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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

LIBRO OTTAVO (continued 3)

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Havvi una gran fondura sulla occidentale sponda dello Schuyl-kill a sedici miglia da Filadelfia, che chiamano Valley-forge, vale a dire Valle-fucina, situata in luogo alpestre e forte. Sui fianchi di questa valle, e sopra una spianata eminente, che domina tutta la valle e le circonvicine regioni, si risolvè Washington, poichè voleva riposare le sue armi, di condurre l'esercito perchè ivi svernasse. Siccome poi tanta era la miseria delle vestimenta dei soldati, che male avrebbero potuto sofferire d'invernar sotto le tende in quella stagione, che oltre ogni dire aspra era divenuta, così fece il pensiero di construrre un sufficiente numero di capanne fatte con palanche ficcate in terra, ed inzaffate al di dentro di calcina, le quali potessero, meglio che le tende, difendergli dal rigore dell'invernata. Muovevasi pertanto tutto l'esercito verso le nuove stanze. Alcuni rimanevan tra via pel freddo che gli assiderava; ad altri, non avendo scarpe, sanguinavano i piedi rotti dal ghiaccio e dai sassi. Ma infine dopo molti stenti arrivati a Fucina lavoravano forte intorno le capanne, le quali edificarono a mò di città regolare. Ogni cosa era in moto. Chi tagliava gli alberi nelle selve; chi gli fendeva. Alcuni gli ficcavano in terra, altri gli piallava, ed altri gl'inzaffava. In non molto tempo furon condotti a fine i palancati; e le genti vi si ripararono dentro. In tal modo i due eserciti dopo un aspro e continuo guerreggiare per ben quattro mesi si riposavano quietamente nei quartieri a' tempi della cruda stagione. Nè altro frutto raccolse il capitano britannico dalle sue vittorie, e da tanti scaltri volteggiamenti fuori di quello di aver procacciato al suo esercito comode e sicure stanze pel verno.

1778

In cotale guisa si avvicendarono le cose in America ora prospere, ora avverse per le due parti nel corso dell'anno 1777. Nel quale, se gli Americani fecero nella guerra canadese e dell'Hudson pruove mirabili di non ordinario valore, e nella pensilvanica di non poca costanza contro l'impeto dell'avversa fortuna, diedero nei quartieri di Valle-fucina tali saggi di longanimità e di pazienza, che per me non saprei dire, se altre nazioni di qualsivoglia tempo, o luogo si siano, nelle alte e difficili imprese loro dato ne abbiano, non dirò maggiori, ma eguali. Imperciocchè oltre la malvagità della stagione vi patiron essi della carestia di tutte le cose, e di nissun bene vivente avevano per ristorarsi. Delle quali miserie se ne deve accagionare, parte la necessità delle cose, parte l'avarizia, o dei maestrati dell'abbondanza o degli endicatori, parte l'indole avversa dei popoli, e parte finalmente la poca sperienza del congresso medesimo la quelle cose, che risguardano la pubblica amministrazione, specialmente militare. Giunti erano appena i soldati alle stanze di Valle-fucina, che, fattosi un motivo dal generale Howe per istrameggiare nelle isole della Delawara poste sopra la foce del rivo di Derby, Washington, intendendo di disturbarnelo, volle far muovere a quella volta una buona parte dell'esercito. Ma, fattasi la veduta dei magazzini, si venne a discoprire, cosa incredibile e spaventevole a quelle genti, che non vi era da logorare per un dì. In tanto pericolo di vicina fame, e di totale dissoluzione dell'esercito, non solo si dovette abbandonar il partito di voler correre contro l'Inglese, ma si fecero di più partire colla maggior prestezza saccomanni, acciocchè scorrazzando da ogni banda come in paese nemico pigliassero, e rattissimamente recassero di che sostentar l'esercito. A ciò fare era autorizzato Washington, e dalla necessità del frangente, e dal decreto del congresso, pel quale gli era stata l'autorità dittatoria conferita. Eseguirono gli stracorridori le commissioni, e con incredibile fatica, e non poco disgusto degli abitatori vettovagliarono il campo, dimodochè ebbe di che pascersi per alquanti giorni. Ma poco poi, ricominciarono a sentire la medesima strettezza. Si pose mano di nuovo al medesimo rimedio; ma con poco frutto. Perciocchè, quantunque si razzolasse in ogni canto, eran povere le ricolte, ed appena vi si poteva rispigolare, sia perchè la contrada all'intorno già era in parte vota di vettovaglie, sia perchè gli abitatori andavano con grande diligenza nascondendo nel fondo delle selve, ed in mezzo alle paludi i bestiami, le biade e tutte quelle cose che si ricercavano. Ciò facevano o per contrarietà d'opinione, o per amor del guadagno. Amavan essi meglio condurre le grasce, quantunque con molto pericolo, a Filadelfia, dove eran loro pagate con altrettant'oro, che di serbarle ad uso dei proprj soldati; poichè in tal caso eran loro date in iscambio polizze del ricevuto, da esser pagate soltanto in certo tempo all'avvenire. In queste polizze poi poca o niuna confidenza avevano, stantechè si diffidavano dello Stato; ed era anche accaduto, il che non era loro nascosto, che, appresentate le polizze nel buon dì dai portatori, non erano state rimborsate. Aveva bene il generale scritto ai governatori della Nuova-Inghilterra, pregandogli, mandassero, senza indugio veruno, provvisioni all'esercito, e massimamente di bestiami, dei quali principalmente abbondano quelle province. Medesimamente gli abbondanzieri militari avevano in queste, e principalmente nel Connecticut, grosse incette fatte per via di contratti, sapendo benissimo, che colle richieste sforzate non si può lungamente accivire un intiero esercito. Ma questi rimedj riuscivano molto tardi; e l'effetto che si aspettava dai contratti fu ad un punto per guastarsi per una mala determinazione del congresso. Per le vittorie dell'Howe, e pel sinistro aspetto delle cose nella Pensilvania, e forse più ancora dalle esorbitanti gittate dei biglietti di credito, ch'era andato facendo il congresso, indotto a ciò per avventura da una inevitabile necessità, era accaduto, che essi biglietti scapitassero sul finir del varcato anno, e sull'entrar del presente dei tre quarti del legale valore loro; che è quanto a dire, che con cento dollari di biglietti si potevano solamente avere venticinque dollari di conio. Quindi è ch'erano cresciuti a un di presso proporzionevolmente i prezzi delle cose al vivere necessarie; e gli abbondanzieri dell'esercito nei contratti loro dovevano, se pure volevan trovare di che incettare, a cotali prezzi uniformarsi. Spiacque al congresso la cosa, riputando ad avarizia dei cittadini quello, ch'era l'effetto delle pubbliche strettezze. Perciò da una parte, o i contratti non approvava, o ne indugiava la esecuzione. Nè ciò bastandogli, fece una provvisione, la quale non poteva necessaria od indispensabile stimarsi, poichè essa doveva, di necessità, inutile riuscire; e questa era, che si raccomandasse ai differenti Stati di determinare e stabilire con legge pubblica, non solo i prezzi de' lavorii, ma altresì quelli delle cose, le quali cadono negli usi dell'umana vita. Condiscesero i rispettivi Stati alla volontà del congresso, e con pubbliche leggi pregiarono le cose. Ne nacque, che, nascondendo i cittadini le robe loro, non si trovava più da comperare nè in sui mercati pubblici, nè altrimenti. Il campo di Fucina ne affamava. Già si temevano gli estremi danni. I soldati, nonostante l'incredibile pazienza loro, incominciavano a levarsi in capo, e si ammottinavano. Infine il congresso costretto da bella forza, fece rivocare le leggi in sui prezzi. Poterono gli abbondanzieri continuar ad eseguire le incette loro pel logorar dei soldati. Ma prima che le provvisioni arrivassero al campo, difettandosi anche sommamente di carreggio e di bestie da trainare, Washington, per ovviare ad un totale ed imminente sterminio, aveva fatto uscire alla busca il generale Greene nelle vicinanze del campo, il capitano Lee esperto, sagace ed attivissimo soldato nello Stato della Delawara e nella Marilandia, e finalmente il colonnello Tilghman nella Cesarea. Eseguirono questi sì diligentemente, e sì aspramente gli ordini del capitano generale, che, frugato ne' luoghi più riposti, trovarono e biade, e bestie da macello in sufficiente copia. Lee sopra tutti rinvenne in certe praterìe paludose della Delawara grossi branchi pronti ad esser fatti trapelare a Filadelfia, e gli fe' trottare alla volta di Fucina. In tal modo si trovò, e fu portata qualche vettovaglia da poter pascere per un tempo il campo.

