LETTERE DI LODOVICO ARIOSTO (continued 5)
Reading edition
CLXXX
Al marchese di Mantova
Ill.mo ed Eccell.mo Signor mio osservandiss.mo Io mi chiamo perpetuamente obbligato a Vostra Eccell.a del dono ch'ella mi ha fatto, che la mia carta possa passar pel dominio suo senza pagar dazio; ma più me le obbliga molto l'aver per le sue lettere veduto quanto di bona voglia mi ha concesso questo, e datomi speranza di maggior cosa quando mi accada. Io all'incontro mi sforzerò di non parer ingrato a tanta benignitade, ed anco in questa poco di aggiunta ch'io son per dar al mio Furioso Vostra Eccell.a potrà veder ch'io ho di lei parlato onoratamente: in bona grazia della quale mi raccomando sempre.
Ferrarie, XVII febr. MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Devotissimo servitor, Ludovico Ariosto.
CLXXXI
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Ho avuto, insieme con messer Guido e con madonna Alessandra, gran dispiacere della lettera, che vi sia stata aperta. S'userà per l'avvenire più diligenza, che non accada più. Lo amico non è ritornato ancora dal loco dove era andato: pur si aspetta in breve. Come sia ritornato, farò quanto per l'altra ho promesso a V. S. Circa il nome delli lavoratori, l'uno ha nome Pier Antonio Tomi, e l'altro Santo Zago. Madonna Alessandra mi dice, che non facciate fondamento sopra queste possessioni, perchè ha da messer Guido intenzione che più tosto vi saran date per una dimostrazione, che perchè sieno in effetto quelle che v'abbiano a fare le spese, perchè lui (non) vi mancherà di tutto quello che avrete bisogno. Purchè si faccia che l'amico sia contento, non vi avete a pigliar cura d'altro. Altro non dirò. Mi offero, e raccomando, insieme con madonna Alessandra, a Vostra Signoria.
Ferrara, 20 febr. 1532.
Di Vostra Signoria, Lodovico Ariosto.
CLXXXII
A Giovan Giacomo Calandra[313]
Mag.co mess. Giovan Jacomo mio onor.mo Io mando per l'apportator della lettera di Vostra Signoria quattro commedie, cioè tutte quelle che mi trovo mai aver fatte. Quella sarà contenta di donarle da mia parte all'Ill.o sig. Duca. S'io ne finirò un'altra che già molt'anni cominciai, e, menatala un pezzo innanzi, per altre occupazioni la messi da parte, io ne farò copia a Sua Eccell.a Adesso io sono così occupato per mettere un'altra volta il mio Furioso a stampa con alquanto di addizion, che non posso attender ad altro. E se in queste commedie troverete qualche errore circa l'osservazion della lingua, scusatemi, chè ancora ch'io li abbia veduti non ho avuto tempo di correggerli. Oltre quello ch'io ne scrivo al sig. Duca, Vostra Signoria lo pregherà da mia parte, che, per inavvertenza di chi avrà le commedie nelle mani, non si lascino sicchè vadano a stampa, come sono andate delle altre volte con mio gran dispiacere: e a Vostra Signoria mi offro e raccomando.
Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.
Di Vostra Signoria
Ludovico Ariosto.
Fuori — Al molto mag.co mess. Giovati Jacomo Calandra maggior mio onorand.mo
Mantova.
CLXXXIII
Al marchese di Mantova
Ill.mo ed Eccell.mo Signor mio. Io mando a Vostra Eccll.a per questo suo gentiluomo, il quale è venuto qui, tutte le commedie che mi trovo aver fatto, che sono quattro; come io promisi di far per una mia che scrissi a Braghino: ed ora da mess. Giovan Jacomo Calandra mi sono state da parte di Vostra Eccell.a domandate. Due ci sono che non credo che quella abbia più vedute; l'altre, ancora che sieno a stampa per colpa di persone che me le rubaro, non sono però nel modo in che io le ho ridotte; massimamente la Cassaria che tutta è quasi rinnovata. Se le satisfaranno a Vostra Eccell.a n'avrò piacere grandissimo. Quella supplico che sia contenta di non lasciarle andare in modo che sieno stampate un'altra volta, che oltre che non credo che le stampassino più corrette che abbian fatto l'altre volte, io ci cognosco dentro delli errori circa la lingua, che, per trovarmi ora occupato in altro, non ho avuto tempo di correggerli; ed anco chi le ha trascritte non ci ha usato quella diligenza che avria possuto: ed io, perchè questo uomo di Vostra Eccellenza non ne venga senza, non ho tempo di ridurle altrimenti; chè piuttosto voglio ch'ella le abbia ora non così ben scritte, che indugiando darle sospetto ch'io sia men pronto al servizio suo di quello che è mio debito di essere. In buona grazia della quale mi dono e raccomando sempre.
Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Devotiss. servitor, Ludovico Ariosto.
CLXXXIV
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico mio onorando. Pel messo di Vostra Signoria ho avuto una lettera, per la quale ho inteso la morte del suo magnifico padre: cosa che mi è dispiaciuta, perchè d'ogni piacere e dispiacere di V. S. ne son partecipe, come debbe esser un amico per l'altro; ma queste cose son tanto generali, che non si può dire altro se non confortarla, e conformarsi con la volontà di Dio, ed aver pazienza. Circa l'altra parte, io ho già (come io scrissi a V. S.) parlatone con messer Bonaventura, e da lui ebbi intenzione che farebbe quel medesimo effetto che 'l disegno nostro era ch'avesse a fare il frate: tuttavia non l'ha fatto ancora. Io gli sarò alle spalle, e farò che lo farà ogni modo. Ho parlato all'amico di nuovo, e cercato che si risolva; ma gli è tanto lungo in tutte le sue cose, che gli è impossibile cavarne ferma risoluzione; e adesso massimamente si rende più irrisoluto del solito, perchè si trova molto di mala voglia, chè la maggior parte del suo si trova sotto l'acque, ed ha quasi dubitazione che le entrate ch'egli ha non possano supplire solamente al viver di casa, perchè, come sapete, ha gran spesa alle spalle. Dio sa, che nè per madonna Alessandra nè per me si manca di far tuttavia buono officio, e di combatterlo per amor vostro: ma non si può aver dalle persone se non quello ch'esse vogliono. Il vostro decreto è in loco salvo: del quale, come io credo avervi scritto, parlai a messer Buonaventura: il quale mi disse, che essendovi quella clausola, — per sè e figliuoli e discendenti, — non accadeva altra riformazione. Ma non ci è stato tempo di farglielo vedere, perchè, per il male del duca nostro, c'ha avuto qualche giorno, e per altri travagli, non ha avuto tempo di vederlo; ma se gli farà vedere, e lo solleciterò che faccia quest'altro effetto: benchè non l'ha potuto far fin adesso, perchè la figliuola dell'amica, la quale è maritata in questa terra, è stata male di parto, e la madre è stata a casa sua sempre. Non si è mancato fin qui, bench'io non vi abbia scritto altrimente, di far il debito nostro, nè si mancherà. Parlato che si sia alla donna, se si potrà disporre, credo che 'l resto sarà facile, e subito vi si avviserà: se poi vi parrà che vi sia data la lunga, potrete poi provedere alli casi vostri. Altro non occorre. Mi vi offero e raccomando sempre, e così madonna Alessandra.
Ferrariae, 29 martii 1532.
Di Vostra Signoria, Lodovico Ariosto.
CLXXXV
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. La pratica nostra per un'altra mia vi messi un poco in dubbio: e perchè, per quello ch'io vi scrissi allora, non vi vorrei aver tolto di speranza, sicchè voi cercassi qualch'altra impresa nuova, per questa vi significo che le cose anderanno bene; perchè l'amico ha parlato con la mogliere, la quale ha rimesso a lui che faccia come gli pare, e l'amico mi ha parlato da sè, il quale è tutto disposto a voi, purchè non ci partiamo dalle condizioni di che già avemo ragionato: cioè che per adesso egli non abbia da sentire altra spesa; perchè, come v'ho scritto, si trova per le acque mezzo ruinato, ed avrà fatica a far le spese alla sua famiglia quest'anno. Vi consegnerà le possessioni che sapete, pel vostro vivere; con riserva, che quando s'affondassino, di far come per altre v'ho scritto; e che voi abbiate a prestargli il modo di vestire, restandovene esso padrone. Io v'ho scritto questa in fretta: poi vi dirò più ad agio le cagioni che l'aveano fatto un poco parer restìo. A V. S. mi raccomando.
Ferrariae, 5 aprilis 1532.
