinii e assassinamenti e altre violenze, che alcuni tristi da Barga e Somma Cologna tuttavia fanno in questa ducale provincia di Grafagnana, nè mai ho veduto effetto per il quale questi ribaldi si ritraggano da le lor malopere; che sempre in buona quantità, armata manu, or in compagnia de li nostri banditi, ora da per sè, non sieno in questo paese, ora assassinando, ora mettendo taglie, e sempre or in questa villa, or in quell'altra volendo vivere a discrezione. Io da parte dell'illustrissimo mio Signore già molti dì sono ho fatto per publica grida proibizione, che nessuno de li nostri vada in armata, nè in compagnia di alcuno, sul territorio di V. S., sia per qual cagione si voglia; ma non mi par che dal canto de li officiali di Vostre Signorie mi sia stato renduto il cambio; imperò che io non sento mai altro, se non che or uno, or un altro è stato assassinato, e sempre vi si truovano genti or da Barga, or da Somma Cologna, in compagnia. Li quali delitti riferire ad uno ad uno saria troppo lungo, massime avendone io più volte, e secondo che sono accaduti, fatto intendere al Capitano di Barga. Di nuovo ho da riferire a V. S., che un Togno di Nanni del Calzolaro da Somma Cologna, e un Francesco detto Francio figliuolo di Biagio di Gigrò, Stefano di Barzante di Stefano con altri cinque compagni, sono iti su quel d'una terra di questa provincia detta Cicerana, e hanno, spezzando e rompendo casse e sforzando il mandriano, saccheggiato una quantità di cacio, il quale era di uno Nardino da Cicerana. Mi è parso ancora che questa cosa non importi quanto molt'altre che ogni dì si sentono, di farne a V. S. querela, e pregarle che si degnino pigliarci qualche provisione, acciò che in effetto cognosciamo essere vero che lor dispiaccia tali portamenti: in buona grazia de le quali mi raccomando.[270]
Castelnovi, 23 iulii 1523.
XCV
Ai medesimi
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Ancora che io creda che 'l magnifico Potestà di Barga abbia fatto intendere a Vostre Signorie che quello Giuliano Grigoro abbia dinanzi a quelle difesa la sua causa con molte bugie; non resterò io ancora di certificarle, che colui di che si duole questo Giuliano che gli ammazzasse quel suo parente, non è persona di questa provincia, nè suddito alla giurisdizione mia. Anzi, per quanto intendo, la colpa di tale omicidio ha uno Bogietto da Somma Cologna, forse aiutato da qualche lombardo, sopra li quali io non ho potestade nè autorità alcuna, anzi sono banditi e ribelli del mio illustrissimo Signore. Ma s'a lui è stato fatta questa ingiuria da quelli di Somma Cologna, forse con aiuto di qualche uno di questi c'ho detto, che a questa ducale provincia niente appartengono, che colpa n'hanno gli uomini nostri di Massa? che nè parentado, nè amicizia, nè forse cognizione hanno ancora con questi che l'hanno offeso, sì che egli già due o tre volte sia venuto, poich'io sono in questo officio, con quaranta o cinquanta persone in la villa di Massa e altrove, e abbia rotto usci e casse, e tolto pane e formaggio e roba da vivere, e voluto essere alloggiato a discrezione, come se fosse rotta la guerra. E appresso in questi tempi sono alcuni stati assassinati alla strada, che non si è potuto sapere da chi, ma publicamente si è dato colpa alli compagni di questo Giuliano.
Circa a quell'altro Baccio de la Masa, gli è vero che venne a me, e mi pregò ch'io facessi fede appresso Vostre eccelse Signorie, come io non mi dolevo di lui, e menò seco alcuni di questa terra di Castelnuovo ch'io tenevo per uomini da bene, che mi attestaro che questo Baccio era persona quieta e ch'amava la pace e la tranquillitade, e che mai non s'era interposto se non a far buone opere. Per questo io lo compiacqui di fargli quella lettera, che non sapendo io per me alcun male di lui, non mi pareva anco di dovermilo presumere e imaginare. Gli è ben vero che poi da molt'altri mi è fatto intendere, che costui è tutto il contrario di quello che da quelli altri mi fu dipinto, anzi che esso è consigliere, impulsore, capo e guida di tutti li mali che Donatello da Somma Cologna fa in questa Grafagnana: del quale Donatello m'ho più da dolere che d'altro suddito di Vostre Eccellenze; chè di lui son pochi giorni ch'io non abbia grandissimi richiami or d'avere fatto una cosa, or un'altra, da farne venire orrore a Vostre Signorie, quando lo intendessino: e sul libro de le nostre condennagioni è il suo nome più scritto che d'alcun altro. Se questo Baccio abbia colpa di tanti mali, o pur sia uomo da bene come quelli altri me l'avevano dipinto, io lascierò giudicare a chi lo conosca meglio di me; perchè essendo gli uomini di questa provincia la più parte faziosi, e che parlano a passione, non mi fido a dar fede più a questi che a quelli. Vostre Signorie, che sono prudentissime e piene di giustizia, credo che ben ci sapranno e vorranno pigliar riparo; nè il mio illustrissimo Signore dal canto suo mancherà di quanto gli sarà possibile, perchè le strade sieno sicure, e gli uomini da bene nelle case loro. Per adesso saria buona opera a provvedere che li sudditi di Vostre Signorie non venisseno per causa alcuna, nè spontaneamente nè chiamati, in questa ducale provincia, se non a due o tre insieme per far lor faccende, e non in armate come fanno tutto'l dì; sì come anche io ho provvisto, di commissione del mio illustrissimo Signore, che li nostri non possano venire nel dominio di Vostre Signorie. E pur alcuni non obbediscono, e sono banditi e gente di sorte, sopra la quale, perchè non hanno altro al mondo che la persona, io non ho potestade alcuna. In bona grazia di Vostre Signorie mi raccomando.
Castelnovi, 6 augusti 1523.
XCVI
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Circa a quelli della vicaria di Minucciano, che sono stati assassinati da due da Camporeggiano, di che V. S. un'altra volta mi hanno scritto, rispondendo dico, che se io avessi potuto avere li malfattori in le mani, o che di quelli che sono stati imputati si trovasse roba che potesse satisfare il danno, io non avrei aspettato che da V. S. mi fosse stato scritto a fare il debito mio; ma prima, non mi consta che tale assassinamento sia stato fatto da quelli di Camporeggiano, se non quanto si presume, per essere uomini di mala sorte, e che hanno fatto di tal cose; ma per questo non sono restato, come io fussi certo che fussino stati quelli, di fare ogni opera per averli nelle mani, e fo tuttavia: ma fin qui non mi è successo andare contro la roba. Ho provato l'uno di essi detto il Frate: non si trova ch'abbi altro al mondo che una casetta di valore, per quanto io intendo, di due o tre scudi; quella ho fatto porre all'incanto, nè mai se li è trovato compratore: l'altro compagno, detto Margutte, ha poco similmente, e di quel poco che si gli trova è comparsa la madre ed uno instrumento di donazione fatto già 3 anni, al quale instrumento nè anco io sarei per attendere, se si trovasse compratore a certa parte di selve e di campi, che sono di queste ragioni: ma io non ho autorità di sforzare alcuno a comprare contra sua voglia; sì che o V. S. mi abbino per escusato, o mi mostrino che via io abbia a tenere da far satisfare cotesti suoi sudditi, senza mancare di ragione. E in buona grazia di quelle mi raccomando.
