I. — Piante Medicinali.
Reading edition
1. Capparis persicaefolia Rich. — Syn. C. tomentosa Lam. var.(Capparidaceae)
in Tigrigna[3] «andel».
Questa pianta ha un frutto della grandezza di una mela, di un gusto senaposo ed è considerata dagl’indigeni per velenosissima; specialmente sarebbero mortifere le foglie per animali cornuti che ne mangiassero; ad eccezione delle capre, che ne possono mangiare. Secondo Schimper nel Tigrè le foglie si adoperano seternamente contro l’oftalmia. Pare che questa pianta abbia delle proprietà medicinali che bisognerebbe ancora esaminare perchè in generale le Capparidae non sono velenose. La sola Capparidacea velenosa era finora la C. frondosa L. della Columbia, ove il frutto temuto chiamasi frutta de burro, cioè frutto dell’asino.
2. Caylusia abyssinica F. Mey.(Resedaceae)
in Tigrigna «merrerêt».
I semi di questa erbaccia si mischiano facilmente al grano quando lo si batte, e danno alla farina un sapore amarissimo ed ingrato.
La pianta secondo Schimper sarebbe molto nociva, anzi mortifera, alle capre.
3. Silene macrosolen Steud.(Caryophylleae)
in tigrigna «Sar-sari»
in amarigna «ogkert».
Trovai questa pianta nel 1868 sulla più alta cima dei monti di Erkauit a S.O. di Suakim ed a 1700 metri sul livello del mare, e fu trovata dal Penzig ancora nelle alture dell’Eritrea, sul m. Sabber e ad Asmara. La radice si usa, nell’Amhara, contro i vermi. La dose è un pezzo di radice della lunghezza di circa 4 cm. e della grossezza di un dito (Schimper).
4. Oxalis anthelmintica A. Br.(Oxalidaceae-Geraniaceae)
in tigrigna «habbe-ciacco»
in amarigna «mitsciamitscio»
Trovai questa specie, rimarchevole per un grazioso fiore lillà, nella gran vallata di Ghinda, ed essa sarà al certo altrettanto sparsa nei distretti vicini, come nell’altipiano abissino. Porta piccoli bulbi che triturati e mescolati con acqua di miele, birra ecc. servono a distruggere la tenia.
Dopo il «kousso» (Brayera anthelmintica Kth.), che non ancora è stato trovato nel territorio italiano, questa pianta è la più adoperata, nell’Abissinia, contro il verme solitario.
5. Celastrus serratus H.(Celastraceae)
in tigrigna «add add».
È un arbusto che trovasi in abbondanza nel territorio Bogos.
Secondo Schimper le foglie di questa specie sarebbero un eccellente surrogato della corteccia di china contro la febbre intermittente, ciò che gli Abissini ignorano.
6. Celastrus senegalensis Lam. (Syn. Gymnosporia montana Roxb.) var.(Celastraceae)
in tigrigna «arguiti»
in tigrè (mensa) «erghitte».
Uno degli arbusti spinosi più sparsi in tutta la regione montuosa. Secondo Schimper, nel Tigrè si servirebbero delle foglie pestate contro la diarrea del bestiame bovino.
7. Trianthema pentandrum L.(Ficoideae)
È una erba delle più comuni presso alle case, e che fornisce a Ghinda agli indigeni una medicina favorita contro le malattie interne, dolore di capo, stitichezza etc., e si raccoglie in massa.
Secondo Schimper, qualche volta fanno cuocere le foglie come verdura.
8. Mollugo Glinus R.(Ficoideae)
in tigrigna «Kóssala»
Quest’erba cosmopolitica, sparsa nei paesi caldi e tropicali, è un rimedio efficacissimo contro il verme solitario. Trebbiata e crivellata dà un piccolo seme nero lucente di cui si prende semplicemente un cucchiaio con acqua. Causa il suo uso facile e la sua insipidezza è, secondo il caso, molto raccomandabile; ed io stesso fui testimone della sua efficacia.
