ROMANZA
Reading edition
Dolce ne la memoria quella vista si leva. Su l’Aventino ardeva lento il giorno: una gloria come di bianche rose versava il ciel su ’l colle e copría de la molle neve tutte le cose. A ’l pian nebbie leggere si spandeano da ’l fiume: parean, ne ’l dubbio lume, volubili riviere traenti in loro ambagi favolosi navigli. Dietro, grandi e vermigli tra i cipressi i palagi su ’l colle imperiale parean arsi da chiusi fochi. In un sol confusi romor profondo eguale, suoni d’opere umane salían da la vicina ripa; a Santa Sabina squillavan le campane. Una pace serena, la pia pace che amavi ne’ tuoi cieli soavi, o Claudio di Lorena, si spandea ne l’occaso, piovea su’ cuori oblío. Vinto l’essere mio da quel fascino e invaso, tutto de la recente voluttà pieno ancora (come, o dolce signora, la tua bocca era ardente!), all’alto all’alto, anélo, tendea, spenta ogni guerra. E parea che la terra illuminasse il cielo.