LETTERE DI LODOVICO ARIOSTO (continued 4)
Reading edition
Castelnovi, 27 februarii 1424.
CXXXI
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Circa quanto V. Ecc. per ricuperazione de l'onor mio ha determinato che s'abbia a far quando sarà tempo di confirmare o di eleggere di nuovo il potestà di Trasilico, io ne resto molto ben contento e satisfatto da quella, alla quale rendo infinite grazie, così di questo, come anco di aver commesso che Genese mi sia dato ne le mani, il quale prima che le lettere di V. Ecc. sien giunte io l'avevo avuto, e così l'ho nel fondo de la torre con li ferri a' piedi, nè temo che mi sia tolto perchè non mi fidarò a compiacenza d'uomo del mondo alleggerirgli la prigione, come io feci al Moro dal Sillico. Domani fo pensiero di cominciare ad esaminarlo, chè qui è rimaso luogotenente della Ragione un Mess. Achille Granduccio di questa terra, il quale già fu giudice al Maleficio a Ferrara, che serà ottimo per tale officio perchè c'è pratico e uomo da bene, e tratto le cose tuttavia con lui. Se poi V. Ecc. vorrà mandare il Commissario del Frignano o altri, il potrà fare: ma non accade perchè Genese è già condennato la vita per la morte del conte Giovanni, che Mess. Ludovico Albinello allora Capitano lo ebbe condennato, e la condennagione appare sul libro de' Maleficî, sì che non accade a darne altra sentenza, e quand'anco occorresse, questo Mess. Achille si offerisce di far il bisogno. Il Commissario di Frignano non potria venir qui senza spesa di questa provincia, e questi uomini fuggono le spese più che ponno. Se a V. Ecc. pare che facciamo la cosa da noi o pur si aspetti altro mandato, quella faccia il voler suo.
Se contra Simon prete io avessi scritto alquanto gagliardamente, tratto un poco dal sdegno che mi negassino di dar questo prigione, io mi emendo, e non voglio dar la colpa a Simone, perchè so che sua intenzion era di darmelo subito che io lo richiedetti, ed anco gli altri suoi figlioli c'hanno più senno erano del medesimo parere; ma solo il prete, il quale ha assai de l'arrogante, e si tien troppo savio, vietava insieme con Bernardello e altri simili a lui, che non mi fusse dato. Quando ho mandato a tôrre il prigione, Bernardello assieme col prete erano andati non so dove. Simone mi aveva mandato a dire ch'io lo mandassi a tôrre, e poi facendomi molte scuse e domandandomi cento perdonanze lo consegnò alli balestrieri. Serà ben fatto, a mio parere ed anco di Simone, a non lasciare che Bernardello entri per qualche tempo in quelle rôcche, perchè è con troppo dispiacere di tutto il paese ch'un scellerato come quello abbia ad abitarvi. E se per avere già morto Bertagna e... merita qualche grazia, secondo le gride che furono fatte, s'intende però (siccome anco fu da me publicato) ch'abbia grazia avendo le paci dalli suoi nemici, e intanto si può contentare d'un salvo condotto, ma non che debbia andare per tutta la provincia a suo modo.
Circa gli altri banditi, sono stati (come il Capitano ne ha riferito a V. Ecc.) un gran pezzo a Cicerana e poscia a Carreggine, e stati qualche giorno qui fortificati nel campanile de la chiesa, poi sono ritornati a San Romano, ove stanno il più del tempo in la canonica di quella chiesa, la quale serve a ricetto di Pierino Magnano: e quando li balestrieri sono iti a tôrre questo prigione, dicono d'averli veduti da lontano che erano circa diciotto, e mai non vanno in meno di XV, e sempre dove vanno si riducono alle chiese, e qui, da chi per amicizia, da chi per paura, si fanno portare mangiare assiduamente da gli uomini de la terra, e per questo io non posso condennare nè li Comuni, nè li uomini particolari, chè non si può provare che altrove abbiano recapito che da li preti, contra li quali io non ho autorità; e già l'ho domandata alli Vescovi di Lucca e di Sarzana, e non me l'hanno voluta dare. Io non veggo modo alcuno da farli dar ne la rete, perchè li nostri balestrieri non sono atti affrontarli per sè. Chi domandasse soccorso a' Lucchesi e Fiorentini, non credo che mandassino lor bargelli fin qui per esser troppo discosti, e quand'anco li mandassino, non potrebbero mandarli tanto secretamente che li banditi non fossero avvertiti, sicchè avriano tempo di levarsi; nè uomini del paese mai crederei di poter mandare che non fusson di fazione; e qui tutte queste famiglie hanno uno ordine, che come una fazione si muove, subito quelli de la diversa parte avvisano li lor seguaci in l'altre terre. Circa questo già son parecchi dì che il Commissario di Barga è meco in pratica ch'io lo tenga avvisato dove questo Donatello e Battistino e li compagni si riducono, e che quando mi manderà un uomo il quale già io conosco ed è de la fazione contraria di questi ribaldi, ch'io mandi subito li balestrieri, perchè avrà in ordine parecchi uomini da prendere li assassini. Io non ho mancato di far sempre il debito, ma non siamo mai venuti a concluderlo, chè le notizie di ogni mossa si spargono subito in questa terra, e di qui volano dove poi bisogna. Se questi balestrieri fussino dieci o dodici fanti, sicchè senza richiedere uomo del paese io potessi porne venticinque insieme, il Capitano de li balestrieri mi dice che anderia per tutto, e non lasceria fermare questi tristi in luogo alcuno. E avendo questo braccio, bisogneria un'altra cosa a mio giudicio: che il detto Capitano avesse commissione da V. Ecc. che tutti quelli luoghi dove trovasse che banditi fussino allogati, e tanto se ci fussino o non ci fussino li banditi allora dentro, cacciasse subito il fuoco, e massime in le canoniche de le chiese, e mostrasse il Capitano farlo come da sè. Io son stato più volte in animo di far bruciar questa canonica di S. Romano, che non è mai sì povera che non abbia qualche bandito, e già due o tre volte v'ho mandato li balestrieri senza prenderne alcuno, chè quando sono intrati dentro hanno trovato essere il letto caldo, e non è possibile che 'l bandito non vi fosse allora; pur tutta la terra è stata unanime a negare di averlo veduto. Questo San Romano è luogo alto, chè uomini non vi ponno ire che non sieno veduti. Io, come ho detto, avrei voluto comandar che brugino quella canonica, poi ho avuto timore che quel Mess. Nicolò che è sollicitatore a Roma non soffra qualche fastidio in Roma: ma se V. Ecc. comanda al Capitano quanto ho detto, saria un'opera santa; e far altrettanto al prete da Sillano, a quel da Ogno, da Cicerana, da Carreggine, e finalmente a quante chiese sono in questo paese; chè tutte, parte perchè li preti voglion così, parte perchè non ponno fare altrimenti, servono a ricetto di banditi.
Poi che V. Ecc. mi scrive che 'l Commissario di Frignano è per venire prima a Ferrara che possa venir qui, io differirò di mandargli la lettera a lui direttiva,[287] finchè da V. Ecc. avrò altro avviso. Circa al salvocondotto che questo Genese diceva avere da' Signori Lucchesi, ho già provvisto sicchè non mi potrà ostare; nè per quanto intendo li Signori Lucchesi l'avevano fatto, ma l'officiale del luogo dove fu preso, il quale avrà pazienza.
Giorni sono V. Ecc. per un'altra sua mi commise ch'io comandassi a Porfirio e Polinoro da Vallico di venire a trovare V. Ecc., e così mandai subito li comandamenti al Potestà di qui che li mandasse a Vallico, ed oggi m'ha riferito di averlo fatto, e che Porfirio l'ha avuto in persona, quell'altro, cioè Polinoro, l'ha avuto alla casa. S'altro avrò da aggiugnere a V. Ecc., lo farò per altre lettere, che questa è lunga anche troppo: in bona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, VIII martii MDXXIV.
CXXXII
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Li esibitori di questa sono poveri uomini di questa ducale provincia, li quali, per la gran carestia che è in questo paese, erano iti al Borgo, e avevano comprato tre some di farina di castagne; e, o fusse per ignoranza o per avanzarsi li denari della bolletta, caricaro le some senza altra licenza, e quando furo su quel di Gallicano s'incontraro per lor disgrazia nel Vicario, che loro levò la farina e le bestie; al quale caso, se V. S. per lor solita clemenza non hanno misericordia, li poveri uomini rimarranno disfatti e moriranno di fame. Io, astretto da' lor preghi e da compassione che ho alla povertade, scrivo questa a V. S., siccome a quelle nelle quali ho fiducia che non mi siano per negare alcuna grazia ch'io loro dimandi, e che appresso conosco clementissime e di pietade piene; così le prego che abbino questi poveretti per raccomandati, e siano contente di donare e fare loro elemosina di questo, che per avere disubbidito alli ordini di V. S. debitamente arebbeno perduto: in buona grazia delle quali medesime mi raccomando.
Castelnovi, 17 martii 1524.
CXXXIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Perchè noi siamo per fare la fiera qui a Castelnuovo, e pure si va ragionando che in qualche loco verso Roma e per le maremme è sospetto di peste, e perchè mi rendo certo che V. S. ne siano informatissime, le prego che siano contente di avvisarmi come passano le cose, e da che luochi si avemo a guardare; e quando la cosa fusse pericolosa, seranno pregate di far fare una grida, che nessuno, che venga senza bolletta e fede della sanità, serà accettato a Castelnuovo: e con buona grazia di V. S. mi raccomando. Castelnovi, 28 martii 1524.
CXXXIV
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. V. S. Intenderanno dalli esibitori di questa, suoi sudditi, quanto si sia eseguito in quello che V. S. mi hanno domandato. Il prigione è al piacere di quelle: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, ultimo martii 1524.
CXXXV
Al Vicario di Gallicano
Magnifico vicario. A questa ora, che è circa mezza ora di notte, essendo li miei servitori iti per dare mangiare a quello prigione da Colognora, che io avevo qui ad instanza di V. Magnifica Signoria, hanno trovato che con la propria cintola, avendosi legato l'uno capo al collo e l'altro ad uno piede, si è strangolato. Mi è parso di darvene subito avviso, acciò che V. M. mandi uno al quale io lo consegni morto, poichè non lo posso consegnare vivo. E a V. M. mi raccomando.
Castelnovi, 3 aprilis 1524.
CXXXVI
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Ancora che io creda che V. S. siano informate come successe del prigione che a loro instanza io feci prendere alle Fabriche, perchè io ne diedi subito avviso al vicario di Gallicano; pure per più sicurezza mi pare mio debito di avvisare quelle, come, avendolo io fatto porre nel fondo della Torre, esso con una cintola, che a pena era due braccia di lunghezza, ligandosene una parte al collo e l'altra a uno piede, si strangolò: cosa che pareva impossibile a seguire. Io aveva scritto al detto vicario, che mandasse persona a chi io lo consegnassi morto, poi che io non lo aveva potuto consegnare vivo; ma poi non comparendo alcuno, e non essendo cosa da potere conservare, io lo feci seppellire fuori nella gierra del fiume. Questo serà per avviso a V. S.; alle quali mi raccomando, e al lor comandamento sempre mi offero paratissimo.
Castelnovi, 9 aprilis 1524.
