LIBRO OTTAVO (continued 2)
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Perduta la speranza di varcar il fiume ne' luoghi vicini a Saratoga, i capitani britannici voltarono il pensiero all'aprirsi la via sulla destra riva sino di rincontro al Forte Edoardo, e là, sforzato il passo con ributtar le genti, che poste vi erano per difenderlo, valicar sulla sinistra. A questo fine mandarono avanti una compagnia di guastatori con una scorta di un reggimento di regolari, alcuni feritori alla leggiera, e leali, acciocchè racconciassero le strade ed i ponti per al Forte Edoardo. Appena erano costoro partiti, che compariva l'inimico molto grosso sui colli dalla parte opposta del Fish-kill-creek, il quale faceva le sembianze di voler passare per attaccare la battaglia. Richiamaronsi incontanente i regolari ed i feritori. Solo rimasero coi guastatori i leali, i quali pizzicati appena da una piccola banda, che andava ronzando intorno, diedero volta, lasciando soli i guastatori, lavorassero a posta loro. Per la qual cosa disperossi affatto di poter condurre in salvo le bagaglie e le artiglierie.
A tante difficoltà venne anche ad aggiungersi questa, che i repubblicani, i quali stavano attelati lungo la riva sinistra del fiume, ad ogni passo traevano contro i battelli carichi di munizioni e di arnesi da guerra, che avevano, navigando a ritroso, seguitato l'esercito dopo la sua partita da Still-water. Molti di questi battelli erano stati presi, alcuni ripresi con perdita di gente da ambe le parti. Finalmente e' bisognò per minor male sbarcar le munizioni, e ridurle sui poggi; opera, che molto accrebbe di fatica al già tanto stracco esercito.
Ora era giunta al colmo la sfortuna delle genti britanniche, ed altro non s'appresentava alla mente sì dei capitani, che dei soldati, che un totale sterminio, od un pregiudiziale accordo. Il voler passar il fiume così grosso, essendo la sinistra riva con tanta gelosia e da tante genti guardata, e vicino un sì potente nemico gonfiato dall'aura della vittoria, era impresa non che temeraria, disperata. Il ritirarsi per la destra con questo medesimo nemico alla coda, per istrade cotanto difficili ed intricate, era un partito piuttosto impossibile ad eseguirsi, che malagevole. Ogni cosa presagiva una inevitabile catastrofe. Eppure in mezzo a tanta calamità si apriva ag'Inglesi qualche speranza di bene, e l'occasione di poter ad un tratto ristorar la fortuna della guerra. Erano i due eserciti separati l'uno dall'altro solamente dal Fish-kill-creek. La fama, che magnifica tutte le cose, a motivo di quelle poche genti, che stat'erano mandate da Burgoyne per iscorta ai guastatori sulla via al Forte Edoardo, aveva fatto credere a Gates, che tutto l'antiguardo e la battaglia dell'esercito britannico si fossero già buona pezza avviati alla volta di quel Forte, e che solo rimanesse nelle pianure di Saratoga la dietroguardia; la quale venne tosto in isperanza di potere con tutte le forze sue assaltare ed opprimere. A questo fine la mattina degli undici ottobre Gates ogni cosa ordinò all'assalto. Intendeva di pigliar l'occasione di una folta nebbia, la quale in quelle regioni, ed a quella stagione oscura solitamente l'aria sin poco dopo la levata del sole, passare molto per tempo il Fish-kill, assaltar una batteria, che Burgoyne aveva piantato sull'altra riva, e, superatola, correre incontanente contro le genti nemiche. Ebbe Burgoyne certo avviso della cosa, e guernita prima molto bene la batteria, aveva tutte le sue genti affilate, come in agguato, dietro alcune macchie, che ingombravano le rive del fiume. Ordinatosi in tal modo aspettava la vicina battaglia; e stante la vana credenza del nemico, aveva grandissima confidenza della vittoria. Già la brigata del generale americano Nixon aveva guadato il rivo, e seguitava quella del generale Glover. Ma come prima pose questi il piede nell'acqua per passare, ebbe lingua da un disertore inglese, che non già il solo retroguardo, ma tutto intiero l'esercito reale si trovava ordinato alla battaglia sull'altra riva. Intesa la cosa Glover si ristette, e mandò dicendo a Nixon, il quale si trovava nell'imminente pericolo di essere tagliato a pezzi, non istesse a soprastare, ma immediatamente si ritraesse sulla destra riva. Mandò anche informando Gates di quello, che accadeva. Questi rivocò tosto gli ordini, e comandò ritornassero tutti, e stessero ai luoghi loro. Nixon in buon punto ricevè l'avviso di Glover; perciocchè un quarto d'ora dopo stato sarebbe troppo tardi. Indietreggiò spacciatamente; ma non sì, che, dileguatasi la nebbia prima che avesse ripassato, non fosse il suo retroguardo noiato dalle artiglierie inglesi con perdita di alcuni soldati.
Riuscita vana questa speranza, Burgoyne andava considerando, se qualche altra via rimanesse a salvar l'esercito. Fatta una Dieta, deliberarono, si dovesse, marciando velocemente di notte tempo, arrivare al fiume nelle vicinanze del Forte Edoardo, e là con un repentino assalto sforzare il passo, o sotto o sopra il Forte medesimo. E perchè i soldati camminar potessero più speditamente, si risolvettero ad abbandonare le artiglierie, le bagaglie, il carreggio e tutti gl'impedimenti. Portassero i soldati di che logorare per alcuni dì, sinchè arrivar potessero al Forte Giorgio. Ognuno si apparecchiava a mandar ad effetto l'intento del capitano. Ma Gates, che aveva presentita la cosa, ci aveva già fatto contro gli opportuni provvedimenti. Aveva comandato a quelle bande, che guernivano la sinistra riva dell'Hudson, stessero molto vigilanti, ed aveva anche ingrossate le guardie poste ai luoghi, dove Burgoyne disegnava di varcare. Ordinava loro, sostenessero il nemico, fino a tanto che arrivasse egli alle spalle con tutto l'esercito. Oltre a ciò faceva accampare una grossa schiera su certi poggi tra i Forti Edoardo e Giorgio, ed aveva imposto ai Capi, che diligentemente vi si affortificassero.
Aveva Burgoyne mandato avanti ormatori per riconoscere il paese, e soprattutto per esplorare, se si potesse sforzare il passo del fiume al Forte Edoardo. Ritornaron dicendo, che le strade erano oltre ogni credere rotte e difficili; che i nemici erano sì spessi e sì vigilanti sulla sinistra riva, che avrebbero di leggieri ogni mossa osservata, benchè piccola, ch'essi fatto avrebbero sulla destra; e che i passi al Forte erano sì diligentemente guardati, che lo sforzargli senza artiglierie era cosa del tutto impossibile. Dissero ancora del forte campo posto sui poggi tra i due Forti. Queste sinistre novelle, giuntovi eziandio, che Gates col grosso del suo esercito era così vicino, e tanto stava attento alle vedette, che non avrebbero le genti inglesi potuto dare un passo, che subito non le seguitasse, troncarono a Burgoyne ogni speranza di potersi di per sè stesso dalla presente calamità sbrigare. Solo, appiccandosi, come si suol dire, e come si fa nell'estrema disperazione, alle funi del cielo, sperava che sorgesse qualche cosa di verso le parti basse del fiume, e con intensissimo desiderio aspettava l'aiuto di Clinton.
E' non si potrebbe con parole meritevolmente descrivere l'infelice condizione, in cui era riposto l'esercito britannico. Stracche le genti, e quasi vinte dalle continue fatiche, e dai travagli degli aspri combattimenti, abbandonate dagl'Indiani e dai Canadesi, perduti i più valorosi soldati ed i migliori capitani, ridotto tutto l'esercito a cinquemila combattenti di dieci ch'egli erano, fra i quali poco più di tre migliaia d'Inglesi; svanita ogni speranza di ritirata; investite ed accerchiate da tre parti da un nemico quattro volte più numeroso di loro, gonfiato dal favore della vittoria, e che conosciuta la necessità loro ricusava di combattere, e che non si poteva sforzare pei luoghi difficili, ai quali si era riparato; obbligate a star in armi di continuo, la scaglia, e le palle delle artiglierie nemiche spruzzando e strisciando di colpo e di rimando per ogni dove le file, e molti traendo a morte ogni momento, serbavan esse tuttavia la solita costanza; e se cedevano ad una dura necessità, mostravansi però di miglior fortuna meritevoli. Nissun atto, nissuna parola fecero, che degna non fosse d'uomini forti e valorosi.
In fine nessuna novella di soccorso, non che fondata, vana, trapelando da parte nessuna, fu fatta la mattina dei tredici la veduta dei fondachi pubblici, e si trovò, che vi era in munizione da vivere, e ciò molto scarsamente, solo per tre dì. In tale stato l'andare ed il rimanere essendo egualmente fuori della potestà loro, considerato, che quanto più si differiva una deliberazione terminativa, tanto procedeva in maggior precipizio la condizione dell'esercito, convocarono una Dieta generale, alla quale intervennero non solo i primarj uffiziali, ma ancora tutti i capitani delle compagnie. Mentre deliberavano le palle nemiche frullando orribilmente, andavano qua e là traforando la tenda, dove si teneva il Consiglio. Tutti unitamente opinarono, doversi cedere alla fortuna, ed introdurre una pratica d'accordo col generale americano.
Usò Gates modestamente la vittoria. Solo propose, che le genti regie deponessero le armi dentro gli alloggiamenti; la quale condizione parendo loro di troppa iniquità, sdegnosamente rifiutarono gl'Inglesi. Volevano tutti piuttosto esser menati al nemico in una disuguale battaglia, che macchiarsi di una tanta vergogna. Dopo diverse pratiche si accordarono il giorno quindeci gli articoli della capitolazione. Dovevano sottoscriversi da ambe le parti la mattina dei diciassette. La notte arrivò al campo di Burgoyne il capitano Campbell, mandatovi a gran fretta dal generale Clinton, il quale recava le novelle, che questi venuto sopra l'Hudson si era fatto padrone del Forte Montgommery; e che il generale Vaughan colle genti più spedite già si avvicinava ad Esopo. Rinascevano in alcuni le speranze di salute. Furono ricerchi gli uffiziali del parer loro, se i soldati in un caso disperato abili fossero a combattere, e se la fede pubblica fosse impegnata pel verbale accordo. Molti risposero, i soldati infievoliti dalle fatiche e dalla fame non potersi reggere; tutti furono apertamente fautori, essere impegnata la fede pubblica. Solo Burgoyne opinò del no. Ma era obbligato a seguire la pluralità dei suffragi. Gates intanto, conosciute queste mene, e le nuove speranze, donde procedevano, il giorno diciassette molto per tempo ordinò tutto il suo esercito alla battaglia, e mandò dicendo a Burgoyne, giunto essere il tempo prefisso a sottoscrivere; perciò si il facesse immediatamente, o si combatterebbe. Questi non si fe' più pregare. L'accordo fu sottoscritto, il quale intitolarono: convenzione tra il luogotenente generale Burgoyne, ed il maggior-generale Gates. Le principali condizioni, oltre quelle per le provvisioni, ed altre cose da somministrarsi all'esercito britannico durante il suo cammino per a Boston, e la sua dimora in questa città, furono che le genti uscissero dagli alloggiamenti con tutti gli onori della guerra, colle corde accese, coi tamburi battenti, le bandiere spiegate, le artiglierie da campo; deponessero le armi, e lasciassero le artiglierie in un luogo a posta presso un'antica Fortezza; avessero la facoltà d'imbarcarsi liberamente, e di passar in Europa da Boston, con patto però non potessero portar le armi contro l'America durante la presente guerra; non fossero sparpagliate, nè i soldati smembrati dagli uffiziali loro; le chiamate, ed altri uffizj militari fossero permessi; ritenessero gli uffiziali le spade; tutte le robe dei privati fossero salve, le pubbliche si consegnassero di buona fede; non si svaligiassero le bagaglie; tutti coloro, che seguitavano il campo di qualsivoglia condizione, o paese si fossero, godessero il benefizio della capitolazione; e fosse fatto abilità ai Canadesi di ritornarsene alle case loro.
Non solo le condizioni di quest'accordo, se si considera il disperato frangente, a cui si trovava l'esercito britannico condotto, sono molto a questo onorevoli, ma Gates per una somma cortesia, e per un benigno riguardo verso i vinti, fe' ritrarre dentro gli alloggiamenti le sue genti, acciocchè moleste spettatrici non fossero alle inglesi, quando elleno deponevano le armi. La qual cosa gli si dee non solamente ad umanità, ma a sopportazione, e ad altezza d'animo recare; imperciocchè già sapeva egli le inudite depredazioni, che andava facendo all'uso dei Barbari sulla destra riva dell'Hudson il generale Vaughan, e come avesse questi tutto il villaggio d'Esopo inesorabilmente arso e distrutto. Egli è debito nostro di non passar sotto silenzio, che siccome Gates in tutto il corso di questa guerra sulle rive dell'Hudson compì tutte quelle parti, che ad accorto, valoroso e sperto capitano di guerra si appartengono, così medesimamente niuna di quelle lasciò indietro, che adornar sogliono gli animi generosi, onesti e civili. E questa amorevolezza usò verso i sani, ma più ancora verso i malati, che la fortuna dell'armi aveva posto nelle sue mani, ai quali tutti quei soccorsi fe' ministrare, che meglio per la condizione delle cose seppe, e potè. Sommava l'esercito americano il dì dell'accordo a un di presso a quindici migliaia di soldati, dei quali dieci migliaia a circa di stanziali; l'inglese a 5791, cioè 2412 Tedeschi, e 3379 Inglesi tra combattenti, e non combattenti. Acquistarono gli Americani quarantadue pezzi di belle artiglierie tra cannoni, obici, e bombarde, da 4600 archibusi, una quantità notabile di cartocci, di bombe, di palle, di carcasse e di altri instrumenti da guerra.
