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Gli animali alla guerra

Austriaco.... austriaco.... tedesco.

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Se ci sono animali alla guerra? E mica soltanto quelli che ci vanno con i soldati, soldati essi stessi: i cavalli delle armi a cavallo, i muli delle batterie da montagna e someggiate. Ce ne sono anche tanti altri, grossi e piccini, che ci si trovano senza volerlo, povere bestie. E ci rimangono.

I nostri soldati ispirano anche a loro fiducia. Giurerei che qualunque gallina dei paesi irredenti preferisce esser mangiata da un nostro bersagliere invece che dover far le uova per un ufficiale dei gendarmi—peuh!—austriaci.

Ho sentito una volta due maiali che si litigavano un fondo di marmitta trovato in un campo dov'erano passate le cucine di un reggimento. Il maiale, che pretendeva mangiarseli tutti da solo quei ghiotti rimasugli, grugniva a quell'altro:

—Screanzato.

E l'altro di rimando:

—Austriaco.

—Prepotente.

—Austriaco.

—Ladro.

—Austriaco.

—Porco.

A sentirsi dare anche del porco—forse perchè aveva capito: turco—il maiale austriaco perse il lume dagli occhi e strillò:

—Tedesco.

Quello, a sentirsi dire: tedesco, rimase così male che rinunciò, sdegnoso, anche alla sua parte di broda: segno evidente che tedesco non era.

In genere dunque, per quel che ho potuto veder io, gli animali alla guerra si portano bene.

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