CXXXVII
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Questa mattina per tempo giunsi a Castelnovo e trovai tutto il paese in grandissima paura, sentendo da questi di Castelnovo, che quasi ognuno aveva fuggita la sua roba. Ritrovai qui circa quattrocento persone forastiere, venute ad instanza qual di Pierino Magnano, qual di Aconzio, e qual di Soardino e qual d'altri, che tutti hanno mostrato buona servitù verso V. Ecc., li nomi particolari de' quali riferirò più ad agio a quella. De la potestarìa di Montefiorino eran venuti circa cinquanta fanti; da molte altre potestarìe de la montagna di Modena e di Reggio aveva avuto risposta a mie lettere, che circa questo avevo lor scritto da Montefiorino, e prometteanmi di mandar subito buona quantità di genti; sicchè s'io non avessi ricuperato quello che avean preso, avevo bona speranza che non mi avrebbono tolto Castelnovo. La mia intenzione era di difendere e non di combattere, finchè da V. Ecc. non avevo risposta, e mi spiacque che ieri li nostri li andâro ad assaltare a Camporeggiano, e rimasero de li nostri morti circa 2, avvenga che si portaro benissimo, e de li nimici sei, benchè di questo il Capitano de la Ragione debbe aver scritto diffusamente a V. Ecc. Oggi di nuovo son venuti due casi per noi ottimi: il primo che li nimici si sono attaccati insieme ed hanno ferito il lor Capitano a morte, del che avendo io avuto spia, avevo fatto porre insieme circa 500 fanti per tornare a Camporeggiano e dar lor dentro; ma in questo tempo è giunto Ser Costantino notaio a Camporeggiano il quale era prigione, e mi ha riferito che Morgante Demino oggi stesso era giunto a Camporeggiano, con XXV cavalli e 60 schioppettieri chiamati dalle genti del Sig. Giovannino,[288] ch'avean fatto che a loro venisse in soccorso, perchè erano stati assediati e fatti quasi prigioni: e il detto Morgante quando vide che aveano minor forza di V. Ecc. fe' loro di male parole, dicendo che questo era senza saputa del Sig. Giovannino,[289] e comandò che lasciasson l'impresa e gli andasson drieto, e fe' liberare il detto Ser Costantino notaio senza nullo ostacolo, e a lui consegnò la rôcca di V. Ecc. e gli raccomandò quel Capitano Todeschino che è ferito a morte, che gli fesse salvare la vita; e così la rôcca è restituita, ed è in man nostra. Io ho subito mandato il Capitano con li balestrieri che vi stia dentro finchè mandi altro, e gli ho comandato che salvi quel Todeschino e lo faccia medicare. Fo pensiero di andare domani ad esaminarlo per intendere chi lo ha fatto venire, chè son certo che è stato chiamato da alcuni de la provincia, tanto più che Ulivo e Nicolao da Pontecchio e due figlioli di Pier Madalena e il Bosatello, e sì il Cornacchia, sono in squadra de li nemici. E qui V. Ecc. mi perdoni, che mi voglio lamentare di lei un poco, chè l'altro dì essendo io a Ferrara e cercando d'una supplicazione fra molte che ve n'erano di segnate in mano di Mess. Bartolomeo di pugno di V. Ecc., ne vidi una ne la quale supplicavano questi due fratelli Ulivo e Nicolao, che oltra gli altri lor delitti commessi in compagnia ad ammazzare quelli poveri conti di San Donnino supplicavano e dimandavan grazia di certo omicidio con tale di che avevan la pace, e la lor supplicazione era stata esaudita alla libera, ed era stata segnata questa proprio nel tempo ch'io ero a Ferrara. A me pare che in ogni cosa di Carfagnini, ed essendo io a Ferrara, dovevo esser domandato di che condizione eran costoro: sed de his satis.
V. Ecc., se un Signor può essere obbligato a un suddito, ha grande obbligo a Morgante Demino perchè si avventura; e se la sua bona fede non ne aiutava, V. Ecc. non so quando fosse mai più per riavere questa rôcca di Camporeggiano, perchè a mio giudicio è la più forte di questo paese, e non merita già di esser tenuta da quella in sì poco conto come ella è, che non vi si debbia tenere dentro che un Capitano dottore con un solo famiglio. Meglio sarìa minar queste rôcche totalmente, che tenerle senza guardia; che oltre che tutti questi uomini si lamentino fin al cielo che V. Ecc. pigli li lor denari, e le rôcche che li potriano difendere da li assassini e da tali novità sieno abbandonate, anco V. Ecc. può credere che non venirà sempre Morgante Demino a farle restituire.[290] Altro non occorre. A V. Ecc. mi raccomando sempre.
Castelnovi, 5 iulij 1524.
Appresso, questi nimici hanno menato con loro alcuni sudditi e servitori di V. Ecc. prigioni. Io ho scritto e pregato Morgante che li facci liberare, se potesse. Degnando V. Ecc. di scrivergliene un'altra, serìa a gran satisfazione del paese. Ancora questi uomini hanno grandissimo sospetto che questi ribaldi.... faccin testa, e non potendo rubar le castella, assassinare le ville. Per questo supplicano a V. S. che non resti di dare la provvisione che pare a quella.
CXXXVIII
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Essendo io ritornato da Ferrara, ho ritrovato questa provincia nel disordine, che credo V. S. abbino inteso; della qualcosa, per lo effetto che dipoi è seguito, io son certo che alcuni ribaldi banditi di questo paese siano stati quelli che siano iti a far venire queste genti, con speranza di dare loro questa provincia a sacco. Sit quomodocumque, con queste genti era uno Bogietto da Sommocolognora detto il Cornacchia, li latrocinii e assassinamenti del quale credo che a V. S. siano notissimi; e Olivo e Nicola da Pontecchio, e uno delli figliuoli del già Pier Madalena, che ammazzarono il conte Carlino da San Donnino e la madre: ora ho avuto certo avviso che a Curfigliano, terra di V. S., si ritrova questo Cornacchia, e qualcuno di questi altri sopranominati. Non credo che bisogni ch'io ricordi a V. S. le convenzioni fatte tra lo illustrissimo signore mio e V. S. per il magnifico messer Santuccio suo e me, nè quello che in simili casi io abbi fatto ad ogni richiesta di V. S., che io mosterrei avere diffidenza di quelle, e per la verità non ho minor fede in quelle che nell'illustrissimo signore mio, a conservazione di questo stato e della giustizia; solo mi pare che basti significarli che questo ribaldo Cornacchia si trova a Gurfigliano (delli altri non sono così certo), e pregare V. S., e così le prego, che con quanto migliore modo che ponno o mandando il suo bargello o comandando alli suoi sudditi del loco che faccino lo effetto, operino di modo che questo ribaldo sia preso; e così se altri delli sopranominati ci sono: e preso che sia, dare avviso. Io domando a V. S. questa grazia: alle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, 7 iulii 1524.
CXXXIX
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici et excelsi domini. Ho visto quanto le V. eccelse S. mi scriveno circa la differenza delli uomini di Cardoso, sudditi di quelle, e li nostri di Valico. Mi rincresce della loro insolenza; farò chiamare le parti, e per quanto a me si aspetta, non mancherò di ragioni; e se li nostri aranno fallito, non mancherò di punirli; perchè ancora noi desideriamo, che li uni e l'altri de' vostri e nostri sudditi vivino in concordia e pace: e alle prefate Vostre eccelse Signorie del continuo mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, die 15 iulii 1524.
CXL
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Da questi vostri di Cardoso intenderanno le V. eccelse Signorie, a quello sia rimaso in la loro causa con quelli nostri di Valico: io non sono per fare altra differenza fra li sudditi di quelle e li nostri, nè patirò, per quanto potrò, li sia fatto torto nè violenza; e alle prefate V. eccelse Signorie del continuo mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, die 18 iulii 1524.
CXLI
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. Quando io venivo in qua ed a Montefiorino, gli uomini del Sig. Giovannino erano in Carfignana. Come n'ebbi l'avviso, a V. Ecc. spacciai tre messi, l'uno a Minozzo, l'altro a Quaro, l'altro a Toano, li quali mi diede il potestà, e uno ne mandai a Reggio, che pagai del mio; poi quando fui qui, il detto potestà mi mandò per uno de li suoi uomini alcune lettere di V. Ecc. che a lui erano state rimesse da Sestola, e mi scrisse ch'io fessi pagare il messo. Per quella prima volta io feci pagare quel messo, ma con gran fatica e lamentazione di questi uomini di Castelnovo, che allegavano che ad essi non tocca pagare li messi che a servizio di V. Ecc. sono mandati in qua, e che ben debbe bastare che paghino quelli che essi mandano o a Ferrara o a Reggio o in altro luogo in servizio di V. Ecc. Parendomi che avessino ragione non volsi che pagassino un altro messo che di poi detto potestà m'avea mandato pur con lettere di V. Ecc. a lui rimesse da Reggio, e gli scrissi che facesse che li suoi uomini lo pagassino, o vero se ne dolesse a V. Ecc. acciò che quella determinasse chi avesse a pagare tal messo. Esso potestà m'ha risposto quanto quella potrà vedere ne la sua qui inclusa; e perchè stando la cosa in controversia potria accadere che anderebbon lettere a Montefiorino che sariano d'importanza per dover essere portate qui, e li uomini di Montefiorino non le vorrebbon mandare, mi è parso di avvisarne V. Ecc. acciò che quella faccia vedere chi debba pagare questi messi...
A me pare che gli uomini di Montefiorino abbiano gran torto, che a loro non sta di giudicare se le lettere che V. Ecc. loro manda perchè le portino qui sieno a utilità di questa provincia, o particolarmente di V. Ecc.; chè se 'l Capitano di Reggio o Signori Lucchesi o altri mandasse qui una lettera perchè la mandassi a Montefiorino per importanza di V. Ecc., questi uomini pagheriano il messo, e non cercheriano che quelli di Montefiorino lo pagassino. Prego quella che determini questa controversia, e parendole che gli uomini di Montefiorino abbiano torto, gli faccia con sue lettere capaci del loro errore; ed in buona grazia sua mi raccomando.
Castelnovi, XX julij 1524.
CXLII
Al medesimo
Ill. Sig. mio. Io non so quello che V. Ecc. avrà disposto circa quelli schioppettieri che gli uomini di questa terra m'hanno detto aver domandato a quella, e per questo effetto aver mandato Bigo Camonchiella cavalleggiero qui che le ne faccia instanza a bocca; avvenga ch'io creda che l'animo di questi che sono stati principali a ricercar questo da lei, non sia che V. Ecc. li compiaccia, ma più presto che negando dia loro buona escusa che un'altra volta, accadendo il bisogno, si possano rendere a chi li vorrà per sudditi; perchè publicamente dicono, che almeno, poi che quella non li vuol difendere, gli desse licenza e li ponesse in libertà, che si potesson dare a chi fosse atto a poterli difendere e tener in pace. E V. Ecc. non creda che se a questa poca di guerra si sono tenuti, e hanno mandato a tôrre persone forestiere a lor spese, che sia stato per amore sì grande che portino a quella; ma l'hanno fatto per lor difensione e per aver scorta da fuggire e da salvarsi, accadendo il bisogno, ed anco, se venía lor ben fatto, per tagliare a pezzi li lor nimici. La parte italiana è stata quella c'ha fatto questa ragunanza, e con essi Aconzio, avvenga che sia francioso di parte, per il nuovo parentado c'hanno fatto insieme, imperò che vedevano che queste genti del Sig. Giovannino avevano con loro li figlioli di Pier Madalena e il Cornacchia e Olivo, che sono di fazione francese: e se li fanti del Signor Giovannino fusson stati in più numero che non erano, e se anco così pochi com'erano davano l'assalto alla terra, V. Ecc. stia sicura che tutti fuggivano, e la terra si abbandonava; e di questo n'ho argomento, chè tutti e tutti affatto avevano fuggite le donne e li fanciulli e tutta la lor roba, nè in questa terra era rimasa altra roba che la mia che avevo in rôcca; io dico non ne eccettuando alcuno. Io son certo che Pierino Magnano procurerà di fare grandi li meriti di Battistino Magnano suo fratello e de li altri banditi e assassini suoi seguaci, perchè V. Ecc. faccia lor grazia.... sono in circa XII o XV, e vanno rubando intorno il bestiame, e fanno qui la beccarìa e vendono la carne a gran denari, poi si lievano e vanno alle ville vicine e mettono taglie a chi lor pare, e fra l'altre a un Cappellano d'un prete hanno tirato tanto li c..... che gli hanno fatto pagare otto ducati: poi hanno trovato il padrone; ma quello si è posto su le gambe, e fuggì fin a Castiglione; e se gli uomini di Castiglione non saltavan fuor in suo soccorso lo ammazzavano. Un altro prete hanno preso e dicevano che lo volevano menare al suo potestade in Camporeggiano, cioè a Battistino Magnano, e quel poveruomo per paura si ha posto taglia e pagato certi ducati, sicchè l'hanno lasciato. Io anderei troppo in lungo s'io volessi scrivere a V. Ecc. tutti li richiami ch'io n'ho, ma più ad agio ne farò una lista e la manderò a quella. Non tacerò questo ancora, che uomini di Salacagnana sono venuti in quattro insieme mostrando di venire per altro, e quando sono stati a me hanno cominciato a piangere, e non m'hanno voluto dire altro. Io ho lor domandato che voglion da me: m'hanno risposto che non ponno parlare per essere minacciati della vita se parlano, e per l'amor di Dio che non dica che di questo m'abbiano fatto motto........