9. Citrullus Colocynthis Schrad.(Cucurbitaceae)
La coloquintide non manca, ovunque trovasi un terreno sabbioso nella Samhar dell’Eritrea. Non ne vidi veramente tanta copia come nelle vallate della Tebaide egiziana, ma in compenso la forma eritrea a Dessi, Sciacat-Cai etc. si distingue per la grandezza straordinaria del suo frutto. Raccolsi colà esemplari che sembravano dei piccoli melloni d’acqua (anguria) e che avevano un diametro di 15 cm. Simili esemplari, che, come ho detto, trovansi in quantità, si possono vendere, mondati e seccati, in Europa al dettaglio; oppure si possono esportare all’ingrosso, perchè la merce, così preparata, ha un aspetto splendido e sorpassa quella di altre provenienze.
10. Cucumis dipsaceus Ehrbg.(Cucurbitaceae)
Trovasi dappertutto nelle vallate montuose all’altitudine di 1000 metri ed anche in siti più elevati.
I suoi frutti gialli, simili ai zucchini, coperti di folte setole, trovansi in quantità enormi in tutti i luoghi erbosi.
Il frutto contiene un principio intensamente amaro simile alla coloquintide e potrebbe raccogliersi in quantità più grandi che quest’ultima. Il principio amarissimo si presterebbe specialmente per la denaturazione daziale dell’alcool, avendo il vantaggio di essere senza colore e senza odore. Sarebbe per ciò assai più raccomandabile che l’Etere metilico, generalmente usato dai governi per l’alterazione dello spirito a scopo industriale, perchè quella sostanza riesce sgradevolissima ed anche malsana per il suo fetore insopportabile. Siccome l’amaro della coloquintide e del Cucumis dipsaceus non si può eliminare mediante la filtrazione, l’alcool che se ne impregna non si può assolutamente gustare.
11. Foeniculum capillaceum Gil.(Umbellatae)
in tigrigna «silân»
Nell’altipiano dell’Eritrea e dell’Abissinia si trova il finocchio dappertutto selvatico, come pure nei monti dell’Arabia Felice.
In nessun luogo lo si coltiva. Il seme è assai vantato come carminativo.
12. Helminthocarpus abyssinicus Rich.(Papilionaceae)
in tigrigna «Fosi-Korzet».
La radice di questa erba, che trovasi sparsa nell’altipiano sarebbe, se preparata in piccole dosi, un emetico potente ed efficace, che si potrebbe usare contro i dolori di stomaco, come già lo indica il nome tigrino.
13. Abrus precatorius L.(Papilionaceae)
arab. Offrus; ain-lahla; Kolkol.
Questa pianta (di cui negli ultimi tempi parlavano tanto i giornali, come pianta che predice il tempo, in seguito alle speculazioni fantastiche dell’inglese Nowak) trovasi in tutte le parti dell’Eritrea, come pianta rampicante nei boschetti. Essa è cosmopolita in tutti i paesi tropicali.
In molti paesi si fa uso della radice e dello stelo, come della liquirizia: generalmente conosciuti però sono i semi di un bel rosso che trovansi in commercio, si adoperano come ornamenti e si chiamano piselli da paternostri.
Questi sono molto apprezzati nei Bazar di Drogherie dell’Oriente (arabo: sciscim ahmar), specialmente quelli che vengono dal Sudan i quali sono di un rosso vivissimo. Quando il Sudan era inaccessibile, qualche volta si pagavano al Cairo fino a 25 Centesimi il granello.
In Egitto si attribuiscono al detto seme effetti speciali per la guarigione delle infiammazioni dell’occhio e se ne fa molto uso anche ora. Le sue proprietà velenose erano conosciute e temute nelle Indie da lungo tempo. Da qualche tempo si conosce l’Abrina, il veleno vegetabile il più forte conosciuto dopo la Ricinina.
Già nel 1582 fu osservato dal medico veneziano Prospero Alpino in Egitto (P. Alp. de plantis Aegypti, Venetiis — MDXCII p. 31 32) il fenomeno della sensibilità delle foglie riguardo alla luce solare, e che ha dato alla pianta il nome di profeta del tempo.
