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Le piante utili dell' Eritrea

VII. — Piante commestibili.

Reading edition

1) Legumi e verdure

1. Maerua angolensis D. C.(Capparidaceae)

in tigrigna «gherimmo»

È un arbusto che si presenta spesso in forma di liana a foglie ovali alquanto carnose, le quali cotte con della farina danno una specie di verdura di cui si cibano i Tigrini. Secondo Schimper, se queste foglie cotte si adoperano a grandi dosi, possono servire come purgante.

2. Gynandropsis pentaphylla D.(Capparidaceae)

in tigrigna «Bôkhbeha»

Come mal’erba sui campi, questa pianta cosmopolitica si fa rimarcare facilmente per i belli fiori lillà. In molti paesi, ed anche nell’Abissinia si fa uso delle foglie come di verdura.

3. Nasturtium officinale L.(Cruciferae)

Il crescione, questa ottima erba da insalata che è sparsa in vari paesi del globo in istato selvatico, trovasi altresì nell’Eritrea. Ne ho trovato in quantità sulla via di Asmara vicino alla sorgente di Maihinzi.

4. Malva parviflora L.(Malvaceae)

in trigrigna «angheffteha», o «lekhti».

in amarigna «lutt»; in agow «luttena»

Trovasi spesso in luoghi coltivati dell’Altipiano. Nei paesi orientali si sminuzzano le foglie, come quelle del Corchorus oppure come da noi gli spinacci e si mangiano come pappa o piatto di contorno con la carne.

5. Corchorus trilocularis L.(Tiliaceae)

in arabo: «melokhía»

Quest’erba sparsa specialmente nei valloni che conducono all’altipiano puossi benissimo mangiare come il C. olitorius L., specie affina coltivata in Egitto, Arabia e nelle Indie.

Le foglie si tagliano come quelle degli spinacci e si mangiano unitamente alla carne.

6. Dregea abyssinica Benth et Hook.(Asclepiadaceae)

in tigrigna: «sciangok»

Secondo Schimper le foglie di questa liana si mangiano cotte dagli Abissini come verdura. Questa pianta si trova sparsa nelle vallate all’oriente dell’Altipiano dell’Eritrea.

7. Ocimum suave W.(Labiatae)

in tigrigna «abbu-meddia»

Schimper dice di aver usato in mancanza di vero tè, per molti anni le foglie disseccate di questa pianta per farne del tè eccellente. È molto sparsa nella vallata e sulle sponde dell’Anseba.

8. Oxygonum atriplicifolium, Bth. et Hook.(Polygonaceae)

in tigrina «gagûme» o «giau-mirahàt»

Quest’erba è sparsa nell’altipiano, e si può far uso delle foglie per prepararne una verdura simile ai cavoli.

Dei frutti in tempo di carestia invece che del grano si farebbe del pane.

9. Rumex abyssinicus Jaq.(Polygonaceae)

in amarigna «mókmoko»

Le foglie sono leggermente agre e di tenera tessitura come gli spinacci. Si possono usare come l’acetosa nostrana, come una verdura eccellente. La radice disseccata e polverizzata si usa come purgante.

10. Hydnora abyssinica A. B.(Balanophoreae)

Come nell’Africa orientale tedesca e nell’Arabia del sud, questo strano parassita carnoso di colore rosso sangue che trovasi spesso vicino a Cheren, è mangiato anche in Abissinia dagli abitanti malgrado il suo cattivo odore.

11. Amarantus graecizans L.(Amarantaceae)

in tigrigna «birnaheo»

in amarigna «aluma»

Le foglie di questa sparsissima malerba possono cuocersi come verdura, ed i grani del frutto si riducono a farina per unirla a quella d’altri cereali per farne pane. (Vedi piante medicinali).

12. Commelina subulata Roth.(Commelinaceae)

in tigrigna «zada mascill»

Secondo Schimper i tigrini mangiano questa specie, ed altre congeneri, cotte come legumi.

Un altra specie congenere, la C. benghalensis L., si trova egualmente sparsissima nell’Eritrea. Nelle Indie orientali gli indigeni ne mangiano dappertutto le foglie cotte come pietanza.