Parrà forse strana cosa a taluno, che non si siano dal governo americano a buon'ora usati quei mezzi, i quali avessero potuto allontanare un tanto pericolo. Nel che si ha a sapere, che perfin nei primi tempi della guerra era stato dal congresso eletto il colonnello Trumbull, uomo di ottimo intendimento, e di molto zelo verso la repubblica, perchè soprastasse al provvedimento delle cose necessarie al vivere dei soldati. Ma o sia per la poca pratica degli affari, o perchè il governo troppo tenero in su quei principj tutta quella assistenza non gli potesse prestare ch'era del caso, la penuria era nata in mezzo all'oste; dal che ne furono spesso guasti i disegni del capitano generale, e perdute molte belle opportunità di onorate fazioni. Quando poi, verso la metà dell'anno 1777, le cose dell'uffizio del Trumbull incominciavano ad essere bene ordinate, il congresso, credendo col far dipendere maggiormente dall'autorità sua gli abbondanzieri dell'esercito, di procurare a questo maggiore abbondanza, creati prima due commissarj generali, uno sui procacci, e l'altro sulle distribuzioni, determinò, che vi fossero quattro deputati eletti dal congresso, uno preposto alle mosse ed agli accampamenti, un altro ai foraggi, un terzo alle bestie ed al carreggio, ed in ultimo un quarto all'attendare, al baraccare, al trincierare, ed agl'istromenti e materie atte a somiglianti servigj procurare. Volle altresì, che questi quattro deputati avessero da sè solo dependenza, e non dai due commissarj generali, in quanto riguardava la ritenzione dell'uffizio loro. Trumbull, al quale non piaceva tanta divisione di uffizj, e questa independenza degli impiegati dai Capi dell'azienda, rassegnò il maestrato. Non si lasciava il congresso spuntare, e persisteva nel suo proposito. Quindi l'antico ordine di cose essendo guasto, ed il nuovo non ancora stabilito, ne nacquero tutti quegl'inconvenienti, dei quali abbiamo testè fatto menzione.

Finalmente, accortosi il congresso, che ne' tempi di guerra, e massimamente negli Stati nuovi, gli uomini e gli affari militari prevalgono ai civili, e che niun modo vi era per poter fare, che l'amministrazione dell'esercito da lui ordinata, fosse dai Capi di questo abbracciata, i quali costantemente la ricusarono, si consigliò di accomodarsi alle voglie loro, e nominò il generale Greene, uomo molto di Washington, a quartier mastro generale, ed un Wadsworth, persona molto idonea, a commissario generale dei procacci con facoltà all'uno ed all'altro di far gli scambj a posta loro ai subalterni, incettatori e canovieri. Queste cose si fecero molto tardi. Epperò prima, che gli effetti dei nuovi ordini si potessero sperimentare, l'esercito andò soggetto a tutti quei mali, pe' quali la repubblica venne in sì fatta estremità; e fu ad un pelo all'ultimo termine condotta.