13. Cassia Absus L.(Caesalpiniaceae)
arab. «sciscim».
Un pianta che trovasi spesso nei siti erbosi. I semi sono neri e lucenti, di forma lenticolare, e si vendono in Egitto nei bazar di drogherie come un rimedio contro le infiammazioni croniche degli occhi, nello stesso modo che la specie menzionata più sopra. Questi semi si sono anche trovati tra gli oboli deposti nei sepolcri antichi egiziani, da cui si può dedurre che l’uso ne era già noto agli antichi Egiziani, come lo era ai Greci e Romani.
14. Cassia acutifolia Del. e Cassia obtusifolia V.(Caesalpiniaceae)
in tigrigna: ente-entàro.
Il commercio delle foglie di Senna in Egitto è tutt’ora abbastanza vivo, essendo il territorio della produzione principale nella Nubia inferiore che trovasi attualmente nel dominio egiziano.
Tutti i paesi della costa del mare Rosso producono pure della Senna e se ne esporta. A Massaua nella Samhar (pianura littorale) la più abbondante, è quella nominata in seconda linea: essa non la cede in niente alla C. acutifolia D. Si può con tutta facilità raccoglierne delle grandi masse.
15. Tamarindus indica L.(Caesalpiniaceae)
Nome vernacolo in tutte le lingue della regione: «hommar».
Il Tamarindo si trova sparso nelle vallate montuose dell’Eritrea, ma non in quantità sufficiente per l’esportazione in grande.
Perciò il suo frutto, che qui certamente è di buona qualità, e che dovrebbe avere un valore maggiore, dacchè il commercio, con Dar Fur (da dove si ritirava la migliore qualità) è reso impossibile, non può aver importanza per l’esportazione.
Nondimeno la cosa è meritevole di attenzione, stantechè gli estratti italiani di tamarindo che hanno acquistato fama mondiale, hanno da qualche tempo perduto in qualità, dopo che i preparatori furono costretti a provedersi di frutti dalle Indie.
16. Albizzia anthelmintica Brogn.(Mimosaceae)
in tigrigna «Mussenna» oppure «Bessenna».
La fioritura di quest’albero è somigliantissima a quella dell’Albizzia amara Bov. ma le foglioline sono più grandi e meno numerose. Essa viene nelle vicinanze di Cheren, nella valle di Dangobas, sull’Anseba, e si troverà, probabilmente, anche in molti altri luoghi. La sua corteccia contiene uno dei più efficaci rimedi contro la Tenia. Negli scritti di Fournier «Sur les ténifuges d’Abyssinie» si trovano esatte indicazioni. Varrebbe la pena di ridurre il principio efficace della corteccia in forma di un alcaloide per poter somministrare il rimedio in modo sicuro. Siccome le corteccie di diverse età hanno proprietà alquanto diverse, e caricandone la dosa possono presentare dei pericoli per l’ammalato, non si prese più cura di questo importante medicamento, ed esso a torto fu dimenticato.
17. Tarchonanthus camphoratus L.(Compositae)
in tigrè (Mensa) «ssarakána»
Secondo Schimper si pestano le foglie e si fanno fermentare per sette giorni nell’urina, e dopo se ne fa uso di bevanda medicinale per gli animali bovini.
18. Datura Metel L.(Solanaceae)
tigrino «thirufrâ» o «thrifrâh»; in arabo «bengjé»
Questa pianta velenosa, molto pericolosa pei suoi semi, cresce abbondantemente come erbaccia sia qui che in Arabia, in vicinanza dei villaggi o siti abitati. Questa specie, tra le dature, è la più vecchia pianta medicinale, che usavano già gli arabi del medio evo, e da essa provengono i «Semina Daturae» delle officine.
19. Vernonia amygdalina Del.(Compositae)
in tigrigna «grava»
È un arbusto di 3 metri, molto comune sulle sponde dell’Anseba. Il Dott. Steudner pretende che le foglie servono come un purgativo efficace.
20. Acocanthera Schimperi Hook. Bth. (Syn. Carissa Schimperi H.)(Apocynaceae)
in tigrigna: «Mptàh», muptà, o «maktàt».