13. Asparagus abyssinicus Hochst.(Liliaceae)

in tigrigna (nome generico) «gastân—esto», o «attatt»

Nel mese di Marzo e Aprile si trovano quasi in tutti i boschetti dell’altipiano degli sparagi freschi appartenenti a diverse specie, che sono tutte mangiabili e che rassomigliano in parte a quelli selvatici che si vedono sui mercati in Italia, ma sono più tenere e gustose. Con faciltà se ne può fare una raccolta abbondante.

2) Frutti mangerecci

14. Adansonia digitata L.(Malvaceae)

in tigrigna «dümma».

(cfr. Piante tessili n.º 7)

Di già Prospero Alpino nella sua opera più volte citata ha fatto conoscere il frutto di questo albero. Il nome usuale «Baobab», o più propriamente «bab-hab» si riferisce ai numerosi semi contenuti in un frutto grosso, fusiforme, molto polposo e con una buccia dura.

Da tempo antico il frutto allo stato secco esportato dal Sudan si vende sui mercati di Egitto; poichè riprendendo con acqua la polpa disseccata si può preparare una limonata molto gustosa della quale gli Egiziani anche oggi vantano la virtù antifebbrile.

15. Grewia membranacea R.(Tiliaceae)

in tigrigna «sciahátt»

in angow: «ghibben-mâda» e

16. Grewia villosa W.

in tigrè «Khafûle», o «Hafûle».

Le bacche molto dolci, però secche e membranose, tanto nell’Arabia che nell’Abissinia si mangiano senza danno dai fanciulli.

17. Ximenia americana L.(Olacaceae)

in tigrigna «mel’-au»

in tigrè (Mensa) «melhetta»

Questo piccolo albero o frutice arborescente (v. piante aromatiche n.º 5) che è specialmente abbondante presso Cheren, ha un frutto ovale di color giallo citrino della grossezza di una piccola «Mirabella» il quale si può mangiare con tutto il seme. La polpa che è rivestita da una sottile buccia, è soda, sugosa e molto acida, ma però di gusto gradevole. Il seme ha una buccia molto sottile e contiene una mandorla bianca gustosa come una nocciuola. È uno dei migliori frutti selvatici dell’Africa. Questa pianta merita di essere ingentilita colla cultura e potrebbe diventare, col miglioramento del frutto, una specie interessante.

18. Zizyphus Spina-Christi W.(Rhamnaceae)

in tigrigna «ghevva» o «ghebba»

in arabo «Ssidr» o «nabk».

Uno degli alberi più diffusi nel Sudan e nell’Abissinia. I frutti gialli arrivano alla grossezza di una piccola ciliegia, ed hanno un sapore piacevole dolciastro-acido di mela. Esso è lo stipite selvatico dell’albero abbondantemente coltivato nell’Egitto e nella Siria.

19. Sclerocarya birrea Hochst.(Anacardiaceae)

in tigrigna «abogbul» o «abúngul».

Quest’albero, già nominato tra le piante aromatiche (n.º 3), ha un frutto sferico, saporito, della grossezza di una prugna o di una noce. È di color giallo chiaro allorchè è maturo, la polpa fibrosa, dolce e nel tempo stesso acida ha un piacevole sapore.

Il nocciuolo lapideo contiene 2-3 caselle, in ciascuna delle quali è racchiuso un seme come una noce. Si trovano questi nocciuoli nei luoghi selvaggi ordinariamente aperti dai babbuini (per mezzo di pietre!?) poichè essi sono ghiotti del loro contenuto.

Nella Senegambia (Flora Seneg. p. 157) gli abitanti per mezzo della fermentazione, ricavano dal frutto un liquore molto alcoolico.

20. Balanites aegyptiaca Del.(Simarubaceae)

in tigrigna (Hamasen) «guasa»

in tigrigna (Adua) «mogäh»

in Agow «guossa»

in arabo «heglîgh», o «hegelig» (il frutto «lalôb»).

I frutti di questo albero comune, oblunghi, grossi come piccole prugne, contengono un nocciuolo che è racchiuso in una polpa che disseccata ha il sapore del pan pepato. La buccia del frutto è secco e sottile, come quella del frutto del Tamarindo. Vi sono delle regioni del sud della Nubia, specialmente sulle sponde del Setît (Mareb inferiore) dove i frutti vengono molto bene. Essi qui, come ancora nel Cordofan, sono raccolti in grandi quantità, e se ne fa una specie di conserva, che somiglia a quella dei Datteri, e si chiama «agueh».

