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Le piante utili dell' Eritrea

VI. — Piante da legname.

Reading edition

1. Eugenia ovariensis, Pal. Beauv.(Myrtaceae)

in tigrè «rôr-az».

in tigrigna (Adua) «lehamm».

Molto abbondante in alcune valli della zona dell’Anseba e nel territorio dei Mensa, questa mirtacea è uno dei più grandi alberi e dopo il Mimusops, il più prezioso legno della colonia. Quest’albero aggiunge l’altezza di 20 m. o più.

Dagli individui più alti si possono ricavare travi molto grosse. Il legno ne è resistente e duro.

2. Balanites aegyptiaca Del.(Simarubaceae)

in tigrigna (Adua) «kuasa, guasca o mogah».

in arabo «heghelîg».

Il bel legno giallo chiaro è molto tenace e duro, è adoperato nell’Abissinia per la costruzione degli aratri. Nel Sudan (Nubia) si fanno con questo a preferenza le selle per asini e per camelli corridori.

3. Trichilia emetica L.(Meliaceae)

in tigrè «Kôta o gôta».

in tigrigna «gummeh».

È uno dei più grandi alberi dei contrafforti e dell’altipiano del territorio da 1000 a 1500 metri sul livello del mare; presenta un’altezza fino a 20 metri e tronchi del diametro di più di un metro. Il legno rossastro chiaro e leggiero, molto omogeneo nella struttura è abbastanza solido; dal tronco si possono ricavare grosse tavole per costruzioni. Tra tutte le altre piante legnose questa si presta maggiormente per la formazione delle tavole.

4. Gyrocarpus Jacquini Roxb.(Combretaceae)

È un albero assai grande che durante la stagione secca rimane completamente spogliato di foglie; è molto abbondante nelle valli che verso l’oriente scendono giù da Cheren verso il Barka e forma una specialità della Flora di Cheren. Del resto si fa molto uso del suo legno nell’India, a cagione della sua sorprendente leggerezza.

Esso si lascia molto bene dipingere e verniciare. Meriterebbe di essere esportato per l’Europa per tutte quelle industrie che adoperano il legno di oppio e che vogliano procacciarsi un materiale più solido e più leggiero di questo.

5. Combretum trichanthum Fres.(Combretaceae)

in tigrigna «sessoï, o (Cheren) hathîba».

in tigrè (Ghinda) «amferfâro».

6. Terminalia Brownei Fres. (cfr. piante coloranti n. 28).

7. Anogeissus leiocarpa G. P.

in tigrigna «hansse».

Queste tre Combretacee sono molto diffuse nell’altipiano e fra i contrafforti. Sono molto utili per scopo di costruzione, avendo un legno tenace e solido, che però facilmente si lascia lavorare.

8. Erythrina tomentosa R. Br.(Leguminosae-Papilionaceae)

.

in tigrigna «soaué o suauéh».

Il legno molto tenero di questo alberetto, il quale colpisce l’occhio durante la stagione secca per i suoi racemi di fiori di color rosso di fuoco sul fusto privo di foglie, è adoperato dagli Abissini per farne tamburi. Lo stesso legno può ancora servire, al bisogno, per tappare le bottiglie, le ghirbe od altro.

9. Lonchocarpus laxiflorus G. P. R.(Leguminosae-Papilionaceae)

in tigrigna «zangaréfia».

Il legno pesantissimo e solidissimo di quest’albero che arriva ad un’altezza di 7-8 metri, presenta nella sezione trasversale una disposizione ondulata degli strati legnosi annuali e rendesi perciò di grande pregio per la fabbricazione di mobiglie, potendo ricevere una bella pulitura.

La specie trovasi dispersa nelle vallate della zona dell’Anseba, e si fa rimarcare durante la stagione secca per i racemi di fiori lillà di cui è sopraccarico l’albero, mente è completamente sfogliato.

10. Virgilia aurea Lamck.(Papilionaceae)

in tigrigna «hezauz».

Il legno oltremodo forte è adoperato dagli Abissini per farne manichi di martelli e di scuri.

11. Dalbergia melanoxylon G. P. R.(Papilionaceae)

in tigrino: «sibbe».

in arabo: «babanûss».

«L’Ebano del Sudan» è conosciuto da tempo remoto senza che però mai diventasse oggetto di esportazione pel commercio come lo è quello delle Indie orientali, e più recentemente quello provveniente dall’Africa occidentale.

Quest’albero arriva all’altezza di 6 a 10 metri; e non sono rari i tronchi del diametro di mezzo metro. Esso trovasi, in grande abbondanza, nella zona dell’Anseba, specialmente nel circondario di Cheren; quindi anche nel territorio degli Habab ed in tutte le vallate della regione del Barca.

