LIBRO UNDECIMO (continued 3)
Reading edition
E non solo intendeva l'Inghilterra di volere con gagliardo sforzo continuar la guerra sul continente americano, ma ancora difendersi, ed offendere, secondochè la opportunità si scoprirebbe, nelle Antille. Per la qual cosa i ministri si erano risoluti a mandar con un rinforzo di navi e di genti in quelle spiagge l'ammiraglio Rodney, uomo, nel quale ed essi e tutta la nazione britannica avevano una grandissima confidenza posta. Alla qual deliberazione tanto più volentieri si accostarono, quanto che sapevano, che i Francesi stavano per far partire a quella volta un simile rinforzo sotto la guida del conte di Guichen. Ma però, prima che colà si avviasse, vollero, andasse ad una impresa di molta importanza. Dai primi tempi, in cui si era rotta la guerra colla Spagna, avevano gli Spagnuoli assediato, e bloccato per mare e per terra la Fortezza di Gibilterra. Era stato preposto alla bisogna dell'assedio l'ammiraglio Don Barcelo, uomo vigilantissimo, il quale con ogni maggior industria impediva, non trapelassero dentro munizioni di sorta alcuna. Il presidio già incominciava a pruovare grande carestia di vettovaglie, e molto a patirne. Nè aveva speranza di poterne ricevere dalle vicine spiagge per mezzo dei traforelli e delle saettìe, che la diligenza de' Spagnuoli schivassero; essendochè i Barbari, che abitano le coste dell'Affrica, e massimamente l'Imperatore di Marocco, veduto ch'ebbero, essere gl'Inglesi al di sotto nel Mediterraneo, si erano volti a favorir gli Spagnuoli. Così i Gibilterrani erano a grandissima stretta di vittuaglia, e nello stesso tempo si ritrovavano del tutto privi di quell'abbondante procaccio, ch'erano stati usi fin là di fare sulle vicine coste della Barbaria. Nè altra via v'era a vettovagliar la Fortezza, sè non se dall'Inghilterra, e per mezzo di grosse accompagnature di navi da guerra date ai bastimenti da carico. Quest'era l'impresa, che doveva fornire Rodney. Partì dai porti d'Inghilterra in sull'entrar del presente anno con un'armata di ventuna nave da guerra, ed una numerosa carovana di navi annonarie. Favorì la fortuna questi suoi primi conati. Giunto egli verso il Capo Finisterra cozzava in una conserva spagnuola di quindici navi da carico accompagnata dalla nave di alto bordo il Guipuscoa di 64 cannoni, da quattro fregate, e da due altri legni minori armati in guerra. Andavano da San Sebastiano a Cadice a fine di portar le munizioni sì da guerra che da bocca all'armata, che in questo porto si trovava assembrata. Data loro la caccia, tutte le pigliò di colpo, ricca, e molt'opportuna preda al vincitore. Oltre la presa del Guipuscoa, nuova e bellissima nave, quelle da carico alcune portavano una notabile quantità di frumento e di farine, siccome pure altre provvisioni, munizioni da guerra, ed attrezzi navali. Le prime condusse a Gibilterra, le navali mandò in Inghilterra, dove se ne aveva grandissimo bisogno.