Io forse vi scriverò fra pochi dì che vegnate in questa terra, e, senza mezzo di frati, tratteremo e concluderemo fra noi. Io v'ho da dare un avviso: che quel vostro che piativa la casa, come ha sentito la morte di vostro padre, si ha voluto intromettere, e farsi mezzo in questa pratica. Ma l'avemo spazzato. Madonna Alessandra vi si raccomanda.
Vostro, Lodovico Ariosto.
CLXXXVI
Al marchese di Mantova
Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio osservand.mo Mi duole che le mie commedie per essere in versi non abbiano satisfatto a Vostra Eccell.a A me pareva che stessero così meglio che in prosa: ma li giudicii son diversi. Le due ultime io le feci da principio nel modo così strano, e mi duole di non averle anch'io fatte in prosa per aver potuto satisfarne a quella. La quale sia contenta d'accettare il buon animo. Io le riferisco grazia che me le abbia (poi che non fanno per lei) rimandate subito. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.
Ferrariae, V aprilis MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Servitore deditissimo, Ludovico Ariosto.
CLXXXVII
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico mio onorando. Ora ritrovandomi in casa di madonna Alessandra, è arrivato un vostro messo con una vostra lettera; ed è arrivato a tempo, perchè avevo bisogno di scrivervi, e non sapeva come mandarvi la lettera. Non ieri, l'altro, venne una febbre a messer Guido, ed oggi, che è il terzo giorno gli è ritornata. Egli mi pare che si metta alquanto di paura, ancora che li medici gli dicano che il male non è pericoloso; e dice che si vuol confessare domani ed acconciar li fatti suoi e per l'anima e pel corpo: ed oggi, essendolo io andato a visitare, mi disse (ch'altri non v'era che egli ed io) ch'io vi scrivessi che veniste in questa terra, perchè vuole che quello che si ha da fare si concluda. Io poi sono venuto di qua a casa di madonna Alessandra; e conferendo seco questa vostra venuta, è di parere che non dobbiate correre così in fretta, perchè le pare che sarìa un far disordine e tumulto, non essendo ancora placata quella fera salvatica. Io avrei ben desiderato che questo vostro messo avesse avuto volontà d'aspettar tutto domani, acciò che riparlando io con messer Guido poi che la febbre fosse cessata, avessi meglio potuto sapere quello che vorrà fare poichè sarete in questa terra; ma volendosi partire, non ho voluto che venga senza questa mia. A me parria, e così a madonna Alessandra, acciò che non veniste a volo per forse ritornarvene senza conclusione indietro, che voi non veniste all'avuta di questa; ma che voi mi mandaste qui un vostro messo subito, per lo quale io vi potessi dare avviso più maturo dell'intenzion di messer Guido risoluta, poi ch'io avessi potuto parlar seco, che non fosse sì gravato dal male come è oggi. Pur io mi rimetto a voi, che facciate in questo quanto vi pare.
Della casa non s'è fatto altro, poichè fin qui non non ne abbiamo ritrovate. Quelli de' Trotti dicono che non vogliono affittar la lor casa, ma venderla. Io non starò di cercare. Madonna Alessandra farà le vostre raccomandazioni, ma non tutte. Mi vi offero e raccomando. Ferrariae, 21 iunii 1532.
Vostro, Lodovico Ariosto.
A Villabona.