Non solo si penuriava di vettovaglie, che anzi in tutti gli altri servigj della guerra si provava una estrema scarsezza, o piuttosto carestia di tutte le cose. Mancavano soprattutto le vestimenta tanto necessarie alla sanità, ed alla elevazion d'animo dei soldati, i quali laceri e nudi creduti gli avresti piuttosto altrettanti paltoni, che difenditori di una patria generosa. Pochi avevano una camicia, molti la metà di una, la maggior parte nessuna. Molti per difetto di calzamento portavano nudi i piedi sulla gelata terra. Coltri per la notte poche se ne avevano, o nessuna. Quindi è, che molti ammalavano. Altri in buon numero inabili, pel freddo e per la nudità, ad alcuna militare fazione, per consentimento dei capitani se ne astenevano, i quali, o gli lasciavano stare, senza che ne uscissero mai, nelle capanne, o nelle più vicine masserie gli collocavano. Poco meno di tremila soldati si trovavano in tal modo per l'inclemenza della stagione, e per la miseria del vestito affatto incapaci a poter il debito loro operare. Non aveva il congresso nissuna diligenza tralasciata per andare all'incontro di un tanto male. Aveva, come già si è detto, dato la facoltà a Washington di far tolte presso chiunque si fosse, o con qualsivoglia nome si chiamasse, di tutte quelle cose, che fossero al suo esercito necessarie, fra le quali le cose acconce al vestire tenevano uno de' primi luoghi. Ma e' ripugnava molto all'usare simile potestà, la quale dall'un canto asperava i cittadini, dall'altro avvezzava i soldati a por mano nelle proprietà altrui. Per la qual cosa, dolendosi il congresso dell'inopportuna mansuetudine del suo capitano, raccomandò al governo di ciascuno Stato, deputassero uomini a posta per tor le robe appartenenti al vestir del soldato, intendendo però, che fossero pagate ai posseditori in quel prezzo, che verrebbe da alcuni maestrati pubblici a ciò preposti determinato. Elesse altresì un commissario generale sopra il vestito dei soldati, il quale avesse in ciascuno particolare Stato un sotto commissario, sia perchè sopravvedessero la bisogna delle tolte, sia perchè, se possibil fosse, facessero procaccio per via de' contratti di tutto quanto era necessario. Ma la bisogna procedeva molto lentamente. Molti abborrivano dallo strappar dalle mani altrui le cose, che vender di buon grado non volevano. Senza di che vi era a que' tempi negli Stati Uniti carestia di panni, di tele, di cuoi, e di tutte le altre cose che si ricercavano. Contuttociò il commissario sopra la bisogna del vestire nel Massacciusset era riuscito a far contratti con parecchj mercatanti per grosse quantità di merci al prezzo di dieci al diciotto per centinaio. Parve ad alcuni, ed al congresso medesimo, cosa molto enorme, ed assai cose si dissero sull'avarizia dei mercatanti. Del che però possono venir escusati, stantechè i biglietti, che ricevevano in pagamento, scapitavano dei tre quarti del valor loro; che grandissima nel paese era la scarsezza di quelle merci; che la mano d'opera era assai cresciuta di prezzo; e che le rimesse all'estero molto difficilmente si potevano fare. Ossiachè pei nati bisbigli i mercatanti dispettassero, ossiachè veramente più potesse in essi la cupidigia, che le promesse del governo, parecchj fra coloro, che contrattato avevano, ricusarono di fornire, se prima non erano pagati. La qual cosa risaputasi dal congresso, ordinò, si levassero di forza le merci presso coloro che contrattato avevano, e che non le volevano somministrare; e fosser loro pagate non a termine dei contratti, ma sibbene a quella rata, che i maestrati a ciò deputati determinato avrebbero. Queste ordinazioni del congresso, e le lettere scritte agli Stati da Washington, per le quali con parole gravi gli aveva esortati a venir prontamente in soccorso del sofferente esercito, operarono infine quegli effetti, che si desideravano; ma non sì però, che non fosse la maggior parte del verno trascorsa, quando le prime provvisioni delle vestimenta arrivarono al campo.

Nè solo si travagliava per le cose sovraddette, ma ancora per la carestia degli strami. I soldati rotti dalle fatiche, infievoliti dalla fame, aggrezzati dal freddo nelle fazioni loro diurne e notturne avevano nelle capanne in vece di letto la nuda ed umida terra. Da questa, e dalle altre cagioni che narrate abbiamo, si empiè l'esercito d'infermità. Un numero senza fine di soldati ogni giorno ammalavano, ed entravano negli ospedali, nei quali la più parte non uscivano, se non per esserne portati alla sepoltura. Imperciocchè non eran meglio ordinate le cose degli ospedali, che fossero quelle del campo. Per la incongruenza degli edifizj a tal fine trascelti, per l'incredibile penuria delle suppellettili, e per la moltitudine degl'infermi vi era nato un fetore insopportabile. V'infuriava dentro la febbre da ospedale, ed ogni dì i più robusti, come i più frali miserabilmente uccideva. Non si poteva soccorrere, nè col cambiar spesso le biancherie, delle quali non che si difettasse, si mancava totalmente, nè coi buoni alimenti, che non si avevano alla mano, nè coi rimedj, i quali o non si avevano del tutto, o si avevano guasti, o adulterati per la cupidigia degli amministratori. Poichè tale è stata per lo più la natura degli abbondanzieri degli eserciti, i quali meglio facitori di carestie si dovrebbero appellare, che sempre preferito hanno l'intascare il quattrino al preservar la vita del soldato. Quindi era, che quelle corsìe somigliavano meglio stanze di moribondi, che asili d'infermi; e non che gli ammalati vi guarissero, i sani vi ammalavano. Molti abborrivano dall'entrare in quei luoghi pestilenti, e meglio amavano perire di freddo all'aria libera ed aperta, che morire in quel tanfo di morti. In cotal modo, o per una inevitabile necessità, o per l'avarizia degli uomini una morte immatura ebbe troncato il filo della vita a molti valorosi soldati, i quali, se meglio assistiti o curati stati fossero, avrebbero potuto continuar a prestare l'utile opera loro alla sorgente e pericolante patria.