Ser Costantino notaro di Camporeggiano è fuggito in questa terra, e non è per tornare all'officio, chè questi nuovi officiali non lo vogliono in casa sua. Il Capitano con suo poco onore ancora credo che faccia quanto essi gli comandano. Io ho desiderio di avere questi ribaldi e di farli subito, senza udire altro, impiccare; ma io non son sufficiente, parte perchè non ho se non dieci balestrieri, ed anco perchè di essi non mi fido, che per il lungo tempo che sono stati in questo paese non sono meno parziali de li Grafagnini, chè la maggior parte v'ha moglie e parentado, e per questo ho scritto e pregato il Capitano di Reggio e il Commissario di Sestola, che mi servino di 30 fanti per uno. Non so quello che mi risponderanno. Se 'l presente mio scrivere parrà differente a quello che a' dì passati, cioè subito ch'io fui giunto, io scrissi a V. Ecc., chè allora lodai alcuni di Castelnovo che a salvazione e stato di quella si erano portati benissimo, quella non si maravigli nè m'imputi per uomo incostante e leggiero; ma allora io scrissi quello che mi parea e ch'io credeva: ma il veder succedere mali effetti, mi fa credere e toccare con mano questo che ora io scrivo. Ed anco m'ho da lamentare di Pierino, che di qui si partì con parecchi fanti, e andò a Camporeggiano a parlar a questi ribaldi, e in quella povera terra, secondo che mi riferîro quelli di Camporeggiano, volse alloggiare a discrezione, e dar lor questa giunta, oltra li danni che aveano patito. Io l'ho detto altre volte e sono stato male inteso, pur io lo dirò anco di nuovo, che la salute di questa terra, senza dare altra spesa a V. Ecc., saria di tenere confinati lungi di qui in perpetuo e in eterno quelli che sono banditi..............
Io sempre scrissi e son per scrivere liberamente a V. Ecc. tutti quanti li andamenti ch'io veggo, sì per mutar proposito, sì ora a lode ed ora a biasimo, secondo li portamenti: ben prego V. Ecc. e li Secretarî, che di quello ch'io scrivo o male o bene mi tengano secreto, chè Dio mi è testimonio, che non affezione, non odio ch'io porti più a l'uno che a l'altro, ma l'amore de la giustizia mi spinge a scrivere e dire quello che accade.
Appresso, questo ferito Capitano de le genti del Sig. Giovannino credo che risanerà: quando è stato un poco meglio io l'ho interrogato da lui solo e da me, e poi ho fatto una nota di quanto m'ha risposto, copia de la quale mando a V. Ecc. Credo che in parte dica il vero e in parte anco lo taccia: non di meno quella può fare congiettura del resto. Io le manderò anco alcuni altri testificati ad agio. Il prete da Soraggio de li Bosi che ad instanza del Commissario di papa Clemente era stato preso, cioè che diede quando venne qui, or ora è morto dopo un mese ch'era stato ammalato. Non ho mancato, poi ch'io son stato qui, ch'io non gli avessi fatto levare li ferri e andare li medici e li parenti, e padre e fratello per sua cura, e fargli tutte quelle provvisioni che mi sian state possibili; tuttavolta è morto, e sta ben morto, perchè era una mala bestia, e teneva in grandissima paura tutto Soraggio, e stuprava uomini, e dava ferite e bastonate, e ogni dì n'avevo reclami. Altro non accade: a V. Ecc. sempre mi raccomando.
Castelnovi,[291] XX iulij 1524.
CXLIII[292]
Al medesimo
Ill. Sig. Sig. mio osseq. Benchè io creda che non abbia di bisogno, pure perchè alle volte interviene de le cose ch'altri non pensa, non sarìa fora di proposito che V. Ecc. facesse provvedere una soma di polvere in queste fortezze, fra qui in Castelnovo, Camporgiano e le Verucole, in ogni caso che potesse avvenire, perchè la polvere qua è molto cara: e avendone V. Ecc. in Rubiera, quando quella ne volesse mandare una soma di là, io comanderò da qui a qualche giorni di farla pagare de li denari de la gabella qui. Al presente non ci è ordine di pagarla, per avere la gabella debito per altre occorrenze. V. Ecc. farà cosa grata a questi uomini, e ancora li inanimerà; chè a non farlo, queste fortezze non hanno provvisione alcuna quando accadesse alcuna cosa; sicchè V. Ecc. pigli quello più espediente le pare: alla bona grazia de la quale del continuo mi raccomando.
Ex Castelnovo Carfignanae, die 24 iulij 1524.
Excellentiae Vestrae
Servitor, Ludovicos Ariostus.
CXLIV
Al medesimo
Ill. ed Ecc. Signor mio. Chi facesse impiccare quattro o cinque che sono in questa provincia, basteria, senza bisogno di mandare qui altri balestrieri, nè fare altra spesa: e questi sono Battistino Magnano e Donatello e certi suoi compagni da una parte e l'altra, e quel Cornacchia da Sommacologna, de li quali tutti n'ho fatto più volte querela a V. Ecc. Circa al Cornacchia ho scritto già il modo come si potria avere per la via de' Lucchesi: ma questi altri che sono di più importanza, adesso è accaduta la occasione che V. Ecc., volendoli, li potrà avere. È accaduto per quel prete de li Bosi che è morto qui prigione, che Mess. Nicolò cognato di Pierino Magnano ha mandato a pigliare la possessione a suo nome de la chiesa di Soraggio, e v'ha mandato e vi fa stare continuamente Battistino prefato e Donatello e li compagni che sono in tutto circa XII, tutti banditi e assassini. Questo Soraggio confina con Reggiana, e da Castelnovo di Reggiana vi si può ire in un tratto: bisogneria a mio giudicio che V. Ecc. commettesse al Capitano di Reggio che mandasse segretamente li suoi balestrieri con buon numero di genti a piedi che arrivassino una notte a questa chiesa, che tutti li pigliarebbono a man salva, e questa provincia resteria netta. Sarìa anco bene che 'l Capitano de' balestrieri avesse una patente di V. Ecc. acciò che potesse comandare nel paese che se gli movesse contra, e quando non si potesson pigliare, s'assediarìa la chiesa, che si avriano ogni modo. A questo effetto avevo scritto al Commissario di Pietrasanta che mi mandasse fin a 30 uomini: si è escusato che sono occupati ne li ricolti, e anco me ne dissuade perchè sono villani, e per conseguenza cattiva gente. Avevo scritto al Capitano di Reggio, ma il prolungare che fa a darmi risposta, mi fa dubitare che non sia per far a mia instanza cosa alcuna. Ora io ricorro a V. Ecc., in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi, 24 iulij 1524.
CXLV
Al medesimo
Ill. Sig. mio. Gli uomini di Cicerana or ora m'hanno riferito che Donatello con parecchi banditi è in quella terra, e ieri usò certa violenza a un poveruomo, che messero taglia ad esso poveruomo, e, non la potendo pagare, lo battêro. Se quelli dal Sillico che vorriano la grazia da V. S. facessino quello che già s'hanno profferto, di cacciar li altri banditi, questi ribaldi non si ardiriano di stare in Cicerana.
Appresso, li balestrieri oggi erano iti così a solazzo a piedi alla Pieve, che qui a un miglio è lontana, e volendo andare alla canonica, fu loro asserrato l'uscio incontro da questi fratelli del Moro dal Sillico banditi, e facendo punta li balestrieri d'entrare dentro, si affacciò un di loro, e disse alli balestrieri che se non si levavano li taglieriano a pezzi. Il Capitano mandò subito ad avvisare. Io m'ero mosso con questi altri balestrieri per andarlo a soccorrere, e quando son stato fuori del paese mi è venuto un balestriero all'incontra, che mi ha detto che il prete per un uscio di drieto li ha fatto fuggire. Io sono tornato indrieto, ed ho scritto questa perchè ho un messo ch'or ora parte, nè posso sapere questa cosa in tutto, perchè il Capitano de' balestrieri non si è ancora veduto, ma solo per avvisare V. S...............
CXLVI
Al medesimo
Ill. Signor mio. Io credo che l'esibitore di questa Mess. Giacomo pisano si lagnerà che la causa che già molto tempo pende fra lui e Pier Morello non sia stata condotta a fine; e perchè V. Ecc. non creda che la colpa sia mia, io le fo intendere, come avendo io chiamato li quattro deputati sopra la gabella, alli quali e insieme a me la causa fu commessa, e ben veduti e considerati li capitoli de la gabella, e pigliato informazione da tutti quelli che per li tempi innanzi erano stati conduttori di essa gabella, e da quelli ch'avevano ricordo di poi che tal gabella fu constituita fin al dì d'oggi: ed essendo ben certi che se Mess. Giacomo doveva essere assoluto o non da la parte di esso Pier Morello, solo ne restava un dubbio se la parte perdente dovea essere condennata ne le spese o non; nè essendo li prefati quattro nè io giurisperito, ci accordammo di domandare sopra questo dubbio consiglio: e perchè li Capitani giurisperiti della provincia vedevamo sospetti alle parti, deliberai di mandare il processo a Lucca, siccome in luogo dove più presto avessimo risposta che da Ferrara, la quale ci pareva troppo rimota. In questo tempo Pier Morello, o diffidandosi di Lucca e che il consiglio venisse per lui o pur desiderando di mandare la cosa in lungo, ebbe ricorso a Ferrara, e fece venire una lettera la quale commetteva che per modo alcuno io non avessi a risolvere secondo il consiglio di Lucca, ma che volendo consiglio l'avessi a domandare a Ferrara. Per questo io domandai il processo alle parti per mandarlo a Ferrara, e prima questo pisano rispose che non voleva dar la sua copia fuori nè permettere che la sua causa fosse veduta da altri, ma che fusse giudicata secondo il Sig. l'aveva commessa, cioè da me e da li quattro. Pier Morello non voleva dare se non quelli atti che erano stati fatti dai predecessori............ per questo io non ho fatto altro, se non che mi sono assunto di accordarli; ma Pier Morello non volse venire ad accordo. Gli uomini di Castelnovo mal volentieri vengono a dar sentenza contro li quattro che erano l'anno passato, per non far danno a l'una parte o a l'altra. Pur quando V. Ecc. mi liberi ch'io sentenzî secondo la prima commissione, cioè secondo il parere de li quattro, io espedirò la cosa subito. Quando anco le paia che si pigli consiglio a Ferrara, mi commetta ch'io astringa l'una de le parti o amendue insieme a far levare il processo, ch'io lo manderò a V. Ecc., in buona grazia de la quale mi raccomando.