Facendo largo uso del frutto si producono facilmente vomito e diarrea. La corteccia di questa pianta, polverizzata fornisce un terribile purgante. (Vedi ancora al n.º 2 delle piante legnose).

21. Tamarindus indica L.(Leguminosae)

(V. sotto piante medicinali n.º 15).

22. Lagenaria vulgaris Ser.(Cucurbitaceae)

in tigrigna «hamm-hamm».

Le zucche da fiaschi crescono affatto spontanee nell’Eritrea, specialmente nelle valli della zona dell’Anseba; i frutti sono spesso della forma più elegante. Quantunque non mangiabili tuttavia sono utilissimi, perchè per mezzo dell’acqua si svuotano e si puliscono dalla polpa, e se ne possono ottenere così degli eccellenti vasi.

Questi frutti presso Cheren arrivano ad una capacità poco minore di un litro; secondo Schimper però nel Tigrè possono trovarsene di quelli che superano i dieci litri.

23. Coccinia Moghad Asch.(Cucurbitaceae)

in tigrigna «ikikki»

in Agaw «Amballa Losa».

Molto diffuso presso Ghinda e specialmente nella zona superiore fino a 2000 metri. I frutti della grandezza di un’uovo, di color rosso vivo se maturi, sono mangiabili e somigliano nel sapore al pomodoro. Si possono benissimo mettere in aceto come «mixed-pickles».

24. Cucumis metuliferus E. Mey.(Cucurbitaceae)

in tigrigna «nevvera-bária»

in bilino «jambúllu»

in Somal «ghalfón».

I frutti di questi citriuoli selvatici assai comuni nella valle dell’Anseba, sono ovali, lunghi centim. da 6 a 12 e si distinguono da lontano pel loro colore aranciato. Essi sono coperti di lunghe apofisi dello stesso colore, molli e carnose. Il loro sapore è quello del citriuolo. Quantunque io non fossi in grado di gustarli a cagion del loro sapore estremamente amaro, pertanto la mia guida mi assicurava che gli indigeni non di rado ne mangiavano senza danno. W. Schimper osserva giustamente in alcune note manoscritte che questi frutti belli e curiosi meriterebbero d’essere perfezionati per mezzo della cultura.

25. Vangueria edulis V.(Combretaceae)

in tigrigna «gurra-maile».

È un alto frutice con grandissime foglie opposte che si rinviene in tutte le contrade montuose al di sopra di 1000 metri. Il frutto è della grossezza di una piccola noce e contiene da 2 a 5 caselle legnose che sono ripiene di una polpa gustosa, ma molto asciutta. I babbuini sono molto ghiotti di questo frutto.

26. Mimusops Schimperi H.(Sapotaceae)

in tigrè «ssarakâna».

Il frutto di quest’albero simile al nespolo si porta, nell’Yemen, al mercato allo stato cotto. Esso è identico alla «Persea» degli antichi autori, che hanno scritto sull’Egitto.

Nelle antiche tombe egiziane si trova frequentemente questo frutto offerto ai morti come piatto funerale, donde si conchiude che desso anche in quel tempo costituiva un cibo prelibato.

27. Diospyros mespiliformis H.(Ebenaceae)

in tigrigna «aije»

I frutti globosi, per sapore e per forma simili al nespolo, della grossezza di una ciliegia, si trovano spesso in quantità sotto gli alberi, e si possono mangiare senza inconvenienti. Gli elefanti li ricercano con molta predilezione, e sembra che l’abbondanza di quest’albero in determinate valli sia decisiva per la via seguita dagli elefanti medesimi.

28. Carissa edulis V.(Apocynaceae)

in tigrè e tigrigna «agamm».

Le nere bacche di quest’albero, il più sparso nei paesi montuosi dell’Arabia e dell’Abissinia, sono, forse, più abbondanti di ogni altro frutto e somigliano per l’aspetto e pel sapore al nostro mirtillo (Vaccinium Myrtillus L.). Esse si trovano in quantità nella stagione delle piogge e sono mangiate dovunque.

29. Salvadora persica Lam.

(Vedi sotto piante medicinali n.º 27).

30. Dobera glabra Juss.(Salvadoraceae)

.

in tigrè «gherssa».