Ma un altro più grande e più prospero successo riserbavano i cieli alla fortuna di Rodney. Il giorno 16 di gennaio, s'abbattè presso il Capo Santa Maria in un'armata spagnuola di nove vascelli di alto bordo, la quale sotto il governo di Don Giovanni Langara stava presso il capo medesimo, non dubitando di pericolo alcuno, in crociata. Avrebbe l'ammiraglio spagnuolo, se avesse voluto, potuto schivar l'incontro di una forza tanto alla sua superiore. Ma in luogo di mandare, tosto che discoperse dall'alto delle gagge le vele nemiche, le fregate a sopravvedere, ed a riconoscere il numero e la forza loro, e quindi ritrarsi ai porti, mise tosto le sue in ordine di battaglia. Quando poi, approssimatisi vieppiù gl'Inglesi, ebbe osservato, quanto fossero di lui più gagliardi, si affaticò per tirarsi indietro; ma già non era più tempo. L'ammiraglio Rodney aveva ordinato a' suoi, dessero la caccia, dimodochè potessero guadagnar il sottovento per mozzare agli Spagnuoli la ritirata ai porti. Essendo i vascelli inglesi molto più destri al correre, che gli spagnuoli, riuscirono nel disegno. Quindi la battaglia diventò inevitabile. Don Giovanni si difendette con grandissimo valore. L'aspetto delle cose era oltre ogni dire terribile. L'ora era tarda, e già incominciava ad abbuiare; il mare grosso, e tempestoso; i vicini scogli di San Lucar accrescevano il pericolo. In questo mezzo il vascello spagnuolo, il San Domenico, di 70 cannoni, ardeva con orribile scoppio. Tutta la ciurma, ch'erano bene 600 persone, perirono. Durarono la battaglia, e poscia la perseguitazione, che ne seguì dopo la rotta degli Spagnuoli, fino alle due della mattina. La capitana denominata la Fenice, sopra la quale si trovava Don Giovanni, e portava 80 cannoni con tre altre di 70, fu presa, e condotta a man salva dentro il porto di Gibilterra. Il Sant'Eugenio ed il San Giuliano vennero anch'essi in poter degl'Inglesi, i quali ne avevano marinati gli uffiziali, e mandato un certo numero dei loro a bordo. Ma essendo il mare molto grosso, la notte tempestosa, trovandosi in mezzo a scogli, e mancando gl'Inglesi di piloti, che fossero pratichi de' luoghi, si mettevano nella discrezione degli Spagnuoli, i quali da vinti diventati vincitori ricondussero le due navi nel porto di Cadice. Due altri vascelli grossi, ed altri più sottili, quantunque grandemente danneggiati, nel medesimo porto si ricoverarono. Il giorno seguente ebbero gl'Inglesi molta fatica per sbrigarsi dalle secche, e per arrivar di nuovo nell'alto e profondo mare. Fu Don Giovanni ferito gravemente. Ottenuta la vittoria arrivò Rodney a Gibilterra, ed ebbevi in poco tempo scaricate tutte le navi annonarie, in guisa che non solo fu sollevata la carestia dei viveri, ch'era dentro la Fortezza, ma di più fu essa posta in grado di poter sopportare senza nuovi aiuti un lungo assedio. Riempiuti con tanta utilità della patria, e con non minore sua gloria gli ordini del Re, verso mezzo febbraio si mise, siccome gli era stato commesso, tra via con una parte della flotta alla volta delle Antille. Il rimanente in un colle prede della Spagna viaggiava verso l'Inghilterra sotto la condotta del Sotto-ammiraglio Digby. La fortuna, che s'era tanto propizia dimostrata agl'Inglesi nell'andata loro a Gibilterra, gli volle anche nel ritorno loro favoreggiare. Il giorno 23 di febbrajo discoprì Digby in lontananza una flotta consistente in molte navi francesi di differente grandezza. Quest'era una conserva, che se ne iva all'Isola di Francia scortata dal Proteo e dall'Aiace, l'uno e l'altro di 64 cannoni, e dalla fregata la Charmante. Governava il tutto il visconte Du-Chilleau. Accortosi questi degl'Inglesi, con ottimo consiglio comandò tostamente all'Aiace, ed alla più parte della conserva, si schivassero, e velocemente per di dietro si difilassero. Egli poi da fronte raccozzò in un gomitolo la sua propria nave il Proteo, la fregata, ed alcuni altri legni più piccoli, e ciò affinchè il nemico, ch'era tuttavìa lontano, ingannatosi, lo scambiasse per tutta la conserva. Lo scaltrimento ebbe l'effetto, che se ne aspettava. Digby, non accortosi dell'Aiace, e del grosso della conserva che se ne andavano, perseguitava il Proteo. Fuggiva questo sì rattamente che non sarebbe stato preso. Ma cadutogli un calcese, e perciò rallentatosegli l'abbrivo, sopraggiunsero gl'Inglesi e lo pigliarono. Vennero anche in poter loro tre navi da carico. Tale fu la riuscita della spedizione di Rodney a Gibilterra. Se ne fecero in Inghilterra molti rallegramenti, sia per la cosa in se, ch'era d'importanza sia perchè erano queste le prime felici novelle, che da lungo tempo vi fossero pervenute. Il Parlamento rendè pubbliche ed immortali grazie a Giorgio Rodney.