Cotal fine ebbe la spedizione inglese sulle rive del fiume del Nort, la quale cominciata con grandissima riputazione cadde in tanta difficoltà, che coloro, i quali ne avevano sperato sì prosperi successi ne ricevettero gravissimo danno, e quei che sì grandemente ne avevano temuto, ne riportarono grandissimo benefizio. Certo è, che, se ella fu disegnata prudentemente, siccome a noi pare, fu improvvidamente governata da coloro che dovettero mandarla ad effetto. Conciossiachè il buon successo suo dipendeva in tutto dagli sforzi uniti dei generali, che comandavano su i laghi, e di quelli che amministravano la guerra della Nuova-Jork. Ma invece, procedendo con separati consiglj, quando uno veniva, l'altro se ne andava. Allorquando Carleton si era impadronito dei laghi, Howe non che salisse per l'Hudson alla volta di Albanìa, osteggiò nella Cesarea, e si volse verso la Delawara Quando poi Burgoyne entrò vincitore in Ticonderoga, Howe s'imbarcò per andare ad assaltar Filadelfia, e così l'esercito canadese restò privo dell'aiuto, che aspettava dalla Nuova-Jork. Forse credette Howe, che la presa di Filadelfia, città tanto principale fosse, per isbigottire sì fattamente gli Americani, e tanto i disegni loro disordinasse, che dovessero, o venire a patti, o far debole resistenza. Forse ancora avvisò, che il correre con possente esercito contro le parti di mezzo, e, per così dire, dentro il cuore stesso della lega, fosse un molto efficace mezzo di diversione in favore dell'esercito settentrionale, di maniera che non sarebbe stato in potestà degli Americani il mandar genti sufficienti sull'Hudson a contrastargli. Forse finalmente trasportate dall'ambizione si era fatto a credere da sè solo potere, ed esso solo dover godere la gloria del por fine alla guerra. Ma ella è cosa, che ognuno può di per sè stesso conoscere, che qualunque potesse essere l'importanza dell'acquisto di Filadelfia, non era però da paragonarsi a patto nessuno con quella della congiunzione in Albanìa dei due eserciti canadese e jorchese. Poichè, che l'insignorirsi di quella città dovesse dar vinta totalmente la guerra, era molto dubitabile; la congiunzione degli eserciti verisimile. Senza di che gli Americani sarebbero venuti per impedir questa ad una campale battaglia, l'evento della quale non poteva quasi esser dubbio, nè per la susseguente congiunzione terminativo. Oltreacciò due eserciti, i quali entrambi concorrer debbono allo stesso fine, ciò molto meglio, e più convenientemente possono fare, quando più vicini sono l'uno all'altro, che non quando ne son lontani. Per quanto a noi pare adunque la presente fazione è stata e bene immaginata nel suo principio, e con tutti i convenienti mezzi, eccettuata però quella peste degl'Indiani, dai ministri britannici accompagnata; sicchè, giusta l'opinione nostra, non abbiano essi meritato quei rimproveri, che e nel Parlamento, e dagli scrittori parziali vennero loro in questo proposito fatti. Bene ci sembra, che, forse perchè portassero troppo rispetto alla persona, alla fama, al grado, ed alla militare sperienza di Guglielmo Howe, abbiano commesso errore col non mandargli ordini più risoluti. Perciocchè da quanto noi abbiam potuto spillare ci pare, che gli ordini datigli dai ministri in proposito della cooperazione sua coll'esercito canadese siano stati piuttosto discretivi, che assoluti; e dal difetto di questa cooperazione nacque evidentemente tutta la rovina dell'impresa.
Gates dopo la vittoria mandò speditamente al congresso il colonnello Wilkinson a portar le felici novelle. Arrivato, ed introdotto disse: «Stare l'intiero esercito britannico cattivo a Saratoga; l'americano pieno di sanità e d'ardire aspettar gli ordini loro. Deliberassero i Padri, a quale impresa propizia alla patria dovesse la forza, la virtù e la prontezza sue dirizzare». Il congresso rendè immortali grazie a Gates ed alle sue genti. Decretò, si presentasse Gates con una medaglia d'oro gettata espressamente, tramandatrice ai posteri di così chiara vittoria. V'era in quella coniato il ritratto del generale colle parole intorno: Horatio Gates, Duci strenuo; ed in mezzo: Comitia Americana. Era sul rovescio raffigurato Burgoyne in alto di render la spada, e dietro da una parte e dall'altra i due eserciti d'Inghilterra e d'America. Sopra stavano intagliate queste parole: Salus regionum septentrion., e sotto quest'altre: Hoste ad Saratogam in deditione accepto. Die XVII Oct. MDCCLXXVII.
Se alle novelle di sì felice caso si rallegrassero gli Americani, non è mestier di dirlo. Cominciarono a promettersi maggiori prosperità; ognuno si avvisava, essere sicura la independenza. Tutti sperarono, e non senza molta ragione, che così lieto evento fosse finalmente per indur la Francia, e gli altri potentati che stavano con essa, a scoprirsi in favor dell'America, cessati essendo i dubbj sui futuri accidenti, ed il pericolo di pigliar il patrocinio di una nazione perdente.
Mentre Burgoyne si trovava a sì strette condizioni ridotto, Clinton era partito sul principio d'ottobre dalla Nuova-Jork con poco più di tre migliaia di soldati per recarsi alla sua fazione sull'Hudson in soccorso di quello. Occupavano gli Americani comandati dal generale Putnam le aspre montagne, tra mezzo le quali scorre velocemente il fiume del Nort, e che incominciano ad innalzarsi nelle vicinanze di Peek's-hill. Oltre la fortezza del luogo, essendo in mezzo di queste montagne le rive del fiume ripide, e quasi inaccessibili, avevano gli Americani assicurati i passi in diverse guise. Stavano più in su a sei miglia di Peek's-hill sulla sponda occidentale due Forti chiamati l'uno Montgommery e l'altro Clinton, divisi fra loro da un torrente, che scendendo dalle vicine montagne scorre nel fiume. Eran essi posti su certi colli aspri e scoscesi molto, dimodochè dalle falde loro non vi si sarebbe potuto salire, ed erano del tutto signori di quel fiume. Altra via non v'era aperta al nemico per accostarsi ai medesimi, che quella di entrar fra le montagne più sotto verso Stony-point, e passando per luoghi difficili e stretti riuscir loro a sopraccapo. Ma tali erano queste forre, che, se si fossero convenevolmente guardate, sarebbe stato il passare, non che malagevole, impossibile. Poichè poi il nemico non potesse, navigando, oltrepassargli, s'erano ficcati dentro del fiume triboli, e fatto uno stecconato, protetto eziandio da una grossissima catena di magnifica opera da una riva all'altra. Queste cose si erano fatte con mirabile industria e fatica. Erano difese dalle artiglierie del Forte, da una fregata, e da certe galeotte sorte un poco sopra lo stecconato. Tali erano i ripari, che i repubblicani avevano rizzati sulla destra riva, e dentro le acque dell'Hudson per tener serrati questi passi, dei quali in tutto il corso della guerra erano stati in tanta gelosia; perchè sono essi la sbarra e lo steccato al nemico, che volesse scendere dal Canadà. Sulla sinistra poi sopra un poggio molto elevato, ed a quattro o cinque miglia distante all'insù di quei di Clinton e di Montgommery avevano piantato un Forte, che nominarono Independenza, ed un altro chiamato Costituzione a sei miglia più in su di questo dentro un'isola vicina alla riva sinistra. Anche qui avevano coi triboli, e con uno stecconato interrotta la navigazione del fiume. Stava Putnam alla custodia di questi passi, il quale aveva con sè da seicento stanziali, ed alcune cerne, il numero delle quali era incerto. Un Clinton americano governava nei Forti.
Sapeva benissimo il general britannico, che l'assalire i Forti Clinton e Montgommery di fronte sarebbe stata opera piuttosto impossibile, che difficile. Fece pertanto il disegno di andare all'assalto con riuscir loro a ridosso, entrando nelle forre presso Stony-point. Ma perchè gli Americani non pensassero di mandar grossi rinforzi alle guernigioni, determinò di far le sue determinazioni sulla sinistra del fiume, come se suo intendimento fosse di voler assalire il Forte Independenza. Per la qual cosa sbarcò con tutte le genti il giorno cinque ottobre a Verplanks-point poco sotto a Peek's-hill, dove Putnam aveva le sue stanze. Questi si ritirò più in su a luoghi alti e disagiosi. Gl'Inglesi, imbarcatisi di nuovo la maggior parte la notte, sbarcarono la mattina seguente per tempissimo sulla destra riva a Stony-point, e rattamente entrati nelle strette salivano per alla volta dei Forti. Intanto per le mosse, che andavano facendo le navi inglesi, e per la piccola presa di genti lasciate a Verplanks-point continuava Putnam a credere, che l'assalto fosse diretto contro il Forte Independenza. In questo mezzo camminavano gl'Inglesi per la via delle montagne sollecitamente. Il governator Clinton s'era tardi accorto dell'avvicinarsi dei nemici. Sopraggiunsero contro l'uno e l'altro Forte nel medesimo tempo gl'Inglesi, e fugati di leggieri i primi feritori, ch'erano usciti fuori per intrattenergli, andarono a furore all'assalto. In questo punto era arrivato anche il navilio inglese, e fulminava colle artiglierie. Gli Americani, quantunque si fossero veduti gli avversarj addosso fuori di ogni opinione loro, si difendettero però gagliardamente buon pezzo; ma finalmente non potendo sostenere il ferocissimo impeto degli assalitori, essendo anche troppo deboli per poter acconciamente fornire tutte le fortificazioni, dopo grave perdita di morti e di feriti cedettero, e si ritirarono. Molti, tra i quali il governatore Clinton, essendo pratichi dei luoghi, scamparono. La strage fu grande, irritati gli Inglesi dalla resistenza e dalla morte di alcuni uffiziali. Arsero gli Americani le fregate e galeotte loro. Gl'Inglesi s'impadronirono dello stecconato e della catena.
I Forti Independenza e Costituzione, avvicinativisi gl'Inglesi da terra e da acqua, furono i giorni seguenti votati ed arsi dai difensori. Gl'impedimenti del fiume vennero in mano degli assalitori. Tryon fu mandato il giorno nove a distruggere in fondo una Terra chiamata il villaggio Continentale, nel quale avevano i repubblicani in gran copia ammassate le munizioni.
In cotal modo vennero in poter degl'Inglesi i forti passi delle montagne dell'Hudson, che gli Americani sforzati si erano di assicurare con ogni maniera di fortificazioni. Erano essi riputati meritamente le chiavi della contea d'Albanìa. E si vede, che se i reali fossero stati più grossi, avrebbero potuto porgere un efficace soccorso all'esercito di Burgoyne, e forse far piegare in favor loro tutta la fortuna della settentrionale guerra. Ma non potettero concorrere all'impresa, sia per esser di gran lunga troppo deboli, sia perchè Putnam ingrossatosi fino alle sei migliaia di combattenti per la congiunzione delle milizie del Connecticut, della Nuova-Jork e della Cesarea gli minacciò da fronte ed alle spalle.
Non potendo gl'Inglesi vincere si posero in sul depredare. Il giorno tredici Jacopo Wallace con una armatetta di fregate sottili, ed il generale Vaughan con una grossa presa di soldati salirono pel fiume mettendo a sacco, a fuoco, ed a sangue tutto ciò che loro si parava davanti; barbarie tanto più da condannarsi, quanto più ella non era, nè poteva essere di giovamento alcuno. Si avvicinarono ad una bella e fiorita Terra chiamata Kingston, o Esopo posta sulla riva occidentale del fiume, e scacciati a furia di cannonate i repubblicani, entraron dentro, e tosto vi appiccarono il fuoco da ogni parte. Arse tutta; una sola casa non vi rimase in piè. Arsero medesimamente una considerabile quantità di munizioni da guerra e da bocca. Allegò Vaughan per giustificare sì barbarico furore, che i repubblicani avessero tratto dalle finestre. La qual cosa negaron essi con maggior fondamento di probabilità. Poichè e' pare, che la Terra abbandonassero, tostochè osservarono, che le genti del Re erano sbarcate sulla vicina spiaggia. Queste crudeltà usavano i reali nel medesimo punto, in cui Gates concedeva onorevoli termini al vinto esercito di Burgoyne. L'Americano scrisse una lettera molto grave, e sdegnosa a Vaughan, nella quale, dolutosi prima aspramente dell'arsione di Esopo, e delle orribili devastazioni usate sulle due sponde del fiume, continuò con dire: «in cotal modo sperare i generali del Re le genti convertire alla real causa? Ma le crudeltà loro operare un contrario effetto; l'indipendenza fondarsi sul disdegno universale dei popoli; più abili generali, e più anziani, che non si riputasse il generale Vaughan egli stesso, aver la fortuna della guerra in sue mani posti; poter un dì la condizion loro diventar la sua, ed allora nessuna umana cosa poterlo dalla giusta vendetta di un offeso popolo salvare».
