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Le piante utili dell' Eritrea

II. — Piante Aromatiche.

Reading edition

1. Hemprichia erythraea Ehrbg. (syn. Amyris Kafal Forsk.).(Amyrideae)

arabo «Kafal».

Questo arboscello è molto sparso al sud del tropico sulle isole e sulle coste del Mar Rosso, e così pure si trova sulle Isole Dhalac dell’Eritrea.

Il legno è di colore rossigno simile al Sassafras, e strofinato emana un leggiero odore aromatico, e se si brucia spande un grato profumo alquanto balsamico.

Per questa sua proprietà se ne fa uso in Egitto per affumicare le giarre d’acqua nuove di creta, e le idre dette Gulla prima di metterle in uso.

Il legno Cafal è altresì sudorifero e diuretico, e se ne fa moltissimo uso tanto in Egitto quanto in Arabia. Lo si vende in tutti i bazar di droghe.

Questa specie non segrega della resina e non ha niente di comune coll’Opoponax, il quale come pretende Holmes nel Pharm. Journal 1081; verrebbe distillato dalla resina di questa pianta.

Il nome «Kafal» si dà però anche ad alcune specie di Commiphora (Balsamodendron) dalle quali si ricava probabilmente una parte della Mirra del commercio.

2. Commiphora Opobalsamum, Engl. (Syn. Amyris Opobalsamum L. — Balsamodendron Opobalsamum Kunth)(Burseraceae)

È un cespuglio od un arboscello, il quale dal sud del tropico al mar Rosso e nel Samhar Eritreo, ha la stessa diffusione della Hemprichia erythraea Ehr., però ascende più in alto su i declivi montuosi confinanti col mare. È noto generalmente che questa specie somministra la «mirra» del commercio odierno, come quella che si esporta dal sud dell’Arabia e dal paese dei Somali, da Aden, Hodeidah etc. Intanto io non ho nessuna prova per questa identificazione, perchè non mi è accaduto mai di osservare su i fusti di questa specie una secrezione resinosa, quantunque io abbia avuto occasione di studiare la pianta in tutti i tempi dell’anno e nei punti più differenti delle rive del mar Rosso. Soltanto alle estremità dei rami, che sovente si mostrano come verniciati, si trova una secrezione come di una massa vischiosa, a modo di vernice molto densa e di gradevole odore.

Nei bazar di droghe nei paesi Orientali troviamo conservate vicine due specie di balsami l’uno differente dall’altro, il «balasem» balsamo della Mecca e la «Mirra» (mur-heggiasi). Il primo è una specie di trementina liquida, il secondo è una resina solida difficilmente combustibile.

«La resina liquida, dice Figari, gode sempre grande stima come medicamento vulnerario, o come contravveleno al morso degli animali velenosi». Nell’Arabia felice questa specie chiamasi «bisciâm». Il Dr. E. Glaser, la cui autorità nella conoscenza dell’Arabia non si può in alcun modo mettere in dubbio, sostiene di aver veduto raccogliere da questa pianta la Mirra.

Il medico veneziano Prospero Alpino nel 1582 ha dato per la prima volta una perfetta figura di questa specie e la designa col nome di «balsamum»[5]; il nome di Mirra non si rinviene affatto nella sua opera. Alpino trovò questa pianta coltivata al Cairo come residuo di antichi tentativi di acclimatazione, ed egli constata la tradizione che l’origine della provenienza sia a Mecca. Non cade dubbio che quello che in Egitto va sotto il nome di «balasem» sia il prodotto della Commiphora Opobalsamum Engl.

Forskal che nel 1761 esplorò come botanico l’Arabia Felice, a proposito di questa specie non fa menzione della Mirra; egli la chiama «Abuschâm» (più correttamente «bisciâm» e dice (Flora Aeg. Arab. p. 80): «Conosco ancora due altri alberi che si chiamano coi nomi di «Schadjaret el murr» (i.e Arbor Myrrhae) e «Chadasch»[6] i quali, se si deve prestar fede a quelli che lo garantiscono, devono essere molto simili alla specie descritta».

