PREFAZIONE
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Le discussioni sul valore o non valore delle possessioni africane hanno avuto largo sviluppo, e d’ordinario si è notato che ai pessimisti restava, nella discussione, campo libero; perchè questi affidavano tutti i loro argomenti ad una sola domanda, che mostrava avere una certa importanza, chiedendo semplicemente: cosa v’è laggiù?...
I territorî delle colonie europee in Africa, non furono fondate od acquistate come le antiche colonie storiche, in paesi che già contavano una relativa civiltà. Perciò meno poche eccezioni, l’Africa tropicale non offre, fin oggi, al commercio europeo che prodotti naturali del suolo, senza che la mano dell’uomo vi abbia positivo concorso; desso, l’uomo, non fa che raccogliere questi prodotti, imballarli e mandarli via.
Questi prodotti naturali del suolo in molti paesi africani, che fanno tanto giuoco nel commercio europeo, riescono alla maggioranza dei negozianti od industriali europei ignorati, e per questi la parola Africa non è che l’ignoto; al più un’espressione geografica.
Ecco donde la domanda a cui ho accennato: cosa vi è laggiù?... e se non vi si risponde, se non v’è chi sappia rispondere, d’un subito l’ira dell’ignoranza si scatena nella sua forma più umile e più terribile, e con l’oltraggio peggiore all’attività umana, griderà: «Nulla, niente, non vi è niente!...»
Per l’Eritrea poi in particolare, vorrei che alla corrente pessimista, al coro dei gridatori del niente, facessero loro barriera quelli che sanno, la gente pratica che sa e conosce, e questa gente, che mi si permetta di chiamarla positivista, vorrei, che parlasse, scrivesse, facesse conoscere nel modo più semplice e pratico, quello che vi è nei possedimenti italiani del Mar Rosso, cosa può farsene, cosa dovrebbe farsene, facesse il confronto dei possedimenti italiani con le altre colonie africane, ed indicasse infine all’Italia quali benefici e vantaggi potrebbe e dovrebbe trarre dai tanti sacrifizi che ha fatto e sta tuttora facendo per i suoi possedimenti coloniali del Mar Rosso.
Non volendo però lasciarmi dire che io, pur qualche cosa potendo dire e fare, non lo dico e non lo faccio, cosi è che mi accingo al mio modesto compito, per quello che io ne posso sapere nel regno vegetale, dando una descrizione di quelle piante che appartengono alla Flora selvatica dell’Eritrea, e che hanno valore per l’industria e pel commercio europeo.
In questa mia enumerazione, ho preso in considerazione solamente le specie, la di cui esistenza è accertata dentro il limite della colonia Eritrea, cioè nella parte dell’Abissinia settentrionale, di cui l’Italia prese possesso di fatto e delle quali è facile trovare presso i collezionisti della materia i campioni che si desiderassero.
Quasi tutte le specie enumerate, le ho raccolte io medesimo nella primavera di quest’anno, durante i cento giorni che ho passato in quelle terre; solamente per qualche specie isolata mi sono avvalso delle indicazioni lasciate da altri cultori di botanica, i quali mi hanno preceduto in quella contrada[1].
Se avessi voluto parlare anche di tutte le altre piante utili dell’Abissinia, già conosciute, il volume del lavoro sarebbe riuscito dieci volte maggiore del presente: oppure se anche solo avessi detto delle piante che troverebbero facile coltivazione in Eritrea e che si potessero raccomandare, avrei dovuto scrivere oltre il credersi.
Dunque, non parlerò che delle piante che Madre Natura Africa offre spontaneamente col suo migliore sorriso, e senza che la mano dell’uomo si dia altra pena che di raccoglierle dal suolo, e che poi nel tempo medesimo, come ho detto, possono e debbono riuscire utili all’europeo nei suoi traffichi.
Da molte di quelle piante il colono europeo trapiantato in Eritrea potrà trarre profitto per proprio uso e consumo personale, e per le altre, le mie informazioni sull’uso che ne fanno gl’indigeni, contribuiranno vieppiù a far conoscere quella regione, anche in rapporto agli usi e costumi delle popolazioni che l’abitano.