Un albero dell’altezza di non più di 10 metri, che si rinviene soltanto al di quà degli scoscendimenti dell’altipiano, principalmente nei valloni inferiori dei contrafforti. Il frutto della grossezza e forma di un’oliva, racchiude un seme oleoso, che è usato come cibo. Secondo Hildebrandt (Zeitsch. Berl. 1872. Bd. VIII pag. 459) presso gli Habab si conservano i semi disseccati che somigliano a quelli del caffè e si mangiano stufati con burro ed acqua; spesso insieme con cavallette fritte nel burro.

31. Hyphaene thebaica Mart.(Palmae)

Il frutto della palma Dôm, spesso grosso come un pugno, per lo più non è mangiabile: vi sono però in molti luoghi degli alberi i cui frutti hanno una consistenza meno fibrosa ed invece sono più sugosi e si possono masticare ed hanno l’aspetto ed il sapore del pan forte (pain d’épice). Forse il frutto per mezzo della coltura e della selezione si potrebbe migliorare (v. piante tessili n.º 67).

Sulla fabbricazione del vino di palma dall’Hyphaene, riferisce Hildebrandt estesamente nella Zeitschr. d. Gesellsch. f. Erdk. Bd. X 1875. p. 30.

3) — Tuberi

32. Pachyrrhizus angulatus Rich.(Papilionaceae)

in tigrè: «Kharreg»

Questa leguminosa rampicante distinta da grandi foglie trifogliolate e dai racemi di piccoli fiori violetti ha dei tuberi sotterranei sorprendentemente grandi e massicci, i quali raggiungono il peso di parecchi chilogrammi. Tutta la massa si lascia tagliare allo stato fresco, a guisa di formaggio, ed è di una tessitura unitamente tenera, assolutamente bianca sotto una corteccia bruna, senza punto di fibre. Questo tubero contiene una gran quantità di ottimo amido senza traccia di amarezza e potrebbe essere raccolto all’ingrosso per articolo di commercio in grande. Nelle Indie orientali i tuberi si mangiano crudi e cotti[9] e sono ordinariamente coltivati a tale scopo. La pianta si trova allo stato selvatico in diversi luoghi dell’Africa tropicale. Io l’ho trovata in quantità sul Dongollo tra Ghinda e Saberguma a circa 800 metri sul livello del mare. Questa specie insieme colla Crossandra undulaefolia Roxb. e colla Meriandra benghalensis Benth. è notevole per la sua distribuzione geografica. Si trovano selvatiche, in Africa e nell’India solamente in istato coltivato: per conseguenza ci indicano cosi l’origine e la derivazione di numerose specie di piante orticole indiane.

33. Cyphia glandulifera H.(Campanulaceae)

in trigrigna «tocur-alam», o «han harro»

Una delicata erba rampicante con fiori azzurro pallidi, che abbonda nei luoghi ombreggiati delle boscaglie, per esem. presso Ghinda. Il tubero lungo 3-5 cent. è bianco tenero, di sapore insipido e si può mangiare crudo senza timore.

34. Cyanotis hirsuta F. Mey.(Commelinaceae)

in tigrigna «burco», o «burgo»

È un’erba perenne a fiori di color rosse, con stami coperti da peli azzurri, la quale si trova molto abbondante nei luoghi erbosi delle colline (presso Ghinda). I piccoli tuberi si mangiano, nel Tigrè, cotti come le patate.

35. Cyperus esculentus L.(Cyperaceae)

in tigrigna «meggiughere»

Questo Cyperus che proviene selvatico e coltivato anche nell’Europa meridionale e nei campi di alcune contrade dell’Oriente, cresce pure in diverse parti dell’Abissinia e dell’Eritrea, p. e. presso. Cheren. I piccoli tuberi delle radici si mangiano cotti ed hanno il sapore come le avellane.

36. Cyperus bulbosus L.

in tigrigna «guandi»

È una piccola erba che è specialmente diffusa nei campi di «Tocusso» (Eleusine) dell’altipiano. Essa produce delle piccole cipollette della grandezza di un grosso pisello, di sapore dolce, rivestite di tuniche dure ed indigeste. Gli Abissini ne mangiano in quantità impunemente; così crude, come cotte in poltiglia. Io vidi nelle vicinanze dell’Asmara centinaia di Abissini mezzo morti di fame, i quali emigrati per la carestia che affliggeva il loro paese, si sforzavano di prolungare la loro esistenza raccogliendo con fatica questo scarsissimo e misero cibo.