Queste cose, che apportavano sì grave danno alle cose della repubblica, erano originate dalle cagioni che abbiamo descritte, ed in parte ancora dalla condizione del traino militare, nel quale nè nissun ordine si osservava dai Capi, nè nissuna obbedienza dai subalterni; ed i cavalli o morivan tra le vie, o inosservati si sbrancavano per le vicine campagne. Erano le strade gremite di carri appartenenti all'esercito, i quali muover non si potevano. Di quinci accadde, che quando per gl'incredibili conati sì del governo, che dei buoni cittadini, si erano le provvisioni per l'esercito apprestate, non si potevano agli opportuni luoghi condurre; e di bel nuovo per le lunghe dimore si disperdevano e dissipavano. Questa mancanza riuscì anche dannosissima al trasporto dell'armi e delle munizioni, le quali perciò, o erano abbandonate alla discrezione di coloro che le pigliavano, o trafugate dagli avari. Una inestimabile quantità di pubblica suppellettile fu in cotale guisa o guasta, o perduta. Negli alloggiamenti poi di Valle-fucina erano costretti gli uomini a fare, e facevano in vero con incredibile pazienza l'uffizio delle bestie, o sia nel legnare, o sia nel condur le artiglierie. E certamente nissuna cosa si potrebbe ai disagi, che l'esercito americano ebbe a provare durante quest'inverno, equiparare, fuori della pazienza, e della costanza pressochè sovrumane, colle quali gli sopportarono. Non è però che molti, disertando le insegne, non si conducessero, in questo spalleggiati dagli amici del Re, all'esercito britannico in Filadelfia. Ma erano questi per lo più Europei, i quali si erano posti ai soldi dell'America. I natii con egregio esempio di bontà cittadina, e forse ancora per la venerazione grandissima ed amore, che al capitano generale portavano, si mantennero perseveranti; ed amarono meglio far dura contro gli estremi della fame e del freddo, che mancar in sì pericoloso frangente della data fede alla patria loro. A ciò anche contribuì non poco la costanza dei Capi dell'esercito, i quali tollerarono in sè medesimi con allegro animo tutte le fatiche, e tutta la strettezza del vivere, in cui erano ridotti. Egli è ben vero, che, se Howe avesse voluto pigliar l'occasione, e saltando fuori dalle stanze fosse improvvisamente corso contro gli alloggiamenti di Fucina, ogni ragione persuade, che ottenuto ne avrebbe una rilevata vittoria. Stremi di munizioni sì da guerra che da bocca, non avrebbero potuto gli Americani nè rimanere, nè difendere il campo. L'osteggiar poi all'aperto cielo, ed in mezzo a que' sì grandi stridori del verno era loro cosa del tutto impossibile diventata. Il primo febbraio erano quattro migliaia d'uomini inabili a qualsivoglia fazione pel difetto delle vestimenta. Gli altri in poco miglior condizione si ritrovavano. E brevemente di diciassette migliaia di soldati, al qual numero sommava allora l'esercito americano, gli abili a guerreggiare, se arrivavano, certo non passavano le cinque migliaia. Per quali ragioni il capitano britannico non abbia dato dentro in sì favorevoli circostanze, a noi non consta. Certo ci pare, che l'aver avuto risguardo alla salute ed alla vita de' suoi soldati, delle quali cose era egli studiosissimo, sia stato in questo caso serbargli a maggiori disagi; e la circospezione si dee meglio timidità, che prudenza riputare.

Queste calamità molto angustiavano l'animo di Washington. Ma di una fra le altre sentiva grandissima molestia, siccome quella, che poneva un perniziosissimo esempio ai soldati; e questa si era, che si andava manifestando in mezzo agli uffiziali una inclinazione al voler rassegnare le commissioni; e molti, fatta già la rinunziazione, se n'erano alle case loro ritornati. La quale inclinazione era l'effetto principalmente dello scapito dei biglietti. Era questo arrivato a tale, ed il prezzo delle robe, sia per la medesima cagione, sia ancora per la difficoltà del commercio, era sì fattamente cresciuto, che gli uffiziali non potevano più, non che vivere onoratamente da gentiluomini, e secondo il grado loro, ma nemmeno le cose al vivere necessarie procacciarsi. Alcuni già avevano le facoltà loro consumate per apparire orrevoli al cospetto delle genti, e gli altri che non avevano di che spendere del loro, o s'erano indebitati, od in modo vivevano, obbligati ad estremare di tutte le spese necessarie, che poco era degno dell'uffizio che tenevano. Quindi il desiderio di rinunziare diventava pressochè universale. Nè non è da credersi, che rinunziassero i meno buoni od i tristi; il che sarebbe stato minor male, non essendo a quei tempi riempite le compagnie, e soprabbondando gli uffiziali, ma i migliori, i più riputati, i più generosi, siccome quelli, che più degli altri disdegnavano quella condizione cotanto indegna degli animi loro, volevano massimamente dagli stipendj cessare. Vedendo Washington ire questo malore avanti, usava all'incontro tutti que' rimedj, che più credeva convenevoli, promettendo e confortando; e nel medesimo tempo scriveva efficacissimamente al congresso, perchè, considerata diligentemente la cosa, vi facesse su gli opportuni provvedimenti. Esortando soprattutto a stabilire in favor degli uffiziali dopo il fine della guerra la mezza paga a vita, o a tempo. Scriveva, che possono bene gli uomini favellar della patria, citar i pochi esempj delle antiche storie di grand'imprese dal solo amor di quella a buon termine condotte; ma che coloro, i quali sopra questa sola base si fondano per esercitare una lunga e crudele guerra, debbon trovarsi infine dell'opinione loro molto ingannati; che debbonsi usare le passioni, degli uomini, come sono elleno, e non come essere dovrebbero; che molto invero nella presente guerra aveva operato l'amor della patria; ma che per continuarla e trarla a conclusione era necessario l'usare ancora l'aspettativa dell'interesse, e la speranza delle ricompense.

