XVI.
Reading edition
RESURRECTA
Che la vostra miseria non mi tange, Nè fiamma d'esto incendio non m'assale. DANTE
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Ella già visse nell'antico Egitto, Tra le città che sembran visïoni, Allor che gloriosi nel delitto
Trionfavan superbi i Faraoni; E guardò calma col gran d'occhio nero Le feste immense e l'orride tenzoni.
Pallida e bruna, col sorriso altero, Della immobile Sfinge colossale Sfidò lo sguardo bianco ed il mistero
Con la serenità d'una rivale. —E degli amori sempre più implacati Conobbe il peso e il fàscino letale;
E gli ascosi desir negli abbagliati Occhi d'intera folla plaudente E le brame che lottano coi fati.
—Poscia sparì d'in mezzo a quella gente, La splendida sua vita ebbe una fine; Crebbe il pallor, fûr le pupille spente,
S'irrigidir le sue forme divine Qual prodigio che subito s'arresta, E nel sonno calò senza confine.
In bende avvolta fu dai pie' alla testa, E sotto la piramide, in l'eletto Sepolcro preparato come a festa,
Dormì mill'anni con lo stesso aspetto.
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Ora è fra noi. Per mistica e segreta Legge rinata sotto nuovo clima, Come una evocazione di poeta,
Bellezza tal che realtà sublima! I dolori dell'oggi ed i desiri Guardando senza sprezzo e senza stima.
Ahi! non cura le gioie ed i martiri Di quest'epoca folle ed ammalata, Ed ignora la causa dei sospiri.
E resta calma e pensierosa, e guata Tra le piccole feste e il triste amore, Nel trionfo paranco trasognata.
Della sua vita e morte anterïore Un vestigio sul viso l'è rimasto; Vi si scorge il ricordo che non muore
Dei sogni ardenti e del suo sonno casto.