È ancora da notare che la denominazione di Balsamodendron Myrrha colla quale il botanico Nees von Esenbeck distinse una delle piante raccolte dall’Ehrenberg nell’Yemen, è fondata sopra un errore, nel quale si sono confuse le note di erbario dell’Ehrenberg[7] ed è stata distinta come Mirra per eccellenza una specie, che non è affatto aromatica, e meno ancora secerne una resina. Io ho dovuto denominare ciò non pertanto Hemprichia Myrrha Schwfth. questa specie inodora, circoscritta all’Arabia felice, per serbare la precedenza al nome più antico.

Però sulla quistione dei balsami e della mirra non è stato peranco detta l’ultima parola, a cagione della sconfinata letteratura, accumulatasi su di ciò da qualche secolo. Per quanto ci consta, è solo permesso di ammettere:

1º che il Balsamo degli arabi deriva dalla Commiphora Opobalsamum Engl.

2º che non conosciamo come si ricava.

3º che il balsamo è un aroma.

4º che la mirra è una resina non molto aromatica, disgradevolmente olezzante, difficilmente combustibile, che si adopera come medicina (la nostra tintura di mirra) e mai come profumo.

5º Nella antica letteratura, specialmente nella letteratura biblica, il balsamo e la mirra sono spesse volte confusi insieme, donde questo continuo «qui pro quo».

3. Sclerocarya Birrea Hochst.(Anacardiaceae)

In tigrigna «abóngul».

Un grande albero con legno leggiero e morbido che nella stagione della siccità fiorisce dopo aver perduto le foglie. I fiori di un giallo cereo sono riuniti insieme alle estremità dei rami in spighe dense disposte a fascetto, e spirano un intenso profumo come di gelsomino, o ciò che torna più esatto, come i fiori del Philadelphus. Specialmente nei monti che fanno corona alla Conca di Cheren, questo albero è assai copioso, in egual modo in tutta la vallata dell’Anseba e nelle vallate che scendono giù verso il Barka.

4. Ochna inermis (Forsk.) Schwf. (Syn. Ochna parvifolia Vahl)(Ochnaceae)

in tigrè (Mensa) «abgamá».

Questo arbusto è assai diffuso nelle alture e nelle pendici verso l’Oriente.

I fiori color giallo d’uovo, coprono in grande quantità nella stagione secca il fusto spoglio di frondi ora dritto e a foggia di un albero, ora di storto sulle rupi come un arbusto nano, ed hanno un forte e magnifico profumo di Syringa.

L’aroma è quasi così forte come quello della Syringa vulgaris L. e colle regole della profumeria si può facilmente fissare per mezzo di grassi ecc., e forse ancora per mezzo della distillazione.

5. Ximenia americana L.(Olacaceae)

in tigrinna «mell’au»

in tigrè (Mensa) «mellhétta».

È uno tra i più frequenti arbusti od alberetti, dell’altipiano dell’Eritrea. I fiori hanno un fortissimo odore di fior d’arancio, e sarebbero da mettersi in prima linea come materiale da impiegarsi, in grande, nella profumeria. Questi fiori si possono raccogliere a quintali, per modo di dire, nelle vicinanze di Cheren.

6. Jasminum abyssinicum R. Br.(Oleaceae)

in tigrigna «habbe-selîm»

in amarigna «uembelel»

Le compatte masse di fiori di questo frutice scandente che s’arrampica sopra i grandi alberi, tramandano un intenso odore e si trovano in più che sufficiente quantità (a Ghinda, Cheren, Gheleb etc.) per poter essere adoperati per la profumeria.

Ancora più comune della detta specie nei piani alti e fra i contrafforti è il Jasminum floribundum R. Br. il cui profumo però è meno intenso ed i fiori non sono cosi numerosi ed in tale quantità, come nella specie precedente.

7. Premna resinosa Schauer.(Verbenaceae)

Un frutice largamente diffuso nell’Eritrea coi rami lunghi e ritti, le cui foglie contengono un’aroma molto simile a quello del limone, e che per la abbondanza della pianta si può facilmente distillare in grandi quantità.

8. Ocimum menthaefolium H.(Labiatae)

in tigrè «ciomâr o ciommer»

in tigrigna (Adua) «sessak-süvvi» (Hamasen «ssahmar».

Abbondante in tutti i luoghi soleggiati ed erbosi dell’Eritrea, l’erba che talora raggiunge 1 m. di altezza, è diffusa in prodigiosa quantità, sovente a perdita di vista, nelle vicinanze di Ghinda, dove se ne può raccogliere in quantità strabocchevole.