Castelnovi, 7 augusti 1523.
XCVII
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Meglio informato come il Moro è fuggito, ho trovato un coltello in prigione, il quale per quattro testimoni è provato esser di quel figliolo di Bastiano Coiaio il quale tutto ieri, come per l'altra mia ho scritto, stette seco in parlamento. Con questo coltello il Moro ha cavato dentro via una fessura in l'uscio, con la quale è ito a trovar la chiavatura che di fuora era col cadenazzo, e con questo coltello ha respinto il chiavistello, e così si ha aperto. Questo sia per più chiarezza a Vostra Ecc. Se questo figliolo di Bastiano io potrò, farò pigliare. Suo padre mi è stato a ritrovare, e con la sua solita insolenza ha detto parole assai altiere, come è suo costume, e mi ha voluto mostrar ch'io non scrivo cosa a Vostra Ecc. ch'egli non ne sia avvisato. In somma non può patir ch'io abbia scritto male di questi fratelli dal Sillico, e le sue parole più tendono per far che per paura io desista di avvisar di volta in volta le cose come occorrono a Vostra Ecc., che per buoni portamenti mi voglia far suo amico: poi che venendo di certo suo luogo scontrò il Moro che fuggiva, il quale gli aveva narrato di punto in punto come era uscito di prigione. Vostra Ecc. può per questo solo conietturar se esso era conscio di questo ordine; chè non mi par così verisimile che a ventura l'avesse trovato, di quello che lo stesse ad aspettar alla posta. In buona grazia di Vostra Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1523.
XCVIII
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Appresso quello che de la morte del conte giovine[271] di San Donnino e de la madre ho scritto, V. Ecc. intenderà come mi è venuto alle mani uno instrumento per il quale Pier Madalena, padre di questo Gian Madalena che di sua mano ha fatto l'omicidio, promette a quel conte Giovanni che poi fu morto da Genese, che nè esso Piero nè alcuno de li figliuoli nè de la sua famiglia offenderà nè farà offendere il detto Conte, nè alcuno de la famiglia di esso, sotto pena di ducati ducento da essere applicati per la metade alla Camera di V. Ecc., l'altra metade alla parte offesa. Per questo ho chiamato a me il detto Piero e l'ho cacciato in prigione, dove spero di tenerlo più cautamente che non ho saputo fare il Moro. Ecci un'altra pagarìa di centocinquanta ducati, che quel Genese non offenderìa il Conte prefato nè li suoi: de la quale pagarìa questo Piero è per cento; e già è passato l'anno che per questo io lo distenni e volevo che pagasse: ma quel Giovanni suo figliolo che ora ha fatto questa orribile scellerità, venne a V. Ecc. e portò una commissione che si procedesse iure medio, di modo che si è agitato il processo lungamente. All'ultimo avevo date le scritture in mano del Capitano qui acciò che mi consigliasse in ferenda sententia; ma esso (non so perchè) non si è mai risciolto. Saria buono che V. Ecc. o scrivesse che, messi li processi da parte, io stringessi questo ribaldo vecchio, il quale credo ch'abbia poco meno di cento anni, a pagare tutte queste pagarie, di consenso e istigazione del quale è publica opinione che tutti questi mali sieno seguiti: ovvero che si scrivesse al Capitano qui exhiberet consilium; e se vi avesse dubbî mandasse quelli o tutto il processo a Ferrara: perchè il non far pagare le pagarie o porle in disputa è causa di tutti questi mali che sono in questa provincia. A Vostra Ecc. mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1523.
A San Donnino in favore di questo Madalena s'ingrossa gente, e fra gli altri vi sono quelli del Costa, eccetto Bernardello, il quale intendo che è alle Verugole in favore delli Castellani, e mi è detto che da quell'altro canto si fa un'altra armata dove è ito Battistino Magnano con quelli da Sommacologna, e che questi dal Sillico vi sono iti o sono per andare. Dubito, chi non l'estingue presto, che s'accenda un foco in Garfagnana non minor di quel che è stato in Frignano.
Il figliuolo di Lucca Piretto è tornato, e questi che lo favoriscono si lamentano di me che ho scritto che è capo alla Pieve de la parte taliana,[272] e tutto quello c'ho scritto m'hanno saputo dire. Mi duole che mi sien rotti li patti, che per altre sue V. Ecc. mi ha promesso, di tener secreto tutto quello ch'io sia per scrivere.
XCIX
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Mando la copia de l'instrumento per vigore del quale ho posto Pier Madalena in prigione. V. Ecc. farà giudicare se per quello è obbligato o non a tal pagheria; e m'avviserà s'io lo debbo tenere in distretto, o se pur dando sicurtà, come costoro che mi pregano per lui m'instanno, lo debbo lasciar per rôcca.
Un Battistino Magnano bandito di qui per assassinio, è passato con alcuni compagni, e fra gli altri con Bernardello da Pontecchio e altri circa 18, e nel passare hanno fatti due prigioni: l'uno è figliolo d'un detto il Vergaia da Corfino, e gli hanno posto taglia trenta ducati, e avuta la sicurtà da uno da Corfino che fra tre dì pagherà, l'hanno lasciato. De l'altro non mi ricordo ora il nome nè la quantità de la taglia. Il padre di questo a chi è stato posto taglia, e colui che gli ha fatto la sicurtà, son ricorsi a me, che non vorriano pagare, e tuttavia aspettano che le case gli sieno saccheggiate. Io non gli ho saputo dare altro che parole, e che io aspetto da V. Ecc. buona provvisione a rassettare il paese. Quando io non avrò più che dire, e che avrò totalmente perduto il credito, me ne fuggirò di notte, e me ne venirò a Ferrara. Mentre io scrivo mi è venuto nuova che tra Sillicano e Gragnanella è stato morto e assassinato un altro. Ognuno è di malavoglia, e dicono mal di me, ma più di V. Sig.ia, in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, ult.o augusti MDXXIII.
C
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Perchè per sospetto della peste di Fiorenza e di Pisa sono stato consigliato non lasciare che la fiera si faccia, solita essere fatta a questa Nostra Donna di settembre qui a Castelnovo, con mala contentezza di questi uomini dalle ville dintorno: alli quali pure io desidererei satisfare, quando senza pericolo d'infettarsi io pensassi che si potesse fare, di farla almeno alla fine di questo mese, poi che non si è potuta fare a principio: e perchè cognosco V. S. prudentissime, e che non mi siano per consigliare se non fedelmente, mi ha parso, prima ch'io determini altro, di ricorrere a quelle, e pregarle che circa questo si degnino dirmi il parere loro; se sono di parere ch'io facci fare questa fiera a S. Michele, non si innovando altro, o pure che per questo anno io la proibisca in tutto; che tanto eseguo quanto quelle mi consigliano: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 4 septembris 1523.