Ripugnava molto dapprima il congresso ad ammettere questo desiderio del capitano generale, o fosse, che gli paresse cosa troppo insolita, o che non volesse gravare lo Stato di tanto peso, ovvero che si credesse, che le promesse delle terre da concedersi giusta una precedente legge, della quale abbiamo a suo luogo favellato, sì agli uffiziali che ai soldati, dovessero bastare alle voglie degli uomini temperati. Ma infine vinto dalla necessità decretò, che una provvisione di mezza paga a vita fosse concessa agli uffiziali dell'esercito, intendendosi però, che fosse in facoltà del governo il riscattarla colla somma delle mezze paghe di sei anni da quegli uffiziali, ch'esso crederebbe conveniente. Poco poi con un'altra risoluzione ristrinse le ricompense delle mezze paghe al solo termine di sette anni, facendo tempo dalla conclusione della guerra. Queste risoluzioni, se furono opportune, furono anche di soverchio tarde, nè abbastanza spontanee da parte del governo. Imperciocchè già più di dugento de' migliori uffiziali avevano preso le licenze; e per parlar col proverbio, quei benefizj, che sono stati appiccati un pezzo fra le dita del donatore, non riescono grati a nissuno. Senza di che doveva il congresso considerare, che gli stabilitori degli Stati nuovi non comandano, ma obbediscono ai soldati, e che giacchè si ha un bisogno tanto indispensabile dell'opera loro, e non si può loro contrastare, miglior partito è il vezzeggiargli.

In questo mezzo tempo trovavasi Washington molto coll'animo travagliato, e pieno di amaritudine sì per le cose sopraddette, che per certi maneggi, che contro la persona sua si andavano facendo. Gli uomini impazienti, i quali vorrebbono, che con quella prestezza si terminassero le cose, colla quale si desiderano, e gli ambiziosi, che sono sempre pronti per innalzare sè stessi, ad attribuire altrui le colpe della fortuna, o gli effetti della necessità, andavano via spargendo su pei canti, o nelle gazzette stampando, che le disgrazie avute i due precedenti anni nella Cesarea e nella Pensilvania dovevansi meglio dall'insufficienza del capitano generale, che da tutt'altra cagione riconoscere. Rammentavano le vittorie di Gates, il quale molto a Washington preponevano, ed ivano gloriando, di quanto valore, di quali alte imprese fossero gli Americani capaci, quando da un eccellente capitano gli eserciti loro fossero governati. Nè solo questi schiamazzi si facevano dagli uomini privati, ma anzi il mal umore andava anche serpeggiando fra gli statuali, e già aveva trapelato in alcune assemblee degli Stati, tra mezzo l'oste, ed infine nel congresso medesimo. Pareva, si avesse in mira di voler tanto disgustare Washington, che si mettesse da per sè stesso giù dall'impresa, chiedendo licenza; ed allora voltare tutta la grandezza di lui a Gates. Che poi questi abbia tramato questa pratica cogli altri, la cosa è incerta, e si penderebbe al no, se si considera la rettitudine e la candidezza dell'animo suo, che invero erano molto conspicue. Ma l'ambizione, la quale è un affetto assai sottile, e che penetra in ispecie di virtù, corrompe e contamina troppo spesso gli animi più generosi. Certo è bene, che Gates n'era consapevole, e lasciava fare. Forse ancora credette, e con esso lui credettero alcuni dei promovitori di questo maneggio, che veramente Washington non fosse abile a sostener tanto peso, ed intendevano colla dimessione di questo salvar la patria. Noi però per quel rispetto, che si debbe avere alla verità, siamo in debito di dire, che i principali autori, poco curandosi di patria, o di non patria, ciò facevano pel biasimevole motivo dell'ambizione, avendo in animo di metter sè stessi, o gli amici loro nel luogo altrui. Fra questi il primo era Conway, uno de' più scaltri aggiratori, e de' più inquieti briganti, che dall'Europa siansi a quei tempi trasportati in America. Tempestando egli, e non lasciando vivere, nè tener i piedi in terra ad alcuni membri del congresso, e gridando e schiamazzando, che non vi era nell'esercito americano di nessuna disciplina, che bene fosse, e che non vi si avevano due reggimenti, che armeggiassero di somiglianza, nè due uffiziali in ciascun reggimento, i quali sapessero essi stessi eseguire, o far eseguire agli altri gli armeggiamenti, tanto aveva e detto e fatto, che il congresso lo aveva tratto inspettore e maggior generale. Il ch'era stato cagione di molto scalpore nel campo; ed i brigadieri generali rimostrarono. Questi volendo a' suoi fini arrivare, e uomo audace essendo senza niun freno, o barbazzale avere, diceva di Washington tutto quel male che sapeva e poteva. E come suol accadere nelle disgrazie, facilmente trovava chi gli credea.