CLXXXVIII
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Avendo a questi dì avuto una vostra lettera, subito le diedi risposta, ancora che fosse direttiva a madonna Alessandra, con speranza di mandarla per lo messo che ci avea portata la vostra, perchè promise di venire a tôrla la mattina, ma poi non venne; sicchè la lettera restò qui più di tre giorni poichè fu fatta. Finalmente la dirizzammo a Lendenara in mano d'un Ercole Malmignato, con speranza che ve l'abbia a mandare: forse che a quest'ora l'avete avuta, e forse anco che no. Quando pur fosse andata in sinistro, mi è paruto di replicarvi questa, la quale il fattore di messer Guido a Recano mi ha promesso di mandarvela per un messo a posta. Voi dunque intenderete, se già non l'avete inteso, che quando la vostra lettera arrivò, messer Guido si era ammalato d'una febbre molto acuta; ed essendolo io andato a visitare, mi disse ch'io vi scrivessi che voi venissi subito, per dar fine a quanto era tra voi promesso. Poi, cessando la febbre ed essendo ritornato meglio in sè, disse a madonna Alessandra, che vi rescrivessi che voi non vi affrettassi di venire, ma che sarìa buono che voi mandassi qui un vostro messo, il quale quando fosse accaduto peggio a messer Guido vi potesse subito venire a darne avviso, acciocchè voi lasciando ogni cosa aveste a venire. E così ella ve lo scrisse di sua mano, ed anco vi mandò la mostra di certi capelli. Ora intenderete che messer Guido sta assai bene; e gli è fallato un termine della febbre: speriamo che non ne avrà più. Per questo non ci accade ad affrettarvi altrimente per adesso; ma aspettare le cose vostre per poter poi venire espedito. Ben vi conforta madonna Alessandra, ed io similmente, che cerchiate d'espedirvi più tosto che sia possibile, e che vegnate poi, acciò non intervenisse qualch'altra cosa che vi avesse a far danno. Altro non accade. Madonna Alessandra ed io vi ci raccomandiamo. Se avrete la lettera di sua mano, avrete inteso di quella camorra,[314] e d'altre cose ch'ella vi scrive: se non l'avrete avuta, ve lo replicheremo un'altra volta.
Ferrariae, 28 iunii 1532.
Vostro, Lodovico Ariosto.
A Villabona.
CLXXXIX
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Oltre quello che madonna Alessandra scrisse ieri al sicuro, chè credo ch'avrete veduta la lettera, vi avviso che messer Guido ha publicato il parentado fra voi e lui a tante persone, che non può esser che molte donne non comincino a visitar la sposa. Per la qual cosa madonna Alessandra vi prega, che, con quella più fretta che potete, mandate o da far una veste o una sottana, ma più tosto una sottana; ed anche un scuffiotto; e che rimandiate il sarto incontanente sì per questo, sì ancora che sua mogliere sta gravissimamente, nè si spera che abbia a campare; e ritrovandosi lui fuori, non può esser senza pericolo della sua roba. Se le donne l'anderanno a visitare, e non si trovi meglio vestita, sarà vergogna di tutti. Sicchè affrettatevi quanto potete, e voi non passate li 20 dì di questo mese a trovarvi qui per sposarla: chè solo questa causa intertiene messer Guido, che non va a l'officio, ed ogni dì è sollecitato d'andarvi. Circa il vostro venire con compagnia, so che madonna Alessandra vi ha scritto. A messer Guido non pare che vegnate se non più privatamente che potete; perchè, per aver avviate le sue robe, non avrìa modo di accettarvi con gran compagnia. In questo si ha da eseguire la sua volontade. Mi vi offero, e raccomando.
Ferrariae, 12 augusti 1532.
Vostro, Lodovico Ariosto.
CXC
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Madonna Alessandra non accetta la vostra scusa, nè per questo vi leva quel nome che v'ha dato nella sua lettera, per allegar voi d'aver faccende che vi ritengono: chè a lei pare, e così anco a noi altri, che nessuna, fosse di che importanza si volesse, vi dovesse più importar di questa. La scusa che ci proponete che dovria usar vostro suocero, non sarìa accettata per buona dal signor Duca; perchè già son dieci giorni che va fuor di casa, e a voler mostrar di esser ricaduto non sarebbe più a tempo. Sicchè pensate di metter ogni cosa da parte, e di venir più tosto sei giorni innanzi il 28, che un'ora da poi, sì perchè siete aspettato e desiderato, sì perchè fate gran danno con la vostra tardanza a messer Guido; prima appresso al signor Duca, che lo sollecita che vada all'offizio, e poi perchè, aspettandovi, sta con gran spesa. Chè 'l genero e la figliuola e figliuolini son venuti da Modona, e l'altro genero e figliuola son venuti da Carpi; e, fra l'uno e l'altro, vi sono già parecchi dì alle spalle con presso a venti bocche, senza i cavalli: e si aspetta anco da Mantova madonna Leonara sua sorella; sicchè a pena han potuto servar una camera per voi. E più incresce a messer Guido che tutti stanno incomodi, perchè ha già mandato buona parte innanzi delle sue robe: in somma, voi avete da venir più tosto oggi, che tardare a domani.