CI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Lo illustrissimo signor mio mi ha mandata la qui annessa lettera con commissione che io la rimetta per messo a posta a V. S. acciò che ne abbi a riportare risposta: e così per lo esibitore presente, il quale sarà Giovanni da Montepulsano, la mando; il quale Giovanni raccomando a V. S. per certo torto che già li fu fatto, del che il povero uomo è rimaso disfatto: e tutto quello che V. S. li faranno, o per giustizia o per misericordia, tutto serà ben collocato, per essere persona da bene. E a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 8 septembris 1523.
CII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Ieri ebbi una lettera dell'illustrissimo signor mio, per la quale mi commette che io le avvisi di quanto serà seguito circa la cosa di Belgrado; e insieme mi mandò la copia di una lettera, che per questo ultimamente ha scritto a V. S.: sì che, per non mancare del debito mio, mi è parso di mandare di nuovo lo esibitore presente, acciò che mi riporti quanto di questo sia seguìto. Prego V. S. che siano contente di compiacere in questo sua Eccellenza: e in buona grazia di V. S. mi raccomando sempre.
Castelnovi, 17 septembris 1523.
CIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. V. S. ponno avere inteso come li figliuoli di Piero Madalena da Santo Donnino ammazzaro il conte Carlo e la madre, loro signori, e appresso saccheggiaro la casa; e perchè intendo che queste robe e le loro particolari appresso hanno fuggite e salvate a Gurfigliano, terra di V. S., prego quelle che per amore dello illustrissimo signor mio, che di questo gravissimo delitto si chiama molto offeso, et etiam per la giustizia, siano contente di scrivere subito a chi parrà ad esse, che tali robe siano ritenute come pertinenti allo illustrissimo signor mio, e non comportare in modo alcuno che tornino in mano alli malfattori. E a V. S. mi offero e raccomando.
Castelnovi, 19 septembris 1523.
CIV
Agli Otto di Pratica di Firenze
Magnifici ed eccelsi Signori miei osservandissimi. Non sono ancora due anni ch'un ribaldo detto Giovanni di Pier Madalena, d'una terra di questa ducale provincia detta San Donnino, fece ammazzare il conte Giovanni suo signore e di quel luogo, il quale era da lui riconosciuto in feudo dall'illustrissimo Duca mio; ma la cosa non si è scoperta fin al presente, ch'esso di nuovo accompagnato da alcuni ribaldi ha morto un giovenetto e la madre insieme, figliuolo e moglie del detto conte Giovanni, e totalmente ha estinto quella progenie; e appresso ha saccheggiato la casa, e statovi dentro molti giorni, ed esibitosi come erede: poi finalmente avendomi il mio Ill.mo Signore mandato il braccio di parecchi fanti da poter castigare lui e gli altri delinquenti, si è levato e, secondo che mi è riferito, si è ridotto ad Ugliano giurisdizione di Fivizzano, dominio di Vostre Signorie: e perchè le convenzioni tra il mio Ill.mo Signore e Vostre Signorie sono, che li banditi de l'uno non possano stare nel dominio de l'altro; prego quelle che sieno contente di commettere al suo magnifico commissario di Fivizzano che faccia pigliare questo ribaldo, e preso che sia, avvisarmi, ch'io lo manderò a tôrre, o che per qualche altro modo operi ch'io l'abbia ne le mani, acciò che tanto e sì enorme delitto non resti impunito; ch'io similmente ad ogni requisizione sua e d'ogn'altro officiale di Vostre Signorie serò pronto a far il medesimo e cosa di maggior importanza di questa, quando me ne sia solamente accennato. E in buona grazia di Vostre Signorie mi raccomando sempre.
Castelnovi, 24 septembris 1523.
CV
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi.
Maestro Giovanni Battista de' Rossi, abitatore a Sillano, mi ha pregato ch'io lo ricomandi a V. S., che, come quelle ponno sapere, ha costì avuto dal potestate una sentenza in suo favore, ma pare che la esecuzione di quella non possa fare venire a capo circa alle spese della lite; e perchè, dove mi è occorso poterlo fare con giustizia, sono stato sempre favorevole alli sudditi di V. S., per quello tanto più arditamente domando il cambio da quelle: e così le prego, prima per la giustizia, la quale per sè debbe essere anteposta a tutti li altri rispetti, e poi per amor mio, per inanimarmi a proseguire di bene in meglio in fare piacere alti sudditi di V. S., che mi occorreno, che siano contente di non patire che più lungamente questo uomo si consumi su l'ostaria, ma farli dare quella più presta espedizione merita la ragione che ha dal canto suo. E a V. S. in maggiore cosa di quella mi offero paratissimo: in buona grazia delle quali mi raccomando. Castelnovi, primo octobris 1523.
CVI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. L'esibitore di questa è uno nostro da Vergemoli, al quale fu consegnato per dote un poco di selva su quello di Castiglione, e già 4 o 5 anni l'ha côlta: ora li è proibita dal magnifico vicario di V. S., sì come a forestiero, perchè forsi non vuole che il frutto vada fuori del dominio di quelle. Ora avendo io compassione al povero uomo, e parendomi che li sudditi del mio illustrissimo signore siano anco di V. S., e che hinc pro inde debbino indifferentemente essere trattati, lo raccomando a quelle, che sieno contente di non lo lasciare molestare; perchè anch'io sono per fare il medesimo alli sudditi di quelle, che so che hanno e selve e altre intrate da ricogliere in questa ducale provincia: e in buona grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 7 octobris 1523.
CVII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Lo esibitore di questa viene a V. S. per espedire la cosa di Belgrado. E perchè pare che alla liberazione sua resti l'avere la pace da alcuni che si chiamano offesi da lui, io prego V. S. che si degnino di mandare per questi tali; perchè quelle con una parola saranno più atte a fare che la pace segua, che li parenti di Belgrado con ciò che ponno fare. Io testifico a V. S. che la liberazione di lui sarà tanto grata allo illustrissimo signor mio, quanto cosa che al presente potesse avere da quelle, e altrettanto molesta, quando veda che sia menata in lungo; e io in particolare la accumulerò appresso l'altre obligazioni, ch'io ho da V. S.: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 8 octobris 1523.
CVIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ringrazio V. S. di quanto a' miei preghi hanno concesso a quello nostro da Vergemoli che possa cogliere le sue castagne; ho anco speranza che quando saranno secche e serà per estraerle non li faranno peggio ch'io sia per fare alli sudditi di quelle; ora perchè nel medesimo caso sono molti nostri che hanno similmente selve nel dominio di V. S., li quali mi daranno molto da fare se particolarmente avrò da scrivere per ciascuno; prego V. S. che siano contente di fare una commissione generale a tutti li suoi officiali, che li nostri che hanno selve nelle giurisdizioni loro le possino cogliere senza alcuno impedimento, ma non estraerle senza nuova concessione, che anch'io farò dal canto mio il simile, chè altramente le castagne andarebbeno a male, non essendo chi le cogliesse, e sarebbe dannoso a molti e non utile ad alcuno. E in buona grazia di V. S. sempre mi raccomando.
Castelnovi, 12 octobris 1523.