È un cespuglio che trovasi in abbondanza al declivio ed alla base dell’altipiano, da 1000 a 2000 metri. Le foglie sono ellittiche, coriacee e lucenti. I fiori bianchi, che in forma ed odore molto rassomigliano al gelsomino son numerosissimi sui rami. Il frutto è una bacca simile ad una piccola ciliegia, è nero e ha un nocciolo piatto corneo.
Gli indigeni la ritengono per velenosa, ma non ne fanno nessun uso.
Dai frutti di una specie congenere, la A. venenata G. Don nel Sud dell’Africa gli indigeni traggono il veleno per le loro freccie.
Nel paese dei Somali trovasi una pianta simile a quella dell’Eritrea, che colà fornisce il temuto veleno per le freccie «Uabaio» o (in Ogaden) «Ghedulâjo» e che si trae dalla decozione delle radici sul quale veleno hanno scritto molti viaggiatori, specialmente Hildebrandt, Revoil, Paulitschke ed i fratelli James.
Questo veleno, preparato dal sugo della radice e del legno alburno, si chiama «Uabaïn» ed è uno dei più forti veleni vegetali che si conoscano. Gemell vuole aver usato l’Uabaïn con successo contro il «chin-cough» (tosse canina, Keuchhusten, coqueluche).
La A. Schimperi Bth. H. è sparsa in tutta l’Abissinia ed in gran parte dall’Africa orientale, ove le radici danno, similmente alla specie del paese dei Somali, un veleno per le freccie molto temuto chiamato «Morio» o Morjo, accennato già da Hildebrandt e da Burton.
Hildebrandt identifica il veleno Morio col Uabaïn, ma gli esemplari da lui raccolti a Taita (Africa Orientale Britt.) sono della specie eritrea. Anche von Höhnel nella spedizione del conte Teleki ha raccolto sull’altipiano di Leichipia sul Chenia l’Acocanthera Schimperii Bth. H., come la pianta che dà il veleno Morjo. È probabilissimo che il principio contenuto in questa specie sia l’Uabaïn.
Una provvista di radice che ho portata meco da Ghinda, sarà esaminata e sperimentata a Berlino, dal Dott. L. Lewin.
Pare che questa pianta sarà chiamata, un giorno, a fare gran figura tra le piante medicinali importanti dell’Eritrea. Schimper pretende che le foglie seccate e pestate servono nel Tigrè qualche volta come tabacco da naso, e che i frutti vengono mischiati con la carne per avvelenare le jene[4].
21. Verbascum Ternacha Hochst.(Scrophulariaceae)
in tigrigna «Ternakha».
Di questa pianta, molto estesa nel territorio, gli Abissini, come si usa anche in Europa per una simile specie del genere, utilizzano i semi maturi per la pesca.
Questi se posti nell’acqua in luoghi tranquilli dei ruscelli e fiumi fanno sì che poco dopo i pesci, che vi si trovano, compariscono, storditi, alla superficie e si possano acchiappare con le mani.
Simile uso fanno in Abissinia della «Berreberra» (Milletia ferruginea Bak.) e nelle Indie della Dodonaea viscosa L. parimente indigena nell’Eritrea.
22. Verbena officinalis L.(Verbenaceae)
in tigrigna «seruftit»
Quest’erba cosmopoliticamente sparsa sul globo si trova anche sulle sponde dell’Anseba. Gli Abissini usano le foglie seccate come un rimedio contro il mal di collo («fosi-hanât») e contro il rigonfiare delle ghiandole. Masticano anche la radice, come pretende lo Schimper.
23. Kigelia aethiopica Dcne.(Crescentiaceae)—(Bignoniaceae).
in tigrè (Mensa) «salasile»
in tigrino «mederba» o anche (Hamasen) jungula.
Questo bell’albero esteso in tutta l’Africa tropicale si trova frequentemente nella zona dell’Anseba.