Ma Vaughan e Wallace, udito, che Gates si avvicinava velocemente marciando, non istettero più a soprastare. Smantellati i Forti, e portando seco loro il bottino, si allargarono da quei confini, e se ne tornarono in un colle restanti genti di Clinton più che di passo alla Nuova-Jork. Molto fu notabile il danno che gli Stati Uniti ricevettero da questa correrìa degl'Inglesi su per le rive del fiume Hudson; perchè credendosi universalmente, che quei luoghi alti e scoscesi fossero del tutto inaccessibili alla furia del nemico, vi avevano in grandissima copia ammassato ogni sorta di armi e di munizioni. Di artiglierie, tra quella che guernivano i Forti, e quelle che si trovarono sulle navi arse, o distrutte, o prese, se ne perdettero meglio di cento pezzi di diversa grandezza; quindici a ventimila libbre di polvere, delle palle all'avvenante, ed ogni ordigno atto a fabbricare, od acconciare tutti quest'instrumenti da guerra.
Intanto l'esercito cattivo s'incamminava alla volta di Boston. Partendo da Saratoga passava tra mezzo le fila dell'esercito vincitore, che stava attelato a bella posta lungo la strada, e sui vicini colli da ambe le parti. Si aspettavano i brobbj e gli scherni. Nissuno fiatò; memorabile esempio di temperanza cittadina e di militar disciplina. Per istrada saccheggiarono a rotta ogni cosa, massimamente quei lanzi incorreggibili; onde la gente giudicò, da quello che facevano vinti, a quello che farebbero vincitori. Arrivarono a Boston, ed ebbero gli alloggiamenti nelle baracche di Cambridge. Gli abitatori gli avversavano, non potendo sgozzare l'incendio di Charlestown, e le novissime rapine.
Burgoyne, fatta la capitolazione, provò dal canto dei generali americani ogni sorta di cortesia. Gates lo convitò alle sue tavole. Pareva taciturno e sbattuto. Il conversare era onesto, e nulla si toccò delle disgrazie per non fargli male. Solo gli chiedettero, come gli fosse bastato l'animo di ardere gli abituri del povero popolo. Rispose, sì aver fatto, perchè così gli avevano imposto di fare, o perchè le leggi della guerra per la propria difesa così richiedevano. Quegli uomini linguacciuti della Nuova-Inghilterra se ne empievano la bocca. Ma queste erano intemperanze di plebe. Gli uomini civili lo accarezzavano. Schuyler fra gli altri lo fece gentilmente accompagnare da un aiutante di campo sino in Albanìa, e lo albergò in casa sua, dove la sua donna tutte quelle gentilezze gli usò, che da una gentildonna meglio desiderare si potevano. Eppure Burgoyne nei contorni di Saratoga, dove Schuyler possedeva larghissimi poderi, gli aveva fatto ardere una bellissima magione, di magazzini, e di altri edifizj per un valsente di più di trecentomila franchi. Arrivato poi a Boston il generale Heath, che comandava al Massacciusset, lo accolse in casa sua, e complì con lui con termini di cortesia. Andava a posta sua e veniva per la città, senza che se gli facessero le affoltate intorno per dirgli villanìa.
Ma però gli altri uffiziali non isperimentarono tanta agevolezza. I Bostoniani non gli volevano albergar nelle case loro. Perciò furon fatti alloggiare nelle baracche. Se ne dolse Burgoyne prima col generale Heath, e poi con Gates, allegando, che il mal trattamento, e poco convenevole al grado loro fatto agli uffiziali era un rompimento della fede data nella capitolazione di Saratoga. Si aggiunse a questo, che Burgoyne, dubitando, non arrivassero in Boston, dove l'imbarco doveva aver luogo giusta gli articoli della capitolazione, sì tosto per la malvagità della stagione le navi necessarie per trasportar l'esercito in Inghilterra, aveva ricerco Washington, perchè consentisse, che invece di Boston, s'imbarcassero a Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi, od in qualunque altro luogo del Sound. La quale richiesta non credendo Washington aver facoltà nè di negare, nè di concedere, l'avea al congresso trasmessa, perchè definisse egli. Dispiacque grandemente al congresso questo menar per parole; e massimamente quel protestare della rotta fede; pel quale poteva riputarsi Burgoyne sciolto da quella, che egli stesso aveva dato. Parve altresì al congresso, che le navi condotte a Boston pel trasporto delle genti non fossero sufficienti a tanta moltitudine, nè bastantemente provvedute di vettovaglie per un sì lungo tragitto. E finalmente notò che gl'Inglesi non avevano puntualmente osservati i patti nel consegnar le armi, non avendo rimesse le fiaschette da tenervi entro le polveri, ed altri arnesi, i quali, se non sono armi, all'uso di queste però strettamente appartengono. Della qual cosa per altro Gates molto, ed efficacemente giustificava gl'Inglesi. Per la qual cosa il congresso, che voleva la gara, e che cercava le cavillazioni, perchè non avrebbe voluto, che i cattivi s'imbarcassero per timore, che, contro i capitoli, andassero a congiungersi con quelle dell'Howe, od almeno, che arrivando molto per tempo in Inghilterra, avesse il governo inglese facoltà di mandarne tosto altrettante in America, decretò, dovesse Burgoyne fornire al governo americano i ruotoli delle rassegne, dove annoverati fossero per nome, e per grado non solo gli uffiziali, ma ancora i sotto uffiziali, e perfino tutti i gregarj. Parve cosa strana all'Inglese, e perciò si andava divincolando per non fornirgli. Howe poi procedeva con molta grettezza e sofisticheria negli scambj dei prigionieri; il che accresceva vieppiù i disgusti ed i sospetti. Da questa renitenza dell'uno e dell'altro entrò maggiormente in sospetto il congresso; e perciò stanziò, si soprassedesse all'imbarco del Burgoyne, e di tutte le genti cattive, fino a tantochè una chiara ed espressa ratificazione della convenzione di Saratoga non fosse convenevolmente dalla Corte della Gran-Brettagna al congresso notificata. Mandarono nel medesimo tempo al generale Heath, ordinandogli, se alcune navi da servire all'imbarco arrivassero nel porto di Boston, queste dovesse tostamente sforzare a dipartirsene. Provvidero di vantaggio, si moltiplicassero le guardie attorno le genti burgoniane. Rescrisse Burgoyne, giustificandosi con molto efficaci parole, ed affermando, non essersi mai creduto disobbligato dai capitoli di Saratoga, e promettendo, darebbero per iscrittura ciascuno, e singoli gli uffiziali la fede di osservar quei capitoli. Tutto fu indarno. Il congresso non si lasciò svolgere, e fu giuocoforza ai cattivi, se ne rimanessero in America. Cosa, che riusci loro molto grave, e servì di pretesto ai ministeriali per gravar gli Americani colla nota di perfidia. Se poi questi sospetti dal canto degli Americani avessero stabile fondamento, noi lasceremo in dubbio, senza biasimare l'imprudenza di Burgoyne, o lodare le cautele, o condannar la diffidenza del congresso. Certo è bene, che in quei rancori ed alterazioni civili le apparenze diventavano realtà, e le probabilità certezze. Certo è ancora, che a quei tempi molto si richiamarono gli Americani della perfidia inglese, e gl'Inglesi della infedeltà americana.
Veduto Burgoyne, che non poteva impetrare per gli altri, pregò per sè, ed ottenne facilmente di potersene ritornare in Inghilterra. Infatti poco tempo dopo partitosi arrivò a Londra, dove si mise tosto giù a vociferare, ed a tempestare contro quei ministri, dei quali poco prima aveva con ogni studio ricercato il favore, e dai quali, trascurato un antico e provato capitano, aveva ricevuto la opportunità di far chiaro il nome suo con una grande ed onorata impresa. Non mancarono a Burgoyne nè l'ingegno svegliato, nè la scienza, nè l'esperienza dell'armi. Ma uso in quelle guerre germaniche non si muoveva, se non sicuro, e lentamente, e solo quando erano tutte le cose abbondantemente in pronto. Nè andava ad alcuna fazione, se non allora, che tutte le più strette regole della militare arte stat'erano osservate. Male conobbe egli il modo di esercitare la guerra americana, la quale doveva spedita essere, e fatta alla leggiera. In una regione, come l'America è, tanto frequente di passi forti e difficili, e contro un nemico più destro ad affortificarsi, a scorrere in masnade, a dar gangheri, a porre agguati, a mozzar le vie alle vettovaglie, a tagliare i ritorni, doveva meglio usarsi la celerità, che arrecava un pericolo presente, ma evitabile, che la tardanza, la quale colla presente sicurezza arrecava un pericolo futuro ed inevitabile. Si perdè la occasione di vincere, perchè non si volle mai correre il rischio di perdere; e per non essersi voluto por niente in arbitrio della fortuna, non si potè guadagnare il suo favore. Senza di che l'adoperare i Barbari nelle guerre non fu mai principio di buoni e stabili successi; nè fu mai uso dei capitani prudenti il provocar l'inimico colle minacce, od il disperarlo colle arsioni e colle ruberìe.
Mentre verso tramontana si governavano le cose in questa fortuna, veleggiavano per l'alto mare coll'armata loro i fratelli Howe, incerti, a quali dei due partiti si appiglierebbero, o di entrare nella Delawara, ovvero di prendere il cammino pel golfo del Chesapeack, a fine di andar sopra la città di Filadelfia. Stava Washington nella Nuova-Cesarea pronto a soccorrere ai passi dell'Hudson, se l'armata britannica volta si fosse a quei contorni, od a Filadelfia, se alla volta di questa città si fosse incamminata. Intanto, finchè si avessero le novelle certe della via tenuta da quella, e dei disegni dei capitani britannici, sentendosi venir addosso una sì gran piena, faceva tutti quei provvedimenti, che migliori immaginar sapeva per abilitar il suo esercito a sostenere il peso di tanta guerra. Procacciava nuove armi e munizioni; faceva ragunate di milizie da tutte le vicine province, e chiamava a sè tutti quei reggimenti di stanziali, che per la difesa dell'Hudson risparmiare si potevano. Tutte queste genti poi esercitava diligentemente alle mosse, ed alle fazioni militari. Nella qual cosa di grandissima utilità riuscivano, e l'esempio, e gl'insegnamenti degli uffiziali francesi, i quali si erano testè condotti a militare nell'esercito americano. Tra questi, e per la nobiltà del sangue, e per lo splendore della persona, e per la fama dell'onesto costume teneva il primo luogo il marchese de La-Fayette, il quale, siccome sogliono agli animi generosi facilmente riuscir care ed accette le generose imprese, così questa d'America, parendogli, come a quasi tutti gli uomini di que' tempi, e particolarmente ai Francesi, non solo generosa, ma giusta ed alta, grandemente amava e favoriva. Nel che tanto più vivi erano i suoi desiderj, quantochè oltre il candore dell'animo suo, era egli in quell'età constituito, non passando i diciannove anni, nella quale non solo il buono par buono, ma bello; ed in cui l'uomo non solo ama, ma s'innamora. E parendogli mille anni di trovarsi presenzialmente in quei fatti, dei quali sì gran fama suonava in Europa, fin dal 1776 aveva il suo pensiero di volersi in America condurre ai commissarj americani in Parigi disvelato; i quali a ciò fare molto lo confortarono. Avutesi poscia le novelle delle sconfitte della Cesarea, e parendo a quei dì non che pericolante, disperata la fortuna della repubblica, eglino con onesta sincerità dal suo proposito il dissuadevano. Aggiunsero, ch'erano delle cose loro rimasti così bassi per le infelici novelle, che non erano valevoli a noleggiar una nave, la quale il potesse in America trasportare. È fama, che il valoroso giovane rispondesse, esser appunto quello il tempo di servire alla causa loro. Quanto più erano i popoli sfiducciati, tanto maggiori effetti dovere la sua dipartita operare; e poichè procacciar la nave non potevano, una ne noleggerebbe del suo per trasportar sè, e gli spacci loro in America. E come disse, così fece. I popoli molto si maravigliavano, e molti discorsi facevano del consiglio preso da un uomo di sì chiaro nome. La Corte di Francia, o che facesse le viste per non ingelosir l'Inghilterra, o che questo fosse in vero l'intendimento di lei d'impedir questa andata, ordinava a La-Fayette, non istesse a partire. Dicesi, mandasse anche navi a posta per intraprenderlo nelle acque delle Antille. Ciò nonostante, dipartendosi egli dall'amata donna, che garzonissima era, s'imbarcava, e navigato alla larga da quelle isole arrivava in Georgestown. Non omise il congresso nissuna di quelle dimostrazioni, che potessero persuadere al Francese, ed universalmente ai popoli, in quanto grado ei tenesse la sua persona, il suo buon animo, ed i pericoli, che, siccome pareva, aveva corso, e correva tuttavia per esser venuto soccorrere di presenza alla pericolante America. Riceveva egli nel grato animo queste dimostrazioni del governo americano, e prometteva, di voler far tutto quello, che meglio sapeva e poteva. Solo richiedè, gli fosse fatto abilità di servir a proprie spese, e d'incominciar a militare come volontario. Questa generosità e modestia del marchese de La-Fayette riuscì tanto più grata agli Americani, quanto che parecchj fra quei Francesi, i quali condotti si erano ai soldi dell'America, volevano, e grosse paghe tirare, ed i più alti gradi nell'esercito americano riempire. Il Deane era quello, che questi patti era ito facendo in Francia con coloro, i quali volevano agli stipendj americani condursi. La qual cosa molto dispiacque al congresso, e fu causa principale, per cui poco poscia mandò lo scambio a Deane nella persona di Giovanni Adams. Il congresso decretò, che siccome il marchese de La-Fayette pel suo zelo verso la libertà, per la quale gli Stati Uniti combattevano, aveva lasciato la famiglia, i parenti e gli amici, ed era ito a sue spese ad offerir i suoi servigj senza voler trar paga, o altro emolumento godere; e che molto desiderava di spendere la sua vita in difesa loro, così si accettavano i suoi servigj; e per quel riguardo, che si doveva avere alla famiglia, ai parenti e dependenti suoi, avesse ad avere il grado di maggior-generale nell'esercito degli Stati Uniti. Itosene il marchese al campo molto ivi si addomesticò col generale Washington, il quale assai lo onorò, e tenne caro. Nacque allora tra loro due quell'amicizia, la quale durò sino alla morte del generale americano.