Castelnovi ......... 1524.[293]
CXLVII
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Anco per altra mia vi abbia scritto il medesimo, per questa ancora avviso le eccelse S. V., che non mancherò di fare satisfare quelli vostri di Cardoso delle loro capre; e anco circa il fieno, che loro dicono esserli stato tolto da questi di Valico, non mancherò loro di ragione: e a V. eccelse S. mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, 25 iulii 1524.
CXLVIII
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Signor mio. La lettera di V. Ecc. dì XXI di questo mese, appresso il buono effetto venuto con quella de li 25 schioppettieri, e così il Castellano mandato per le rôcche de le Verugole, sono stati tanto grati agli uomini da bene ed amatori di pace di questo paese, che di nuovo quella può far conto di aversegli acquistati per fidelissimi sudditi. Alla lor giunta tutta li banditi hanno sgombrato il paese, nè credo, finchè ci stiano, che se ne senta alcuno. Io ho messo di questi schioppettieri una parte a Camporeggiano e una parte a Castelnovo, ma nè a Castelnovo nè a Camporeggiano li lascierò fermare, perchè vorrò che vadano in volta per il paese; e così ieri cominciai, e ne menai meco una parte a Sassi, per far provvisione a quella rôcca, come V. Ecc. per la sua mi commette, de la qual rôcca, non so se quella n'abbia ricordo, ma sappia che gli è luogo molto più forte de le Verugole, e di manco guardia assai, e fra gli altri Cristoforo Casanuova ne potria dare cognizioni a V. Ecc. che già l'ha veduta e parlatone meco. È situata in luogo importante perchè è alle confine de' Fiorentini e de' Lucchesi, e tanto vicina a Castelnovo, che quando accadesse un bisogno, e vi fosse un Castellano, questi uomini più volentieri vi fuggiriano le sue robe e le sue brigate, che non fariano a Barga e ne l'altre terre vicine, come hanno fatto a questi dì. E perchè V. Ecc. mi scrive, ch'io veda di aver questa rôcca in le mani e ch'io vi ponga un Castellano a mio modo, io fo congiettura che a quella sia stato scritto che qualche bandito la tenesse e qualche nimico di V. Ecc. Quella sappia che in quella rôcca non stà alcuno, nè anco vi può stare perchè è tutta discoperta: gli è ben vero che in questi sospetti il Casaia e alcuni de la parte francese che avean sospetto de li banditi, e la parte italiana che da Rocca e da S. Romano ha fatto venire Pierin Magnano si erano ridotti a Sassi perchè la chiesa di quella terra la quale è congiunta con la rôcca è d'un Antonino nipote del quondam Ser Ferdiano, e la più parte de la terra di Sassi è de la parte francese; e per questo non solo adesso, ma anco in gli altri tempi li banditi che sono de la parte francese spesso danno di capo a Sassi, con grandissimo dispiacere de la parte taliana che non vorria che li nimici avessino ridotto alcuno; e non pongono all'incontro che essi taliani tengono la rôcca di Cicerana e quella del Sillico, che son qui in su gli occhi a Castelnovo, e con molta più querela del paese, perchè nè a Sassi, nè a quella via è mai stato fatto assassinamento alcuno, ma di quello che sia stato fatto da quest'altro canto V. Ecc. si debbe ricordare: ancora li pover uomini di Cicerana stan nel danno de li cento ducati che pagâro al prete. Sarìa ogni modo ben fatto che ne la rôcca di Sassi stesse un Castellano col suo salario, che sono undici lire al mese che paga questa gabella di Castelnovo, e credo che abbia certo poco ancora di condennagione. Forse un uomo con un famiglio basteria a guardarla per tempo di pace, e li banditi sapendo che ci fosse un Castellano non capitariano a Sassi, e il prete medesimo nipote di Ser Ferdiano e questi uomini me ne pregano, perchè il venire che fanno li banditi e seguaci in quel luogo non è lor se non dannoso; ma non li ponno negare, per averli essi già serviti ne li lor bisogni, di dar lor mangiare e bere. E perchè V. Ecc. mi scrive ch'io vi ponga un Castellano a mio modo, secondo che mi pare il bisogno, avevo pensato di porvi due di questi schioppettieri mandati, ma vedendo che non c'è alcun coperto, ho lasciato stare ed ho fatto chiamare li uomini de le Terre nove per domani a parlamento, li quali uomini sono obbligati a riparare questa rôcca, perchè V. Ecc. dona la tassa della metade de le lor condennagioni, e farò che subito sia riparata e che il Castellano vi possa abitare, perchè non avessero a farlo queste genti del Sig. Giovannino. So che Pierino ritiene che il Casaia e prete Bartolomeo da Gragnanello non siano di questa parte francese, ma io non ho di ciò alcun sentore nè indicio alcuno: e se ben il Casaia e il detto prete si partì e andò a Sassi, il Capitano de la Ragione mi farà fede che fu di suo consiglio e commissione, e questo perchè avendo Pierino fatto venire questi banditi, e da l'altra parte avendo il Casaia fatto venire degli altri forestieri, de la contraria parte, e dubitando che l'una parte e l'altra si attaccasse insieme, perchè ne vedeva di manifesti segni, consigliò li detti Casaia e il prete più presto a levarsi che a tener qui pericolo di voltare ogni cosa sottosopra, e così feceno. Ora Pierino quanto può s'affatica di voler mostrar che la partita di questi sia stata una ribellione, e quando questo Capitano del Sig. Giovannino rimase ferito a Camporeggiano, Pierino, oltra che io avessi mandato li balestrieri, mandò una quantità de li suoi a torlo, e se lo voleva far portare in casa, e poi ch'io l'ho avuto in rôcca, ogni dì veniva o mandava a persuaderlo che si levasse di qui e andasse a casa sua perchè staria meglio, di modo che ho avuto fatica a far che questo ferito aspettasse la risposta di V. Ecc. E questo Pierino facea tutto perchè avendolo in casa sperava di farlo dire a suo modo. Ultimamente poi c'ho avuto la risposta di V. Ecc. l'ho lasciato partire; ma prima l'ho persuaso, e così è stato contento di farsi portare in l'alloggiamento del Capitano de' balestrieri, come loco che non sia sospetto nè all'una parte nè all'altra, ma dubito che non camperà: pur se campa oggi, il medico dice che n'averà speranza. E quanto Pierino si affatica a voler far conoscere che il Casaia abbia colpa di questo movimento, fa altrettanto il Casaia per farmi vedere che se ho sospetto che in ciò v'ha colpa, ch'ella sia di Pierino............. e che poi quando il tamburino venne a domandare la terra, venne seco un parente di Pierino pur da Fivizzano e parlò con un altro parente di Pierino da Barga che era qui lungamente, e poi quel da Barga parlò con Pierino, e Pierino gli fe' mandare da mangiare e da bere per sei compagni: e che poi che questa gente si fu ritirata a Camporeggiano, in Camporeggiano Pierino parlò lungamente col Capitano Todeschino che ora è qui ferito e ancora parlò con altri suoi parenti che erano nel campo di là. Queste cose son ben vere, ma non credo già che Pierino le facesse a male effetto; pur li suoi nimici le interpretano del modo che esso fa la lor partita, sicchè l'una parte e l'altra ha che dire, e così è come la intendo io. Voglio anche che V. Ecc. le sappia, perchè ne possa far quel giudicio che le pare, e come ho fatto pel passato sarò per far per l'avvenire, di avvisar sempre V. Ecc. di tutto quello che sento, e dir male e bene de l'una parte e de l'altra secondo i lor portamenti. Fin ch'io starò in questo officio non sono per avervi alcuno amico, se non la giustizia.
Ho fatto a Pierino e agli altri li ringraziamenti o comendamenti che V. Ecc. mi commette, chè ho lor letto la lettera di V. Ecc. ne le parti che appartengono a loro, avvenga che per una lettera di quella già serà fatto il medesimo.
Ho scritto al Capitano di Fivizzano, e a quelli officiali in Lunigiana, e ho fatto far una grida publica che gli uomini di Fivizzano e d'ogni altro luogo possano venire sicuramente in questa provincia. Ho fatto chiamare il parlamento per li uomini de la Vicaria di Castelnovo, dove parlerò delle cose de li uomini di Silicagnana, et etiam di por sul generale la spesa fatta per questo movimento, secondo che V. Ecc. mi comanda. E lunedì anderò a far il medesimo a Camporeggiano, chè per quel dì ho fatto chiamare quelli altri a parlamento, dove parlerò e mi sforzerò che sia fatto provvisione alle rôcche de le Verugole. Del successo avviserò poi V. Ecc., in buona grazia de la quale mi raccomando intanto.
Castelnovi, penultimo iulij 1524.
Or ora son venuti due del paese di Lucca, che dicon tornare di Lunigiana, e riferiscono che le genti del Sig. Giovannino hanno presa una fortezza detta la Bastia ch'era tenuta inespugnabile, e questo per mezzo de li mastri che l'avean fatta, con certi altri, e che sono a campo a un altro luogo detto Monti del marchese Spinetta, e che quelli fanti dicono che avuti questi anderanno a Fossadinovo, ovvero torneranno in Carfagnana.[294]
CXLIX
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Perchè ho inteso che a Gurfigliano, in casa di quello prete Michele, sono alcune robe della buona memoria del conte Giovanni da Santo Donnino, rubate da quello Giovanni Maddalena; prego le V. eccelse S. voglino sequestrare quelle robe in mano a quello prete per inventario, acciocchè quelli che le ruborno non l'abbino a godere, e che le possino avere coloro a chi pervengano di ragione: e alla buona grazia delle prefate V. eccelse S. mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, die primo augusti 1524.
CL
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Sig. mio. Ebbi da V. Ecc. l'avviso come ella avea commesso al Capitano di Reggio che mandasse a Soraggio per pigliar quelli banditi ch'eran nella chiesa, ed io per essergli più presso a dar soccorso se bisognasse, mi mossi con li schioppettieri verso Camporeggiano e allora incontrai uno che mi diede una lettera di Giacomo di Pasino Capitano de li cavalleggieri di Reggio, per la quale mi avvisava che la sera dinanzi era giunto a Soraggio e avea trovato in la chiesa un figliolo e un nipote di Bastian Coiaio e altri compagni, circa X, e tutti li avea presi, e che li menava verso Reggio: ma il medesimo messo che mi diè la lettera mi disse che alla giunta di questo Giacomo di Pasino a Soraggio, Battistino Magnano e Margutte da Camporeggiano banditi e assassini pubblici eran con gli altri, ma che facendo lor spalle quest'altri che non eran banditi, se n'erano fuggiti, e che ci avean avuto tempo perchè avean veduto venire li balestrieri da lungi, imperocchè questa compagnia era giunta a Soraggio su le XXII ore: de la qual cosa ho avuto dispiacere che questo Giacomo non sia stato tanto avveduto, che non abbia saputo giungere di notte, o su l'alba, sicchè non s'abbia lasciato vedere prima che sia stato lor addosso. Io non so se l'abbia fatto scioccamente, o pur d'industria, perchè di poi m'è stato detto che la moglie di Bastiano Coiaio è parente di Giacomo di Pasino. Sit quomodocumque, io sento grandissimo dispiacere che quelli due ribaldi sieno campati. Donatello con un altro bandito detto Venturello s'era partito poco prima. Io non so che farà il Capitano di Reggio di questi che son stati menati prigioni: non sarìa male di dar loro qualche ricordo, chè sempre non avessino a favorire e star con banditi: e forse chi li esaminasse intenderia da loro qualche andamento di questi ribaldi. V. Ecc. farà quello che gli parrà.