Il governo della colonia ha posto una forte ammenda sull’abbattimento non autorizzato di quest’albero, considerandolo come proprietà governativa: per l’abbondanza dell’albero e per la grande estensione delle terre su cui si diffonde, luoghi estremamente spopolati, non v’ha timore che possa venir distrutta la specie, si potranno caricare ogni anno molte grosse navi con questo pregevole prodotto.

Questa specie di ebano è caratterizzata dall’alburno di color giallastro e dal cuore del legno che pel suo color bruno oscuro o nero spicca nettamente sul primo. Questa circostanza stabilisce per l’arte dell’intaglio non nuovo problema, vale a dire la formazione di un rilievo scolpito in bianco sopra un fondo nero, secondo l’arte dei Cammei.

Nel Sudan questo legno è impiegato sopratutto per farne impugnature di sciabole e di pugnali.

12. Acacia glaucophylla St.(Leguminosae-Mimoseae)

in agau «zelloa».

Il legno durissimo di questo arbusto diffuso dapertutto nel territorio, è di grande utilità per la costruzione di tetti e simili a cagione della lunghezza e regolarità dei rami.

13. Acacia albida Del.

in tigrigna «memmena, o mamana».

Esemplari singolarmente belli di questa specie, che forma uno dei più grandi alberi dell’interno della colonia dell’Eritrea, si rinvengono presso Cheren e nella valle dell’Anseba.

Dai grossissimi tronchi si possono, come fanno gli Abissini, ricavare tavole per porte, mortai ed altro. È uno dei migliori legni da costruzione.

14. Acacia etbaica Schwf.

(Riscontrisi a piante coloranti e concianti N. 27).

Il legno di questa specie, qui particolarmente degna di considerazione a cagione della sua abbondanza è molto da raccomandarsi per lavori artistici a riguardo del suo bellissimo disegno: sul taglio trasversale appariscono le sue zone annuali macchiate gialle e brune, ciò che unito alla tessitura fina e ad una grande resistenza rende questa qualità di legname molto raccomandabile per l’ebanisteria.

I fusti di tutte le Acacie danno un carbone molto utile per le fucine, e dagli Abissini sono adoperati per questo scopo.

15. Albizzia amara Boiv.(Mimoseae)

in tigrigna «igjàno o cigòno, o (Hamasen) hamassèrau».

in bilin (Bogos): «ssobcàna».

Quest’albero molto diffuso nel territorio tra 1300 a 2000 metri d’altitudine è molto adoperato per lavori di costruzione e di carpentiere pel suo legno chiaro, resistente, a disegni marmoreggiati.

16. Tarchonanthus camphoratus L.(Compositae)

È un frutice o alberetto, con foglie lanceolate e molto aromatiche, con odore di canfora. Si estende cominciando dalla terra del Capo di Buona Speranza per le alte montagne dell’Africa orientale fino all’altopiano dell’Yemen.

Si trova abbondante sulle pendici del Ssabber, sopra Gheleb, da 2000 metri in sopra. Il suo legno molto duro è distinto, inoltre, per una fina tessitura, ed ha un’alburno chiaro, il quale risalta fortemente sul colore bruno carico del cuore del legno, con strati di accrescimento di color bianco. Il legno acquista una magnifica pulitura; e nell’Africa meridionale, dove è chiamato «sagewood», è adoperato per la confezione degli strumenti musicali.

17. Olea chysophylla Lamck.(Oleaceae)

in tigrè (Mensa): «voggre».

in tigrigna «aule o aulea».

in amarigna «vóghera».

Il legno di ulivo selvatico dell’Eritrea rappresenta la principale ricchezza del paese quale oggi è. Colla breve distanza dalla costa, essendo i boschi di ulivi più vicini a Gheleb lontani appena 40 chilometri dal mare, la possibilità di una esportazione per l’Europa si presenta alla vista con tutta serietà. Il legno di ulivo selvatico dell’Abissinia si distingue da quello di Europa per il colore molto chiaro, quasi bianco e per maggiore pesantezza e durezza. I carpentieri italiani i quali per i ponti stradali sul Dancollo, hanno sgrossato fusti di 4 metri di lunghezza, mi dicevano che il legno di ulivo europeo è assai più facile a lavorarsi e che in Italia nessuna specie di legno presenta così grande resistenza.

Questo legno merita d’essere messo in opera per lavori di intaglio. Negli opifici europei di macchine agricole, di artiglieria ed altro saranno bene accolti ceppi e tavole di circa mezzo metro di diametro e di 4-5 metri di lunghezza, e che sarebbe difficile ottenere uguali in altri paesi e ad un prezzo inferiore all’ulivo selvatico dell’Eritrea.