CIX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ringrazio V. S. della provvisione fatta circa che li nostri possino côrre le loro castagne nel dominio di V. S., e io anco farò il simile dal canto mio. Circa a quel Belgrado, io avviserò il signore mio di quello che si è fatto e di quanto V. S. mi scriveno. Appresso, lo esibitore di questa è uno lombardo suddito dell'illustrissimo signore mio, il quale ha una selva su questo di Castelnuovo, e aveva côlte certe poche castagne insieme con alcuni altri, e sopra 3 asini le portavano verso casa loro, e su quello di Castiglione insieme con li asini sono loro state levate per commissione di quello vicario. Quasi tutto in un tempo io feci fare qui il divieto che nessuno potesse portar fuora di questa provincia castagne, e appresso, ricercato dal detto vicario di Castiglione, insieme con sua Eccellenza sono convenuto, che trovando portare fuora di questa provincia castagne che ancorchè dicano averle tolte in questa ducale provincia, e che siano senza mia bulletta, che le toglia, che saranno ben tolte; ma perchè prima che io avessi fatto questa convenzione con il detto vicario, già questi poveri uomini, non sapendo essere qui di questo alcuno divieto, avevano levate quelle castagne, e appresso, per essere venuti di nuovo sotto la ubidienza del signore mio, e per questo credendo di poter condurre via roba come piacesse loro, sono caduti in questo errore, il quale appresso di me par che meriti perdono; pertanto io ne ho scritto al detto vicario e pregatolo che restituisca le robe e le bestie. Sua Eccellenza mi ha risposto avere scritto questo caso a V. S., e aspettarne risposta: mi è parso di scrivere anch'io per non tenere questi uomini in tempo; e così prego V. S. che scrivino al detto vicario che renda queste robe, attento che sono state tolte prima della convenzione fatta fra noi, e non importano alcuno danno al paese di V. S., perchè sono robe di questa provincia; e in buona grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 17 octobris 1523.
CX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. L'avere io scritto più volte a V. S. e da quelle avuto risposta, e l'essere rimaso in buona e ferma conclusione e stabilimento di quanto s'abbia a seguire, ora mi fa star sospeso d'onde proceda che di nuovo siano impediti li passaggi de' sali ad Acconcio, officiale sopra questi per il mio illustrissimo signore, e che li sia bisogno mandare di nuovo a querelarsi a V. S., e a me di scrivere in suo favore. Sia processo d'onde si voglia, prego quelle che siano contente di commettere alli suoi doganieri, di modo che ogni giorno non ci impediscano li sali, e non diano questo incomodo a questi ducali sudditi; chè quando sia sospizione che Acconcio sia per lasciare parte di questi sali nel dominio di V. S., e usare alcuna fraude a danno delle intrate di quelle, esso si offerisce di dare pagatore di 500 e mille ducati costì in Lucca, e cauteggiare in modo V. S. che saranno sicure che grano non ne resterà nel suo dominio: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 19 octobris 1523.
Acconcio scrive, e mandasi uomo a posta per parlare più diffusamente circa questa materia: prego V. S. che lo espedischino bene e di modo che sempre non si abbi a ritornare da capo, e che per questo non si dia molestia allo illustrissimo signore mio.
CXI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. M. Giovanni Battista esibitore di questa, per il quale molte altre volte ho scritto a V. S., pure si duole che quantunque sia stato giudicato che la ragione sia dal canto suo, non ne può avere la esecuzione circa le spese; e a me ricorre come a quello che li pare che sia mio officio di avere in protezione lui e li altri sudditi dello illustrissimo signor mio. Per questo di nuovo scrivo a V. S., e le prego che non comportino che li favori di alcuni particolari possino più che la giustizia, e non mi diano esempio che anche io per favorire li miei, quando accada, usi questi modi verso li sudditi di V. S.; perchè dove la ragione vada di pari non sono per mancarvi, quando anco si abbi ad avere più rispetto alli sudditi che a quelle; forse farò secondo me ne sarà dato la norma, pur mi confido che V. S. non mancheranno nè patiranno che la giustizia non abbi il loco suo. Appresso io feci intendere ad Acconcio quello che V. S. mi rispuoseno; esso si offerisce di dare a quelle la cauzione che sia onesta, costì in Lucca; ora ripeto che le mi significhino di quanta somma vogliano che sia la pagarìa; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 28 octobris 1523.
CXII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. V. S. averanno inteso lo assassinamento che fu fatto a Santo Peregrino a quelli figliuoli e nepoti di maestro Andrea da Santo Donnino, suoi cittadini. E perchè ho informazione che uno di questi ribaldi detto Donatello da Sommocolognora, il quale non pure quella, ma molte altre ne ha fatte di simile sorte, ora per essere di nuovo bandito dal dominio de' signori Fiorentini si riduce a Cicerana, e non si potrebbe ire in fallo ch'ivi si troverebbe, mi è parso di darne a V. S. avviso, acciò quelle, parendoli, mandassino secretamente il suo bargello a Fiattone, il quale è loco molto presso a questa Cicerana; e come il bargello fusse mosso, mi mandasseno innanzi lo avviso, che da un'altra via manderei li miei balestrieri, acciò che tutti a uno tempo, cioè di notte, giungessino a Cicerana, che facilmente potrebbe essere che costui e delli altri ribaldi si piglierebbeno quivi, che sarebbe la salute di queste terre e di V. S., e del mio illustrissimo signore. Se anco quelle per la via di Fiattone o di Monte Perpori, e altri loro loci vicini a Cicerana potessino fare andare qualche spia, sì che questi latroni si potessino fare cadere ne la rete, sarebbe opra laudevile. Io non cesserò dal canto mio di fare il simile e avvisarne V. S.; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 3 novembris 1523.
CXIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Già molti dì sono che uno Tomeo da Valico di sotto rubò uno mulo ad uno suo zio; e avendo io processo contra di lui, per essere figliuolo di famiglia, non è mai comparito nè stato in loco dove io li abbi avuto potestade sopra. E perchè il povero uomo al quale è stato fatto il danno, il quale è suo zio, ne riceve grandissimo detrimento, e ne potria uscire qualche scandolo, chè li figliuoli di questo a chi è stato rubato potriano offendere o il padre o li fratelli di questo tristo; io, per vietare questo scandalo e per provvedere alla indennità di questo povero uomo, volentieri averei il prefato Tomeo in le mani. E perchè intendo si riduce al Borgo, prego V. S. che commettino a quel suo vicario, che essendoli mostrato lo ritenga a mia instanza, e mandando io per lui, me lo dia nelle mani, perchè è bandito di questa provincia, e secondo li capitoli nostri con V. S. non ponno negare questa grazia; alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 6 novembris 1523.