I grossi frutti di forma cilindrica che pendono da lunghi peduncoli, contengono un succo con proprietà purganti. Secondo un manoscritto del viaggiatore francese Quartin Dillon, citato da A. Richard nella sua «Flora Abyssinica» (vol. II p. 60), il succo avrebbe una potenza afrodisiaca incredibile e terribile.
24. Meriandra benghalensis Bth.(Labiatae)
in tigrè: «mossogo».
Questa bella pianta, che in Asmara e nell’interno dell’Abissinia s’incontra nello stato selvatico, trovasi nelle Indie soltanto coltivata. Questa strana espansione di una specie di pianta selvatica dell’Eritrea nei giardini indiani non è un caso isolato. La Crossandra undulaefolia Roxb., una Acantacea con magnifici fiori di un rosso scarlatto, che spesso trovasi selvatica nell’Eritrea, trovasi pure nelle Indie soltanto come pianta di ornamento. Le foglie della Meriandra, che hanno un forte odore di canfora, si usano nelle Indie invece della Salvia officinalis L. come rimedio aromatico, vivificante e riscaldante (Royle, Wallich, Wight ecc.).
25. Buddleya polystachya Fres.(Loganiaceae)
in tigrè «mattari».
Un arbusto alto con spighe pendenti di fiori di un rosso aranciato. Le foglie e i fiori sono usati dagli Abissini contro il verme solitario.
26. Plumbago zeylanica L.(Plumbaginaceae)
in tigrino «Aftehe o aftah».
Questa pianta rimarchevole per i suoi fiori bianchi tubulosi, trovasi da per ogni dove nell’Eritrea. La radice fresca ha proprietà vescicatorie, e Schimper scrive che i Tigrini la impiegano come mezzo profilattico contro certe malattie. Dopo l’applicazione della radice si forma una piaga che lascia una cicatrice rilevata.
27. Salvadora persica L.(Salvadoraceae)
in tigrino «addai»
in agau «scivelscia»
in arabo «aràk».
È un arbusto molto ramificato e allargato nella pianura (Samhar) vicino alla costa, copre grandi spazi e che trovasi non di rado anche nell’altipiano fino a 1500 metri sul livello del mare.
I ramoscelli forniscono le spazzolette pei denti, in arabo «messuâg» che nell’Oriente i musulmani usano generalmente e che sono raccomandate ai fedeli dal Corano, ove è prescritto di non adoperare altro mezzo, per pulire i denti, che i ramoscelli di questa pianta. Tali ramoscelli si vendono in quei paesi dappertutto.
Masticandone le punte si staccano le fibre, che formano una specie di spazzole. Il gusto è quasi come quello della senape e indica proprietà antiscorbutiche. È un miracolo che finora nessuno dei nostri specialisti in «Reclame» abbia avuto l’ispirazione, citando i bei denti degli arabi, di creare in Europa, con questi stuzzicadenti, un articolo di moda. Persone come Pear, Epp & Holloway avrebbero con essi potuto guadagnarsi i milioni, come li guadagnarono con i lorosaponi mediocri etc.
Il frutto è una piccola bacca, che seccata, ha la grandezza ed il gusto dell’uva passa di Corinto, e si può raccogliere in massa. Ne trovai posto in vendita sul mercato di Suachim.
Maesa lanceolata Forsk.(Myrsinaceae)
in tigrigna «Saoria».
È un rimedio apprezzatissimo dagli Abissinesi contro il verme solitario, e che anche in Europa venne sperimentato con successo. Le bacche si riducono in pasta e si mischiano a fagiuoli o fave ugualmente ridotti in pasta e si somministrano in quantità abbondante.
Questo arbusto, che anche nell’Yemen trovasi sparso, ha dei rami alti parecchi metri e foglie grandi.
Trovai questa pianta vicino Gheleb nel territorio dei Mensa.
28. Myrsine africana L.(Myrsinaceae)
in tigrigna Zaddsé o ssàhtso.
Le bacche di questo piccolo cespuglio, sparso nell’altipiano oltre 2000 metri sul livello del mare, si seccano, e ridotte in pasta si mischiano con un cibo qualunque adatto per servirsene come rimedio contro il verme solitario.