Il legno è di tale resistenza, che i tronchi morti si mantengono eretti per lunghi anni, come si può osservare in modo sorprendente nelle vicinanze di Ghinda.

18. Canthium Schimperianum H.(Rubiaceae)

in tigrigna «zahak».

in tigrè (Mensa) «atjázallah».

Quest’albero diffuso nei boschi lungo il pendio orientale dell’Eritrea, tra i 1000 e 2000 metri, somministra agli Abissini un legno pregiato per la costruzione degli aratri.

19. Calotropis procera R. Br.(Asclepiadaceae)

In tutti i paesi del più lontano Oriente il legno di questo frutice o piccolo alberetto (di cui si tenne di già parola tra le piante, tessili), è tenuto in conto perchè specialmente adatto alla fabbricazione del carbone per la preparazione della polvere da sparo.

20. Avicennia officinalis L.(Verbenaceae)

in arabo «sciora».

L’albero «mangrove» si trova in tutti i luoghi della costa Eritrea; ed i suoi cespugli di color verde carico somiglianti all’alloro, dell’altezza di 5-6 metri, i quali nel tempo della alta marea sono bagnati dall’acqua, danno alla contrada un aspetto caratteristico.

Il legno dei rami e del tronco irregolarmente conformato, dà alle capanne dei naturali, delle quali forma il principale materiale di costruzione, quell’aspetto di così bizzarro ed inesprimible disordine che tanto torna sgradevole agli occhi degli Europei.

Il legno Mangrove, quantunque abbia apparenza tenera e fragile, ed anche giovane sembri sempre marcio e corrotto, ha però una grande prerogativa: esso resiste in queste località caldissime in modo sorprendente all’azione distruttrice tutta particolare delle acque del mare; e si adopera perciò a fare argini ed altre costruzioni acquee per quanto in generale possa essere usato.

Le radici aeree singolarissime, che si vedono scorgere in grande abbondanza dritte dal fondo sabbioso, quali stoppie di frumento in un campo mietuto, avendo una scorza sugherosa, possono servire come turaccioli e si possono mettere in commercio per un simile impiego. La corteccia può servire ancora per conciare, come si pratica attualmente nell’America del Sud.

21. Coleus igniarius Schwf.(Labiatae)

in agow «Baja».

Questo frutice, che comparisce ancora nelle montagne dei Habab (Th. v. Heuglin 1875) produce un legno molto leggiero, il quale, secondo che riferisce Schimper, è adoperato dagli Agow per procacciarsi il fuoco. A tale scopo essi incastrano nel legno un piccolo cuneo aguzzo e lo fanno girare con grandissima velocità.

22. Nuxia dentata R.(Loganiaceae)

in tigrè (Mensa): «methamer-auitât».

» (Ghinda): «sciummaï».

in tigrigna «atkiro, o mattàri».

Uno dei più abbondanti e grossi alberi di bosco, nelle vallate che conducono all’alto piano, al di sopra di 1000 metri sul livello del mare; specialmente abbondante presso Ghinda. Dai fusti che raggiungono spesso il diametro di 1 metro, si possono segare delle tavole e pezzi dritti, di circa 3 metri di lunghezza. Il legno è molto chiaro, di uniforme densità e di fibre sottili, per cui somiglia al legno di tiglio, col quale ha ancora in comune presso a poco la densità e la durezza.

22. Mimusops Schimperi H.(Sapotaceae)

in tigrè «ssaracäna».

in arabo (Jemen) «lebbakh».

Tra gli alberi di alto fusto e con legno duro che esistono nel territorio Italiano, questa specie conviene che sia notata al primo posto. Se un giorno sarà praticata una strada maestra che mette in comunicazione le vallate coll’altopiano, potranno ancora questi tronchi essere adoperati per tutte le più grandi costruzioni della Colonia.

Questa specie si rinviene abbondantemente nelle valli sul declivio dell’altipiano sotto Gheleb e sotto Maldi fra 1500 e 1800 metri sul livello del mare.

Gli alberi non formano boschi intieri, ma si presentano riuniti in piccoli gruppi, rimarchevoli per la loro altezza che raggiunge i 20 o 25 metri. Il fusto che si innalza semplice senza ramificazioni sovente all’altezza di 10 metri, è dritto e somiglia alla quercia, per la corteccia nerastra profondamente screpolata. Il legno è rossiccio bruno, lucido, con belle marezzature, solido e duro; però non molto pesante.