CXIV
Al Duca di Ferrara
in Castris Herberiae.[273]
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Subito ch'io ebbi una di V. S. data a' dieci di questo, la quale mi fu portata per un di Frignano a' XVI, subito mandai una persona di qui assai destra a Pescia e indi a Pistoia, e per altra via ho cercato ed ho avuto avviso da Pisa e da Pietrasanta, e per un'altra da Barga, e non trovo che in alcuno di questi luoghi si faccia o s'intenda ch'in altra terra di fiorentini si faccia gente d'alcuna sorte. Solo passando di qui un fante di questo paese cercava di comprare certi scoppietti: gli fu domandato che ne voleva fare: rispose che Polinoro da Vallico, uomo pur suddito di V. Ecc., aveva commissione da uno che guarda la porta di Pietrasanta di fare 150 fanti, con li quali aveva a passare in Lombardia per la via di Fornovo per entrare in un castello di non so che gentiluomo; ma non sapeva esprimere il nome nè il loco: pur non ho poi sentito altro, e credo che anco questa sia una fola. È ben vero che questo Polinoro è molto del conte Guido Rangone,[274] ed è stato molto tempo con lui soldato in Modana e altrove. Io avrei mandato per lui, ma non si lascia trovare per essere molto fitto di debiti in questa terra. Se pare a V. Ecc. che s'abbia a rinnovar la grida che nessuno possa ire al soldo fuore, me ne dia avviso: io la feci bene a' dì passati ancora ch'io non n'avessi commissione. Li esibitori di questa seranno il Moro dal Sillico e li altri fratelli de li quali a' dì passati V. Ecc. mi scrisse che io facessi che venisseno in campo, che darebbe lor soldo. Si escusano se fin qui hanno differita la loro venuta: è stato per povertà e non avere avuto il modo di levarsi; il che molto ben ho lor creduto perchè so che sono poveri. Ora che hanno colte certe loro castagne, che è quella poca facultà che hanno, vengono. Se V. Ecc. darà lor recapito, credo che ne avrà buon servizio, perchè credo che sieno valenti e fidelissimi a chi servono. Altro non occorre: in buona grazia di V. Ecc. mi raccomando sempre.
Castelnovi, XX novembris 1523.
Io feci che Pierino Magnano scrisse a Pistoia ad un suo amico fingendo che aveva sentito che vi si dava danari, il che essendo vero voleva mandare certi suoi amici a pigliarne. Questa è la risposta ch'io mando qui inclusa.
CXV
Al medesimo
in Castris Herberiae.
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Io ebbi una di V. Ecc. dì 3 di novembre, non ieri, l'altro[275] che n'avâmo 21. Il portatore fu un prete che mi disse averla avuta da uno da Sillano, che diceva averla avuta da un altro, la quale era in risposta di molte mie. Replicare non mi accade altro, se non circa quelli assassini che praticavano a San Pellegrino, che se io per me fossi sufficiente a farli pigliare, non domanderei a V. Ecc. aiuto; ma li balestrieri ch'io ho qui non sono atti a farlo, chè li assassini prima sono più di loro, poi quando li balestrieri si partono di Castelnovo, come altre volte ho scritto, li avvisi corrono subito intorno, e sempre vanno indarno. Questo Donatello e Ceccarello, capi di questi ribaldi, al presente sono stati di novo banditi dal Commissario di Barga e molto perseguitati da lui. Lui ha scritto a me, ed io a lui per averli ne le mani: non so come la cosa succederà. Si eran ridotti a Cicerana, terra di V. Sig.ia qui presso a 4 miglia, e qui stavan sicuri perchè v'avevan le spalle di questi figlioli di Pellegrino dal Sillico e altri banditi che tuttavia stanno in quel loco. Ora che li figlioli di Pellegrino erano per venire a trovare V. Ecc., che non so se saranno venuti, rimarranno disarmati de le migliori difese che avevano, e forse quello che non si è potuto far sin qui, ora si potrà fare. Ma quando anco fosseno stati sì arditi che fusseno venuti in compagnia loro a trovar V. Ecc., quella potrà fare quello che le parrà il meglio. Dicole bene che ha una bella occasione di purgare questo paese di molte male erbe, chè credo che anco quel Battistino Magnano, che appresso a Bernardello è il maggior assassino che avesse questo paese, si trovi al soldo di V. Ecc., o se non v'è al presente è stato male a lasciarlo partire, chè pur intesi che v'era. E ben vero che questo paese resta ancora senza questi con qualche bandito, ma non sono assassini come questi altri.
Circa a quelli di Pier Madalena, poco più gioverà loro il lor clericato, perchè furon banditi la forca e confiscati li lor beni, come n'ho scritto diffusamente a Mess. Bonaventura.[276] Io scrissi al Commissario di Fivizzano per avere Gian Madalena che allora era in quel loco, e mai non me n'ha dato risposta. Adesso non so dove sia, ma me ne informerò più certo, e ne avviserò V. Ecc.
Appresso mi venne una lettera da Lucca che mi avvisava come Medici era creato papa;[277] la qual nuova come si udì da questi di Castelnovo, parve che a tutti fosse tagliata la testa, e ne sono entrati in tanta paura, che fûro alcuni che mi volean persuadere che quella sera medesima io facessi far le guardie alla terra; e chi pensa di vendere, e chi di fuggir le sue robe. Io mi sforzo di confortarli, e dico lor ch'io so che stretta amicizia è tra V. Ecc. e Medici, e che non hanno da sperar se non bene. Mi è parso di darne a V. Ecc. avviso, acciò che se quella ha qualche cosa con la quale io possa lor dar buono animo, si degni di significarmela, e se non l'ha, almeno di fingerla. Altro non occorre. In buona grazia di quella mi raccomando.
Castelnovi, 23 novembris 1523.
CXVI
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Mentre io andavo investigando come informarmi di certo dove si trovasse Gian Madalena per avvisarne V. Ecc., secondo che Ella per la sua dì 3 di questo mi avea commesso, mi è stato riferito come ier sera, che fu lunedì, giunsero a S. Donnino, cioè Giovan Madalena e li fratelli Olivo e Nicolao da Pontecchio e quell'altro che intervenne all'omicidio del conte Carlo, detto il Sartarello, e Genese, il quale già ammazzò il conte Giovanni, e altri che sono circa a 14, e così vi si ritrovano al presente. Li balestrieri non sariano atti non che a pigliarli, ma nè ad affrontare,[278] massime in quel loco, dove sono in le case che pretendono che siano loro, e in quel Comune dove sono più favoriti che non v'erano quelli poveri Conti. V. Ecc. si degnerà avvisarmi quanto le parrà ch'io faccia o possa fare: in bona grazia de la quale mi raccomando. Castelnovi, 24 novembris 1523.
CXVII[279]
A Messer Bonaventura Pistofilo[280]
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Questo Coiaio, del quale ho scritto, sta pur in questa terra e si lascia vedere, e dubito che domani che è il giorno del mercato si farà vedere su la piazza. Io non posso pensare che questa presunzione venga da altro che sia qualche trama, che se li balestrieri si movano per ire a pigliarlo, di far lor danno e vergogna, e dar forse principio a qualche ordine già tramato con Barghesani. In fin ch'io non ho avviso da voi, son per serrar gli occhi, chè credendo di far bene, non vorrei far male. Quando il Sig. nostro avesse buona intelligenza col papa novo e con Fiorentini, e non dubitassi di cose nove, saria di far di due effetti uno: o mandar qui fin a XXV fanti, o scrivermi ch'io comandassi Bastiano suo zio e tutti li Coiai, cioè Nicolao, Bartolomeo e Fantino e Bernardino tutti fratelli di Franceschino, dinanzi a Sua Ecc., sotto quella pena che gli paresse, perchè in casa loro si riduce e si è ridotto altre volte. Le alligate mandavo per uno da Molazzana, ma è ritornato indrieto con le lettere, perchè dice tra via avere inteso che 'l Sig. nostro si è partito da Reggio e va verso Milano. Per questo io mando questo messo a posta che vi venga a ritrovar dove voi siate. A V. Magn. e a Mess. Obizzo ed alli amici mi raccomando.