Ier sera fui alle Verugole, e trovai quella rôcca fornita solo di tutti li disagi: ho detto al Castellano che mi mandi la nota di quanto gli bisogna...... Io non mi partirò da Camporeggiano dove sono ora, che gli farò provvisione di tutto quello che occorrerà; ma ho da far con mali villani. Ieri feci chiamare a parlamento perchè facessino provvisione di quattro guardie da porre ogni notte in le Verugole: mi risposeno che non lo volevano fare perchè non erano obbligati, e che pagavano per quelle rôcche 4 bolognini il dì, e che toccava a V. Ecc. farle guardare, e non già ad essi: pur impetrai dopo molte parole che ne mandassino due per quindici giorni, tanto ch'io avessi scritto e avuto da V. Ecc. risposta, e difficilmente furon contenti. Come già quella può sapere, il luogo è grande e col suo salario compito si vi solea tenere 14 persone, sette per rôcca. Ora che la cosa è ridotta a cinque, male si potranno guardare, cioè quando accadesse qualche novità di guerra; ma quando fossimo liberi da quel sospetto, credo sieno assai: pur Bernardino dal Doccie non sta molto sicuro, mentre che queste genti del Signor Giovannino stanno in Lunigiana, che partendosi la sera potriano essere all'alba alle Verugole; e per questo m'ha pregato ed io son stato contento di dargli due di questi schioppettieri appresso. La provvisione più necessaria, che è di far murare una porta che non è molto importante, che serà più sicura che far di novo perchè è marza e guasta, e far conciar la cisterna, farò prima ch'io mi parta di qui; e ho pur disposto gli uomini che questo faranno a sue spese. Circa il resto io vederò li suoi capitoli, e quello che saranno obbligati vorrò che facciano. Del resto V. Ecc. serà prima avvisata che si faccia altra spesa. Qui ne la rôcca di Camporeggiano ho posto Santo Giacomello Castellano, la quale similmente è senza provvisione alcuna: di questa similmente, come di quell'altre, farò poi ch'avrò veduti li capitoli di questa Vicarìa: ma poca spesa farebbe questa Vicarìa non molto forte; e fortificata questa cognosco che in queste parti non sariano di bisogno altre fortezze nè di fare altra spesa, e poi vi porrò due fanti finchè V. Ecc. mi avviserà diversamente. Altra persona non saprei che porvi, perchè nessuno del paese saria buono, nè nessuno vi vorria entrare, se non sapesse d'avere la provvigione di che V. Ecc. non me ne dà avviso alcuno. V. Ecc. scrive che manderà anco un Capitano a Camporeggiano, e non ha mandato se non quello de le Verugole. Non so quanto abbia determinato, ma dico ben secondo il mio parere che stava meglio un Castellano in la rôcca di Camporeggiano che in le Verugole per essere più utile a quelli uomini che in Camporeggiano stesse un poco di guardia che in le Verugole che è lor più lungi, ed anco mi pare che con poca poca spesa la rôcca di Camporeggiano si farìa molto più forte che quella de le Verugole, ed è di minor guardia assai; pur a quella stà di fare il parer suo. Ma riparato e provvisto a queste tre rôcche, Verugole, Camporeggiano e Sassi, meglio saria minar l'altre, o smantellare e aprire di sorte che banditi o altri nimici non vi potesson alloggiar dentro; ma meglio e più pace del paese saria a guardarle. Ecci anco la rôcca di Trassilico, che quando V. Ecc. non vi voglia porre altro Castellano, non sarìa forse mal fatto che il potestade vi stesse dentro, poi che a quella pare che 'l podestà abbia da stare a Trassilico, perchè vi starìa esso più sicuro e sarìa causa che quelli uomini la terrìano riparata, come sono obbligati; e intendo che è condotta a tal ruina, che forse il volere ripararla sarebbe oramai tardi: pur quando questa fosse volontà di V. Ecc. la anderei o manderei a vedere. Circa alle rôcche sia per ora detto assai.
Di quanto V. E. mi scrive di far salvo condotto a quelli banditi che per la lettera venuta da parte di questi uomini era stata pregata, dirò a quella.... che l'intenzione del paese è stata di supplicare V. Ecc. che abbia per raccomandata questa provincia e per sua salute faccia le provvisioni necessarie, ma dimandare salvo condotto o grazia per Bastiano Magnano e Donatello e Venturello e certi altri assassini o di pessima sorte, V. Ecc. sappia che nè il Comune, nè uomo da bene è stato chiamato a questo, ma Pierin Magnano e Maestro Gian Piero e Aconzio, c'hanno fatto una lega insieme e voglion guidare ogni cosa a lor modo con Ser Evangelista or Cancelliero de la Comunità, hanno fatto questa lettera a V. Ecc., senza chiamar consiglio, e senza participazione d'alcun altro. Se questi ribaldi fosson banditi per uno omicidio o due soli, V. Ecc. potria compiacere, non dico il Comune, chè esso non domanda questo, ma ciascun di questi particolari: ma voler far grazia ad ammazzatori, publici assassini, e che non vivon se non di porre taglie, se tutto il mondo ne pregasse V. Ecc., quella non lo dovria fare. Il balestriero che fu mandato di qui con lettera di credenza è uomo da bene per soldato, ma è tanto di questa parte taliana per aver moglie una parente di Ser Evangelista, ch'io dubito ch'abbia detto a V. Ecc. a favor d'una de le parti e a biasimo de l'altra più che non richiede il dovere, e massime ch'abbia fatto grandi li meriti di questi banditi, li quali se son venuti in favore di questo paese V. Ecc. non creda che sia stato perchè gli siano tanto affezionati più degli altri, ma per difensione de la lor fazione, vedendo che con li nimici veniva il Cornacchia e li figlioli di Pier Madalena, e quelli da Pontecchio, cioè Ulivo e il fratello che sono lor nimici capitali: pur e di questa come de l'altre cose mi rimetto a V. Ecc......
Or ora ho avuto avviso che 'l Capitano Todeschino che fu ferito è morto. Un che gli attendeva ne la sua infermitade e a chi io aveva commesso che meglio che potea si sforzasse di cavarne quel che l'avea mosso a venir in qua, mi ha riferito che sino alla morte è stato nel fermo proposito che 'l Sig. Giannino nulla ne sapea, ma che quel giudice da Fivizzano l'avea mosso, con speranza che, succedendo le cose ad vota, il Sig. Giannino dovesse essere contento e pigliar questa escusa che li uomini l'avesson chiamato. Io scrissi a V. Ecc. che la Bastia era perduta; di poi hanno avuto monte di Simone dove hanno preso il marchese Spinetta e moglie e figlioli. Si dice che v'è stato tradimento. Son per ire a Fosdinovo, dove il marchese Lorenzo si fa forte ed ha aiuto da San Giorgio.[295] Altro non occorre. A V. Ecc. mi raccomando.
Camporegiani, 2 augusti 1524.
CLI
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini etc. Ho visto quanto le V. eccelse S. scriveno: le ringrazio del buono animo. È ben vero che io prego quelle, che la medesima commissione hanno dato al suo vicario di Castiglione, la voglino ancora dare al vicario del Borgo, di Camaiore, ed altri suoi officiali; che scadendo che quelli tali li capitasseno alle mani, tengano via di averli e pigliarli. Circa quello che le prefate V. eccelse S. mi scriveno della commissione data al suo bargello di venire dove accaderà, per adesso la grazia del mio illustrissimo Signore mi ha dato braccio, che se capitano in queste parti, da poterli castigare. Ho parlato a bocca con il suo vicario di Castiglione, e conferito l'ordine si ha a tenere acciò la cosa abbi effetto: e alle V. S. di continuo mi raccomando.
Ex arce Camporeggiani, die 2 augusti 1524.
CLII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Ieri, essendo a Carreggine, mi venne un messo di V. S. con sue lettere, per le quali mi avvisano, come li cavalli e fanti mandati dal governatore di Reggio avevano preso a Soraggio alcuni banditi di V. S., e che io facessi intendere al detto governatore le convenzioni e capitoli che sono fra V. S. e il mio illustrissimo signore; e io, come sempre, desideroso di fare piacere e servizio a quelle, per il medesimo messo scrissi al governatore in buona forma, e non dubito che non faccia il medesimo ch'io ho fatto per il passato e sempre sono per fare, purchè si trovi essere vero che in questi, che il capitano del governatore ha menato a Reggio, siano quelli banditi di V. S.; ma nella lista che mi mandò il detto capitano, quando si partì da Soraggio, già non era nominato quel Jeronimo. Pure credo che oculata fide il governatore di Reggio farà vedere al messo di V. S. tutti questi prigioni, acciò che conoschi li suoi banditi, se vi sono; ed essendovi, e non li volendo il governatore dare (il che però non credo), io sono per scrivere cento lettere non che una all'illustrissimo Signore mio, acciò che V. S. abbino il suo intento. Bene le prego, che per fare la volontà mia, che ho verso quelle di buona optima[296] che l'officio c'ho sempre fatto e sono per fare per quelle, esse all'incontro vogliano fare per me, di porre qualche industria di far pigliare e darmi nelle mani Battistino Magnano di Castelnovo e Margutte da Camporeggiano suo compagno, li quali intendo che spesso si riducano in Tramonte e su quel di Castiglioni, e vanno villeggiando per le terre di V. S.; che più facilmente riusciria a V. S., delle quali non hanno sospetto, a farli pigliare, che a me dal quale si guardano con troppo vigilanza, massimamente al presente che il signore mio m'ha mandato 25 stioppettieri a piedi, oltra li cavalli ci ho per ordinario. Quando V. S. mi faccino uno piacere di questa sorte, stiano secure, che quello c'hanno di me in maggior parte al presente, averanno poi in tutto, sì che non meno potranno disporre di me e di questa provincia in cosa di giustizia, che possa lo illustrissimo Signor mio. In buona grazia di V. S. sempre mi raccomando.
Camporeggiani, 5 augusti 1524.
CLIII
Agli Otto di Pratica in Firenze
Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi. Li esibitori di questa, Barone e Corsetto da Vagli di sopra, vengono a V. S. per far loro intendere, in nome del suo Comune, di certe bestie che fur lor tolte dagli uomini de la Cappella del capitaneato di Pietra Santa; di che esse forse debbono essere informate, chè di questo anco l'anno passato, quando fu il caso, lo Ill.mo Signor mio scrisse a Vostre Signorie, o fosse alli predecessori suoi; e quelle mi par che commettessino, che a questi nostri di Vagli fosson le bestie restituite, o che essi fosson soddisfatti del prezzo: ma tal commission non fu però eseguita. Ma che ne fosse causa, li detti uomini mandati riguaglieranno Vostre Signorie, le quali prego dieno lor buona udienza e indubitata fede, perchè non sono per esporre se non la verità; e che appresso nella differenza c'hanno per certi lor paschi con detti uomini de la Cappella, che sia lor servato quello che per antiqua composizione (come appare per li contratti che son fra l'un Comune e l'altro) è stato lungamente in uso, e le parole del contratto sieno interpretate per la equità e non con cavillazioni, sì che tranquillamente possano vicinare insieme. Ho fede nella benignità di Vostre Signorie che si degneranno ascoltare le ragioni di questi nostri, e non tollereranno che sieno trattati con tal violenza da questi de la Cappella; li quali per esser sotto la protezione e favore di Vostre Signorie si arrogano più di autorità, che non credo che sia volontà di quelle ch'abbiano. Che se bene per essere suoi sudditi li hanno cari, non credo che però abbiano men cara la giustizia. Credo che di questo anco a Vostre Signorie scriva il capitano suo di Pietra Santa, il quale è assai informato della cosa, e mi confido nella prudenza e bontà sua, che farà relazione della verità. E in buona grazia di Vostre Signorie sempre mi raccomando.
