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Le piante utili dell' Eritrea

V. — Piante coloranti e concianti.

Reading edition

21. Rhus abyssinica H.(Anacardiaceae)

in tigrè «sciamût», o «sciamût-offrûs».

Il legno di colore bruno carico o quasi rosso sangue di questo alberetto diffuso nell’altipiano possiede una intensa sostanza colorante e può essere usato, insieme alla corteccia, come un buon mezzo conciante.

22. Impatiens tinctoria R.(Geraniaceae)

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in tigrigna: «enssesella», o «ellame», anche: «gurelile»

in amarigna: «grescierred»

Secondo le relazioni del Dott. Quartin Dillon, gli abitanti del Tigrè si servono dei grossi e carnosi tuberi di questa pianta, dopo averli lasciati fermentare nell’acqua, per tingersi le mani ed i piedi nello stesso modo che in tutto l’Oriente si pratica coll’«Henna» (Lawsonia inermis Lam.) Le parti colorate presentano da principio un’aspetto nerastro, quindi diventano rossastre.

Schimper in alcune sue note manoscritte descrive minutamente il modo con cui le donne si tingono le mani. I tuberi pestati si mettono in un sacchetto od in una zucca e questa si attacca alla mano. Dopo 12-20 ore la mano è colorata in rosso. I tuberi pestati sogliono somministrarsi, con sale, alle bestie bovine, come medicina.

23. Indigofera argentea L.(Leguminosae-Papilionaceae)

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Questa pianta comune così negli altipiani che nelle vallate del Samhar, è tanto nell’Egitto come nelle Indie orientali oggetto di cultura per la produzione dell’indaco. Essa fornisce la prova che per questo ramo dell’Agricoltura l’Eritrea è fatta a posta. Il numero delle specie congeneri diffuse nel territorio è in generale assai grande e pare che la natura abbia voluto richiamar l’attenzione dell’uomo sulla coltivazione dell’indaco.

24. Indigofera arrecta H.

in tigrigna «dik-indik».

Questa specie copiosa nei luoghi selvaggi del territorio, produce molto indaco. Io la vidi anni fa coltivata presso Khartum; non pertanto il suo impiego come la preparazione dell’indaco è sconosciuto in Abissinia.

25. Pterolobium lacerans R. Br.(Leguminosae-Caesalpiniaceae)

in tigrigna «gondeftafe» o «gundaftaffè»

Questo frutice, il più temuto in tutte le strade dell’altipiano, a cagione delle sue terribili spine ed uncini, contiene nelle sue foglie una sostanza tannica molto forte.

La polvere delle foglie trattata con ossido di ferro, serve ad annerire il cuoio. W. Schimper scriveva con un eccellente inchiostro, che una volta seccato non si scioglie più nell’acqua e che era fatto per mezzo del solfato di ferro e delle foglie.

Sarebbe cosa molto utile di studiare le proprietà dei legumi e dei loro semi che somigliano alle fave, poichè essi certamente possono riuscire di una economica utilità per la quantità cui si trovano.

26. Cassia goratensis Fres.(Leguminosae-Caesalpiniaceae)

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in tigrigna: «hambe-hambe» o (Hamasen) «bûss»

Gli Abissini si servono della corteccia di questo frutice, distinto per i magnifici grappoli di grandi fiori gialli, insieme con quella del «gheraz», per colorare in rosso il cuoio. Le pelli bovine rosso brune, che in generale sono in uso nel paese, vengono apparecchiate con questa corteccia.

Il frutice è copioso specialmente nelle valle dell’Anseba e nelle alture vicine a Cheren.

27. Acacia etbaica Schwf.(Leguminosae-Mimosaceae)

in tigrigna «sserrau»

È uno degli alberi più abbondanti dell’altopiano e dei suoi contrafforti. La corteccia è un buon mezzo conciante.

28. Terminalia Brownei Fres.(Combretaceae)

in tigrino: «voiva», o «uèba, o «veiba»

in Ghinda: «zahàtt»

Colla corteccia di quest’albero sparso in tutti i luoghi elevati al di sopra di 800 m. sul mare si può tingere il cuoio in giallo (Schimp.) ed io ho veduto presso Ghinda molti tronchi decorticati, di cui la corteccia doveva essere stata impiegata per un simile scopo.

Pertanto mi è stato detto che serve anche come medicamento per le malattie del petto e dello stomaco. Nell’Arabia Felice dove quest’albero si chiama «gàh», o «goh», si porta la corteccia, per tingere in giallo, sul mercato in grandi pacchi.

29. Phelipaea lutea Desf. (Syn. Cistanche tinctoria)(Orobanchaceae)

in tigrè (Mensa) «ssàât-lâli»

Questa pianta parassita assai vistosa per i suoi racemi di fiori giallo-citrini che si elevano fino ad 1 metro dal suolo, si trova frequente presso i villaggi e nei luoghi abitati dell’altopiano p.e. specialmente abbondante presso Gheleb (Mensa).

Essa fornisce una sostanza colorante giallo aranciata, la quale è adatta per colorare le stoffe di lana e di cotone. In Egitto si adopera la pianta anche come emetico (sec. Figari).

30. Osyris abyssinica H.(Santalaceae)

in tigrigna «gheraz»

La corteccia di questo frutice, abbondantissimo nell’altopiano, serve per conciare e secondo Schimper e Heuglin, con essa si può tingere il cuoio in rossastro.

31. Babbeya oleoides Schwf.(Urticaceae-Ulmeae)

in tigrè: «leisciamm»

in tigrigna: «harumtäh»

Quest’albero trovato da me nell’altopiano dell’Eritrea in due luoghi presso Azzaga e presso Gheleb a circa 2200 metri di altitudine, e già prima nell’Arabia Felice in simili luoghi elevati, ha un bel legno simile all’Olmo, di color rosso bruno. La corteccia grossa quasi un dito è notevole per la intensità della sua sostanza colorante bruno-carica, per cui può servire come uno dei migliori mezzi per conciare il cuoio. L’albero molto copioso nei detti luoghi somiglia all’ulivo selvaggio, col quale si confonde facilmente: per ciò è stato trascurato e rimasto sconosciuto ai botanici che mi hanno proceduto.

32. Aloe abyssinica Lamk. (conf.: piante medicinali N.º 34).

I Somali, secondo Hildebrandt, adoperano un decotto delle foglie di quest’Aloe per ottenere un colore, col quale tingono in nero-violetto le stuoje fatte con le foglie della palma Dum. Questa sostanza colorante, che come sembra, si adopera frequentemente anche per altri prodotti, per corbe etc. si esporta altresì; e a cagione d’esempio, gli Afar, che non la preparano da loro, l’adoperano per le loro stuoie.

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