In questo modo l'Inghilterra, mentre dall'un canto sì difendeva da' suoi nemici in Europa, n'incamminava dall'altro alle offese tanto contro i Repubblicani sulla terra-ferma d'America, quanto contro i Francesi e gli Spagnuoli nelle Antille. La risoluzione sua di voler durare contro tanti e sì possenti nemici aveva riempiuto gli uomini di maraviglia. Tutti lodavano grandemente la costanza degl'Inglesi, come di persone valorose, e d'alto animo fornite. Gl'Inglesi, dicevano, essere il pregio e l'onore d'Europa. Essi avere con eterna gloria loro dimostrato, come non pure non si debba cedere all'avversa fortuna, ma eziandio in che modo opporsi e resister si possa ad un nemico superiore di numero e di forze, essi rinnovar ora l'esempio dì Luigi decimoquarto, Re di Francia, il quale non solo non si smarrì, ma fe' testa, e combattè valorosamente contro tutta l'Europa insieme congiurata a' suoi danni; essi imitare le recenti geste di Federigo Re di Prussia, il quale non perdutosi punto d'animo alla possente lega contro di lui ordita, quella aveva non solo combattuto, ma ancora superato e vinto. Quegli stessi, i quali i consigli presi dall'Inghilterra contro gli Americani biasimato ed abbonito avevano, maravigliosamente ora la magnanimità britannica lodavano. Queste cose diceva e pensava l'universale dei popoli. Ma gli uomini prudenti, i quali più addentro penetravano nella verità delle cose, comechè lodassero anch'essi la costanza inglese, tuttavia nè a quella di Luigi decimoquarto, nè a quella di Federigo secondo l'uguagliavano; stantechè essendo l'Inghilterra una isola, non si possa se non se difficilissimamente nelle sue più interne parti, le quali danno vigore e vita a tutta le altre, assaltare; e le battaglie navali non siano altrettante determinative, quanto le terrestri. Ma in Inghilterra veramente pareva, crescesse in un colla grandezza del pericolo l'ardore e l'ardimento dei popoli. Quei medesimi, i quali le deliberazioni dei Ministri rispetto all'America fin là condannato avevano, e tuttavia condannavano, andavano sclamando; questo non essere il tempo da far le pazzie. Leviamci, dicevano, costoro da dosso, e poi chiariremo questa partita tra noi. S'accordavano i privati tanto nelle più conspicue città, quanto nel contado a pagar grosse somme di danaro per levar genti, ed ordinarle in compagnie e reggimenti. Nè solo i privati, ma ancora i corpi politici o mercantili gareggiavano tra di loro per concedere allo Stato la volontaria pecunia. La Compagnia dell'Indie orientali presentò il governo con una somma bastante a levare e spesare seimila marinari, ed offrì del suo tre vascelli di 74 cannoni. Quindi si davano grossi caposoldi a coloro che volevano porsi sotto le insegne in servizio del Re sì per mare che per terra. Correvano e per questa cagione, e per amor della patria, e per odio ai Francesi ed agli Spagnuoli numerosamente i marinari alle navi; si riempivano le compagnie delle genti di terra, e le bande paesane con ardore maraviglioso si ordinavano in ogni canto, e nell'armi si esercitavano. Ogni cosa in moto per alla guerra contro i Borboni. Tutte queste cose, che si risapevano in Europa, fecero di modo, che le nazioni, le quali da principio, quando avevano veduto tutta la Casa dei Borboni congiurarsi e muoversi a' danni dell'Inghilterra, e questa restar sola alle percosse di tutto il mondo, credettero, difficilmente essa potere a tanta piena resistere, ora venissero in questa sentenza, che l'evento della contesa, quando la fortuna aiutasse il suo ardire avesse a riuscire, se non alla medesima favorevole, sicuramente almeno dubbio ed incerto.
FINE DEL VOLUME TERZO