L'assemblea della Pensilvania fu la prima a rompere il diaccio; e quando si divulgò, che Washington era per condurre i suoi soldati alle stanze di Valle-fucina, presentò una rimostranza al congresso, censurando fortemente questo consiglio del generale, e con aspre parole dolendosi del modo, col quale aveva governata la guerra. Erano i Pensilvanesi venuti in molto mal umore per la perdita della città capitale della provincia, non ricordandosi della grettezza, colla quale erano proceduti nel fornir l'esercito d'uomini e di munizioni. Si credette altresì, che i deputati massacciuttesi al congresso, e principalmente Samuele Adams, o che non potessero sgozzare che fosse stato nominato a capitano generale di tutti gli eserciti un Virginiano con esclusione dei generali massacciuttesi, che a quel tempo uguale, o forse maggior nome di uomini di guerra avevano, che Washington non aveva; o che i medesimi, siccome quelli, che in questa causa americana ardentissimi erano, non si soddisfacessero di quella pacatezza del capitano generale, e desiderassero per Capo dell'impresa un libertino più vivo e più risentito, avessero in animo di far instanza, acciocchè si ricercassero le cagioni della guerra infelicemente amministrata negli anni 1776 e 1777. Ciò non ebbe effetto. Si creò bene un maestrato sopra la guerra, del quale furono fatti Capi i generali Gates e Mifflin, l'uno e l'altro, se non erano, creduti essere fra gli autori della trama tessuta contro Washington. Lettere anonime andavano attorno, per le quali gli si levavano i pezzi, e gli si attribuiva e l'infelicità della guerra cesariana e pensilvanica, e la misera condizione, alla quale erano ridotte le genti nei quartieri d'inverno. Una ne fu indiritta a Laurens, presidente del congresso, piena di gravi accusazioni contro il generale, ed un'altra somigliante all'Enrico, governatore della Virginia, le quali ambidue inviarono a Washington. Del ch'egli, che era per natura d'animo franco ed assuefatto a resistere alle percosse più gravi della fortuna, mirabile temperanza mostrando, non si alterò nè poco nè punto. Nè maggiormente si passionò ad un altro disegno del congresso, ordito d'accordo col nuovo maestrato sopra la guerra, forse per far vedere, che sapeva far da sè, o perchè avesse veramente molto rimesso di quella fede, che aveva nei tempi andati in lui collocata. Era questo disegno una nuova spedizione contro il Canadà, alla quale avevano in animo di preporre il marchese de La-Fayette, siccome francese, e di tanto nome, dovendosi far la guerra in una provincia stata testè francese. Nel che forse coloro, che mestavano in questa bisogna, ebbero anco per mira, spiccando La-Fayette da Washington, di tôrre al capitano generale questo scudo, che il difendeva contro i colpi loro. Dovevano sotto i suoi ordini militare appunto quel Conway, ed il generale Starke. Washington ricevette ordine senz'altra informazione intorno l'impresa, della quale in nessun modo era stato fatto consapevole, di far marciare il reggimento di Hazen composto di Canadesi alla volta d'Albanìa. Il che eseguì prontamente. Arrivato il marchese in Albanìa, dove le genti dovean far capo grosso, non vi trovò preparamento di sorta alcuna, nè uomini, nè armi, nè munizioni. Ne scrisse al congresso. Fu lasciato cadere il tentativo. Fu fatto abilità a Washington di chiamare al campo il marchese. Quanto a Conway fu lasciato stare. Poco poi, vedutosi caduto in disgrazia dell'universale pe' suoi superbi modi, e per le cose fatte contro Washington, chiese, ed ottenne la licenza. Fu eletto ad inspettor generale in suo luogo il barone di Stuben, uffiziale prussiano di buon nome, il quale ripieno della disciplina di Federigo secondo, imprese ad insegnarla ai soldati del congresso. Quindi ne nacque, che gli Americani ottimamente ammaestrati impararono uniformi ordini di armeggiare, e molto ne profittò la disciplina loro.

Non si potrebbe dire, quanto tutto l'esercito, ed i migliori cittadini si risentissero all'udire di queste pratiche contro il diletto capitano loro. Si levò un romore universale contro gl'intrigatori. Conway non si ardiva più mescolarsi tra i soldati, i quali lo volevano manomettere. Si riparò a Jork di Pensilvania, dove il congresso faceva a quel tempo la sua residenza. L'istesso Samuele Adams, il quale, probabilmente tratto da que' suoi vivi spiriti a prò della libertà, queste cose faceva a fin di bene, girava alla larga dai soldati e dagli uffiziali, temendo anch'egli nol mettessero per la mala via. Il congresso poi, quantunque fosse venuto, a ciò indotto dai maneggi e dalle instanze di coloro fra i suoi membri, che volevano lo scambio del capitano generale, alle raccontate provvisioni, tuttavia, sapendo benissimo, di quanto danno riescono negli affari di Stato i cambiamenti fatti alla leggiera, e considerato anche, che non mai la Francia, l'intervenimento della quale si sperava fra breve, avrebbe in un uomo inglese, quantunque fedele, quale Gates era, quella fede posta, che di già aveva grandissima nell'Americano; e che se forse alcuno uguagliava in fatto di perizia nelle cose della guerra Washington, questi però tutti avanzava in fede, la rettitudine, in bontà, e soprattutto in estimazione presso i popoli e presso i soldati, tenne il fermo, e non fe' nissuna sembianza di voler tôrre il supremo grado al suo provato capitano.