Gli scuffiotti si sono avuti da Mantova; che sono bellissimi, e son molto ben piaciuti. Li danari si avranno dal fattor vostro; e si farà, circa il comprar l'oro, quel ch'è di bisogno. Intanto ella ed io vi ci raccomandiamo; ma molto più di noi, per quanto mi dice madonna Alessandra, vi si raccomanda la consorte vostra.
Ferrariae, 20 augusti 1532.
Vostro, Lodovico Ariosto.
Fuori — Al molto magnifico quanto fratello onorando Messer Gianfrancesco Strozzi.
CXCI
Ad Isabella Gonzaga marchesana di Mantova
Illustrissima ed eccellentissima signora mia osservandissima. Io mando a Vostra Eccellenza uno delli miei Orlandi furiosi,[315] che avendoli meglio corretti e ampliati di sei canti, e di molte stanze sparse chi qua chi là pel libro, mi parrebbe molto uscir del debito mio, s'io, innanzi a tutti gli altri, non ne facessi copia a Vostra Eccellenza, come a quella che riverisco e adoro, e alla quale so che le mie composizioni (sieno come si vogliono) essere gratissime sogliono. Quella si degnerà di accettarlo, insieme col buono animo col quale io le fo questo picciol dono: in buona grazia della quale mi ricomando sempre.
Ferrariae, 9 octobris 1532.
Di Vostra Eccellenza
Servitor deditissimo, Ludovico Ariosto.
CXCII[316]
A Margherita Paleologa Gonzaga, in Mantova
Ill.ma et eccell.a Signora osserv.ma Essendo io sempre stato deditissimo servitore dell'Ill.ma casa di Gonzaga, è di necessità che essendo V. Eccell.a fatta di quella, io sia verso di lei quello che io sono stato verso gli altri; e perchè quella mi cognosca per suo, mi è paruto di farle un piccol dono di questo mio libro di Orlando furioso, il quale meglio corretto e ampliato ho fatto ristampare di novo. Quella sarà per sua benignità contenta di accettarlo per segno d'un principio di mia servitù ed annumerarmi nel numero de' suoi servitori; in bona grazia della quale mi raccomando sempre
Di Vostra Ecc.a
Ferrara, 9 ottobre 1532.
Servitore, Lodovico Ariosto.
CXCIII
Al principe Guidobaldo Feltrio della Rovere
Illustrissimo ed eccellentissimo signor mio. La lettera di Vostra Eccellenza dì sette del mese passato ho ricevuta molto tardi, perchè messer Antonio Bucio portatore di essa venendo a Ferrara, non mi ci trovò, però che più d'un mese son stato col Duca patron mio a Mantova. Poi ch'io son ritornato, mi ha dato la lettera, e dettomi a bocca quanto sarebbe il desiderio di V. E. di avere alcuna mia Comedia che non fosse più stata recitata. Mi ha doluto e duole di non poter satisfare a quella in cosa di così poca importanza, alla quale vorrei poter servire con le facultadi e con la vita. Ma sappia V. E., ch'io non mi trovo aver fatto se non quattro Comedie, delle quali due, i Suppositi e la Cassaria, rubatemi dalli recitatori, già vent'anni che fûro rappresentate in Ferrara, andaro con mia grandissima displicenzia in stampa: poi son circa tre anni che ripigliai la Cassaria, e la mutai quasi tutta e rifeci di nuovo, e l'ampliai ne la forma che 'l signor Marco Pio ne mandò copia a V. E.; e in questa nuova forma è stata rappresentata in questa terra, e non altrove. L'altre due, cioè la Lena ed il Negromante, sono state recitate in questa terra solamente, per quanto io sappia. Altre Comedie non ho. Gli è vero che già molt'anni ne principiai un'altra, la quale io nomino I Studenti;[317] ma per molte occupazioni non l'ho mai finita; e quando io l'avessi finita, non la potrei difendere che 'l signor Duca mio patron ed il signor don Ercole non me la facessino prima recitare in Ferrara, ch'io ne dessi copia altrove. Sì che V. E. mi abbi scusato in questo. S'in altra cosa posso servirla, disponga di me come d'un suo deditissimo servitore. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.
Di Ferrara, agli 17 di decembre 1532.
Di Vostra Eccellenzia
Servitore deditissimo, Lud. Ariosto.
Fuori — All'Ill.mo Signor mio Obser.mo Signor Guido Baldo Feltro da la Rovere, Ducale primogenito d'Urbino ecc. — A Pesaro.