Stando l'esercito in questi termini forte di genti, montando la somma, incluse però le milizie poco sperimentate alle battaglie stabili, a quindici migliaia di combattenti, confidente nei Capi, e fatto ardito dalla presenza, dall'esempio, e dai conforti loro, si ebbero le novelle, che l'armata nemica si era scoperta sopra il capo May, posto alle bocche della Delawara, veleggiando verso levante. Entrava tosto Washington in gelosia in rispetto alle rive dell'Hudson, le quali era stato solito avvertir diligentemente fin dal principio della guerra; e mandava a quelle schiere, che lo dovevano venir a trovare nella Cesarea da Peeck's-hill, stessero, ed a quelle che già erano in cammino, facessero alto nei luoghi loro. Compariva di nuovo il giorno sette agosto l'armata britannica a veduta della Delawara; ma spariva di corto, e non se ne sentiva più nuova per molti giorni. L'Americano non poteva apporsi, nè accertarsi del disegno del nemico; stava dubbio, e non si muoveva, non sapendo, dove avesse quel nembo a scoccare. Ma, passati molti dì, la lunghezza dell'indugio gli dava sospetto, che l'intenzione dell'Howe non fosse punto di volersi condurre sull'Hudson; perciocchè soffiato avendo lungo spazio i venti da ostro, se tale fosse stato il disegno del generale Inglese, avvisava benissimo, che già sarebbe al destinato luogo pervenuto. Inclinava dunque a credere, che avessero gl'Inglesi in animo di far impressione in qualche parte delle province meridionali. Dubitava in vero del golfo di Chesapeack; ma essendo questo poco lontano dalle bocche della Delawara, vi avrebbe il nemico già dovuto comparire. Considerate Washington tutte queste cose temeva di Charlestown di Carolina. Ma in questo caso non avrebbe potuto arrivare in tempo coll'esercito per soccorrere a quella città. Oltre a ciò quel paese era mortalissimo per le malattie, massimamente nella stagione che correva. Howe poi avrebbe potuto imbarcar di nuovo le sue genti, e gettarsi improvvisamente a scaricare a Filadelfia, la quale, essendo spogliata di capitano e di gente da guerra, non avrebbe avuto rimedio. Per la qual cosa si risolveva di ristarsi per essere più propinquo alle cose della Pensilvania, lasciando le Caroline totalmente esposte all'impeto delle genti nemiche, e solo fondate in su quelle difese, che di per sè stesse potevano apparecchiare. Ma per compensare i danni, che elleno avrebbero potuto ricevere, si determinava di procedere con tutto l'esercito alla volta del fiume del Nort, per voltarsi quindi, come più convenevole gli parrebbe, o contro Burgoyne verso il Forte Edoardo, o contro Clinton verso la Nuova-Jork sprovveduta della più gran parte de' suoi difensori. Appena aveva fatto questo disegno, che ricevè le novelle essere il nemico comparso con tutte le sue forze nel Chesapeack. Ciò pose fine incontanente a tutte le ambiguità, e l'animo suo dubbio piegò in una certa parte. Mandò spacciatamente ordini a tutte le diverse schiere, venissero a gran giornate a rannodarsi nelle vicinanze di Filadelfia, per quindi procedere alla punta del golfo di Chesapeack. Comandò alle milizie della Pensilvania, della Marilandia, della Delawara, e delle parti più settentrionali della Virginia, corressero alle insegne, ed andassero a congiungersi coll'esercito principale.
Mentre queste cose si procedevano dal canto degli Americani, entrava l'armata inglese a piene vele nel Chesapeack, e navigava col vento in fil di ruota verso la punta di questo golfo, la quale chiamano Elk-head, o sia capo dell'Elk. Aveva quest'armata, subito dopo la sua partenza da Sandy-hook, sperimentato i venti molto contrarj, sicchè penò bene una settimana per girare i capi della Delawara. Avendo quivi i capitani britannici avuto lingua, che avevano gli Americani con tali impedimenti interrotto la navigazione del fiume, che il poter salire sino a Filadelfia era divenuta cosa affatto impossibile (quantunque, secondochè alcuni credono, si sarebbero facilmente potute sbarcare le genti a Wilmington, dond'era uno stradone molto comodo per a Filadelfia), si fermarono di voler procedere al Chesapeack, e l'esercito su di quelle terre della Marilandia sbarcare, le quali vicine essendo al capo d'Elk, sono anche poco lontane da Filadelfia. Ma nella gita dalla Delawara al Chesapeack soffiarono i venti sì fattamente contrarj, che si passò oltre la metà d'agosto prima che potessero entrar in questo golfo. Il quale indugio fu d'incredibil noia alle genti inglesi affoltate e stivate nelle strette navi coi cavalli, e cogli innumerevoli arnesi dell'esercito nella più calda stagione dell'anno. Sarebbe anche stato molto pregiudiziale alla sanità dei soldati, se non che i Capi avevano provveduto di vettovaglie, di camangiari, e di acqua una copia inestimabile. Il mare si mostrò più favorevole nel Chesapeack, e viaggiandovi a golfo lanciato già tenevano le terre della Marilandia. Così si avvicinavano l'uno all'altro i due eserciti con grande aspettazione dei popoli. In questo mezzo tempo fu fatta da Sullivan una rilevata fazione contro l'Isola degli Stati, prospera nel principio, infelice nel fine. Perciocchè sbarcatovi prima, e fattivi molti prigionieri, funne poscia ributtato con non lieve perdita de' suoi. Quindi s'incamminò rattamente alla volta di Filadelfia.
Il giorno 25 agosto sbarcava l'esercito britannico, nel quale si noveravano diciotto migliaia di soldati, non lungi dal capo dell'Elk. Era esso fornitissimo di tutte le cose appartenenti all'uso della guerra. Solo difettava di cavalli, tanto pei soldati, quanto per le salmerìe, essendone morti molti per carestia di strame il precedente inverno, ed alcuni nell'ultimo tragitto dalla Nuova-Jork all'Elk. Il quale difetto non poteva non nuocere grandemente alle genti regie nei luoghi piani della Pensilvania, ed in que' campi atti a ricevere cavalli, ed a maneggiarvisi larga guerra. Il giorno venzette procedette Howe coll'antiguardo a capo d'Elk, ed il dì seguente a Gray's-hill. Là venne poscia a congiungersi con lui Knyphausen col retroguardo, che era stato lasciato indietro, finchè lo sbarco di tutti gli arnesi fosse stato condotto a fine. Tutto l'esercito pigliò gli alloggiamenti dietro il fiume Cristiana, avendo Newark alla dritta, e Pencada, o sia Atkins, alla sinistra. Una colonna condotta da Cornwallis, incontratasi nei corridori di Maxwell gli fugò, cacciandogli sino al di là di White-clay-creek con perdita di alcuni morti e feriti.
L'esercito americano, mostratosi innanzi tratto per la città di Filadelfia per tener in fede gli amici, e per isbigottir gli avversi, acciò non pazzeggiassero, andava, affine di arrestar l'inimico, ad accamparsi dietro il White-clay-creek. Poco poi, lasciati i corridori nel campo medesimo, si ritirava Washington col grosso dell'esercito dietro il Red-clay-creek, alloggiando coll'ala sinistra a Newport presso il fiume Cristiana, e sullo stradone che conduce a Filadelfia, e colla dritta a Hockesen. Ma questa positura di sito malamente era difendevole; e l'inimico, che si era ingrossato per l'accostamento del retroguardo guidato da Grant, tenendo a bada colla sua destra la battaglia degli Americani, faceva le viste di voler girare colla sinistra dietro il loro destro fianco. Considerate queste cose, Washington ritirò le sue genti dietro il fiume Brandywine, e pigliò gli alloggiamenti sui poggi, che da Chadsford si distendono da maestro a scirocco. I corridori di Maxwel ronzavano sulla destra del Brandywine per bezzicare, ed intrattenere all'uopo l'inimico. Le milizie sotto i comandamenti d'Amstrong guardavano un passo più sotto l'alloggiamento principale di Washington, e l'ala dritta più in su guerniva la sponda del fiume a certi luoghi più difficili a varcarsi. Il passo di Chadsford, siccome più agevole di tutti, era custodito dalla più grossa e migliore schiera di tutta l'oste. Ordinato in tal modo l'esercito, aspettava il generale americano l'incontro dell'Inglese. E quantunque il Brandywine, essendo facilmente guadoso qua e là, non potesse servire di sufficiente difesa contro l'impeto del nemico, tuttavia erasi sulle sponde fermato, avvisandosi benissimo, che volere o no, non si poteva evitare la battaglia, e la città di Filadelfia salvare, se non colla vittoria. Howe mosse prestamente la fronte del suo esercito più innanzi, non però senza molta cautela. Arrivò a Kennen-square poco distante dal fiume, e di là mandava i corridori a far cavalcar il paese a dritta verso Wilmington, a sinistra sulla strada per a Lancastro, e da fronte verso Chadsford. I due eserciti si trovavano a sette miglia distanti l'uno dall'altro, scorrendo tra di loro il Brandywine.
La mattina degli undeci settembre in sul far del dì gl'Inglesi andavano alla battaglia. Aveva Howe spartito il suo esercito in due schiere. La dritta sotto gli ordini di Knyphausen, la sinistra sotto quei di lord Cornwallis. L'intendimento suo era, che, mentre la prima facesse sembianza con ogni possibile dimostrazione di sforzare il passo di Chadsford, dimodochè i repubblicani non potessero l'attenzione loro rivolgere ad un'altra parte, la seconda montando su per la riva del fiume, e dando una gran giravolta, lo andasse a passare là, dove, essendo in più rami diviso, è più facilmente guadoso. S'incontrarono i primi feritori inglesi coi corridori del Maxwel, e tostamente gli uni cogli altri si mescolarono. A prima giunta questi eran ributtati indietro; poi ricevuti rinforzi dal campo rincacciarono gl'Inglesi. Ma infine venute medesimamente in soccorso loro nuove genti, e prevalendo i reali di numero, Maxwel con tutti i suoi fu costretto a ritirarsi al di là del fiume. Sopraggiungeva colla sua schiera Knyphausen, ed assaltava molto furiosamente colle artiglierie il passo di Chadsford, e faceva ogni dimostrazione, come se lo volesse sforzare. Si difendevano gagliardamente gli Americani; mandando anche gli armati alla leggiera sulla destra del fiume per noiare gli assalitori sui fianchi. Ma furono tosto a viva forza rincacciati al di là, ed allora Knyphausen instava più che mai per passare il fiume, come se veramente avesse avuto in animo di passarlo; e tempestava, e menava un romore incredibile. In tal modo teneva egli occupatissimo il nemico in questa parte della battaglia.
Intanto iva Cornwallis girando colla sinistra schiera chetamente, e velocemente verso la parte superiore del Brandywine. Arrivava senza essere osservato alla diramazione, e senza ostacolo passava i due rami a Trimbles ed a Jeffery's-ford alle due dopo mezzo giorno. Scendeva quindi frettolosamente sulla sinistra riva del fiume, e difilavasi per la via di Dilworth contro il fianco destro dell'esercito americano. Non tardò il generale repubblicano a ricever la notizia di questa mossa del nemico; e, siccome suole avvenire in somiglianti casi, i rapportatori magnificavano la cosa dicendo, che l'Howe di presenza guidava la schiera. Appigliossi perciò tosto a quel partito, che meglio era conveniente, sebbene pieno di molto ardire. Avvisò adunque di passare con tutta la battaglia e l'ala sinistra il fiume, e con feroce assalto attritare Knyphausen. Pensava ottimamente, che la vittoria avuta sopra la destra del nemico avrebbe abbondantemente compensato il danno, che questi avrebbe potuto fare colla sua sinistra sforzando la dritta degli Americani a ritirarsi. Ordinò pertanto a Sullivan, varcasse il fiume ad un passo superiore colla sua schiera, ed assaltasse la sinistra di Knyphausen. Egli intanto si metteva all'ordine per traghettar più sotto, e fare impressione contro la destra. Già si avviavano gli uni e gli altri alla fazione, quando arrivarono le novelle, esser falso quello ch'era vero, cioè che il nemico non avesse varcato il fiume presso la diramazione, e che non si fosse mostrato sul destro fianco dell'esercito repubblicano. Ingannato dal falso avviso Washington si ristette; e Greene, che già passava colla vanguardia, fu fatto tornare indietro. Mentre si stava con questa incertezza, ecco, che si ebbero le certe novelle, che non solo gl'Inglesi avevano varcato, ma che di più si avviavano grossi, e minacciosi contro il destro fianco. Era l'ala destra degli Americani composta delle schiere dei generali Stephens, Stirling e Sullivan, la prima in un sito più alto su per la via del fiume, e per conseguente più vicina agl'Inglesi; le altre due prossimane per grado, quella di Sullivan essendo la più bassa. Tosto questi allontanandosi dal centro dell'esercito, corse a congiungersi colle due prime, e, siccome più anziano, pigliò il comandamento di tutte tre. Washington accompagnato da Greene si avvicinò anch'esso con due grossi squadroni all'ala destra, e pigliò gli alloggiamenti tra questa e quelle genti, che aveva lasciate di rincontro a Chadsford sotto i comandamenti di Wayne, acciocchè ostassero al passare di Knyphausen. I due squadroni poi guidati da Washington servivano di schiera di riscossa per correre secondo il bisogno in aiuto di Sullivan, o di Wayne.