4) — Semi farinacei

37. Cassia occidentalis W.(Leguminosae-Caesalpinieae)

Una pianta abbondante specialmente nei luoghi abitati e nei villaggi. I semi che si possono facilmente raccogliere in quantità servono nell’America del Sud come surrogato del Caffè e sono conosciuti col nome di «Negro coffee». Tra i molti surrogati del caffè che nei casi di bisogno la Natura offre spontanea, questa è uno dei migliori.

38. Beckeropsis nubica De Net.(Graminaceae)

in tigrigna: «Mucchia», o «heggo»

Questa tenera erba diffusa in tutto l’altipiano e particolarmente in grandi masse, nelle valli che ne discendono sul versante orientale, arriva all’altezza di un uomo e somministra, secondo Schimper nel Tigrè, un grano che si usa come ingrediente nel cibo detto «Bosso» il quale consiste principalmente di orzo abbrustolito.

39. Beckera petiolaris, H.

in tigrigna: «Mukkia»

In tempo di fame gli Abissini raccolgono il seme simile al grano e ne fanno pane. Esso si adopera anche a preferenza, per la fabbricazione della birra (Schimper).

40. Panicum (Setaria) glaucum L.(Graminaceae)

in tigrigna «hoggo», od «hocco»

Secondo Schimper, il seme di questa graminacea diffusa dapertutto come un’erbaccia di prato è molto apprezzato come ingrediente del cibo detto «Bosso». In caso di carestia se ne fa pur anche pane.

41. Oxytenanthera abyssinica (Rich.) Munro (Syn. Bambusa abyssinica Rich.)(Graminaceae)

(Conf. Legni N. 30)

Il Bambù dell’Africa come ancora tutte le specie indiane, produce il frutto soltanto in età molto avanzata, ed in località rare ed isolate. Le cariossidi somigliano a grani di segale ed hanno il sapore di quelli, così che, quando si trova, se ne può fare un ottimo pane, come io ebbi occasione di assicurarmene, nel territorio del Nilo superiore.

5) Piante da foraggio

42. Acacia spirocarpa H.(Leguminosae Mimoseae)

43. Acacia flava (Forsk.) Schwf. (Syn. A. Ehrenbergiana Heyne)

Queste due Acacie sono le più abbondanti tra le quattro o cinque specie della pianura littorale del Samhar e delle prime colline. La prima ha i capolini di fiori bianchi ed i legumi a spirale; a seconda ha fiori gialli e legumi dritti e sottili. La prima è un albero con chioma ad ombrello; la seconda è un arbusto con rami molto lunghi e coperti di corteccia lucente bruna. Queste specie sono un fattore non di poco conto pel mantenimento dei cammelli, poichè le cime dei rami e le foglie sono mangiate da questi animali e bastano al loro sostentamento.

Frequentemente si vedono ancora i rami dei più grandi alberi intagliati, affinchè essi si pieghino sino a terra e così siano accessibili agli animali. In luoghi ed in tempi in cui ogni altro foraggio manca o è diseccato, o dove lo sviluppo dell’erba è andato a male e la maggior parte dei frutici è già spogliata di foglie, le acacie verdeggiano ancora. Ancora per le capre di cui la pelle costituisce, attualmente, un così importante articolo di esportazione, le acacie frondose costituiscono una sufficiente pastura. Scuotendo la pianta si possono raccogliere anche i bacelli che si danno a mangiare agli animale da latte.

Per la copia delle acacie quasi impossibili a sradicare nella pianura della costa e nelle vallate del littorale si può immaginare che qui ancora l’allevamento dei cammelli possa avere un grande sviluppo, poichè la loro quantità presente in seguito alla precedente poca sicurezza e scarsezza in numero degli uomini, nemmeno lontanamente corrisponde al numero di animali, che il paese potrebbe nutrire.