Dell’uso economico di certe specie di vegetali più conosciuti non ho creduto far menzione di tutto quanto si riferisce al loro uso domestico, per non fare inutili e noiose ripetizioni di cose conosciute a tutti ed intorno a certi speciali quesiti, ho creduto dovermi limitare a farne parola nell’interesse generale, tanto da poter orientare con faciltà così il profano che il conoscitore. Dove le mie cognizioni non bastavano sono ricorso volentieri alle indicazioni di persone competenti e sopratutto del compianto Wilhelm Schimper, il quale per 45 anni dimorò in Abissinia e durante questo lunghissimo spazio di tempo, con immane lavoro raccolse pregevolissime collezioni, facendo importantissime osservazioni.
Le sue interessantissime note si trovano manoscritte sulle schede[2] unite alle singole piante che ora possiede il Museo Botanico di Berlino.
Per facilitare anche ai non botanici ad identificare le piante descritte ho creduto di aggiungere ai nomi scientifici quelli che sono nel dominio della generalità cioè i nomi in vernacolo; beninteso però che questa latitudine me la sono accordata in certi limiti del possibile, attenendomi alle sole denominazioni volgari usitate negl’idiomi delle popolazioni della regione abissina.
La massima parte della nomenclatura tigrina o trigrigna delle piante da me descritte, è stata da me personalmente controllata sul posto. Per i nomi poi in amarìco, che appartengono agli idiomi camitici di Agau e Bilen, (Bogos), li ho per la maggior parte controllati con le indicazioni che forniscono Schimper e Steudner.
Fra poco non mancherò di pubblicare un completo elenco di tutte le specie di piante della intera Flora abissina delle quali si conoscono i nomi dati dagl’indigeni.
La nomenclatura delle piante sarà scritta in maniera che un italiano potrà leggerla e pronunciarla senza difficoltà veruna.
Avrò cura di separare ed assegnare a ciascuna pianta la sua categoria, secondo l’uso che nella pratica vi è designato: dividendo il mio lavoro in 8 categorie, così che quelli che s’interessano in modo speciale ad una di queste, troveranno subito il proprio conto.
I.
Piante medicinali
Comprendono tutte le specie di piante con virtù sanativa, nonchè le piante velenose.
II.
Piante aromatiche
In grazia alla ricchezza di oli eterei che contengono, sono atte alla distillazione delle essenze.
III.
Piante resinose e gommifere
Quelle che producono diverse specie di resina, caucciù o gomma così al tronco che alle ramificazioni.
IV.
Piante tessili e fibrose
Atte alla lavorazione dei tessuti in genere, nonchè di utensili d’uso domestico come corde, graticci, panieri, stuoie ecc. ecc.
V.
Piante coloranti e concianti
Ricche di sostanze coloranti, oppure che contengono, nelle parti legnose, tannino abbastanza, tanto da essere adatte per conceria.
VI.
Legnami
I principali legnami buoni per le costruzioni in genere, nonchè legnami fini per lavori d’ebanisteria.
Non posso naturalmente dare qui un elenco di tutti i combustibili, nonchè delle piante legnose che formano circa la quarta parte della flora dell’Eritrea.
VII.
Piante commestibili
Legumi e verdure per la cucina, frutti mangerecci, tuberi, semi e nocciuoli, che in tempo di cattivo raccolto si riducono in farina, confezionandone poi del pane, erbe e pianticelle da pascolo.
VIII.
Piante ornamentali
Comprende tutte le specie che per bellezza di fiori o di foglie possono essere bene accette nei nostri giardini. In prima linea vi si presenteranno le numerose piante bulbose.
* * *
L’industria italiana potrà trarre grande profitto da ognuna delle otto categorie di piante sopra enumerate.
Il compito principale, però secondo il mio modo di vedere, che si debbono prefiggere le colonie e possedimenti d’oltremare verso la madre patria, è quello di cercare un equivalente pei prodotti esteri di importazione.
Sarebbe, ad esempio, davvero deplorevole e più che incomprensibile, se le industrie, come la profumeria e la drogheria, non sapessero trarre direttamente profitto dell’Africa che è per eccellenza il paese degli aromi!... continuando ad essere tributarie delle Indie e di altre lontane regioni, quando si ha vicino una terra aromatica per eccellenza: l’italiana colonia Eritrea!...
Giorgio Schweinfurth