Questa specie è la famosa «Persea» degli autori greci e latini, la quale, nell’antico Egitto, come sacro ad Iside, era coltivato nei giardini dei tempii ed in epoca antichissima probabilmente, dovette essere introdotta dall’Arabia Felice dove essa anche oggi si trova nello stato selvatico; rinvienesi pure nella Abissinia propriamente detta.

23. Diospyros mespiliformis H.(Ebenaceae)

in tigrigna «aije».

Frequente sui monti di Cheren e nelle convalli dell’Anseba, quest’albero non raggiunge l’altezza solita come nei luoghi più bassi verso ponente, verso il Sudan. Il legno è dei più duri e resistenti.

I vecchi tronchi presentano al centro del legno un durame nero, specie di ebano simile a quello congenere delle Indie. Però raramente si sviluppa nell’Eritrea. Le nere mazze dei selvaggi della parte superiore del Nilo Bianco, sono fatte di questo legno.

24. Euphorbia abyssinica Rausch.(Euphorbiaceae)

in tigrè «Kalankâl». (conf. Piante resinose)

Il legno Colqual è molto leggero, e nelle varie industrie può rimpiazzare presso a poco il nostro legno di pioppo. I fusti raggiungono un’altezza di 4-5 metri con un diametro di circa settantacinque centimetri.

25. Croton macrostachyum H.(Euphorbiaceae)

in tigrigna «tambo».

Questa pianta abbondante in tutta l’Abissinia, così come nell’altipiano dell’Eritrea presenta fusti molto dritti, della lunghezza di 3-4 metri, i quali per la grande tenacità del legno bianco giallastro, per altro facile a lavorarsi, si potrebbero adoperare per costruzione e mobili di valore.

26. Claoxylon Deflersianum Schwf.(Euphorbiaceae)

Questa nuova specie, copiosa ancora nell’altopiano dell’Arabia Felice, forma un frutice od un alberetto di 3-4 metri di altezza, con fusti della grossezza di un braccio. Il legno è molto uniforme, d’una struttura finissima, dura e di un bel colore giallo chiaro. Si può paragonarlo al legno di bosso e può per taluni scopi prendere il posto di questo legno costoso.

La specie abbonda nella valle superiore del Lava sotto Gheleb, a 1800 metri sul livello del mare.

27. Ficus vasta Forsk. (Syn. Ficus Daro Del.)(Urticaceae Moreae)

in tigrigna e tigrè «Dâro».

Il più grande albero del territorio; si trova da circa 1000 metri sul livello del mare in su, specialmente nell’altipiano.

Mentre presentano una certa faciltà di lavorazione del loro legno forte e abbastanza solido, i fusti sono preziosi, perchè raggiungono talvolta un diametro superiore a 2 metri e permettono di segarne delle tavole molto grandi. Gli Abissini lavorano grosse assi di questo legno con lo scalpello per farne porte di un sol pezzo, per grandi scodelle e cose simili.

28. Ficus Dekdekena Del.

in tigrigna «cioghonte».

Uno degli alberi più alti, che si distingue dai quattro grandi fichi selvatici del territorio per le foglie piccole lanceolate, pel tronco duro e per la chioma più cilindrica, non molto allargata. La specie comincia nelle valli dell’altopiano all’altezza di 1300 metri. Il legno può servire agli stessi usi come il precedente, parimenti che il legno del Ficus Sycomorus L. (Vedi piante resin. N. 11) e del Ficus glumosa Del. (N. 12).

29. Juniperus procera H.(Coniferae)

in tigrè «Ssahedi» o «zähäddi».

Il ginepro dell’Abissinia si trova nell’altopiano al di sopra di circa 2000 metri. Non è raro presso Asmara e sulle falde del monte Ssabber sopra Gheleb. Il suo legno aromatico ha tutte le qualità per poter essere impiegato nella fabbricazione dei lapis. Io lo credo superiore alle specie americane e consiglio perciò di farne esperienza.

Dalle provincie nordiche dell’Abissinia si possono certamente ricavare a poco prezzo, grandi quantità di questo legno.

30. Oxytenanthera abyssinica Munro. (Syn. Bambusa abyssinica Rich).(Graminaceae)

in tigrigna (Hamasen) «arkaï».

in Amarigna (Scîoa) «scimât».

Il bambù africano presenta un culmo più debole delle vere specie Asiatiche, e quantunque non presenti nello interno cavità, pure è meno consistente. Però può servire per fabbricare leggiere bacchette, e specialmente è impareggiabile per fare, con faciltà e prestezza, tende pel sole, palchi etc. Esso cresce in grandi quantità compatte nelle vallate che conducono al Barca ed al Mareb.

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