Castelnovi Carfignanae, 29 augusti 1524.
CLIV
Ai medesimi
Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi. Io ho dato commissione agli esibitori di questa, che poi che delle sue faccende, per che vengono, avranno parlato a Vostre Signorie, che anco da mia parte faccian loro intendere uno assassinamento fatto ieri a un pover uomo di questa provincia (appresso gli altri grandissimi, che a' dì passati gli avevan fatto) da alcuni ribaldi da Barga, e in specialità da uno detto Matteo del Mazone. Prego Vostre Signorie che circa questo prestino lor fede, quanto a me proprio; e che appresso, intesa la cosa, ne faccian quella dimostrazione che merita la giustizia, e io ho fede che sieno per fare, sì che questi da Barga ne piglino tal esempio, ch'ogni dì non abbiano questa provincia in preda. In buona grazia delle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, 29 augusti 1524.
Ho preso informazione, e intendo che col detto Matteo era un detto il Moro del Pazaglia, Luchino di Paolo d'Ochi e un detto Coietto, e altri, di chi non so il nome.
CLV
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini, domini observandissimi etc. A' giorni passati scrissi a V. S. di certe robe e forzieri sono appresso quel don Michele rettore della terra vostra di Gurfigliano; le quali sono robe tolseno quelli tristi che assassinorno quella povera donna del conte Gian Maria da Santo Donnino e il figliuolo, che le portorono là; e V. S., per sua grazia, per sue lettere commisseno a detto prete le tenesse appresso di sè, nè le dovesse dare senza licenza di quelle. Il perchè queste robe, se sono di quelle del conte, si spettano alli frati e monache qui di Santo Francesco, che sono eredi, e a uno altare: se anco sono di quelle di quelli assassini, si spettano alla camera del mio illustrissimo Signore. E perchè quelli ribaldi su ciò molestano il prete, e le vorrebbeno; per tanto, acciò non si possino gloriare di avere la roba e morte le persone, e che la sia data a chi si spetta, V. S. siano pregate, e anco per la giustizia, commettere al suo magnifico vicario di Castiglioni, mandi per dette robe per parte di quelle, e me le facci portare qui a me; e io molto bene farò pagare li portatori; e a V. S. mi raccomando, offerendomi ad similia etc.
Castelnovi Carfagnane, 7 septembris 1524.
CLVI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ebbi grandissima allegrezza, quando io viddi passare di qui le genti di V. S.; ma maggiore, quando per lettere di quelle, e per una del suo magnifico commissario mandato a Castiglioni, ho inteso che sono mandati ad effetto di reprimere la temerità di alcuni omicidiali sudditi suoi, e anco di questa provincia, che sono tutti una lega. Io sarò insieme con il commissario di V. S. spesso, e con lettere e in persona; e in tutto quello che io potrò, per operare che la violenza non possa più della giustizia, non mancherò; e V. S. stiano sicure, che non meno ponno disporre di me che di uno suo deditissimo, perchè così è la volontà dello illustrissimo Signor mio, e appresso la inclinazione mia e osservanza che ho verso quelle, in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 19 septembris 1524.
CLVII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini, domini observandissimi etc. Per altre mie quali scrissi pochi giorni fa a V. S., e circa quelle robe furono tolte a Santo Donnino per quelli che assassinorno quella povera donna del conte Giovanni e il suo figliuolo, le quali robe si ritrovano in Gurfigliano, terra di V. S., appresso di quello prete Michele rettore lì, e pregai V. prefate S. volessero commettere al suo magnifico vicario di Castiglioni, che mandasse per dette robe, e me le facesse condurre qui a me, che io farei satisfare alli portatori; e questo per essere robe tolte in el mio commissariato, e che si spettano a frati, monache, e uno altare lì in Santo Domenico; e per quanto mi hanno riferito li frati qui, dicono aver avuto da V. S. che quelle risponderebbeno a me, e che si contentavano veder le ragioni di detti frati, monache e altare: pertanto per questa mia faccio noto a V. S. che io ho visto li testamenti e del conte Carlo vecchio e del conte Giovanni suo figliuolo ultimamente fatti per cadauno di loro, abbenchè per certi altri vostri cittadini costì e della casa di Santo Donnino mi fusse mostrato un altro testamento di detto conte Carlo, il quale per l'ultimo suo prefato fu ed è annullato; e per adesso mando a V. S. la copia dell'ultimo testamento del conte Giovanni, per virtù del quale dette robe si spettano a detto altare, frati e monache, acciò quelle siano chiare, che senza causa licita e onesta non mi sono mosso a così richiedere V. S., le quali so che per giustizia e conscienza non sono per mancare alle giuste domande: e così le prego di nuovo, voglino fare ordinare, per quel miglior modo a loro parerà, che io abbi queste robe per distribuirle a chi giustamente si pervengano. E a quelle mi raccomando e offero.
Castelnovi Carfagnane, 20 septembris 1524.
CLVIII
Ai medesimi
(inedita)[297]
Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. Hercole Saltarello, nostro gentilhomo ferrarese, per sue lectere et per homo mandatomi a posta, mi pregha con grandissima instantia ch'io facci opera di acconciarlo con Y. S. per soldato, overo per capo di qualche cavalli leggieri o fantarie, et nel suo scrivere monstra che crede V. S. siano per fare molto per me. Io perchè non posso negare alli amici, maximamente che siano homini da bene, alcuna cosa che mi ricerchino, ancora che la mia domanda mi paia un poco temeraria, ho più presto voluto incorrere in colpa di presumptione che di ingratitudine verso di amici et compatrioti mei, sì che V. S. mi perdoneranno s'io parrò troppo audace, et per loro humanità più che per miei meriti saranno contente, potendolo fare senza loro incommodo, di dare ricapito per mio amore a questo homo da bene, per il quale io prometto che sarà fedelissimo, et lo conosco per valente et discreto et per fare honore a chi l'havrà a V. S. rachomandato: in buona gratia delle quali mi rachomando sempre.
Castelnovi, XIII oct. 1524.
D. V. S. obser.mo
Lod.o Ariosto.[298]
CLIX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Già sono molti giorni e mesi passati, che, essendo ad instanza delli uomini di Gello stato ritenuto a Lucca uno delli nostri uomini delle Fabriche, il mio illustrissimo signore scrisse a V. S. quanto per la annessa copia esse si potranno ricordare; e V. S. furno contente farlo rilasciare, e parve che ponesse silenzio a questa differenza, perchè da quel tempo in qua non se n'è poi sentito altro. Or di nuovo mi riferiscono li nostri uomini di Valico di sotto, che pure per tal causa e per la medesima instanza uno delli suoi uomini è stato sostenuto al Borgo: per questo mi è paruto, più presto che consentire a loro volontà che dimandavano di fare ripresaglia d'alcuno delli sudditi di V. S., di ricordarli con questa mia, quanto questa cosa sia per dispiacere allo illustrissimo Signor mio, quando la intenda, e pregare e domandare di grazia a V. S., delle quali sono deditissimo, che siano contente di commettere che questo nostro sia subito relassato, e commettere alli suoi uomini di Gello, che desistano da questa impresa; e più presto quietamente e di concordia è da trattarla con lo illustrissimo Signore mio, che di nuovo si facci rivedere questa causa; chè, per quello che già fu fatto, sua Eccellenza si tiene avere riceputo torto, e il suo commissario non si portasse molto bene. Di questo prego di nuovo V. S., alle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, ultima octobris 1524.
CLX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Ricercato da questi mercatanti reggiani, li quali desidereriano intrare in Lucca, fo fede a V. S., come quasi ogni giorno ho lettere dal capitano di Reggio, e da' miei amici particolari, che mi avvisano di ogni cosa che accade in quella terra, e non sento, per lettere che vengono di là nè per persone, che vi sia alcuno sospetto nè pericolo di peste. Altro non occorre: a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 8 novembris 1524.
CLXI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io non ho dal signore Duca mio avviso alcuno di questo passaggio del Duca di Albania, nè da un commissario di sua Eccellenza che intendo essere con il detto Duca d'Albania, e me ne maraviglio forte. Dalli uomini di Silano, per lettere e per relazione a bocca di 3 delli miei che vi ho mandati a posta, ho inteso come iersera a ore due di notte arrivò a Silano uno terriero del detto Duca, che domandava vettovaglia per 14m. persone tra piedi e cavallo; e che questa sera, che serà alli 30 di decembre, arrivaranno a Silano. Ora io mando due altri nomini per avere più chiara informazione; e a V. S. mi raccomando.
Castelnovi, penultimo decembris 1524.
CLXII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. È accaduto a questi dì, quando la gente del Duca di Albania passorno per questa provincia, che alcuni soldati presero a Vitiana uno delli nostri, il quale andava drieto il campo per pigliare denari; che, per quanto ne ho relazione da uomini degni di fede, è giovane da bene; ma quelli soldati, o per rubarlo o per qualche suspizione che a loro nascesse, lo presero, come ho detto, e legaronlo, imputandoli che era delli banniti di questo paese, e che andava drieto al campo per fare qualche tristizia. Di poi accadde, che giungendo a Diecimo, incontrando uno suo parente detto Cristoforo di Lucca da Dessa, ed essendo da lui conosciuto, fu per opera di colui aiutato e favorito in modo che se ne fuggì. Pare che dalli prefati soldati sia stato fatto relazione a V. S., di sorte che hanno fatto pigliare il detto Cristoforo siccome uno commettitore di grandissimo fallo per avere liberato costui. Io fo fede a V. S. che questo che prima fu preso, nominato Battista di Gio. Andrea da Sassi, è di buonissima famiglia, nè da chi lo conosce è reputato se non per giovane da bene, e non ha bando nè condennazione alcuna; sì che nè quell'altro che l'ha liberato ha commesso per questo grande errore: onde io lo raccomando a V. S., e le prego che se non l'hanno ritenuto per altra causa, siano contente per amore mio liberarlo: in buona grazia delle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, 13 ianuarii 1525.