Intanto, essendo già gl'Inglesi guidati da Cornwallis comparsi a veduta degli Americani, Sullivan metteva i suoi in ordinanza in luogo eminente sopra Birmingham-meeting-house, colla sinistra presso il Brandywine, avendo questa e la destra fasciate da folte boscaglie. Le artiglierie si erano piantate sui vicini colli molto opportunamente. Ma egli pare, che la schiera propria di Sullivan arrivasse, avendo fatto un gran giro, troppo tardi sul campo di battaglia, e perciò non fosse ancora, come si aveva dato ordine, acconciamente posta in ordinanza, quando si incominciò a combattere. Veduto gl'Inglesi la positura delle genti americane, si affilarono, corsero in caccia, e in furia alla battaglia. Incominciò questa con molta foga da ambe le parti alle quattro meridiane. Gli Americani si difendettero valorosamente buon tempo, e crudelmente si sboglientò la battaglia. Ma tanta fu la furia degl'Inglesi e degli Essiani che menavano le mani a gara, che nè l'opportunità dell'alloggiamento, nè le bene poste, e bene amministrate artiglierie, nè la tempesta dell'archibuserìa, nè il coraggio dei soldati potettero reggere contro. I fanti leggieri, i corridori, i granatieri e le guardie inglesi si cacciarono con tanta intrepidità dentro le file repubblicane, che ne furono a viva forza scompigliate e ributtate. Cominciò a piegare, ed a disordinarsi il fianco sinistro, poscia di mano in mano si perturbò ed andò in volta tutta la fila. I vinti si rifuggirono nelle vicine selve. I vincitori gli perseguitarono, e procedettero avanti per la strada maestra verso Dilworth. Appena aveva Washington udito il primo romore, che avvisandosi di quello ch'era, mandò alla schiera di Sullivan i due squadroni soccorrevoli. Approssimandosi al campo s'incontrarono nei soldati di Sullivan, che fuggivano a rotta, e s'accorsero, che niuna speranza rimaneva di ristorar la battaglia. Greene con eccellente industria aprì i suoi ordini per dar luogo ai fuggiaschi, e poscia rannodatigli di nuovo si ritirò coll'ordinanza intiera, ritardando il perseguitar del nemico colle artiglierie, che traevano a ritroso alla coda. Trovato poi una stretta con boscaglie dai due lati vi arringò i suoi, e voltò di nuovo il viso al nemico. Erano Virginiani, e Pensilvanesi. Quivi attestati si difendevano, massimamente i Virginiani capitanati dal colonnello Stevens, disperatamente.
In questo mezzo tempo Knyphausen veduto, che gli Americani avevano alle mani di che fare sulla destra loro, e che le schiere che gli stavano all'incontro dall'altra parte del fiume erano state assottigliate pei soccorsi mandati a Sullivan, si era apparecchiato a mandare ad effetto quello di che fin allora aveva fatto solo sembianza di voler fare, cioè di varcare. Il passo di Chadsford era difeso da una trincea, e da una batteria. Contrastarono un pezzo i repubblicani; ma udito le novelle della sconfitta dell'ala destra, e vedendo comparire sul destro fianco alcuni soldati inglesi, i quali sbrancati, erano trapelati sin là per le folte selve, si ritirarono disordinati, lasciando sul campo le artiglierie e le munizioni, delle quali, varcato il fiume, s'impadronì il generale tedesco. Nella ritirata, o, per meglio dire, fuga loro passarono vicino ed alla coda di Greene che tuttavia si difendeva, e fu l'ultimo a spiccarsi dalla battaglia. Finalmente, fattosi già scuro, anche questi dopo lungo e bravo combattere si ritirò, e tutto l'esercito procedè la stessa notte a Chester, ed il giorno seguente a Filadelfia. Quivi arrivavano ad ogni ora i fuggiaschi condottisi a salvamento per tragetti e vie sconosciute. I vincitori passarono la notte sul campo di battaglia. Se non fosse opportunamente sopraggiunto il buio, egli è molto probabile, che tutto l'esercito americano ne sarebbe stato distrutto. Perdettero i repubblicani in questa giornata da quattordici centinaia di soldati tra morti, feriti e prigionieri, con dieci cannoni ed un obice. De' reali morirono a un dipresso cento, e quattrocento ne furono feriti. Gli uffiziali francesi furono agli Americani di molta utilità, sia nell'ordinar le genti alla battaglia, sia nel riordinarle dopo la rotta. Tra questi il barone de Saint-Ouary fu fatto prigione con gran dispiacere del congresso, il quale lo aveva in grande stima. Al capitano di Fleury, il quale combatteva egregiamente, fu morto sotto il cavallo. Il congresso lo presentò con un altro alcuni giorni dopo il fatto. Il marchese de La-Fayette, mentre si affaticava colla voce e coll'esempio a rannodar i fuggiaschi, toccò una ferita in una gamba. Continuò però a far il debito suo, e come soldato combattendo, e come capitano confortando e riordinando. Combattette anche con molta lode il conte Pulaski gentiluomo polacco, che guidava i cavalleggieri. Lo riconobbe pochi giorni poi il congresso, dandogli le compagnie dei cavalli, ed il grado di brigadiere.
Se tutte le genti americane combattuto avessero nella battaglia di Brandywine col medesimo valore che i Virginiani ed i Pensilvanesi, e che Washington non fosse stato indotto in errore da un falso rapporto, forse che avrebbero esse, nonostante l'inferiorità del numero loro, e l'imperfezione dell'armi, ottenuto la vittoria, o almeno l'avrebbero lasciata più sanguinosa agl'Inglesi. Comunque ciò sia, certo è bene, che l'ordine della battaglia dato dall'Howe è stato eccellente; che le diverse mosse furono eseguite con eguale prudenza e celerità, e che i soldati tanto inglesi che tedeschi combattettero con maraviglioso valore.
La sera, che venne dopo a quella, in cui si combattè la giornata, mandarono i capitani britannici una frotta di genti spedite a Wilmington, luogo posto alla congiunzione della Cristiana e del Brandywine. Quivi fecero prigione il governatore dello Stato della Delawara, e presero a bottino molta moneta, e robe sì pubbliche che private, come pure parecchie scritture pubbliche d'importanza. Seguitarono la fortuna della vittoria le altre Terre della bassa Pensilvania, le quali tutte furono ricevute nell'obbedienza del Re.
Non si sgomentò punto il congresso ad un tanto sinistro di fortuna, e faceva ogni sforzo per persuadere ai popoli, non esser le cose tanto afflitte, nè ridotte in tanto sterminio, che presto non potessero risorgere. Andavasi spargendo, che avevano bene gli Inglesi acquistato il campo di battaglia, ma non già la compiuta vittoria, stantechè la perdita loro altrettanta era, e forse maggiore di quella che gli Americani fatto avevano. Affermavano, che, sebbene disperso in parte, era tuttavia intiero l'esercito loro; e che fra pochi dì sarebbe rammassato, ed in grado di affacciarsi incontro a combattere l'inimico. E perchè quello, che forse non facevano le parole e le esortazioni, se lo facessero le dimostrazioni animose, il congresso non faceva nissuna vista di volersene partire da Filadelfia. Ordinò, che quindici centinaia di regolari si facessero venire da Peek's-hill; che le milizie della Nuova-Cesarea, quelle stesse della città di Filadelfia, quelle del generale Smallwood, ed un reggimento di stanziali, che allora si trovava in Alessandria, venissero rattamente a far capo grosso coll'esercito principale nella Pensilvania. Diè ancora balìa al generale Washington, richiedesse di forza dagli abitatori carri, cavalli e munizioni ad uso dell'esercito, dando loro però le polizze del ricevuto.
Washington parimente tutto era in questo, che si spirasse nuovo coraggio al cuore dei soldati, facendo creder loro, che per niente dimostrati si fossero inferiori ai nemici, e che un'altra volta si sarebbe potuto ottener ciò, che al Brandywine era stato lasciato dubbio. Lasciava intanto riposare un dì gli suoi nel contorni di Germantown, mandando però sulla destra riva dello Schuyl-kill sino a Chester le genti più spedite e più intiere, acciocchè spiassero gli andamenti del nemico, frenassero le sue gualdane, e nel medesimo tempo raccogliessero gli Americani sbrancati, ed erranti alla sfidata. Egli intanto era ito in Filadelfia, dove era sovente col congresso a fine dì accordar con esso lui quello che per rimedio delle cose afflitte fosse da fare. Ma il dì quindici partitosi dalla città, e traversato di nuovo lo Schuyl-kill dalla sinistra sulla destra riva con tutto l'esercito, se ne andò per la via di Lancastro sino a Warren, stabilmente risoluto a combattere un'altra volta il nemico, ovunque il trovasse. Credendo poi, che questi molto fosse impedito dai malati e dai feriti, ordinò a Smallwood, ronzasse coi corridori più lesti sul fianco di lui ed alla coda, e gli facesse tutto quel male che potesse. Scassinavasi nel medesimo tempo il ponte di Filadelfia posto sullo Schuyl-kill, acciocchè all'uopo si potesse rompere del tutto. Il generale Amstrong colle bande pensilvaniche stava alla difesa del fiume, e l'ingegner francese De Portail con molta industria lo fortificava.
Ma Howe, passata la notte degli undici sul campo di battaglia, avviò il giorno seguente un forte squadrone sotto gli ordini del generale Grant a Concordia, al quale venne poscia a congiungersi Cornwallis. L'uno e l'altro procedettero a Chester sulle rive della Delawara, come se fosse per correre improvvisamente a Filadelfia. Howe voltò il grosso dell'esercito alla strada su per Lancastro, e già era arrivato il giorno sedici a Goshen, quando ebbe ad un tratto l'avviso, che Washington si avvicinava con tutte le sue genti per combattere, ed era già arrivato a sei miglia distante. L'una parte e l'altra si apparecchiava alla battaglia, e già i primi feritori si avvisavano; quando ecco, che sopravvenne una sì grave scossa d'acqua, che divenuti molli e fracidi i soldati, il continuar nel combattimento diventò ad ambi gli eserciti cosa impossibile. Gli Americani massimamente ne ricevettero grandissimo danno nelle armi e munizioni loro. I focili degli archibusi, grossamente lavorati, non combaciando davano via all'acqua che trapelava, ed umidiva le polveri sui foconi. Istessamente le fiaschette dove il soldato suol tenere i cartocci, per la mala costruzione loro, non arrestando l'acqua, questi ne furono guasti, e diventarono inabili all'accendersi. Tutte queste cose imponevano a Washington necessità a dover temporeggiare. Perciò ritirò un'altra volta le genti al di là dello Schuyl-kill, passando a Parker's-ferry, e pose gli alloggiamenti lungi il French-creek, o sia Rivo Francese. Ma siccome per questa mossa Smallwood, troppo lontano, rimaneva esposto a qualche fazione improvvisa da parte del nemico, ordinò a Wayne, andasse a scorrazzare con una forte squadra alle spalle di lui, ed ogni ingegno ponesse per accozzarsi con Smallwood. Procedesse però con molta cautela per non aprir niun varco al nemico, onde potesse offenderlo.
La malignità del tempo impedì agl'Inglesi di dar dietro agli Americani. Solo restringevano le genti troppo sparpagliate, ed andavano a campo a Trydruffyn, donde mandarono una frotta a pigliar certe farine ed altre munizioni, che i repubblicani avevano lasciato a Valley-forge.
Howe ebbe spia, che Wayne con quindici centinaia di soldati andava buzzicandosi per le vicine selve sul fianco suo sinistro ed alle spalle. Dubitò perciò di qualche improvviso danno, e si determinò a voler far provare a Wayne quello che questi intendeva di far provar a lui. La notte dei venti mandò il generale Gray con due colonnelli di gente scelta, ed alcuni fanti leggieri a sorprendere l'inimico. Governò Gray l'impresa con molta prudenza e celerità. Passando per tragetti arrivò a un'ora della mattina inosservato vicino al campo di Wayne, e, oppresse le prime sentinelle morte, che stavano alle vedette, si avventò, marciando i suoi soldati al lume dei fuochi che accesi avevano, contro i nemici sonnacchiosi e spaventati. In mezzo a quel buio ne fu fatta grande strage colle baionette. Perdettero gli Americani molta gente con le bagaglie, le armi e le munizioni. Sarebbero anche stati maggiormente consumati, e forse tutta la schiera stata sarebbe tagliata a pezzi, se non che risentitosi finalmente il campo de' repubblicani, e Wayne non punto smarritosi in quell'estremo frangente, furon in fretta posti in ordinanza alcuni pochi reggimenti, i quali valorosamente difendendosi fecero retta contro l'impeto del nemico, sicchè le altre genti ebbero facoltà di potersi salvare. La perdita degl'Inglesi fu di poco o niun rilievo. Mentre così si combatteva nella selva allo scuro, Smallwood, che veniva per congiungersi con Wayne, già era pervenuto ad un miglio vicino al campo di battaglia. E se avesse guidato soldati più valorosi che quelli non erano, che il seguitavano, avrebbe potuto far in modo, che i vincitori si cambiassero in vinti. Ma quelle milizie, le quali, pei romori che correvano nel paese, già stavano coll'animo molto sollevato, udito prima un po' di strepito, e poi vedute comparire alcune frotte di nemici, che perseguitavano le genti di Wayne, non istettero più ad udire o veder altro; ma incontanente si difilarono in rotta.