Castelnovi, 26 novembris 1523. Lud. Ariostus.
Scrivendo il Sig. ch'io comandi costoro a Ferrara, vi prego facciate che non paia a mia instanza, ma sì bene ch'io abbia avvisato che questo Franceschino sia stato qui.
Fuori — Al Magn.o mio hon.o Mess. Bonaventura Pistofilo ducale Secretario ecc.
CXVIII
Al Duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Oggi uno mandato da gli uomini di Meschioso mi ha dato una lettera di V. Ecc., per la quale mi commette ch'io lasci a quelli uomini cavare di questa provincia tutte le castagne che hanno côlte ne le selve lor proprie o in quelle che hanno condotte ad affitto. Prima ch'io abbia dato lor licenza, ho voluto avvisare V. Ecc. che questa provincia si truova in gran carestia, chè ora il frumento si vende 20 bolognini il staiolo, assai minore del nostro staro di Ferrara, e le castagne, perchè ne sono state pochissime, sono in più prezzo che sieno ancora state poi ch'io son qui. E già son fatti cinque o sei mercati, che in tutto non è comparso più ch'un sacco di grano. Intorno intorno tutte le tratte son serrate, che da nessun luogo ne può venir granello. Di Lombardia, che forse ne potria venire, non ne compare se non pochissimo; nè anco ce ne verrìa, se non fosse ch'io ho fatto un ordine, che chi porta uno staro di frumento o d'altro grano, può portar fuori due di castagne. Se V. Ecc., inteso che abbia questo ch'io scrivo, sarà pur di volontà ch'io lasci portar fuori le castagne a tutti li sudditi lombardi suoi, io la ubbidirò, ma questa provincia si affamarà di modo che di questo avrà poco obbligo a V. Ecc. Queste proibizioni c'ho fatte sono a mio danno; ma ho preposto l'utile comune al mio, perchè per ordine antico li Commissari pigliano tre quattrini di ogni soma di roba da mangiare che va fuori. V. Ecc. comandi, alla quale mi raccomando.
Castelnovi, 26 novembris 1523.
CXIX
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Perchè a' dì passati V. Ecc. mi commise che s'io sentivo che di qua si facesse movimento alcuno io gli dessi avviso, ora gli fo intendere come le genti d'arme de' Fiorentini si raccolgono a Pisa, cioè genti a cavallo, e si sono cominciate ad inviare a pezzo a pezzo. A Pietra Santa ne alloggiaron certi pochi, e dicevano quelli, che aspettavano cinquecento cavalli per dirizzarsi alla volta di Lombardia. Non m'ha saputo dir colui che ha portato l'avviso, se siano uomini d'arme o cavalleggieri, se non che erano tutti coperti a ferro. Bastiano Coiaio m'ha detto questa mattina che anco a Pisa si dà denari a' fanti. Manderò oggi persona a posta ad informarmi meglio: intanto ho voluto mandare questo messo, sì perchè porti questo avviso, sì anco perchè desidero risposta di molte lettere che a' dì passati scrissi. Avevo mandato un altro, ma non è stato ardito di passar Reggio, e mi ha riferito che le strade son rotte, e che ha mandate le lettere per via di Mess. Ieronimo Nasello. In buona grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 8 decembris 1523.
CXX
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici e potenti miei signori osservandissimi. Avendo il vicario di Gallicano ricercatomi ch'io facci pigliare a sua instanza uno Agostino di Piero Andrea da Verni, l'ho fatto pigliare e l'ho nelle forze mie ad ogni riquisizione di V. S.; con speranza che abbino a fare il medesimo, quando alcuni delli banditi di questa provincia ducale vengano nel suo dominio. Poi ch'io l'ho fatto pigliare, li uomini nostri del comune di Carreggine mi hanno fatto gran querela di questa cattura, dolendosi ch'essi lo avevano fatto venire per condurre una certa pace nel loro comune, e esso era venuto sicuramente non sapendo della convenzione e capitoli che sono fra V. S. e lo illustrissimo signor mio, e per questo mi facevano instanza ch'io lo lasciassi; e vedendo ultimamente che senza volontà di V. S. io non sono per lasciarlo, mi hanno pregato ch'io scriva a quelle in suo favore, e ch'io lo raccomandi. Quello ch'importi il suo caso io non so; io vorrei far piacere ad ogni uno, ma non mai contra la giustizia. Quando, lasciandolo, e per questo succedendo questa pace nel comune di Carreggine, abbi ad essere più utile che a punirlo delli delitti che li sono imputati, prego V. S. che siano contente che io lo lasci: quando sia anco altrimenti, quelle faccino e disponghino come loro pare, ch'io non mi partirò dalli comandamenti loro; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 24 decembris 1523.
CXXI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ho consegnato il prigione al barigello di V. S.; quelle ne disporranno quello che a loro piacerà; e non solo in questo, ma in ogni altra cosa, dove io crederò di far piacere a V. S., sarò sempre prontissimo, con fiducia che quelle abbino a fare il medesimo verso il signore mio: bene le prego che il capitano e li balestrieri nostri che l'hanno preso e condurranno sino al Borgo, siano raccomandati a V. S., che non faccia loro peggio che il signore mio, che di ogni cattura di bandito vuole che il capitano abbi 4 ducati, e li balestrieri uno ducato per uno: e perchè a questi balestrieri è stato detto che questo prigione ha certa taglia drieto, quando sia vero, non dubito che V. S. siano per mancare: di ogni cosa che a me ne pervenisse ne fo un dono a V. S.; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 27 decembris 1523.
CXXII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. L'esibitore di questa, Giovanni da Santo Nastasio, è quello al quale V. S. ai miei preghi concessero di cogliere una sua selva che ha nella vicarìa di Castiglione; ed io mi contentai allora di questo, con speranza di fare che poi permutasse le castagne côlte con qualcuno de' sudditi di V. S., che similmente avesseno selve in questa ducale provincia; ma li sudditi di V. S. sono stati più cauti, che hanno estratto, non so come, le loro castagne senza che io sia stato richiesto a dare loro licenza, o che io abbi saputo; nè questo povero uomo è per avere le sue castagne per permutazioni, ma bisogna che le ottenga di grazia; e per questo io lo recomando a V. S., e le prego che esso (non ostante alcuno divieto) possa avere il suo, offerendomi, quando accada, ricompensare li sudditi di V. S. in maggior cosa di queste: alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 27 decembris 1523.
CXXIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Lo esibitore di questa è un povero uomo, il quale fu condotto da uno lombardo ad andare a caricare certe castagne che erano a Massa, qui di mia giurisdizione, per portarle in Lombardia; ed esso povero uomo avendo tolti li asini in presto, e credendo che colui che lo aveva condotto avesse licenza, lo andò a servire; e quando fu su quello di Castiglione, li fu dalla famiglia del vicario tolto li asini e le some; e avendo allora dato sicurtà di rapresentare detta roba, li furono restituiti li asini. Ora la sicurtade è astretta a rapresentare li asini, come esso più diffusamente conterà il caso suo, del quale il vicario di Castiglione è benissimo informato, e mostra di averli compassione non meno di me; pur si recusa chè quello che esso ha fatto non può tornare in drieto senza grazia di V. S. Io raccomando sommamente questo poveretto a V. S., il quale non ha al mondo cosa che sia sua, se non grave famiglia, alla quale, affaticandosi e stentando, fa le spese al meglio che può: e da una parte li è minacciato da colui di chi sono li asini; e dall'altra, dal lombardo di chi erano le castagne, che è uomo di pessima sorte. Prego V. S. che per clemenza e pietà, e attento la innocenza e povertà di costui, e appresso per mio amore, sian contente di farli restituire tutto quello che li è stato tolto, offerendomi anch'io, quando troverò alcuni delli suoi sudditi in simile fallo, d'averli per amore di V. S. misericordia: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 12 ianuarii 1524.
CXXIV[281]
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Ho visto quanto V. Ecc. mi commette circa la lettera per la quale a' dì passati ella m'avea dato autorità di poter far accordi e composizioni, acciò che questi sudditi fuggissino li dispendi della giustizia, e che s'io l'ho fatta registrare ch'io la cancelli... Se V. Ecc. ha volontà che questa lettera si cancelli di su il registro, lo può ottenere, non già con mio biasimo, ma più presto con mio onore, e cioè differendosi a far tal cancellazione finchè io esca di officio. Frattanto io non m'interporrò in alcuna cosa sicchè il Capitano si lamenti ch'io gli turbi il suo guadagno: poi alla mia partita, rivocando una tal lettera, non si farà carico ad alcuno, anzi io ne guadagnerò qualche onore, mostrando che quella abbia avuto in me quella fede che poi non vorrà avere ne gli altri: e perchè V. Ecc. non creda che questo abbia ad essere lungo tempo, si ricordi che a' sette giorni di febbraio prossimo saranno compiuti due anni ch'io sono in questo officio,[282] il quale volentieri muterei in un altro dove io fossi più vicino a quella, quando con sua bona grazia io potessi farlo; come sarebbe il Commissariato di Romagna, che per qualche pratica ch'io ho pur imparata qui in Grafagnana mi darìa a sperare di far meglio quello officio ch'io non ho saputo far questo; ed in buona grazia di V. Ecc. mi raccomando sempre.
Castelnovi, XII jan. 1524.
CXXV
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Se ieri avessi saputo che 'l Capitano de la Ragione qui di Castelnovo fosse per venire a Ferrara, non mi sarei trattenuto in lungo a scrivere a Mess. Bonaventura la mala condizione in che si truova al presente questo paese per causa di cinque o sei ribaldi che sono ritornati al loro solito esercizio, perchè, meglio ch'io non lo posso scrivere, il Capitano prefato, così bene informato come io del tutto, lo potrà riferire a bocca; e forse troverà più credenza che non hanno fatto sin qui le mie lettere. Solo prego V. Ecc. che per onore e utile suo e salute di questa provincia sia contenta di ascoltarlo circa li portamenti che fa Bernardello con sèguito di qualche altro, e come si portano quelli di Pellegrino dal Sillico, che qui si dice c'hanno avuto la grazia da V. Ecc., e di quello che di nuovo fa Battistino Magnano con Donatello, Ceccarello e altri assassini publici e in che disperazione si truova questo paese, il quale estima non essere in alcuna memoria di V. Ecc. Altro non occorre. In buona grazia di quella mi raccomando.
Castelnovi, 21 jan. 1524.
CXXVI
Al medesimo
Ill. Sig. mio. Se V. Ecc. avesse avuta una mia lettera per la quale significavo che colui ch'era venuto in favor di Ser Tomaso Micotto in nome della Vicarìa di Trasilico, era stato mandato da alcuni pochi che sono con il lor potestade in liga a rubare e a scorticare il resto de la Vicarìa, non credo che fosse stato prestato più fede a quella lettera che falsamente era in nome di tutta quella Vicarìa, che alle mie che non contengono mai falsità nè bugia alcuna. Io avevo data quella lettera ad uno da Cicerana il quale penso che la portò in luogo ove fu aperta e non lasciata andar più innanzi, e credo che sia rimasa qui in Castelnovo. Pur ritrovandosi il Capitano di Castelnovo costì, e volendo V. Ecc. pigliare informazione che uomo sia detto Ser Tomaso, e quanto tirannicamente e contra la volontà de li tre quarti di quella Vicarìa occupa quello officio, esso Capitano ne potrà dare vera informazione a quella; e se anco gli pare di far scrivere a qualche uomo da bene particolare in questa provincia e dimandare informazione di costui, credo che tutti riferiranno a una voce che gli è un tristo: salvo Pierino Magnano che è suo cognato, che però se gli è dato sacramento non lo sapria negare, e Bastiano Coiaio che pur non ne diria male, parte perchè è cognato d'un suo parente, parte chè sua natura è d'avere la protezione de li Micotti; tutto il resto si concorderìano meco... A me pare se nella elezione di questo podestade si avesse a chiamare un uomo per casa e alla presenza del Commissario s'avesse a porre il parere per ballotte, che così la cosa succederìa senza fraude, ma dove solo si ha da chiamare li sindici ed officiali de li Comuni che lo eleggano, li poveruomini ne restano fraudati, perchè tutti questi sindici ed officiali ogn'anno si eleggono per volontà di officiali e sindici vecchi e del podestà, sicchè averanno Ser Tomaso: e chi tien con lui disegnato di continuare nel suo officio ha procurato che siano fatti sindici e officiali quelli che san che saranno in suo favore, e adesso son certi che non cesseran per mezzo di parziali e per tutti gli altri nominati di confermare questi elettori nella sua intenzione; e però se un uomo per casa avesse da dare il suo parere a ballotte, nessuno potria essere ingannato.[283] Esso spiera che al tempo che sarà il termine del suo officio io non abbia ad esser qui, e che avrò avuto il successore, e che poi guiderà le cose meglio a suo modo che non potrà fare essendoci io, come mi è stato riferito che Bastiano Coiaio ha detto. Non avendo a star qui, quando fosse con buona grazia di V. Ecc., e trovandomi da quella provveduto o d'altro officio più vicino, o di esserle appresso con conveniente condizione, io avrei di gradimento il levarmi: non di meno, o dovendo star qui o dovendo partirmi, sempre desidererei che la giustizia avesse luogo.... V. Ecc. determini quello che le pare: a me basta di essere scaricato appresso a Dio e agli uomini che vedono come le cose passano, che per me non altro si cerca che la giustizia abbia luogo; e in buona grazia di V. Ecc. mi raccomando sempre.
Castelnovi, 23 jan. 1524.
CXXVII
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ringrazio V. S. di quanto mi hanno scritto, che per mio amore sono contente che li asini e le castagne siano rendute a questo povero uomo esibitore di questa; ma maggiore saria l'obbligo mio, se fosse seguito lo effetto. La ragione, perchè il vicario di Castiglione non abbia voluto rendere le castagne, non so; nè di lui mi vo' dolere, non la sapendo: pur la compassione che io ho a questo povero uomo, che ogni dì mi torna a piangere dinanzi, mi sforza di nuovo raccomandarlo a V. S.; le quali prego che, veduto il bisogno del poveretto e il poco guadagno che di questo può risultare a chi li ritiene dette castagne, faccia che il dono, che già m'hanno fatto, abbia esecuzione: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 26 ianuarii 1524.