CLXIII
Agli Otto di Pratica di Firenze
Magnifici et excelsi domini, domini mihi observandissimi. Credo che a Vostre Signorie sia a mente, che alcuna convenzione è tra esse e lo Ill.mo signor Duca mio di non permettere che li banditi del dominio dell'uno stiano su quel dell'altro. La qual convenzione, poichè per il prefato Signor mio mi fu notificata, ho sempre integramente osservata in questa provincia a me da Sua Eccellenza commessa; chè li banditi di cotesta eccelsa Repubblica ho avuto nel medesimo conto ch'io ho li banditi e ribelli di Sua Eccellenza; e quanto più mi pare di fare il mio debito, tanto mi dà più da dolere il non mi vedere rendere il cambio. Già molti dì sono mi dolsi con Vostre Signorie che in Fivizzano, e nel suo capitaneato, era dato ricapito ad alcuni che di qui eran banditi per omicidii e assassinamento fatto in le persone del figliolo e della madre delli Conti di san Donnino; e da Vostre Signorie mi fu risposto che circa a questo avevan scritto al suo Commissario di Fivizzano, come avesse da fare. Ma qual fusse tal commissione e come quel Commissario avesse da fare, io non potei saper mai; se non che vedendolo pure perseverare in patire che tali ribaldi stessino in la sua provincia, mi pensai che così fusse di mente di Vostre Signorie, e mi stetti senza replicare altro, persuadendomi, che per qualche ragionevole rispetto esse volessino così; e mi bastò che quelle fussino da me state avvisate. Così voglio fare ancora al presente: notificare ad esse, che uno detto Bernardello da Ponteccio, bandito di questa provincia per tanti omicidii, furti, assassinamenti e violenze d'ogni sorte, che a volerle esplicare non basteria nè questo nè dieci altri fogli appresso; poichè non trova più ricapito altrove; chè non è luogo qui intorno dove non abbia fatto qualche enormissimo delitto; si è ridotto a Fivizzano, e per quanto mi ha riferito chi lui, e due suoi compagni non migliori di lui, l'un detto Pellegrino e l'altro Rafaello, ha veduti su quello mercato, hanno il salvocondotto da quel Commissario di starci sicuramente. Io n'ho voluto dare avviso a Vostre Signorie, e supplicarle, che se non è di suo consenso che ci stiano, e che si manchi delli capitoli e convenzioni, sieno contente per amor della giustizia di commettere che questi tre assassini famosissimi sieno presi, e fare che sia di loro eseguito secondo il merito; chè mi rendo certo che anco nel dominio di Vostre Signorie abbino commesso più di un delitto notabile, e quando qualche rispetto ritenesse quelle da far questo effetto, almeno comandino che siano cacciati, e non patischino che tal peste infetti il suo paese. Se anco per qualche causa (che io non so) a Vostre Signorie piace che abbino ricapito e favor su 'l suo, io non sono per oppormi alla volontà loro, e mi basterà che non sia mancato per me di non averne dato avviso: e se bene non serò ricambiato circa questo officio e debito, non resterà per questo ch'io non osservi, quanto dal mio Signore illustrissimo mi è stato imposto, di avere li banditi e ribelli di Vostre Signorie come capitali nimici di Sua Eccellenza, e che in questa e in ogni altra cosa ch'io possa, io non studi di sempre gratificare Vostre Signorie; in bona grazia delle quali sempre mi raccomando.
Castelnovi, 17 ianuarii 1525.
CLXIV
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini, domini mei observandissimi. Uno Paolino da Molazzana e uno Cecchino da Colomini sono ricorsi a me come, per lo officio che io tengo, loro protettore, che io preghi V. S. e li raccomandi due, l'uno figliuolo de l'uno, e l'altro fratello de l'altro; li quali esse hanno in pregione per essersi trovati con certi altri, che andavano drieto al campo del Duca di Albania a partecipare di certa carne; di che V. S. debbono essere meglio informate che me. Quando il loro delitto sia piccolo, come questi me lo narrano, che non si sieno trovati ad ammazzare le bestie, ma a pigliare della carne poi che sono state morte, li raccomando a V. S.; tanto più che essendo essi ancora soldati della compagnia di Betto Cartolaro, come questi mi dicono, l'avevano fatto con più sicurtà: sì che, essendo così, prego V. S. che per mio amore non li faccino patire per altri più di quello che merita la loro colpa; che quando fussino stati principali a questo o altro delitto notabile, io non sarei per pregare per loro, anzi mi dolerei che la giustizia non avesse suo loco. In buona grazia di V. S. sempre mi raccomando.
Castelnovi, 18 ianuarii 1525.
CLXV
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini, domini mei observandissimi. Le S. V. vederanno quanto a quelle, e similmente a me per le qui allegate, scrive il capitano di Reggio circa di quelli assassini presi dal barigello di V. S.; di che, quando al detto capitano sia stato referito la verità, come scrive, prego V. S., per amore della giustizia, siano contente darceli in le mani; chè cosa più grata non potriano fare allo illustrissimo Signore mio: e a quelle in buona grazia del continuo mi raccomando.
Castelnovi, 2 februarii 1525.
CLXVI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io sono per eseguire quanto V. S. mi ricercano, di fare publicare la taglia in contra quel Jeronimo da Castiglione ad ogni loro requisizione; nondimeno, perchè da alcuni giorni in qua il mio capitano delle genti che ho qui è in pratica con certe spie che li promettono di darglielo in le mani, mi pare, così parendo anche a V. S., di soprasedere alquanto, e vedere lo effetto che farà questa spia: che se al fine le promesse riusciranno vane, sempre si potrà venire a questa publicazione. Il detto Jeronimo non si trova al presente, per quanto mi è riferito, nel paese; e questo saria uno avvertirlo che non ci venisse, e che non si fidasse di venire in questa ducale provincia: pure al più savio parere di quelle mi riporto; in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 12 februarii 1525.
CLXVII
Ai medesimi
Magnifici etc. Alcuni nostri da Carreggine erano iti al Borgo, e avevan comprate due some di farina di castagne per portarsele a casa, non sapendo che ci fusse divieto alcuno questo anno, sì perchè loro parea che questo anno è assai buona ricolta, e che le cose dovessero essere più larghe del solito, sì ancora perchè vedevano che di questa ducale provincia si lascia estraere alli sudditi di V. S. ciò che vogliano: e mentre che le some si caricavano, che ancora non si erano partite dal loco, dalla famiglia di quel vicario fur loro levate le bestie e le some, sì come côlte in frodo. Io ho voluto ricorrere a V. S. sì come a quelle che mai m'hanno negata grazia ch'io abbi loro domandata, e pregarle che faccino rendere a questi poveri uomini la sua roba; che prima intendo, che questo anno non è stato fatto divieto alcuno per bando, o per altra via, che s'abbi potuto intendere che le robe che si vogliono per uso suo non possino ire fuora; e poi queste some sono state prese prima che si siano partite del loco, chè pure, quando apparisse che ci fusse frodo, l'uomo suddito delle S. V., che le ha vendute a persone che non le possano estraere, doverìa essere punito; chè esso non può avere la scusa di non sapere li ordini, come per la verità l'hanno questi nostri di Carreggine, chè questi sono forestieri e non sanno quello che di tempo in tempo, secondo li bisogni, sia determinato. In somma, io prego V. S. che quelli boni portamenti che tuttavia io uso verso li suoi sudditi, anco esse voglino che siano usati verso quelli del mio illustrissimo Signore: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 24 februarii 1525.
CLXVIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Altra volta scrissi alle V. S. in recomendazione del presente latore, che è Gemignano di Cristoforo da Riccovolto abitante a Coreglia, quale era incorso in certa pena per cavare robe dal distretto delle S. V.; e, secondo che esso mi riferì, le S. V. erano contente per amor mio lassarli la parte toccava a quelle, pure che fusse d'accordio con li daziarii, e parmi che costui per povertà non abbi satisfatto li daziarii; e di nuovo è stato preso: pertanto prego le S. V, che quello che per amor mio lassavano a questo nostro suddito a quel tempo, o vero il Collegio che allora era, di volerlo fare ancora adesso, offerendomi in queste e in cose maggiori sempre al beneplacito delle S. V.: alle quali sempre di buono core mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, ultimo martii 1525.
CLXIX
Ai medesimi
Magnifici etc. Ho visto quanto V. S. mi scriveno in recomendazione di Bartolomeo e Girolamo Mariani dal Borgo; le S. V. sanno che mi possono comandare: io non sono per mancare del debito mio, e prestare tutto quello favore a quelli suoi, che per me giustamente si potrà, con breve espedizione, come sono obbligato per amore delle prefate V. S.: alle quali di buono core mi raccomando.
Ex Arce Castri novi, 27 aprilis 1525.
CLXX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. A questi giorni ho ricepute due di V. S., una delli 8, l'altra de' 12 del presente, per le quali mi avvisano li mali deportamenti che fanno quelli di Valico di sotto alti suoi di Coreglia e di Motrone; il che mi è dispiaciuto sommamente: ma non mi meraviglio di quelli di Valico, perchè alli giorni passati hanno avuto ardire di volere mettere mano alli nostri balestrieri che erano andati là per fare certe esecuzioni. Sono certo che il mio Signore ne farà dimostrazione verso loro, come già m'ha scritto sua Eccellenza: ho mandato a chiamare quelli tali che V. S. mi mandorno nominati in una sua lista, quali oggi hanno mandato qui a me due suoi incaricati, per intendere la causa perchè io li chiamo: ho detto loro che io voglio che comparischino personalmente: comparendo o no, procurerò contra di loro a quanto vorrà la giustizia, nè mancherò di fare tutto quello potrò, se aranno fallito, di punirli, come sono obbligato per le V. S. e per la ragione. Circa quanto V. S. mi scrivono di Belgrado, arìa grandissimo piacere fusse relassato di prigione, e che V. S. pigliasseno da lui la sicurtà conveniente al grado suo di vicinare bene con li suoi sudditi, che io ci veggio male ordine che lui trovi sicurtà di 400 o 500 ducati, ma sì bene una sicurtà onesta, e così lo recomando alle S. V.: alle quali mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, die 14 maii 1525.
CLXXI
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. È stato qui da me uno Bernardo Guassello da Castiglioni, suddito di V. S., e dice, che mandando alli dì passati una soma di capretti a Lucca suso un asino, quale aveva tolto in presto da una vedova da Ponticosi, li fu levato da certi di Aquilea, allegando che lo asino è loro; e parmi che costì in vescovato sia stato giudicato l'asino essere di quelli di Aquilea; adesso dice la causa essere davanti le S. V.: e perchè io ho parlato con quelle due prove da Ponticosi, e anco con delli altri, che la verità è, che l'asino è quello di quella vedova, e che lei glielo prestò, e che già sono 3 anni che lei il comprò, prego le S. V. che, se bene costui non ha indotto tante prove come li suoi avversarii, e questo per la incomodità e spese, che quelle si voglino aderire alli più degni, perchè questi dei Ponticosi sono uomini da bene e uomini che non diriano questo, se non fusse la verità; e che perciò non permettino sia fatto torto a questo suo, come sono certo faranno: alla buona grazia delle quali mi raccomando.
Ex Castelnovo Carfagnane, die 24 maii 1525.
CLXXII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Verrà dalle S. V. prete Giovanni da Mulassana, e narrerà a quelle li mali portamenti di prete Martino da Vergemoli, e massime il minacciare li fa d'andarli alla casa con gente, se lui non si accorda seco: e perchè sono certo che le S. V. amano la giustizia, e non hanno men caro li sudditi del signor Duca che li suoi proprii, prego quelle che voglino fare qualche provvisione che quel prete Martino non li abbi ed innovare cosa alcuna, e che sia il vescovo che giudichi fra loro, e non le armi, perchè ne porria resultare qualche grande scandalo. Circa quelli di Valico, in risposta dico alle S. V., che, trovandomi alla fine del mio officio, non passeranno 8 o dieci giorni che io verrò costì in persona, e menerò meco qualche uomini di Valico, e avanti che io parti di costì piglieremo quel più espediente modo che parerà alle S. V., acciò che innanzi che io parti di qua, si operi questo bono effetto che esso Belgrado sia liberato, e quelli di Motrone e di Valico restino boni amici. E alle S. V. mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, 29 maii 1525.
CLXXIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Anco che per un'altra mia io abbi differito con le S. V. di parlare con esse, circa al caso di Belgrado, alla mia venuta costì, sono stati poi da me questi di Valico, e hannomi detto, che altre volte hanno menato costì a Lucca li loro pagatori del suo territorio, e quando sono stati costì, gli è stato detto nelle orecchie si vadino con Dio, adeo che questi di Valico si diffidano di potere trovare pagatore nel territorio di quelle, perchè questi suoi temeno che se entrano pagatori per Belgrado, non fare dispiacere alle S. V.; ma mi propongono un altro modo, che li suoi di Mutrone dieno le sicurtà loro nel territorio delle S. V., e li di Valico nel paese, quando bone e sufficienti, e che l'una sicurtà e l'altra si obbligano in forma camerale: sì che V. S. si degnino avvisarmi quello loro pare, perchè potriano passare 12 o 15 giorni innanzi che io potessi venire costì, e averia più caro di venire con risoluzione che in confuso. E a V. S. mi raccomando.