Assicuratosi con questa vittoria il generale inglese alle spalle, si consigliò di volere, o sforzar l'Americano di venirne ad una battaglia giudicata, od allontanarlo talmente da Filadelfia, che, passato improvvisamente lo Schuyl-kill, potesse alla sicura volgersi a dritta, ed andare ad impadronirsi di questa città. A questo fine iva aggirandosi con varie mosse sulla destra del fiume, molto opportune per far credere a Washington, che l'intento suo fosse di marciare all'insù, e passato il fiume là, dov'era meno grosso, e più facilmente guadoso, spuntar l'ala sua dritta, ed impadronirsi dei magazzini pieni di vettovaglie e di armamento, che si erano fatti a Reading. Per opporsi ad un tanto danno l'Americano ritrasse il suo esercito più in su, ed andò a por gli alloggiamenti a Pottsgrove. La qual cosa intesa, Howe varcò improvvisamente, e senza resistenza alcuna con tutto l'esercito lo Schuyl-kill in due luoghi a Gordon-ford, e più sotto a Fat-land-ford. La notte dei 23 tutto l'esercito inglese alloggiò sulla sinistra riva del fiume, trovandosi tra l'esercito di Washington e la città di Filadelfia. Questa città non aveva più difesa alcuna, e già dovevasi riputare, come se venuta fosse in balìa degl'Inglesi, seppure il generale americano non si determinava a cimentarsi in una battaglia giudicata. Ma egli consigliandosi più colla prudenza, che coi desiderj e le vociferazioni dell'universale, si astenne dal venirne a questo fatale sperimento, giudicando, temerario e precipitoso partito fosse il pericolare lo stato dell'America all'incerto esito di una campale giornata. Aspettavansi di breve le restanti genti di Wayne e di Smallwood, gli stanziali da Peek's-hill, e le bande paesane della Cesarea sotto i comandamenti del generale Dickinson. Erano i soldati non istracchi, ma rifiniti dalle continue mosse, dalle malvage strade, dalla fame, da ogni spezie di patimenti. Fatta una Dieta, e considerata la condizione dell'esercito, tutti deliberarono di rimanersene nei presenti alloggiamenti per concedere qualche riposo alle logore genti, e dar tempo, arrivassero gli aiuti, che di già erano vicini. Deliberò Washington di procedere in ogni cosa con modo cauto e circospetto per prender poi quelle occasioni, che Dio per la gloria della pia impresa, e per lo bene della repubblica gli avesse posto innanzi. Così fu abbandonata del tutto Filadelfia, come sicura preda del nemico.
Quando si ebbero in questa città le nuove della dirotta pioggia, che nella giornata dei sedici aveva impedito i due eserciti dal venirne alle mani, e costretto l'Americano a ritirarsi sulla sinistra dello Schuyl-kill, si era sciolto il congresso, aggiornandosi il giorno venzette a Lancastro. Si votarono nel medesimo tempo con grandissima sollecitudine i magazzini, e gli archivj pubblici, ed il navilio, che presso la vicina spiaggia era sorto, si ritrasse alle parti superiori della Delawara. Si sostennero venti e più gentiluomini, la maggior parte della generazione dei Quaccheri, scopertisi nemici allo Stato, non volendo essi, richiesti, fare il giuramento di leanza. Si mandarono a confine a Stanton di Virginia. Il congresso concedette a Washington, poichè egli aveva eccitalo tale concetto della sua virtù, che pareva, che in lui sicuramente riposar potessero le speranze della repubblica, la stessa autorità dittatoria, che gli era stata concessa dopo le rotte della Cesarea. Poscia, crescendo ogni ora più il romore della venuta degl'Inglesi, abbandonò del tutto la città. Lord Cornwallis il giorno ventisei di settembre entrò in Filadelfia con una coda di granatieri inglesi ed essiani. Il rimanente esercito si lasciò alle stanze di Germantown. Così venne la ricca e popolosa città di Filadelfia, capo di tutta la lega, dopo un aspro conflitto, e dopo molti non meno bene considerati, che penosi avvolgimenti dei due eserciti, in poter dei reali, nella quale i Quaccheri, che rimasti vi erano, e tutti gli altri leali gli ricevettero con grandissime dimostrazioni di allegrezza. Washington calandosi giù per la sinistra sponda dello Schuyl-kill si avvicinò a diciotto miglia di Germantown, e pose gli alloggiamenti a Shippach-creek, avendo nell'animo di accomodare quindi i suoi consiglj ai progressi delle cose.
Insignoritisi gl'Inglesi della città di Filadelfia, dalla perdita della quale gli Americani non solo non si sgomentarono tanto, quanto quelli si erano dati a credere dover avvenire, ma ancora non si perdettero d'animo nè punto, nè poco, applicarono tosto l'animo a piantar batterie sulla Delawara per signoreggiare tutta la larghezza del fiume, proteggere la città da ogni insulto per la via dell'acqua, ed interrompere a' repubblicani la navigazione dalle parti basse alle alte, e dalle alte alle basse. Mentre stavano in tal modo gl'Inglesi lavorando alle batterie, gli Americani colla fregata la Delawara sorta a cinquecento passi di distanza, e con altri legni minori incominciarono a fulminare colle artiglierie loro i palaiuoli e maraiuoli; dal che ne ricevettero essi nelle imperfette trincee, e la città stessa molto danno. Ei pare però che non abbiano saputo acconciamente giovarsi di quella pratica, che avevano dei luoghi nel fiume, dimodochè alla decrescente la fregata rimase nelle secche, e non si potè rimettere a galla. Della qual cosa accortisi gl'Inglesi, incominciarono a trarle contro colle artiglierie, e ciò fecero tanto aggiustatamente, che, abbassata la tenda, si arrendè. Poscia colle medesime artiglierie fecero allontanare e rifuggire all'in su le altre navi minori con perdita di un giunco, che andò a traverso sulla riva.
Avevano gli Americani, dubitando di quello che avvenne, cioè di non poter preservare Filadelfia, interrotto con ogni maniera d'impedimenti il corso della navigazione per la Delawara, affinchè l'armata inglese non potesse per la via del fiume alcuna comunicazione avere coll'esercito, che fosse entrato in quella città. Sapevano che quello di Washington sarebbe per l'accostamento di nuove genti fra poco tempo ingagliardito, e che allora correndo il paese avrebbe impedito le vettovaglie agl'Inglesi. Dal che ne sarebbe nato, che quando non avessero la facoltà del cibarsi per la via del fiume, sarebbero fra breve stati costretti ad abbandonarla. A questo fine avevano costrutto un Forte, e piantato artiglierie su di una isola piana, bassa e maremmana, o per meglio dire uno scanno di mota e di sabbia posto a rincontro delle bocche dello Schuyl-kill nella Delawara, la quale dalla natura sua chiamano Mud-island, che vuol dire Isola della Mota. Sulla opposta riva della Cesarea in luogo chiamato Red-bank avevano rizzato un altro simil Forte, e munitolo di grosse artiglierie. In mezzo poi alle acque navigabili del fiume avevano affondato parecchie file di quei triboli tra l'un Forte e l'altro, dei quali già altre volte abbiam favellato. Tre miglia più sotto avevano parimente ficcato altre somiglianti file di triboli, e sulla vicina riva della Cesarea in un sito chiamato punta di Billing fatto larghe trincee, le quali, quantunque ancora non fossero a fine condotte, potevan però, già guernite di artiglierie essendo, grandemente noiare il nemico, che si attentasse di scostare dal luogo loro i triboli. Sopra poi, e presso all'una e l'altra fila di questi triboli, stanziavano molte galere fornite di grossi cannoni, due batterie galleggianti, e molti altri legni minori, tutti bene armati con alcuni brulotti.
Conoscevano gl'Inglesi di quanta importanza fosse l'aprirsi la via libera al mare per mezzo della Delawara; poichè le cose loro non potevano mai riputarsi quiete e sicure, mentrechè le genti del nemico avessero qualche ricetto sulle rive del fiume; ed andavano avvisando i mezzi da poter ottenere prestamente questo fine. Già fin dal dì, che avevano vinto la giornata di Brandywine, Lord Howe, che comandava a tutta l'armata, aveva dirizzato il corso alle bocche di quel fiume, e di già vi erano giunte alcune navi più sottili, e tra le altre il Roebuck, condottevi dal Capitano Hammond. Fece questi sentire al generale Howe, che, ov'ei mandasse una buona presa di genti ad assaltare sulle rive della Cesarea il Forte della punta di Billing, facil cosa era il conquistarlo; e che in tal caso gli bastava la vista di aprire un varco alle navi tra le file dei triboli. Approvato il consiglio, mandò il generale a questa fazione, il colonnello Stirling con due reggimenti. Varcato il fiume a Chester, e posto piede sulle terre cesariane si avviò rattamente ad assalir il Forte a ritroso. Gli Americani, credendosi di non poter sostenere il nemico, che veniva di rovescio, precipitosamente lo abbandonarono, non senza però aver prima chiodate le artiglierie, ed arse le baracche. Entrati dentro gl'Inglesi guastarono il tutto, e massimamente quei bastioni, che fronteggiavano il fiume. Assicurato in tal modo dalle offese, che poteva ricevere dalle parti di terra, Hammond, dimostrandosi in ciò prontissime le ciurme delle sue navi, procedette alla difficil opera di aprir la via a traverso dei triboli. Nel che tanto fece, e tanto s'affaticò, che finalmente, cansatone alcuni, ed altri cavatone, riuscì nel suo intento. Aprì adunque uno stretto callone per le file inferiori dei triboli, pel quale potevano, sebbene non senza molta difficoltà, le navi inglesi passare, e recarsi contro le file superiori, l'Isola della Mota ed il Red-bank.
Ritornarono, compiuta la spedizione loro, i due reggimenti dello Stirling a Chester, dove venne a trovargli un altro mandatovi apposta, acciocchè tutti e tre fossero di sufficiente convoglio ad una grossa quantità di vettovaglie, che si dirizzavano al campo.
In questo mezzo Washington, il quale dimorava tuttavia nel suo campo di Shippach-creek, avuto intenzione, che Howe aveva indebolito il suo esercito coll'aver mandato i tre reggimenti alle raccontate fazioni, e per aver lasciato Cornwallis con quattro battaglioni di granatieri, come presidio in Filadelfia, giudicò, che questa fosse una occasione da non ne aspettar un'altra. Si risolvette perciò a volersi valere dell'opportunità, assaltando improvvisamente l'esercito britannico, che stava accampato ne' suoi alloggiamenti di Germantown. Al qual partito tanto più confidentemente si accostò, che già aveva ricevuto i rinforzi di Peek's-hill, e le cerne della Marilandia.
Alloggiava l'esercito britannico in Germantown, grosso borgo posto a dodici miglia distante da Filadelfia sullo stradone, che da questa città guida alle parti di tramontana. Esso è sì fattamente edificato, che molto stretto essendo, si distende in lunghezza da una parte e dall'altra dello stradone per lo spazio di due miglia. Il campo poi delle genti regie era in tal modo ordinato, che la fila traversava ad angoli retti il borgo, distendendosi l'ala sinistra sino allo Schuyl-kill, e la dritta fuori del borgo medesimo un pezzo verso levante. A fronte di quella un po' più in su verso il campo americano alloggiavano, come quasi una prima schiera, i fanti ed i corridori tedeschi armati alla leggiera; ed in fronte alla seconda un battaglione di fanti leggieri inglesi coi corridori della reina. La battaglia poi, che stanziava dentro il borgo, era guardata pure da fronte dal quadragesimo, e da un altro battaglione di fanti leggieri, i quali stanziavano in capo alla Terra a tre quarti di miglia innanzi. Washington si risolvette a voler attaccar la giornata improvvisamente coll'inimico, sperando, che, se lo potesse rompere, trovandosi quello non solo lontano, ma ancora separato affatto dal suo navilio, avrebbe potuto condurlo ad un totale sterminio. Ordinò le sue genti in modo, che gli squadroni di Sullivan e di Wayne, fiancheggiati dalla brigata del Conway, dovessero, assaltando il fianco dritto dell'ala sinistra e la battaglia inglese, entrare dentro la Terra per la via principale di Chesnut-hill; gli squadroni di Greene e di Stephens, fiancheggiati dalla brigata di Macdougall, dato una giravolta verso levante, fossero per attaccar il fianco sinistro dell'ala dritta, e, rottala, entrassero da lato per la via delle fornaci da calce. L'intendimento di Washington era, che impadronitosi con questo doppio sforzo di Germantown, venissero separate e disgiunte l'una dall'altra le due ali dell'esercito inglese; la qual cosa gli avrebbe dato una compiuta vittoria. Perchè poi il fianco sinistro dell'ala sinistra inglese non potesse, ristringendosi, correre in soccorso del destro, comandò, che il generale Armstrong colle milizie della Pensilvania girasse verso lo Schuyl-kill, e, scendendo per la sinistra riva di questo fiume, minacciasse e di costa ed alle spalle quel fianco. Istessamente, acciocchè il fianco destro dell'ala destra dell'esercito britannico non potesse andar in aiuto del sinistro, il quale stanziava presso le mura del borgo, fece volteggiare a levante i generali Smallwood e Foreman colle milizie marilandesi e cesariane, acciò comparsi improvvisamente alle spalle del fianco destro, e lo tenessero a bada, e lo disordinassero. Gli squadroni del lord Stirling, e le brigate dei generali Nash e Maxwell stavano alle riscosse. Schierato adunque nel modo che si è detto l'esercito repubblicano, commise Washington, che si toccasse la levata. Perilchè, lasciati gli alloggiamenti di Shippach-creek, marciarono contro i reali la sera dei tre ottobre alle ore sette. I corridori battevano le strade per intraprendere chiunque avrebbe potuto portar le nuove dell'imminente assalto al capitano britannico. Washington istesso accompagnava di persona lo squadrone di Sullivan e di Wayne. Procedevano fra l'oscurità della notte tacitamente e velocemente. Alle tre della mattina dei quattro le prime scolte inglesi diedero al grosso delle genti l'avviso di quello ch'era. Tosto il campo si risentì, e vi si diè all'armi; ognuno andava a pigliare il suo posto con molta fretta, e non senza qualche disordine, essendo la cosa improvvisa. Gli Americani sopraggiungevano a levata di sole. Cacciate da Conway le prime scolte, si avventavano a slancio contro il battaglione dei fanti leggieri. Contrastavano questi valorosamente un pezzo; ma finalmente sopraffatti dal numero furono espugnati. Gli Americani, perseguitandogli, gli rincacciarono nel villaggio. La fortuna pareva in quella prima giunta dar favore alla impresa loro: e certamente, se si fossero fatti padroni di tutta la Terra, avrebbero ottenuto una segnalata vittoria. Ma in questo mentre il luogotenente colonnello Musgrave con sei compagnie si era riparato dentro di una casa forte e grossa, situata in capo alla Terra, e di ella facendo fioccare sugli assalitori le archibusate, impediva loro di recarsi più avanti. Diedero gli Americani furiosamente la battaglia a questo inaspettato nido del nemico; ma quei di dentro continuarono a difendersi risolutamente. Accostarono i cannoni per batterla; ma tale era l'intrepidezza dei soldati del Musgrave, e la spessezza dei tiri loro, che non si potè far frutto alcuno.