CXXVIII[284]
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Se V. Ecc. non mi aiuta a difendere l'onor de l'officio, io per me non ho forza di farlo; chè se bene io condanno e minaccio quelli che mi disubbidiscano, e poi V. Ecc. li assolva o determini in modo che mostri di dar più lor ragione che a me, essa viene a dar aiuto a deprimere l'autorità del magistro.[285] Serìa meglio, s'io non ci sono idoneo, a mandare uno che fosse più al proposito, chè guastando tuttavia quello che bene o male io faccia si attenuasse la maestà del Commissariato, sì come è accaduto ne la rivocazione de la lettera già registrata, come ne l'assoluzione di Ser Tomaso e confirmazione ch'abbia a proseguire l'officio fin al suo termine, e altre cose che non voglio ora replicare. Se tali ignominie si facessino a me solo, non ne farei parola, perchè V. Ecc. mi può trattare come suo servo; ma ridondando tali incarichi più ne l'onor de l'officio, e susseguentemente a far le persone con chi ho da praticare più insolenti verso li lor governi, non mi par di tollerarlo senza dolermene a V. S. — Di nuovo V. Ecc. può avere inteso, perchè n'ho scritto a Mess. Bonaventura[286] (se quella lettera sarà però giunta prima di questa), come quelli da le Verugole hanno prigione quel Genese che ammazzò il conte Giovanni da S. Donnino, ed io mandai subito subito un messo e poi li balestrieri per farlo condurre qui. Essi ricusâro di darmelo, dicendo che n'aveano avvisato Mess. Bonaventura, e finchè non avessino la risposta non erano per farne altro. Parendomi che non ci fosse l'onore de l'officio, replicai con lettere che essi lo conducessino qui, e mettessino per loro chi volessino che intervenisseno alli esamini, ch'io non ero per farne se non quanto volea la giustizia. Non mi hanno rescritto altro, se non che m'hanno mandato a dire a bocca pel messo, che non me lo vogliono dare; e hanno di più usato parole prima alli balestrieri e poi al secondo messo, che sanno che io avevo preso denari da li Madaleni, e per questo io non avevo fatto bruciare le lor case, e che dubitano che s'avrò questo Genese in mano io lo lasci per danari. Se appresso all'insolenze che per tutto il paese fanno questi di Simon prete, come V. Ecc. ne debbe saper qualche cosa (che già non è mancato per me di darne avviso), e al tenere di continuo banditi ne le rôcche appresso a Bernardello, ancora V. Ecc. vuol comportare che non rendano ubbidienza al Commissario, prego quella che mandi qui uno in mio luogo che abbia miglior stomaco di me a patire queste ingiurie, che a me non basta la pazienza a tollerarle. Io non so quello che V. Ecc. determini circa a Bernardello, che non avendo pace da alcuno de' suoi nimici, de' infiniti che n'ha, debbia stare nel paese dovunque voglia, e col favore di questi da le Verugole avere sempre sèguito di compagnia armata, e ne' suoi bisogni aver ricorso ne la miglior fortezza che in queste parti abbia V. Ecc., e tuttavia sèguiti di mettere taglie, come altre volte n'ho scritto ed anco mandato a dire a bocca pel Capitano de la Ragione. Ma se nè a questo, nè alli assassinamenti che fa Battistino Magnano e Donatello e altri ribaldi, che hanno preso il campanile di Carreggine e vi sono stati parecchi giorni dentro come in una lor fortezza, non pare a V. Ecc. di provvedere, io non me ne debbio pigliar più cura che essa voglia. Ma dove importa tanto smaccamento de l'onor mio, io vuo' gridare e farne instanza, e pregare e supplicare V. Ecc. che più presto mi chiami a Ferrara, che lasciarmi qui con vergogna: in bona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, 30 jan. 1524.
Appresso, il messo c'ho mandato la seconda volta mi ha riferito, che Bernardello dice c'ha preso costui come suo nimico e ad instanza d'un grande uomo, e che non è per darmelo. Poi il prete da le Verugole ha detto avere avuto due lettere da li officiali de' Lucchesi, sul qual territorio l'han pigliato, che fanno instanza che sia lasciato per un salvocondotto ch'avea questo Genese da' suoi Signori, e già cominciano questi da le Verugole a porre in disputa se costui sia ben preso o mal preso, come essere n'abbiano essi li giudici.
CXXIX
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. Uno suddito di V. S., portando certe castagne da Castiglione, quando fu su quel di Massa di questa ducale provincia, li furono tolte, insieme con le bestie su che le portava, da uno di Massa; e dolendosene a me, e avendo io fatto chiamare questo da Massa, e interrogatolo, perchè avesse usata questa violenza, mi disse, perchè il simile era stato fatto a lui a Lucca, di certe some di sale che portava da Pisa. Io, senza volere ammettere alcuna sua ragione, feci che subito restituì le some e le bestie al suddito di V. S., e anco lo averei castigato, se non che molti uomini di questa provincia insieme con lui si lamentavano, che dalli dazieri di Lucca erano questi ducali sudditi molto male trattati, e nel sale e ne l'altre mercanzie, che li passaggi erano loro proibiti, e anche il pagamento delle gabelle accresciuto più del dovere, e che da V. S. non potevano avere ragione, ed era forza che molti facesseno come avea fatto questo da Massa, di rivalersi dove potevano, e che già per questo erano ricorsi all'illustrissimo signor Duca nostro, e che avevano portato una lettera direttiva a V. S. Io li confortai dunque, poi che avevano questa lettera, che la mandassino per uomo a posta, e che intendessino il parere di V. S.; che credevo che tal violenze, di che essi si lamentano, non erano di loro volontà, ed ero certo che quelle non erano per comportare alcuna ingiustizia; e così il messo si manda con lettere ducali con speranza di ottenere da V. S. ogni cosa licita e onesta; le quali appresso prego che siano contente di fare restituire il suo sale a questo da Massa: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 18 februarii 1524.
CXXX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Ancora che mia natura sia di non intercedere per alcuni delinquenti, non di meno essendo io pregato da molti amici, ed essendo anche l'uomo per chi si prega suddito per origine dell'illustrissimo signore mio, sono sforzato a pregare quelle, si voglino degnare per amor mio, e per la osservanza che io loro porto, di rimettere e perdonare la condennazione fatta ad uno Geminiano di Cristoforo da Ricovolto, abitante al presente in Coreglia, per avere esso estratto castagne e farina di detto loco contro li divieti di V. S.: e tanto più mi induco a pregare quelle, perchè esso Geminiano mi dice avere fallato per esempio di molti altri che hanno fatto il simile, e se avesse creduto di fare dispiacere a V. S., non saria incorso in tal fallo, ma più presto averia fatto, come è solito, che avria portato vittuaglia in detto loco. Prego quelle adunque si degnino avere raccomandato detto Geminiano: in buona grazia delle quali sempre mi raccomando.