Ex Castronovo Carfagnane, 30 maii 1525.
CLXXIV[299]
Al doge di Venezia
Ser.mo Principe et Signor mio Ex.mo Supplicai alla Serenità Vostra nel 1515 a dì 25 ottubrio[300] io devotissimo servo suo Ludovico Ariosto nobile Ferrariense, et familiare dell'Ex.mo S.r Duca di Ferrara, come havendo già alcuni anni con mie longe vigilie et fatiche per spasso et recreatione de Signori et persone de animo gentile composta una opera di cose piacevole et dilettevole di armi et amor, chiamata Orlando furioso, et desiderando alhora ponerla in luce per solazzo et piacer d'ognuno, che mi concedesse gratia, la qual etiam obtenni da essa et dal Collegio suo, che niuna persona nè terriera, nè forestiera di qualunque grado esser si vogli ardisse nè presumesse in le terre et loci del dominio di Vostra Sublimità de stampar nè far stampar in forma alcuna di littera nè di foglio grande, piccolo, nè piccolino, nè che potesse vender nè far vender ditta mia opera senza expressa licentia et concessione de mi supplicante author di essa, sotto pena di perder tutte tal opere, che si attrovasseno stampate et de ducati mille per cadauno che le avesse stampate, o fatte stampar, vendute o fatte vender, la mità della qual pena fosse applicata a chi piacesse a Vostra Sublimità, et l'altra mità cum li libri stampati o venduti a mi Ludovico prenominato. Et perchè per nova leze Vostra Serenità ordinò, che tal gratie non fossono viridice se non fussero approbate per lo Ex.mo Conseglio de Pregadi, questa mia opera è stata stampata da molti incorrettissima,[301] onde mi è stà necessario prender fatica di correggerla, et anchora la ho riconzata et riformata in molti loci. Et volendola ora dar fuori cum queste nove corretione,[302] supplico alla Sublimità Vostra, che la istessa gratia, che mi concesse del 1515 a' 25 di ottubrio, come ho ditto di sopra, se degni hora confermarmi, et de novo conceder in questa mia opera cussì corretta et emendata, sì che niuno nè terrier, nè forestier di qualunque grado presuma di stamparla o farla stampar, nè venderla o farla vender cum queste corretione nove in le terre, loci, et dominio di Vostra Ill.ma Signoria mentre ch'io vivo, senza mia expressa licentia et concessione; sotto le dette pene ut supra specificate nella gratia concessami per Vostra Serenità con el suo Collegio del 1515 preditto. Alla gratia della qual humiliter mi ricomando.
Die dicto (7 genn. 1527).[303]
Quod suprascripto supplicanti concedatur quantum petit.
De parte 126 De non 14 Non syncere 3
Marinus Molino Daniel Rhener Io. Emilianus Aloy.s Mocenicus eqs. Marcus Minius Franc.s Donatus eqs. Consiliarii.
Facte fuerunt lit. patentes die 14 mensis suprascripti 1527.
CLXXV
A Messer Pietro Bembo
Virginio mio figliuolo viene a Padova per studiare. Io gli ho commesso, che la prima cosa che faccia, venga a far riverenza a V. S., e si faccia da lei conoscere per suo servitore. Io priego V. S., che dove gli sarà bisogno il suo favore, sia contenta di prestarglielo; e sempre che lo vedrà, lo ammonisca ed esorti a non gittare il tempo.[304] Alla quale mi offro e raccomando sempre.
Io son per finir di riveder il mio Furioso: poi verrò a Padova per conferire con V. S., e imparare da lei quello che per me non sono atto a conoscere. Che Dio conservi sempre.
Ferrara, alli 23 febraro 1531.
Di Vostra Signoria Servitore, Lodovico Ariosto.
Fuori — Al Reverendiss. Monsignor Pietro Bembo.
CLXXVI (inedita)[305]
Al conte Nicolò Tassone d'Este[306]
Signor Conte mio hon.mo Vostra Signoria non si gravarà s'io le darò fatica, chè l'humanità sua verso di me mi daria ardire di affaticarla in molto maggior cosa di questa, con fidutia che non meno la faria volentieri che io haveria piacere ch'ella lo facesse. Io vorrei stampare di nuovo il mio Orlando furioso acciò che io gli emendassi molti errori, che, oltra quelli che per poco diligentia vi ho fatti io, hanno fatto ancora li stampatori; et anche vi ho fatto alcune aggiunte che spierò che non spiaceranno a chi le leggerà. Et perchè vorrei essere sicuro che li stampatori non l'havessino a stampare contra mia volontà, prima ch'io lo stampisca, ho ottenuto da quasi tutte le potentie d'Italia che finachè viva nessuno lo possa stampare senza mia licentia. Io vorrei ancho ottenere il medesimo da l'Illu.mo Sig.r Duca di Milano, et così prego Vostra Signoria che sia contenta d'impetrarmi questa gratia da Sua Excellentia, et acciò sia informata di quello che vorrei, le mando qui annessa una copia de la lettera che circa questo mi ha fatto il Sig. Duca di Mantova.[307] Di questo io la priego strettamente, alla quale mi offro et raccomando sempre, e la prego che mi raccomandi in bona gratia del Sig. Conte Massimiano.[308]
Ferrariae, XIX iunii 1531.
Di Vostra Signoria
Ludovico Ariosto.
CLXXVII
Al marchese di Mantova
Ill.mo ed Ecc.mo Sig. mio osserv.mo Essendo io in procinto per mandare di nuovo a stampa il mio Orlando furioso, e per questo bisognandomi far condurre da Salò quattrocento risme di carta, supplico Vostra Eccellenza che sia contenta di commetter che per le sue terre possa esser condotta liberamente senza pagamento di alcun dazio, sì come anche la felice memoria del Marchese suo padre mi concesse di poterne condurre fin alla somma di mille risme, della qual somma io mi feci condurre solo risme duecento. E perchè non reputo che Vostra Eccell.a m'abbia per manco servitor suo che m'avesse il padre, con non minor fiducia ricorro a quella, e la supplico che mi faccia questa grazia; e non solo per questa volta, ma per sempre che mi accadrà di stampare: chè se ora ho aggiunto da quattrocento stanze al detto libro, spero ad altra addizione di aggiungervene molte più: e come in questa ho nominato Vostra Eccell.a con qualche laude, non sono anco per tacerla nell'altra. Io fo pensier anco di stampare alcune mie cosette; sicchè quella non voglia tenermi per importuno e poco discreto se sempre ch'avrò bisogno di carta domanderò a quella il transito per le sue terre libero: in buona grazia della quale umilissimamente mi raccomando sempre.[309]
Ferrariae, XV januarii MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Ossequiosiss.o servitor, Ludovico Ariosto.
Fuori — All'Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio osservandiss.mo il Sig. Duca di Mantova.
CLXXVIII
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico messer Giovanfrancesco. V. S. intenderà per la lettera di frà Gasparo, come è venuto a Ferrara indarno; e questo per colpa del portator delle lettere, che al passar che fece di qui, non mi parlò, ma diede le lettere a casa mia, e se ne portò con lui il decreto, il quale poi pur oggi per le mani di frà Gasparo ho avuto: sicchè non l'ho potuto far vedere, ed è forza ch'io lo ritenga per far quanto circa questo accade; ma n'avrò buona custodia, non meno che n'avria il magnifico vostro padre: e poi ve lo rimetterò a salvamento, o pur farò quanto mi scriverete. Col magnifico messer Guido non ho voluto parlar circa le possessioni di Quartesana, se prima non vi avviso che la possessione che voi vorreste non è in sua potestate, però che subito dopo la morte di madonna Leona, gli fu forza a venderla per restituir la dote alli suoi eredi; e solo gli resta in Quartesana quella sua bella possession grande, che vale forse otto o dieci mila ducati: chè più tosto credo che darìa via la moglie che la possessione, perchè non ha se non quella appresso a quel bel palazzo. Di quelle che vi vorrìa dare in godimento a Recano,[310] non siete ben informato circa il condurre delli ricolti; perchè li lavoratori sono obbligati a condurre ogni cosa a Ferrara. Gli è vero che per le rotte di Po due volte si è affondata; ma Dio sa se questo accaderà più, perchè tal rotta è stata perchè li Mantovani han tagliato l'argine: alla qual cosa penso che i signori Veneziani ed il duca nostro abbian da provedere, o per una via o per un'altra, che non lo faccian più. Circa questa e l'altre particolarità si tratterà quando sia fatto quello che principalmente s'ha da fare: che sarà alla tornata di madonna Simona e di frà Gasparo, che gli è forza che torni un'altra volta.
Madonna Alessandra[311] si raccomanda a V. S., ed a vostra sorella; e per questo messo le manda due drappeselli, di quelli ha fatto far a posta; che tutti due insieme ha pagato uno scudo d'oro, ma con gran parole e contese, che 'l giudeo che li ha fatti, ne volea quattro lire: pur gli è convenuto aver pazienza. E si offerisce in quello che può, e la prega che le comandi: e così fo io.
Ferrara, 19 ianuarii 1532.
Di Vostra Signoria, Lodovico Ariosto.
CLXXIX
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Io ho fatto vedere il decreto vostro al magnifico messer Buonaventura,[312] il quale mi dice, che non è bisognato nè bisogna farlo confermare altrimente, perchè così è valido, e che ve ne sono assai altri simili, che sono buoni e validi. Pur oggi n'ho parlato col magnifico messer Guido, il quale mi ha detto di volerlo vedere ancora lui, e così glielo mostrerò: il quale messer Guido ho pur trovato disposto più che mai. Appresso ho parlato ancora con messer Bonaventura di questa nostra pratica; al quale è piaciuta assai, e mi ha promesso, come madonna Simona sia tornata da Modena, dove è andata per lo parto che si aspetta della figliuola, di parlarne con lei; il che facendo (come farà), ed essendo persona che può molto disporre di essa, credo che non bisognerà per questo dare fatica a frate Gasparo di tornare in questa terra. Quando ella sarà venuta, e di quello che si sarà fatto, vi darò avviso.
Madonna Alessandra si raccomanda a V. S., e dice d'aver avuto uno scudo, e li parèa d'avervene avvisata, quando mi fe' scrivere che quelli due drappeselli aveva avuto per uno scudo. Ha poi avuto per il cancelliere delli Furgosi cinquanta bolognini, e per il velo della Madonna (che poi non vi parse che si comprasse) aveva anco avuto trenta bolognini, li quali tutti insieme, senza lo scudo, fanno lire quattro: ma li primi drappeselli costaro tre lire e mezza tutti due; sicchè vi resta debitrice di dieci bolognini: li quali, quando vi accaderà di volere altro in questa terra, vi saranno menati buoni. Pur vi avvisa che così come ogni dì cresce in questa terra il prezzo dell'altre cose; anche questi Giudei vanno crescendo quello delli suoi lavori. S'ella non vi avvisò il prezzo delli primi drappeselli, dice che non restate per questo di comandarle ed adoperarla; chè non era tanta somma che ci avesse a gravare, se ben voi non le aveste mandati i danari: e che quando non vi vorrete servir di lei, voi e vostra sorella e tutta casa vostra, dubiterà che non le vogliate bene. Alli quali tutti si raccomanda sempre, ed io appresso.
Ferrara, 20 ianuarii 1532.
Di V. S. sempre, Lodovico Ariosto.