Mentre così si travagliava in questa parte, la colonna sottoposta all'obbedienza di Greene si avvicinava all'ala destra inglese, e azzuffatasi coi fanti leggieri e coi corridori della reina, dopo non molta resistenza gli ebbe cacciati indietro. Greene difilandosi sulla sua dritta, ed approssimatosi al villaggio dava dentro nel fianco sinistro dell'ala dritta inglese, e faceva di forza per entrar nel murato. Intanto si aspettava, che le milizie pensilvaniche menate dall'Amstrong sulla dritta, le marilandesi e le cesariane condotte da Smallwood e da Foreman sulla sinistra, eseguendo gli ordini del capitano generale, assalito ed accerchiato avrebbero, quelle il fianco sinistro, e queste il destro dell'esercito britannico. Ma o che arrivassero troppo tardi per gl'impedimenti trovati fra via, o che mancassero d'ardire, le prime si mostrarono bene a veduta dei fanti e dei corridori tedeschi; ma non gli affrontarono. Le seconde arrivarono sul campo troppo tardi. Quindi avvenne, che il generale inglese Grey, credutosi sicuro sul sinistro fianco, ebbe comodità di correre con quasi tutta l'ala sinistra, che obbediva a' suoi ordini, in soccorso della battaglia, la quale dentro del borgo, nonostante la resistenza inopinata del Musgrave, era gagliardamente pressata dagli Americani, che di già erano penetrati molt'oltre. Quivi la battaglia diventò molto feroce, incalzando tuttavia fieramente gli Americani, e difendendosi non meno animosamente gl'Inglesi. Ella stette un pezzo dubbia. Nell'ardore della pugna il generale Agnew con grandissimo ardire combattendo alla testa della quarta brigata britannica, ferito improvvisamente, se ne morì. Il colonnello Matthew dello squadrone di Greene spintosi avanti con incredibile valore ruppe gl'Inglesi da canto alle mura della Terra. Ne fe' molti prigionieri, e già faceva le viste di voler entrar dentro. Ma per la folta nebbia, che in quell'ora ingombrava l'aria, e per qualche inegualità di terreno, perduto di vista il restante dello squadrone, ed attorniato egli stesso da un grosso di nemici, che contro di lui si affoltarono dalla estremità del corno loro destro, dove per gl'indugiamenti dei Marilandesi e Cesariani nissun timore avevano, fu fatto prigione con tutti i suoi, avendo anche gl'Inglesi ricuperato i cattivi. Questo sinistro accaduto a Matthew fu cagione, che due reggimenti dell'ala dritta inglese potettero alla sicura entrare nel villaggio, ed assalir di costa gli Americani, che vi erano dentro. Questi allora non potendo resistere si ritirarono alla sfuggiasca dalla Terra con notabile perdita di morti e di feriti. Musgrave stesso, al quale si dee la principal lode di tutto questo fatto, fu liberato dall'assalto. Avuta Grey la vittoria dentro la Terra, corse in soccorso dell'ala dritta, la quale tuttavia combatteva contro la sinistra banda della colonna di Greene. Gli Americani allora andarono in fuga, abbandonando da tutte le parti agl'Inglesi quella vittoria, la quale avevano creduto sulle prime di avere sicura nelle mani. La densa nebbia, la quale fece sì, che una squadra non vedendo l'altra, tutte, credutesi sole, s'intimorissero, il che più operò sugli Americani, gente nuova e meno disciplinata, che sui veterani inglesi; l'inegualità del terreno, per la quale, e più facilmente si disordinano, e più difficilmente si riordinano i nuovi, che non i vecchi soldati, ed infine l'ostacolo impensato del Musgrave, il quale seppe in un pericoloso istante una casa comune come quasi in una forte bastata trasformare, furono le principali cagioni, per le quali un ben composto disegno non ebbe effetto; e quella fortuna, che già pareva favorevole dimostrarsi ad una parte, voltandosi improvvisamente, inclinò del tutto a prò dell'altra. Cornwallis, che si trovava a Filadelfia, avuto l'avviso dell'impensato assalto, corse con alcuni cavalleggieri e granatieri al luogo della battaglia; ma arrivò, che già gli Americani avevano dato volta.
Morirono in questa battaglia degli Americani da dugento; seicento furono feriti, e da quattrocento fatti prigionieri. Fu soprattutto lamentata la morte del generale Nash della Carolina Settentrionale. Degl'Inglesi rimasero, o morti o prigionieri pochi più di cinquecento. Si noverò tra i primi oltre il generale Agnew, capitano di molto valore, il colonnello Bird. L'esercito americano si ritirò dopo il combattimento, conducendo seco tutte le artiglierie e munizioni, alle stanze di Perkiomy-creek, a venti miglia discosto. Lodò il congresso pubblicamente l'impresa, e molto ringraziò i soldati pel valore, col quale avevano combattuto. Solo il generale Stephens fu casso per aver mal guidato i suoi, durante la ritirata.
Alcuni giorni dopo quello della battaglia Howe si ritirò con tutto l'esercito a Filadelfia, inabile a seguitare il nemico per que' luoghi forti per la mancanza delle vettovaglie, e pel desiderio, che aveva grandissimo, di aprirsi la via sino al mare per la Delawara. Washington accostatessigli alcune centinaia di milizie, ed un reggimento stanziale della Virginia, di nuovo si avvicinò al nemico, pigliando i soliti alloggiamenti di Shippach-creek. Così gl'Inglesi avevano a fare con un nemico, il quale, non che si sbigottisse all'avversa fortuna, pareva per lo contrario da questa nuove forze acquistare; che vinto, non che si disbandasse, di nuovo tornava più feroce alle offese; e tanta era la sua diligenza e la sua costanza, che operava in modo, che le vittorie degl'Inglesi partorivano per essi gli effetti delle sconfitte. Nè si erano ottenuti dalla possessione di Filadelfia que' vantaggi, che se ne aspettavano. Imperciocchè i popoli non se ne sgomentarono di sorta veruna; e l'esercito vincitore trovandosi da ogni parte attorniato da uomini nemici, pareva fosse nelle mura stesse della città confinato. Instava minaccevolmente Washington dai poggi dello Schuyl-kill; e faceva anche correre con numerose torme di cavalleggieri e di pedoni lesti il paese posto tra la destra riva di questo fiume e la Delawara, per opprimere le bande scorrazzanti dell'Howe, acciò non potessero foraggiare alla sicura, e per impedire, che dai male affetti o dagli avari non si movessero vettovaglie verso il campo dell'esercito nemico. Oltreacciò il congresso stabilì, si punissero di morte coloro, i quali o munizioni di qualunque sorta, od altri aiuti fornissero alle genti del Re.
Il generale inglese, vedutosi in tal modo ingannato della sua speranza di poter trarre dalla parte di terra i viveri necessarj all'esercito, volse i pensieri a volersi strigare dagl'impedimenti posti nel corso della Delawara, e ad aprirsi totalmente il varco al mare. L'impresa era molto difficile e pericolosa. Era mestiero, per ottener l'intento, conquistar l'Isola della Mota, nella quale stava piantato il Forte Mifflin, e la punta di Red-bank, che gli Americani chiamavano Forte Mercer. Superate queste due Fortezze, si sarebbe potuto sgombrare la Delawara dalla superior fila dei triboli. Deliberò pertanto Howe di assaltar nello stesso tempo le due Fortezze, facendo anche a quest'uopo servir quelle navi, che avrebbero potuto passare pel callone dell'inferior fila di quelli. Aveva altresì piantato una batteria di grossi cannoni sulla sponda pensilvanica della Delawara, di rincontro all'Isola della Mota, per poter noiare il presidio anche da questa parte. Aveva il comando nel Forte Mifflin il colonnello Smith, e nel Red-bank il colonnello Greene, l'uno e l'altro capitani di molta stima presso gli Americani. Nell'assalto da darsi al Forte Mifflin intendeva Howe, che si procedesse in modo, che mentre le batterie piantate sulla riva lo fulminassero sul destro fianco, la nave da guerra il Vigilante, passando per quello stretto canale, che l'Isola di Hog-island dall'Isola della Mota divide, lo combattesse a ridosso, e le fregate colle navi l'Iside e l'Augusta approssimandovisi pel canale più largo e più profondo del mezzo, da fronte. Il Red-bank poi si doveva, trasportate le genti sulla sinistra del fiume, assalire alle spalle dalla parte della Cesarea.
Ordinate in tal modo le cose, andavano gl'Inglesi alla fazione la sera dei 21 ottobre. Il colonnello Donop, uffiziale tedesco, che si era acquistato buon nome in tutto il corso di questa guerra, con una grossa banda di Essiani varcò la Delawara a Cooper's-ferry rimpetto a Filadelfia. Quindi marciando sulle terre cesariane lungo il fiume all'ingiù, arrivò il dì seguente a ora molto tarda dietro il Red-bank. Consistevano le fortificazioni in un recinto esteriore molto largo, in mezzo del quale si era fatto una grossa trincea munita d'artiglierie e di palificate. Andò Donop all'assalto con maraviglioso coraggio. Gli Americani, fatta una leggiera resistenza nel recinto esteriore, nè credendosi abili a difenderlo convenientemente per la troppa larghezza sua, si ritirarono nel mastio, donde si difendevano con grandissimo ardire. Si avvicinarono gli Essiani, e facevano una molto aspra battaglia. Ma o per la difesa di quei di dentro, o perchè non avessero le scale opportune, poco profittavano. Fu ferito in questo mentre mortalmente Donop, e fatto prigioniero. Molti de' suoi migliori uffiziali o furono del pari uccisi, od in tal modo malconci dalle ferite, che furono costretti a ritirarsi dalla battaglia. Il colonnello Mingerode stesso, il quale dopo l'infelice caso di Donop gli era succeduto nel comando, toccò una ferita molto pericolosa. Furono allora ributtati duramente gli Essiani; ed il luogotenente colonnello Linsing gli faceva a gran fretta ritirare. Nel che furono grandemente danneggiati dalle galere e batterie galleggianti del nemico. Rimasero uccisi da quattrocento Essiani. Morì il giorno seguente delle sue ferite Donop. Ebbe gran parte nella vittoria il cavaliere Duplessis, francese, il quale con molta industria e valore governò le artiglierie. I vinti ritornarono a Filadelfia.
Frattanto le navi si erano mosse per andar a fare il debito loro contro l'Isola della Mota. Superata non senza grande difficoltà la fila inferiore dei triboli, l'Augusta, grossa nave da guerra, parecchie fregate, ed altri legni minori stavano aspettando il flusso; e ricorrendo finalmente le acque all'insù, posto da canto ogni indugio, andavano all'assalto. Ma un vento gagliardo da tramontana impedì, che il Vigilante, siccome era ordinato, pigliasse il suo posto tra l'Isola e la costa di Pensilvania. Gl'impedimenti poi, che gli Americani avevano posti dentro il letto del fiume, lo avevano talmente dal suo corso consueto divertito, che le due navi più grosse, l'Augusta ed il Merlino, toccarono terra, e non poterono più oltre procedere alla fazione. Le fregate però arrivarono alla disegnata stazione, e cominciarono a trarre contro il Forte Mifflin. Nel medesimo tempo le batterie di terra lo fulminavano. Gli Americani animosamente si difendevano. La notte, che sopraggiunse, pose fine al combattimento. La mattina gl'Inglesi ricominciarono la battaglia; non che nel presente stato delle cose sperassero di acquistare la vittoria; ma per potere, trattenendo l'inimico, rimettere a galla le due navi, che avevano dato nelle secche. Ciò nonostante l'Augusta arse, e scoppiò. Il Merlino, non potendosi muovere, fu arso a bella posta. Le fregate intanto, credendo non poter far frutto, e temendo dell'incendio delle due vicine navi, si allargarono prima, e poscia si ritirarono. Il congresso pubblicamente ringraziò, e presentò con una spada i colonnelli Greene e Smith per avere, quello sì valorosamente difeso il Forte Mercer, o sia il Red-bank, questo il Forte Mifflin.