Ma Washington, al quale tutte le narrate pratiche non erano ascose, non solo non se ne sgomentava, ma non se ne alterava; e non che si mettesse in mal umore contro la sua patria, siccome soglion fare in simili casi gli uomini, o deboli di mente, od ambiziosi, nulla rimetteva del suo zelo nel far ciò, ch'egli credeva al debito suo appartenersi. Certamente mostrossi in questa occorrenza molto vincitore di sè medesimo, e diè pruova di animo temperato e costante. Si trovava egli in mezzo ad uno esercito perdente, penurioso di ogni bene, afflitto dalla presente fame. Risplendeva nel medesimo tempo Gates per la fresca vittoria, e per l'antica fama della militare sperienza. I diarj pubblici lo laceravano, le lettere anonime lo accusavano, i Pensilvanesi nelle lettere pubbliche acerbamente il riprendevano, i Massacciuttesi gli puntavano addosso, il congresso stesso nicchiava, e pareva lo volesse disgradare. In tanto impeto dell'avversa fortuna conservava egli non solo la stabilità, ma ancora la serenità della mente sua, e pareva, che tuttavia interamente della patria, nè punto di sè stesso fosse sollecito. Scrisse il dì 23 gennaio da Valle-fucina, che nè l'interesse, nè l'ambizione lo avevano al pubblico servigio condotto; che il comando aveva accettato richiesto, non richiedente, e con quella sfidanza di sè medesimo, la quale in un uomo del tutto ignaro s'ingenera dal conoscere sè stesso inabile a riempir meritevolmente quelle parti, che commesse gli sono; che per quanto era stato in sua facoltà, aveva il debito suo adempiuto, ed alla proposta meta risguardato tanto dirittamente, quanto l'ago calamitato risguarda; il polo che tostochè, o il pubblico più non gradisse i suoi servigj, od altri si trovasse più idoneo di lui per soddisfare all'aspettazione, lascerebbe il timone, ed alla privata condizione ritornerebbe con quel piacere stesso, col quale l'affaticato pellegrino dopo un pericoloso viaggio arriva alla terra santa, od al porto della speranza; che desiderava bene, e santamente, che quegli, il quale dopo lui verrebbe, più prosperevoli venti incontrasse e minori difficoltà; che s'ei non aveva cogli sforzi suoi all'aspettazione del pubblico soddisfatto, nissuno più di lui ciò lamentava; ma che solo di presente voleva aggiunger questo, che verrebbe un dì, in cui il nascondere le circostanze dell'America non gioverebbe più oltre la pubblica causa; e che fin là non sarebbe tra i primi a disvelare quelle verità, le quali la danneggierebbero, quantunque dal suo silenzio potesse il nome suo ricevere nocumento. Queste ultime cose diceva, intendendo di parlare delle segrete mene degli ambiziosi, e dei brutti aggiramenti dei rapinatori, degli sciupatori, e di tutti coloro, i quali l'esercito a sì compiuta inopia, ed a quelle fatali strette ridotto avevano. Da questa compostezza del Washington in sì travaglioso accidente imparino tutti gli statuali, che non si debbono colla stregua dell'amor proprio le ricompense cittadine, ed il favore pubblico misurare; e che se i reggitori delle nazioni sono spesso ingrati, i meritevoli cittadini possono trovare, e conforto, e gloria nel non dispettar contro la patria.

Nè solo nelle presenti difficoltà vinceva Washington sè stesso, ma sovente ancora consultava, e scriveva al congresso sul modo, col quale avesse a maneggiarsi quella guerra, e sulle cose occorrenti per riempir le compagnie, e fare, che alla vicina stagione dell'uscire alla campagna si rifornisse l'esercito di tutto quello che abbisognava. Sapevasi, che il generale britannico aspettava grossi rinforzi d'Europa; ed avrebbe voluto ricominciar la guerra, ed assaltarlo prima che fossero arrivati. Era questa cosa di somma importanza, e perciò non cessava con frequenti lettere al congresso, ed ai governi degli Stati di esortare, che non si perdesse tempo, che si facessero immediatamente le provvisioni. Avrebbero l'uno e gli altri voluto soddisfare ai desiderj del generale; ma le deliberazioni si fanno di necessità lentamente nei governi popolari; e quello che doveva essere apparecchiato nell'entrar della primavera, nol fu, e tuttavia scarsamente, che nel corso della state. La composizione stessa, o sia gli ordini dell'esercito furono stabiliti, acciocchè tutte le membra e parti sue fossero uniformi e corrispondenti, se non sul finir di maggio. Imperciocchè prima vi si osservava una gran difformità tanto nei reggimenti di differenti Stati, quanto nei diversi reggimenti dello Stato medesimo; dal che ne veniva il militare servizio molto danneggiato. Ma per un decreto dei 27 maggio le fanterie, i cavalli, gli artiglieri, e gl'ingegneri giusta una sola e comune norma per tutte le parti dell'esercito furono ordinati. Avrebbero quest'indugiamenti grandemente potuto nuocere alle armi americane, se non che le cose che sopravvennero, impedirono i capitani britannici di poter sì tosto, come avrebbero desiderato, osteggiare. Solo si contentarono di far correre dai soldati leggieri i contorni di Filadelfia, e le vicine terre della Cesarea, a fine di foraggiare, e di aprir le vie. Nelle quali affrontate, nulla, che notabil fosse, succedè, se non che una presa di Inglesi venuti improvvisamente addosso ad una mano di Americani nel mese di marzo ai ponti di Quinton e di Hancock, senza stare altrimenti a dar quartiere a coloro, che si arrendevano, o che non si difendevano, tutti gli ammazzarono barbaramente. Fecero anche gl'Inglesi a questo tempo un'impresa su per la Delawara per guastar i magazzini pubblici a Bordentown, e per pigliare, od ardere il navilio, che gli Americani avevano ritratto su pel fiume tra Filadelfia e Trenton. L'una cosa e l'altra succedette loro felicemente. Vollero finalmente assaltare improvvisamente il marchese de La-Fayette, il quale si era posto a campo a Baron-hill sulla sinistra dello Schuyl-kill con una grossa mano di soldati. Ma riuscì vano il tentativo: poichè egli con mirabile industria e celerità se ne sbrigò, benchè sul principio la fazione fosse succeduta prosperamente agli Inglesi condotti dal generale Grant.