L’attività vegetativa della pianta dura per tutto l’anno, senza distinzione di stagione.

Il suo aroma è molto forte. Secondo Schimper gli Abissini mischiano le foglie triturate e secche col burro e se ne servono come pomata per la testa. L’odore è molto simile a quello della menta piperita.

Tra tutte le piante selvatiche dell’Eritrea questa potrà, per la sua abbondanza, molto probabilmente essere adatta alla distillazione in grande, e un impiegato della Casa V. Bienenfeld, il Sig. Brunetti, in Ghinda, ha di già preso di mira con tutta serietà e di moto proprio un tale piano.

9. Micromeria abyssinica Benth.(Labiatae)

È un’erba diffusa nelle alte regioni abissine sopra i 2000 metri. Io la trovai abbondante nelle pendici del Ssabber sopra Gheleb, terr. Mensa. Le foglie hanno forte odore di menta piperita e potranno fornire quest’olio colla distillazione.

10. Kyllingia triceps L.(Cyperaceae)

in tigrè (Asùs) «Krît-asmûd».

I rizomi di questa pianta che raramente supera i 30 centim. di altezza, hanno un distinto aroma, che in qualche maniera ricorda quello dell’Andropogon Schoenanthus; però è molto più fino e gradevole.

L’aroma, molto intenso nella pianta fresca, è fugace e però dovrà distillarsi sul posto; poichè la pianta disseccata dopo qualche mese lascia sentire soltanto un debole odore.

Nelle Indie orientali si somministra la pianta nella dissenteria, nel diabete ed in altre malattie. Essa nasce in grande quantità nei luoghi aperti ed erbosi delle boscaglie presso Ghinda, dove i rizomi si possono raccogliere a quintali. Non manca però in nessuna parte del territorio al di sopra della zona di 800 metri.

Io sono con certezza convinto che questo aroma, se si introdurrà nel commercio europeo, non mancherà di eccitare una sensazione come alta novità; probabilmente ancora in miscuglio (con altri aromi) darà splendidi risultati.

11. Andropogon laniger Desf., ed Andropogon Jwarancusa Blane, (syn. Andr. proximus H.).(Graminaceae)

Ambedue queste specie di graminacee molto affini fra loro hanno una larga diffusione in tutta la zona dell’Anseba. Dove il pascolo si raddensa in steppa, esse coprono per lunghi tratti ed esclusivamente il terreno; non mancano però neppure sui declivii montuosi. Esse sono molto somiglianti all’Andropogon Schoenanthus L., che del pari appartiene alla Flora abissina e che, insieme all’A. Nardus L. nell’India, è tra le droghe officinali più anticamente usate; in talune regioni, inoltre, è coltivato in grande.

Tutte le suddette specie di Andropogon contengono, a preferenza nei loro rizomi e radici, un olio etereo, il quale si conosce in commercio sotto i differenti nomi di Verbena, Citronelle, Ingwergras, Lemongras, o semplicemente come «grasoil», cioè «olio di gramigna». È esportato da Ceylan e dal Malabar e ultimamente ancora in grande quantità dall’isola della Riunione[8]. Quest’olio forma una parte integrante dell’attuale commercio delle droghe.

L’abbassamento del prezzo (ad un decimo del primitivo, secondo che riferisce il Pharm. Journ. of London 1891, pag. 928) è stato occasionato specialmente dalla falsificazione di quest’olio, praticata nell’India su larga scala. Quest’olio, però, non si deve confondere col vero «olio di Geranium» che si ricava, per distillazione, dalle foglie del Pelargonium Radula L., e che si prepara nel sud della Francia ed in Turchia. Quest’ultimo serve specialmente per falsificare l’olio di rose, mentre che l’olio d’Andropogon serve solamente quale ingrediente ai prodotti numerosi della profumeria ed a varii miscugli, nei quali trova larga applicazione.

È facile da comprendere che un prodotto che il commercio mondiale si procura perfino col mezzo costoso di colture artificiali nel Malabar, nelle Isole di Ceylan, di Réunion, ed altre dell’Oceano Indiano, nell’Eritrea dove cresce spontaneo deve riuscire molto meno costoso, dacchè la Natura nel paese dei Bogos p. es. ed altrove ci offre milioni di quintali della materia prima, di facilissima raccolta.

Notes in this chapter

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