I capitani inglesi però non si perdettero d'animo all'infelice riuscita di questi due assalti; e l'importanza del libero commercio loro col mare per via della Delawara era tanta per causa delle munizioni, e per la congiunzione delle forze terrestri colle marittime, che niuna cosa vollero lasciare intentata per arrivare a questo fine. Il Forte Mifflin era piantato sull'estremità inferiore dell'Isola della Mota, acciocchè potesse tener lontane le navi, che si attentassero di salire il fiume. Al qual fine le principali fortificazioni erano da fronte, e volte perciò verso la bocca del fiume. Di dietro, non aspettandosi da questa parte l'assalto, perciocchè gl'Inglesi in Filadelfia non avevano sufficiente navilio, il Forte era soltanto cinto da un affossamento acquidoso. Era però questa faccia posteriore del Forte fiancheggiata ad ambe l'estremità sue da Fortini, dei quali uno già era stato oltremodo danneggiato nel primo assalto. Poco più insù dell'Isola della Mota avvi una piccola e paludosa isola, che chiamano delle Province; e di questa eransi impadroniti gl'Inglesi a fine di poter battere a ritroso, nella sua parte più debole il Forte Mifflin. Non cessavano gl'Inglesi dal portarvi grosse artiglierie, viveri e munizioni, passando con molta disagevolezza per uno stretto canale presso la destra riva della Delawara dietro l'Isola di Hog-island. Vi rizzavano anche nei luoghi più acconci fortificazioni. S'accorgevano benissimo gli Americani, che, ove il nemico avesse in quest'isola le sue opere terminato, sarebbe stato loro impossibil cosa il mantenersi nell'Isola della Mota. Avrebbe voluto Washington fare uno sforzo per cacciarnelo. Ma siccome aveva Howe costruito un ponte sullo Schuyl-kill, poteva, quando gli Americani fossero venuti sopra l'Isola delle Province correr loro alle spalle e tagliar il ritorno. Venir poi con tutto l'esercito in soccorso loro sarebbe stato l'istesso, che il volerne venire ad una battaglia campale; il che a quei tempi il capitano del congresso voleva schivare. Non voleva egli dopo le due rotte avute mettere così gran posta. E tanto più a quest'estremo partito ripugnava, quantochè sapeva, che le cose dell'esercito settentrionale già avevano avuto un felice fine. Perciò si aspettavano gli aiuti, che ne venivano all'esercito pensilvanico. Si astenne adunque dal voler tentar l'impresa dell'Isola delle Province. Bensì sperava per la fortezza dei difensori e pei soccorsi, che si sarebbero potuti mandar loro alla spicciolata, che avrebbero potuto contrastare lungo tempo.
Ma dal canto degl'Inglesi essendo ogni cosa in pronto si andava all'assalto il giorno quindici novembre. Tutte le navi essendo arrivate ai posti loro, diedero mano al trarre. Sostennero gli Americani per un pezzo fortissimamente l'impeto del nemico, traendo e dal Forte, e dalle batterie della Cesarea, e dalle galere, che quivi poco discosto stanziavano. Ma finalmente, atterrate del tutto le mura, e scassati i fossi dalle rovine, si ritrovarono in grandissimo pericolo. Aspettavano un vicino assalto alle mura, al quale ottimamente sapevano di non poter resistere. Portavan pericolo di andar a fil di spada tutti. Tuttavia gl'Inglesi, ristandosi, vollero indugiar sino all'indomani mattina. Giovaronsi i repubblicani del soprastamento; e la notte votarono il Forte, arse prima le baracche, e sgombrate le munizioni a luoghi sicuri. Si ritirarono a Red-bank. L'indomani gl'Inglesi entrarono nel Forte.
Rimaneva per rimuovere del tutto gl'ingombri della Delawara, si cacciassero dal Red-bank i soldati del congresso. La cosa era di somma necessità; perciocchè, quantunque alcune navi sottili, levando viveri nelle contrade prossimane a Chester, dove gli abitatori molto erano inclinati a favor dei regj, gli recassero a Filadelfia, tuttavia se ne difettava in questa città grandemente; ed inoltre non vi si aveva, se non scarsamente da ardere. Per la qual cosa Howe, assicuratosi dentro Filadelfia con certe trincee, che dalla Delawara si distendevano sino allo Schuyl-kill, e ricevuti alcun rinforzi dalla Nuova-Jork, mandò Cornwallis con una grossa banda sulle rive della Cesarea, acciocchè e raccogliesse vettovaglie, ed assalisse alle spalle il Forte Mercer. Varcò questi il fiume da Chester alla punta di Billing, e si apparecchiava ad eseguir gli ordini del capitano generale. Si congiunsero con esso lui altre genti venute dalla Nuova-Jork. Frattanto Washington, avuto pronto avviso della cosa, e volendo, se possibil fosse, tener quel freno in bocca al nemico, aveva ordinato a Greene, avuto da lui in concetto d'uomo valoroso, che con una grossa schiera si recasse anch'egli nella Cesarea. Sperava, che non solo avrebbe potuto con effetto proteggere il Forte Mercer; ma che di più gli sarebbe venuto in taglio di assaltare, e di rompere in qualche rilevata fazione Cornwallis. Trovandosi il Forte situato sulle terre della Cesarea tra i due rivi di Timber e di Manto, per lungo spazio non guadosi da parte della Delawara, non poteva il capitano britannico inviarsi al Forte, senza trovarsi chiuso da ogni parte, da fronte dal Forte medesimo, da ambi i lati dai due rivi, ed alle spalle dalle genti di Greene. Traghettò questi a Burlington. L'accompagnava il marchese de La-Fayette vago di combattere, quantunque non ancora sanato affatto della sua ferita. Dovevano a queste genti accostarsi quelle, che venivano dalle sponde del fiume del Nort. Si avviarono alla volta del nemico. Ma intesosi da Greene, che Cornwallis per l'accostamento delle genti testè venute dalla Nuova-Jork, era diventato molto più forte, che egli stesso non era, non si ardì di andarlo ad assaggiare. Per la qual cosa il colonnello Greene, che comandava al presidio, perduta la speranza del soccorso, ed avvicinandosi di già Cornwallis, votò il Forte, ed il Red-bank, lasciando in poter dei reali buon numero di artiglierie, ed una notabile quantità di munizioni tanto da guerra, che da bocca. Fu il Forte smantellato dagl'Inglesi, e tutte le fortificazioni distrutte.
In questo stato di cose il navilio americano, che stanziava nella Delawara, venute essendo le due rive del fiume in poter del nemico, correva grandissimo pericolo di essere o guasto, o preso. Per la qual cosa parecchie galere, ed altri legni armati in guerra, valendosi dell'opportunità di una notte propizia, salirono il fiume, ed, oltrepassate felicemente le batterie di Filadelfia, si ripararono a salvamento alle parti superiori. Conosciuta la cosa, gl'Inglesi, perchè non potessero fuggir loro dalle mani quelle che erano sotto, fornirono di ciurma la fregata la Delawara, e le artiglierie piantarono e dirizzarono nei luoghi più opportuni per impedir il passo al nemico. Circondati in tal modo gli uomini delle ciurme americane, vedendo di non poter essere soccorsi, abbandonarono, ed arsero le navi, le quali tutte furono in poco d'ora consumate dalle fiamme. Montaron esse al novero di diciassette di diversa forma e grandezza; tra le quali due batterie galleggianti, e quattro brulotti.
Ottenutasi nel modo che abbiam detto, dagl'Inglesi l'intiera signoria del fiume, si posero all'opera di sgombrarlo da tutti gl'impedimenti. Ma tali, e sì gravi furono le difficoltà che in questa bisogna incontrarono, oltre la stagione dell'anno già molto tarda (queste cose si facevano sul finir di novembre), che con gran fatica poterono a traverso la fila superiore dei triboli uno stretto callone aprire, pel quale solo potevano passare le navi le più leggieri. Per mezzo di queste erano portate le vettovaglie, e le munizioni da guerra a Filadelfia.
Quantunque fossero finalmente i regj riusciti in parte nell'intento loro di sgombrar la Delawara, cionondimeno tanta, e sì lunga era stata la resistenza dei repubblicani, che fu guasta all'Howe ogni occasione di poter assalire l'esercito di Washington, primachè questi avesse ricevuti i rinforzi delle genti vincitrici dell'Hudson. Imperciocchè il capitano britannico prudente com'egli era, non volle mai mettersi al rischio di una battaglia, se prima non aveva libero l'adito all'armata del fratello, sia per la ragione delle vettovaglie, sia per la sicurtà della ritirata nel caso di mala fortuna.
Frattanto continuava Greene a stanziar nella Cesarea, al quale già si erano accostate alcune bande mandate da Gates in aiuto dell'esercito pensilvanico, tra le quali in grandissima stima per gli egregi fatti loro erano tenuti i corridori del Morgan. Non istava Washington senza speranza, che Greene avrebbe fatto qualche onorata fazione, e che in tal modo si ricuperasse con una nuova vittoria quello, che si era per necessità perduto. Ma erasi Cornwallis sì fattamente fortificato nella punta di Gloucester sulla sinistra riva della Delawara, che nissun adito aveva lasciato a Greene di potergli far danno. Temendosi perciò, che l'Inglese, avendo terminato l'opera sua nella Cesarea, ed ottenuto l'intento della presa del Forte, e dell'aver fatto adunata, e mandato di molte vettovaglie a Filadelfia, non ritornasse all'altra riva, e che congiuntosi di nuovo coll'Howe, corressero ambidue uniti contro Washington, comandò questi a Greene, rivalicasse il fiume. L'uno e l'altro congiunsero le forze loro sulle rive del Schippach. Per somiglianti ragioni ripassava colle sue genti Cornwallis, e si accozzò coll'Howe. Prima però che queste genti nemiche abbandonassero le terre della Cesarea, conflissero i corridori di Morgan, ed alcune mani di milizie paesane condotte dal marchese de La-Fayette con una frotta di Essiani e granatieri inglesi molto bravamente, e fecer loro voltar le spalle. Da questo fatto al marchese, che fino allora militava come volontario, il congresso concedette il capitanato di tutta una schiera dell'esercito.
In questo mezzo erano arrivate all'esercito di Washington le genti mandate da Gates, non senza però qualche difficoltà, e spessi indugiamenti. Conciossiachè, e Gates medesimo era andato molto a rilento nel mandarle, ed eransi parte ammottinate contro i capitani loro, dicendo, che marciar non volevano, non avendo nè danaro, ne vestimenta. Ma finalmente, confortate dagli uffiziali, si erano messe in via. Erano in tutto quattro migliaia di soldati, buona gente pel valor loro, e per la fresca vittoria, ma non bella per lo squallore e miseria. Avuto il generale americano questo rinforzo andò a far capo grosso ad un luogo detto White-marsh distante solamente a quattordici miglia da Filadelfia. Era questo alloggiamento molto forte, essendo posto su poggi alti e difficili, ed avendo dal fianco dritto il rivo di Wissahichon, e da fronte il Sandy-run. Si annoveravano a questi dì nell'esercito americano dodicimila stanziali, e qualche cosa più con circa tremila cerne. Aveva seco Howe poco più di dodici migliaia di combattenti.
Era questi continuamente desideroso della battaglia; e pensandosi, che, per la congiunzione delle nuove genti, il suo avversario fosse venuto nel medesimo desiderio, si mosse il giorno quattro decembre, avviandosi ad Sandy-run, molto risoluto al tentare di nuovo la fortuna delle armi. Accampavasi a Chesnut-hill di rincontro a tre miglia dalla dritta del nemico. Quivi si facevano spessi badalucchi, nei quali per lo più rimanevano superiori i regj. Ma accorgendosi Howe, che la positura del sito del campo americano da quella parte troppo era forte, perchè si potesse assaltar con frutto, iva a schierarsi rimpetto al centro, ed alla sinistra lontano solo ad un miglio. Andava distendendosi vieppiù verso la punta sinistra dell'esercito nemico, come se spuntar lo volesse, e girargli alle spalle. L'Americano non fuggiva la battaglia; ma, non uscendo, la voleva aspettare ne' suoi alloggiamenti; perchè seguendo il suo costume voleva avere conveniente riguardo alla conservazione di quell'esercito, dal quale dipendeva la principale sicurtà dello Stato dell'America. Ingrossava intanto l'ala sua sinistra. Infine l'Inglese non potendo in nissuna maniera adescarlo, perchè uscisse fuori, e nissuna favorevole occasione offerendosi di poterlo sbarbar da questi alloggiamenti, dopo di essersi volteggiato or qua or là lungo spazio, se ne tornò a Filadelfia. Patirono assai in queste mosse dal rigor della stagione i suoi soldati, non essendo forniti di tende e di altri arnesi necessarj al campeggiare. Il che giunto allo stropiccio della guerra era causa, che ne stavano malissimo in arnese; la qual cosa considerata, e la pertinacia del nemico a non volerne venire, se non grandemente avvantaggiato, al cimento, ed essendo ormai giunto il tempo che suole esser vacuo dagli esercizj della guerra, si risolvette a fare svernar le sue genti in Filadelfia, non senza però aver prima mandato una grossa banda sotto la obbedienza di Cornwallis a fare una cavalcata per foraggiare largamente sulla destra riva dello Schuyl-kill. Washington medesimamente si determinò a distribuire i suoi soldati nelle stanze. Solo stava dubbioso del luogo, dove si avessero a pigliare i quartieri. Perciocchè non voleva nè lasciare il paese esposto ad esser mangiato senza difesa dal nemico, nè troppo distendere le sue ordinanze, per non dargli luogo ad opprimerle qua e là con assalti improvvisi.