Mentre le cose in terra andavano a questo cammino, molto eziandio si travagliava sul mare, dove ogni dì guadagnavano gli Americani riputazione. Mostraronsi essi nelle imprese marittime sì fattamente arditi ed operosi, che il commercio britannico ne ricevette incredibil danno. Dal 1776 in poi predarono nei mari d'America da cinquecento navi inglesi di diversa maniera e grandezza, cariche di molte e preziose mercanzie. Venne poscia a tanto l'ardimento loro, che le coste istesse della Gran-Brettagna non erano esenti dagl'insulti loro, dove vi facevano ogni giorno ricche prede. Non è però, che le navi del Re non facessero anche esse il debito loro, e le americane non intraprendessero sui mari tanto d'America, quanto d'Europa. Ciò non di manco gli Americani ne stettero in capitale.

In questo frattempo era arrivato a Filadelfia il cavaliere Enrico Clinton, al quale doveva rimanere il governo supremo delle cose del Re in luogo di Guglielmo Howe, il quale se ne ritornava in Inghilterra. Aveva questi chiesto licenza, essendo scontento dei ministri, perchè non gli avessero mandati tutti que' rinforzi, ch'ei credeva alla somma delle cose necessarj; ed i ministri gliel'avevan concessa di buon grado, essendo poco soddisfatti di lui, perchè non avesse più efficacemente cooperato con Burgoyne, nè con quella vigorìa amministrato la guerra, ch'essi avrebbero desiderato. Certamente ei si può lodare piuttosto, come prudente, che come ardito capitano. E se merita commendazione per la prontezza, o perizia, veramente singolari, colle quali quelle fazioni condusse, che imprese a fare, forse non potrà sfuggire il biasimo di non averne tentato maggiori e più rilevate. In sul principio della guerra, quando più ardevano gli animi in America, e quando, non avendo ancora gl'Inglesi tutte le forze loro raccolte, si aspettavano per essi i grossi rinforzi, forsechè quella circospezione, e quel voler menare la guerra lenta erano opportuni; perchè mai non si dee tutta la fortuna cimentare con una parte delle forze, e meglio è assaltare il nemico, quando già i sangui sono raffreddi. Ma allorquando già era in molti fra gli Americani, consumati dalle spese, dalla lunga guerra, dalla carestia di ogni cosa, cresciuta la voglia di ritornare alle prime condizioni, e ch'erano arrivati tutti quegli aiuti, che si potevano aspettare, ei doveva riporre tutta la speranza della vittoria nella celerità, e nel terrore di una subita guerra. Il quale consiglio tanto più volonterosamente doveva, secondochè appare, abbracciarsi, in quanto che oltre la probabilità della vittoria, che in un fatto giusto sempre stava in favore degli Inglesi, la disfatta totale dell'esercito del congresso avrebbe, se non certamente, almeno verisimilmente prodotto la totale soggezione dell'America, mentre dall'altra parte la rotta dell'esercito inglese non avrebbe reso gli Americani più ostinati di quello che erano, e nulla di più, massimamente dopo la capitolazione di Saratoga, avrebbe aggiunto ai consiglj del governo francese, i quali di già manifestamente tendevano alla guerra. Così colla vittoria decisiva si acquistava più, che non si perdesse per la decisiva sconfitta. Era Howe, e voleva essere tenuto molto tenero della vita de' suoi soldati, dovendogli venire di così lontano le reclute; e forse temeva, che, quando avesse combattuto infelicemente in una battaglia campale, i popoli sarebbersi levati a stormo, ed avrebbero spento del tutto le reliquie del rotto esercito. Ma un tale disfacimento non era probabile ad avvenire con tali soldati e capitani; ed oltre a questo in ogni disfavore, che fosse sopravvenuto, avrebbero i suoi potuto avere un sicuro ricetto sul navilio, quando si fosse fatto la massa generale in luogo, al quale questo avesse potuto accostarsi. Ad ogni modo le cose erano a quei tempi giunte a tale, che si doveva mettere una gran posta; poichè nella continuazione della guerra si scorgeva, intervenendo la Francia, pressochè certa la separazione dell'America. Quale però di questo sia la verità, era Howe certamente di animo alto e gentile, e le enormità commesse dalle sue genti aveva più desiderio, che facoltà d'impedire, a motivo di quei oltracotati lanzi, che non si potevan frenare a patto nessuno. Cortese cogli uffiziali, umano coi soldati, moderato e non sanguigno, era da tutti e amato e riverito grandemente. Innanzichè partisse, vollero gli uffiziali fargli una festa, che riuscì molto splendida, la quale chiamarono, consistendo ella in giostre, torneamenti, processioni, addobbi, archi di trionfo, ed onorevoli iscrizioni di ogni maniera, meschianza. La sera si arsero panegli, si trassono i razzi, e si accesero i fuochi lavorati assai magnificamente. Partì poi Howe pochi giorni dopo, e portato dalla fregata l'Andromeda, felicemente arrivò il secondo di luglio a Londra, dove i ministeriali lo lacerarono aspramente, gli oppositori lo innalzarono fino alle stelle.

FINE DEL LIBRO OTTAVO

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