Universo.
Reading edition
Le forme.
Vaporava la Terra: abbrividenti profili alzava incontro ai soli occidui e caotiche forme negli assidui sforzi espelleva, esseri incerti, lenti. A stento si scioglieano dai residui del limo grave. Indi foreste e armenti sorsero, e guizzi dentro l'acque e i venti, e l'armonia di liberi individui. L'ultima forma che la Terra espresse l'opera proseguì. Architetture pensose trasse dai fianchi materni. Fasci di nervi or trama e raggi tesse. E l'uom stupisce per le creature che fioriscon da lui nei maggi eterni.
I Minimi.
È il corpo mio campo d'antiche sfide, come la terra dentro la caligine primeva. Forse qualche scaturigine di vita in me per sempre si recide? Sotto ogni forma bella che al ciel ride l'uomo indaga, e l'afferra la vertigine. Luce in fondo l'idea. Dove ha l'origine? Un fermento la suscita o l'uccide. Affrettan le agonie, le cose morte sgombrano per far adito ai viventi, indefessi operai del divenire. Quando avverrà che domi l'uom quest'ire nemiche, e dolce viva, e l'addormenti sazio di giorni l'oblïosa morte?
Al Foro Romano.
L'uomo, re delle forme ultime, vuole dentro la terra approfondir l'indagine: assiduamente fruga la voragine che Dante ornò di sue divine fole. Nel suol, come in vecchio albero, l'imagine simultanea degli evi scopre al sole; e nei fôri ove ruzza la sua prole, il passato si svolge in chiare pagine. Così la Terra, per l'essere emerso ultimo dal suo grembo, apre le ciglia e scorge sè piccola, oh quanto! Eppure, più vasto è il cielo e pieno di venture per la solare piccola famiglia in questo breve angolo d'universo.
Mosè.
Fra piccole virtù teologali Michelangelo sculse un esemplare di umanità, sì forte, che destare lo volle: «Vivi, e scendi fra' mortali». Poi lo volse sdegnoso ad aspettare, sui genuflessi sudditi papali, che potesse fra un popolo d'eguali sciogliere un dì le membra alte e parlare. Secoli ancora! Poi, gli occhi iracondi serenerà. Verrà possente, fuori, nel sole, vòlto a la Terra Promessa. Sarà la terra allor folta ed oppressa d'uomini, e pronti molti migratori verso l'azzurro, fertile di mondi.
Altrove!
O bella nel mare artico Atlantide, presso al polo fiorita di ninfee!... Gelò, sparì. S'inizian l'odissee umane: in alto eran le alate guide. Scesa lungo le tepide maree a la zona che verde e mite ride, rigurgita ora a le plaghe omicide l'umanità non mai sedata, Andrée? Andrée, lontano e in alto! Ha messo l'ale l'uomo e rimira oltre le nubi, pensa un'odissea per un ben altro mare. Avvolgerà la terra il glacïale lenzuolo? V'è nella corona immensa del Sole al piccol uomo altro alveare?
Marte.
Otto grandi fratelli in suo regime il Sole tien, che la sua lampa accese: lontani e ignoti: ora nel ciel sublime due, l'uno all'altro han le pupille intese? Fratello, in te già mossero le prime forme di vita al padre sol protese? vegetasti, sentisti, alfin da l'ime profondità la chiusa anima ascese? Forse già sei qual noi sarem domani, e indaghi dentro l'etere stellante con desiderio senza fine intenso, accennando con segni non umani a questo piccol astro, radïante l'inappagata anima nell'immenso...
L'astro morto.
I.
Una stella sparì da l'armonia del cielo e ancor noi la guardiamo, quale tremolava in un tempo immemoriale, e ci sorride da l'antica via. Dal cuor pulsava forse un'energia onde la vita svolse le sue scale; onde a prova l'argilla e l'ideale lottaron fra un vagito e un'agonia. Forse una stirpe nel suo firmamento tenne incarnata un'anima solare e risplendè co' suoi genii ed eroi... E il gran cuor s'allentò, ristette. Poi silenzio... Oh sole! Ed ecco il cielo appare innumerato e senza mutamento.
II.
Efimeri occhi! Là risplende un sole dove per voi la nebulosa sciama: un urto infiammò il ciel, pende una mole, là dove nessun lume ancor vi chiama. Forse non lungi una fraterna prole per una terra l'opre sue dirama, lancia nel cielo numeri e parole, cerca, foggiasi dèi, sè dio proclama. Anima mia smarrita! È giunta l'ora che una nenia nostalgica t'appella: «Uomo, ignora e dispera, ignora e adora!» No. Tu gl'ingegni ai sensi rinnovella, e per gli spazî e per i tempi esplora, occupa l'universo a stella a stella!
Al timone!
E voi, nel vostro aereo ritiro, sul cuor pulsante della terra intenti, pronti a l'annunzio di trasalimenti micidïali al piccol uomo, ammiro: e voi, che interrogate nelle ardenti stagioni e nelle gelide il respiro corso da nembi e da fólgori e il giro delle linfe nel gran corpo fluenti: e voi, che i nostri numeri nei regni dell'infinito seminate, e l'ieri vi brilla agli occhi e illumina il domani... Però che un dì starete, sui congegni divinatori, come timonieri saldi e securi de' vïaggi umani!
Elevazione notturna.
Notte profonda, immensa, refrigerio delle forme che il sole agita e stanca, riposo e sonno dove si rinfranca la volontà di vita e il desiderio! Mare insonne, specchiante l'emisperio stellare, luna saliente bianca, abisso che d'intorno si spalanca e assorbe in un armonïoso imperio. Profondo anch'io come la notte, e immenso come il sidereo palpito ove penso il flusso del mio cuore essere immerso! E umil fidente nel silenzïoso ordine onde son parte, ove pur oso, nulla essendo, sentirmi l'Universo!