29. Pircunia abyssinica H.(Phytolaccaceae)
in tigrè (Mensa) ssobêth o ssebbêt.
Questa pianta si presenta dappertutto nell’Altipiano in grandi masse e se ne usa in Abissinia così la radice come il frutto, come uno dei tanto numerosi rimedii contro i vermi intestinali.
Le bacche pestate danno una pasta saponaria, che produce molta schiuma, dando, come le bacche del Sapindus, un eccellente surrogato di sapone. Specialmente si lavano, col mezzo di queste bacche, le stoffe di lana, flanella ecc. Nella Missione Svedese in Gheleb mi si lavarono così bene dei costumi di flanella, che sembravano del tutto nuovi; mentre che le lavanderie chimiche di Berlino non erano al caso di fare altrettanto.
Considerando che queste bacche si trovano nell’Eritrea in grandi masse e sono facili a raccogliersi, si può sperare che questo prodotto un giorno possa essere di grande importanza per l’esportazione.
30. Celosia trigyna L.(Amarantaceae)
in tigrino «belbilda».
È sparsa tanto nelle regioni alte che basse nell’Eritrea. Le foglie, i fiori ed i frutti stritolati e mescolati danno un rimedio possente contro il verme solitario. È però, secondo Schimper, dagli Abissini temuta quanto la Celosia anthelmintica Asch. a causa dei suoi effetti secondarii pericolosi.
31. Amarantus graecizans L.(Amarantaceae)
in tigrigna «birnáheo»
in amarigna «aluma».
Impiegati in grandi dosi, i semi di questa malerba abbondantissima sarebbero, come dice W. Schimper, nel Tigrè un ottimo rimedio contro il verme solitario.
32. Ricinus communis L.(Euphorbiaceae)
in tigrigna: «vulleh»
in tigrè (Mensa) «Kellä».
Vi sono siti ove il Ricino si presenta in tale quantità, che raccogliendone il seme si potrebbe esportarlo ed averne grande vantaggio.
In questi semi che somministrano l’olio di Ricino, Kobert e Stillmark di Dorpat, nel 1889, scoprirono il Ricinino, il più potente dei veleni vegetali che si conosca.
33 e 34. Aloe Schimperi Tod. e Aloe abyssinica Lam.(Liliaceae)
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in tigrè «mathisso» in mensa, «zabber».
in Tigrigna, «àrrai o èrreh».
in arabo, «ssàbbr».
L’Aloe Abyssinica Lamk. è la specie che trovasi assai diffusa sull’altipiano e sulle pendici rivolte a Levante, sino a 1000 metri sul livello del mare.
Il viaggiatore la riconosce tra le altre specie, per le foglie lunghe concavo-convesse che in parte sono regolarmente verdi oscuro e segnate nella parte basale con delle macchie bianche molto fitte. I fiori sono ora gialli ora di colore rosso arancio. Questa, specie mi sembra senza valore per l’estrazione del succo. Invece nell’altipiano, a circa 2000 metri sul mare, specialmente vicino ad Asmara si trova una specie (A. Schimperi Tod.) con grandissime foglie molto più lunghe e più larghe, che sono sempre senza macchie.
Detta specie si distingue dal succo giallo bruno che scorre dalla pianta tagliandola e che ha quel forte odore di sudore che distingue le buone qualità di Aloe.
Il succo è ricco di resine solubili e disecca subito, rappigliandosi in massa.
Con questo prodotto varrebbe la pena di tentarne la raccolta all’ingrosso, perchè presumo, da ciò che ho osservato nell’isola di Socotra sull’Aloe Perryi, che la pianta in quistione potrebbe fornire una specie di Aloè pregevole.
Oltre le due specie accennate, ne ho trovato altre due sul territorio italiano, che pero non danno Aloe servibile.
35. Cyperus rotundus L.(Cyperaceae)
Molto frequente sulle rive dei fiumi nell’altipiano e sul pendio delle vallate verso il mare.
I tuberi aromatici sono della grandezza delle olive, sempre rosso bruni, e fanno grande figura nella Farmacopœa araba come sudoriferi e diuretici.