44. Cordia gharaf (Forsk.) Asch. Schwf. (Syn. Cordia subopposita DC.)(Boragineae)

in tigrigna «Kurrnàkh»

Un frutice che è molto sparso nella Nubia e nell’Arabia, altresì nel Samhar come nelle valli che conducono alla regione sottoposta all’altipiano p. e. in quella del torrente Lava, dove si trova in grande quantità. La foglia è coriacea, però succolenta e non amara. Le capre e pecore la mangiano con predilezione ed egli sembra che possegga un effettivo potere nutritivo. Possono, in caso di bisogno, essere mangiate senza danno anche dagli uomini. Sulle strade che conducono da Cordofan e da Dar Fur verso mezzodì, attraverso regioni inabitate, è avvenuto che i viaggiatori per mancanza di vettovaglie non si siano nudriti, per molti giorni che solo di queste foglie.

45. Cenchrus montanus Nees.(Graminaceae)

Una delle graminacee più frequenti nel Samhar e nelle valli della regione più bassa, che abbonda e prevale esclusivamente per lunghi tratti di terreno e somministra un foraggio tenero di cui volentieri si cibano gli animali. Questa e le due seguenti specie meritano una considerazione speciale pel fieno, poichè la provvisione di erba fresca in queste regioni calde, ha soltanto brevissima durata, si dissecca rapidamente ed è dispersa senza utilità dal vento. Colla preparazione del fieno, che gli abitanti di queste contrade ignorano del tutto fin adesso, il numero del bestiame delle vallate della bassa regione si può per lo meno raddoppiare.

Sulle sponde dell’Indo, nel Pengiab il Cenchrus montanus è considerato come la erba più nutritiva da foraggio ed il suo fieno è molto apprezzato.

46. Pennisetum ciliare Link.

47. Panicum glaucum L.

in tigrigna «hoggo»

Queste due graminacee colla precedente sono tra le più copiose nelle valli della regione inferiore e formano insieme specialmente quei prati, che in Marzo ed Aprile si possono ammirare nelle valli che scendono dall’altipiano. Dessi però, se non si utilizzano per produzione del fieno, in breve tempo spariscono senza profitto e senza lasciar vestigio, e vanno in perdita.

46. Panicum amplexicaule H.(Graminacee)

in Agow «mélvessa»

Questa specie di erba è tenuta nell’Abissinia come una biada particolarmente nutritiva.

47. Panicum muticum F.(Graminacee)

in tigrigna «sari-zaba» cioè «Erba da latte»

Un’erba molto diffusa nella regione inferiore, cui nell’Arabia si attribuisce uno speciale valore come foraggio. Gli Abissini la considerano come una dei migliori foraggi per le vacche onde il suo nome che significa: erba di latte.

48. Panicum maximum Jacq.

Questa pianta conosciuta sotto il nome di «Guinea-Gras» ed in diverse contrade tropicali coltivata appositamente si tiene come una delle migliori erbe da foraggio, specialmente pei cavalli. Questa specie viene selvatica in gran copia nelle boscaglie montuose dei contrafforti.

49. Panicum crus-galli L.

in Amharigna «afhissa», o «afsisso», o «assandavô»

50. Panicum colonum L.

Queste due graminacee sono un buon foraggio per ogni genere di bestiame e si rinvengono nei luoghi non troppo secchi in grande quantità.

51. Panicum turgidum Del.(Graminaceae)

in arabo sudanico «sciûkh»

in arabo yemenico «boccum»

Quest’erba abbondantissima nelle steppe e pianure della regione costiera sul Mar rosso, che per i suoi culmi rigidi è solo mangiato dai cammelli offre a questi però una inesauribile pastura. È l’erba più abbondante di questa regione. Nell’altipiano e nelle montagne non si trova.

52. Eleusine flagellifera Nas.(Graminaceae)

in arabo sudanico «homra»

Facile a riconoscersi pei suoi lunghi stoloni con foglie a ciuffetto e con spighe disposte a stella, questa pianta erbacea è una delle poche della calda regione costiera, che vengono mangiate dai cavalli. È largamente diffusa sulle coste del Mar Rosso ed in molti luoghi (Suachin, Gedda ecc.) si porta al mercato come fieno.

53. Rottboellia hirsuta Vahl. (Syn. Coelorrhachis hirsuta Brogn.)(Graminaceae)

in arabo sudanico «lukh»

in arabo yemenico «ta’âm»

Tra le erbe che nel Samhar ed in tutte le pianure sulle coste del Mar rosso si possono trovare in massa, va notata questa specie, che è una delle migliori erbe da pascolo specialmente pel bestiame bovino ed in caso di necessità anche pei cavalli.

Notes in this chapter

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