ROMANZA
Reading edition
Sotto l’acqua diffuse verdeggiano le piante; e in rigido adamante paion constrette e chiuse. Le coppe ampie de ’l loto splendono ivi, non tocche: su ’l loro stelo immoto paiono aperte bocche. Ancora il vaso d’oro che a l’acqua Ila protese, la vasta urna cretese da ’l bel fianco sonoro, fa co ’l suo grave pondo le foglie ancor piegare. Ma non s’odono a ’l fondo le najadi cantare. Le najadi procaci, che il giovinetto sire ad Ercole rapire osarono co’ baci, giacciono a ’l fondo estinte da gran tempo ne ’l gelo; e le lor membra avvinte che splendean senza velo, quelle membra ove i lievi fiori de ’l sangue allora uscían brillando fuora come rose tra nevi, e li occhi ove saette avea certe il disío, e le bocche perfette ove più d’un bel dio trapassando per Colco piacquesi a lungo bere, e le chiome leggere che segnavan d’un solco aureo l’acque ne ’l nuoto involgendo e portando i calici de ’l loto con un murmure blando, or tutto è inerte e informe ne l’ime sedi algenti. In biechi atteggiamenti di morte, il coro dorme. Dorme per sempre il coro de le ninfe sommerse; ma brilla il vaso d’oro ch’Ila ne ’l fonte immerse.